Iacopo Prinetti
Gardening Commons
Parole chiave
Orti comunitari, protesta, identità, integrazione, collettivi
Attraverso una breve storia critica dei community gardens, il contributo guarda al giardino come un’architettura urbana effimera, sia da distruggere collettivamente per cambiare un paradigma, sia da costruire insieme per affermare un’identità. Il testo pone questo spazio al centro delle trasformazioni urbane e sociali dell’ultimo secolo affiancando a questa visione identitaria un’opposizione, radicata nei gruppi di coltivatori urbani, all’idea di città come ambito di solo profitto economico in favore invece dell’urbanità come possibile luogo sociale per comunità marginalizzate. Identificati casi emblematici di giardini urbani dell’ultimo secolo, Gardening Commons sviluppa riflessioni sul valore di questi spazi come luoghi di protesta e di cultura, come eden quanto mai calati nella realtà dei nostri giorni, particolarmente capaci di sollevare battaglie e creare movimenti tra le cadute della modernità.
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Marco Marino
Carlo Scarpa. Towards a Climatic Architecture
Parole chiave
Carlo Scarpa, Riyadh, architettura climatica, Principe Fahad Al Saud, sostenibilità
Carlo Scarpa, mentre stava ancora completando la Tomba per Giuseppe e Onorina Brion nel 1978, un’“Isola dei morti” à la Böcklin, progetta una lussuosa dimora per il principe Fahad Al Saud a Riyad, un giardino dei vivi, un paradiso terrestre, il pairidaēza persiano, il recinto sacro riservato agli eletti: l’Eden. L’Eden per Scarpa è un “benessere di acqua e di spazi”, costruito in materiali preziosi e rari in cui godere dei riflessi della luce della Luna. L’Eden arabo di Scarpa è opulenza raffinata. Scarpa ha in mente i castelli islamici, ma anche l’arte bizantina e soprattutto Venezia che è un’architettura “dissimmetrica, alta, bassa, storta, diritta”, secondo lui perfettamente accostabile alla migliore architettura araba. La villa a Riyad è anche un’occasione per riflettere intorno ad alcune questioni progettuali poco abituali nella produzione di Scarpa; è forse questo un esperimento verso un’architettura climatica, un’architettura che nel caso specifico della Villa a Riyadh si adatta al clima torrido del deserto arabico.
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Luca Ruali, Anna Cecchin
A Nocturnal Garden
Parole chiave
Incubo, dark eden, notturno, paura, paesaggio
Una sequenza di elementi formali, emotivi, luminosi e botanici costruisce questa idea di giardino notturno. La forma del montaggio guida il ragionamento e la possibile definizione reale di uno spazio avvolto nell’oscurità. Episodi debolmente connessi e discontinui evitano definizioni tipologiche, preferendo raccogliere appunti preparatori per ipotesi progettuali. Un palinsesto di riferimenti volutamente ambigui si snoda lungo due direttrici. La prima è una ricognizione di giardini notturni realizzati o di scenari identificabili come tali; la seconda è un inventario di elementi non esclusivamente botanici in sintonia con le atmosfere e le condizioni emotive ricercate. Esperienze progettuali di epoche diverse, rilievi fotografici, inventari di paure notturne e infantili, specie naturali, sono elementi scelti in contesti diversi e lontani e poi considerati come found footage. Il giardino notturno è un’altra possibilità di conoscere un luogo – familiare nella sua versione diurna fatta di presenze vegetali e animali – che appare cambiato nell’aspetto e nelle sensazioni che suscita, nella sua versione notturna. Il notturno, come nella musica, si riferisce alle emozioni nascoste dagli eventi del giorno. Il giardino di notte cambia aspetto, producendo suoni, odori e atmosfere diverse, il buio ne altera le forme. È un tempo di quiete e di sogni, ma anche di oscurità e di scenari da incubo.
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Francisco Portugal e Gomes
Whoever Draws Is Still in Paradise
Parole chiave
Disegno, Joaquim Vieira, progetto, Alberto Carneiro, architettura portoghese
Il riferimento al paradiso, al peccato e all’uscita dal paradiso compare nel libro O Desenho e o Projecto São o Mesmo? Outros Textos de Desenho (Il disegno e il progetto sono uguali? Altri testi sul disegno) di Joaquim Vieira, laureato in Pittura, il più fecondo teorico e pedagogo del disegno in Portogallo. Il libro è un’opera fondamentale per la Scuola di Porto dopo la rivoluzione del 25 aprile 1974 e comprende un insieme di testi che Vieira ha scritto tra il 1985 e il 1994. Si compone di due parti. La prima è il saggio che Vieira ha presentato alla FAUP nel 1994, quando ha fatto domanda per diventare professore associato, la seconda, Outros Textos de Desenho, contiene quattro capitoli. Il saggio della prima parte del libro è strutturato in cinque sezioni e una conclusione. L’ultima sezione, intitolata Cosa li separa o li unisce, è composta da un insieme di riflessioni sequenziali sollevate da argomenti posti tra loro in contrapposizione; per esempio, se da una parte ‘chi disegna è ancora in Paradiso. L’arte, il disegno, è un’attività, potrei dire, precedente al peccato originale’, dall’altra parte ‘il progetto è l’essenza della attività culturale, è il desiderio, e viene dopo aver lasciato il paradiso’. Questa separazione è radicata nel legame ombelicale delle Beaux Arts tra architettura e arti plastiche e richiama le visioni del paradiso e dell’inferno, delle tentazioni e dei peccati.
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Marco Cillis
Building Around a Tree. The Leonardi-Stagi Alternative for the Extension of San Cataldo Cemetery in Modena
Parole chiave
Paesaggio, cimitero, Cesare Leonardi, Franca Stagi, architettura funeraria
Il contributo tratta della proposta progettuale che Cesare Leonardi (Modena, 1935-2021) e Franca Stagi (Modena, 1937-2008) presentarono al concorso per l’ampliamento del cimitero di San Cataldo a Modena, per indagare un tema progettuale a oggi inesplorato all’interno della produzione del sodalizio professionale tra i due. Ne scaturisce una riflessione sul progressivo impoverimento del ruolo, compositivo e simbolico, della vegetazione nell’architettura funeraria italiana: i Campi Elisi sono altrove e l’Eden è solo un tópos letterario. Il progetto per il concorso di Modena è antitetico (e anti-monumentale) rispetto a quello vincitore di Aldo Rossi e Gianni Braghieri. Elemento ordinatore della composizione è l’albero, attorno al quale si consolida un sistema modulare contenente le sepolture: una scacchiera di alberi che determina un organismo resiliente, moltiplicabile nel tempo, capace di connettere la città dei morti con la città dei vivi e con le matrici territoriali.
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Nick Roseboro
A Playground as a Site of Reality
Parole chiave
Eterotopia, utopia, desiderio, dispositivo, gioco
La società ha sempre avuto un rapporto complesso tra il lavoro e il tempo libero e l’inserimento in un sistema ciclico in cui i progressi tecnologici definiscono molti attributi. Le caratteristiche della società contribuiscono a plasmare, definire e storicizzare le qualità spaziali delle nostre vite e delle esperienze al loro interno. In questo contesto, lo spazio del festival e i suoi dispositivi sono essenziali per trasformare gli aspetti individuali e comunitari della percezione. Questo contributo è un mezzo per tracciare relazioni all’interno di un’idea di società tecnologicamente mediata, di utopia, di desiderio e di necessità, mappando l’immaginario su esempi di vita reale che diventano strumenti per il gioco al di là della normalità o della stagnazione del mondo. Il progetto su larga scala The Playground, disegnato da Architensions e realizzato nel 2022 per il Coachella Festival, è un esempio di sperimentazione delle soggettività dell’homo ludens, dell’utopia e del desiderio nella terra del paradiso momentaneo.
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Niloofar Amini
Pairidaeza. On The Concept of Paradise in Iranian Art and Architecture
Parole chiave
Iran, paradiso, recinto, spazio urbano, spazio pubblico
Il termine “paradiso”, originato dall’antica parola persiana pairidaeza, racchiude il concetto di recinto murato, spesso associato a parchi di piacere e giardini di delizie. Dopo la Rivoluzione iraniana del 1979, il termine “paradiso” è stato utilizzato per descrivere diverse tipologie architettoniche, tra cui parchi recintati accessibili esclusivamente alle donne, come il Women Paradise, e centri commerciali. Nonostante condividano la terminologia con la nozione tradizionale di “paradiso”, questi spazi differiscono in modo significativo nel trasmettere un senso di beatitudine. Essi evidenziano l’esistenza di residenti apolitici che rimangono scollegati dalla sfera pubblica. Questa divisione tra sfera pubblica e privata ha profonde radici storiche in Iran. Tuttavia, affrontando le sfide che derivano dalla continuità storica delle strutture sociali del Paese, divergendo dalla tradizione e ampliando il concetto di pairidaeza, alcuni architetti iraniani contemporanei costruiscono il potenziale per la realizzazione di spazi semi-pubblici. In questo modo, essi trascendeno la precedente frammentazione dei domini privati e illuminano una lotta continua per recuperare gli spazi pubblici di fronte a circostanze sociopolitiche difficili. Attraverso la trasformazione delle narrazioni sociali, essi forniscono una solida base per riorganizzare gli elementi tradizionali o dimenticati in nuove configurazioni, rimodellando così la narrazione e il potenziale degli spazi urbani.
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Claudia Oliva Saavedra
Nocturnal Traces. A Journey to the Post-dictatorial Clandestinity of Santiago de Chile
Parole chiave
Santiago del Cile, post-dittatura, clandestinità, notturno, cronaca
L’11 settembre 1973 inizia in Cile un regime militare sotto il comando di Augusto Pinochet. Fino alla sua fine, la città di Santiago ha vissuto una trasformazione segnata dal controllo culturale, dalla censura e dal terrore. La vittoria del “No” nel plebiscito del 1988 e il ritorno alla democrazia erano molto attesi come una tregua per una città ammutolita. In questo contesto, dal 1995, lo scrittore e artista cileno Pedro Lemebel ha scritto una serie di cronache urbane che raccontano questo periodo dal punto di vista della marginalità, mostrando una tensione di classe esacerbata con il regime. Le sue cronache esploravano paesaggi clandestini in cui il piacere veniva trovato in mezzo alla repressione del regime, caratterizzati dalla sperimentazione e dalla trasgressione delle norme linguistiche. Le cronache di Pedro Lemebel sono diventate una cartografia letteraria che ha esplorato la vita della città invisibile di Santiago, sfidando i confini e rappresentando una realtà alternativa nel Cile post-dittatoriale.
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