Franco Purini. Il disegno come idea

a cura di Roberta Albiero

«Il disegno è per me un luogo privilegiato, nonché primario, del pensiero architettonico. Credo infatti che l'idea architettonica si riveli in esso nella sua pienezza. Anche se esistono altre modalità di concepire un'architettura, l'immaginazione, che si rende comunicabile con l'esercizio grafico, è il vero momento nativo, del comporre-progettare. Disegnare è esplorare uno spazio concettuale, compiere un rito conoscitivo e creativo, stabilire un ordine logico e insieme trasgredirlo, mettere in relazione lo spazio con le soluzioni tettoniche, esplorare i limiti stessi dell'architettura, aprendosi a visioni avanzate del passato, del presente e del futuro. Visioni utopiche, razionali o irrazionali, possibili o impossibili. Inoltre disegnare è il modo di nominare le cose attraverso ciò che di più personale si possiede, il proprio segno, che è inimitabile. Un esito del tracciare il quale esprime fino in fondo la nostra identità in quanto espressione umana unica e irripetibile».

Franco Purini, Il disegno, in R. Albiero (a cura di), L'invenzione di un linguaggio. Franco Purini e il tema dell'origine, 1964-1976, LetteraVentidue, Siracusa 2021, p 165 


Nato nel 1941 a Isola del Liri, Franco Purini, già professore ordinario di Composizione architettonica e urbana, è professore emerito presso la facoltà di Architettura di Roma dell'Università La Sapienza. Dal 1966 ha studio con Laura Thermes. 
Maurizio Sacripanti, Ludovico Quaroni, Bruno Zevi e Manfredo Tafuri, sono stati suoi maestri.
È stato docente allo IUSARC di Reggio Calabria (1977-1981), professore ordinario alla facoltà di Architettura di Roma (1981-1994).
Dal 1994 al 2001 ha insegnato all'Università Iuav di Venezia, concludendo a Roma la sua attività didattica e di ricerca nell'università nel 2012. 

Questo Petit Tour raccoglie una serie di disegni pubblicati nel volume L'invenzione di un linguaggio. Franco Purini e il tema dell'origine, 1964-1976, a cura di Roberta Albiero, edito da LetteraVentidue nel 2021 ed esposti in occasione dell'omonima mostra tenutasi all'Università Iuav di Venezia nel 2019. 


1. F. Purini, Città, disegno, 1970-79
2. F. Purini, Serie ed intervalli, disegno, 1970-79
3. F. Purini, Volumi e tralicci, disegno, 1970-79
4. F. Purini, Il balletto dei volumi, disegno, 1970-79
5. F. Purini, Case sasso albero e nuvola, disegno, 1976
6. F. Purini, Case albero, stelle nere, disegno, 1976
7. F. Purini, Paesaggio, disegno, 1970-79
8. F. Purini, La montagna, disegno, 1995
9. F. Purini, I quattro punti, disegno, 1975
10. F. Purini, Gli strumenti del mestiere, disegno, 1970-79
11. F. Purini, Tavola dei rapporti architettonici, disegno, 1976
12. F. Purini, Trame, disegno, 1972
13. F. Purini, L'albero degli architetti, disegno, 1975
14. F. Purini, Interno ruotante, disegno, 1970-79
15. F. Purini, L'elemento dominante, disegno, 1975
16. F. Purini, Elemento su sostegni, disegno, 1970-79
17. F. Purini, La casa di Dedalus, disegno, 1970-79
18. F Purini, Il signor T. Mann, disegno, 1970-79
19. F. Purini, Janus, disegno, 1970-79
20. F. Purini, Costruzione di un volume, disegno, 1976
21. F. Purini, Separazione, disegno, 1970-79
22. F. Purini, Volumi e tralicci, disegno, 1970-79
23. F. Purini, Interni, disegno, 1978
24. F. Purini, La casa, disegno, 1979

Augusto Romano Burelli. L’esperienza della “ricostruzione critica” di Berlino capitale

a cura di Martino Doimo

«[Il] concetto di "ricostruzione critica" [è] maturato in due esperienze importanti per la mia carriera: la ricostruzione del Friuli e la ricostruzione di Berlino e Potsdam. I concetti teorici chiave di tali esperienze sono racchiusi nel binomio tedesco "Re-Konstruktion", in cui quel "Re" maiuscolo, tagliava fuori ogni tentazione per il "Nuovo privo di radici" [...] Il binomio "Re-Konstruktion" è preceduto dall'aggettivo "kritische", che pone una censura al concetto per cui: "l'architettura che c'era prima decide quale architettura fare" [...]».

Augusto Romano Burelli, Architetture per la patria del Friuli, Aión Edizioni, Firenze 2019, p. 14 


Augusto Romano Burelli, già professore ordinario di Composizione architettonica e urbana all'Università Iuav di Venezia – ove è stato direttore del Dipartimento di Progettazione Architettonica dal 1992 al 1998 – è architetto accademico nazionale di San Luca. 
Tra i protagonisti della Kritische Rekonstruktion di Berlino e Potsdam, successivamente alla caduta del muro, ha tenuto lezioni e conferenze nelle principali università europee e partecipato a numerosi workshop, concorsi e consultazioni a inviti di progettazione, mostre e convegni internazionali a Berlino, Vienna, Parigi, Francoforte, Heidelberg, Kassel e Istanbul. 
È stato più volte invitato alla Triennale di Milano e alla Biennale Architettura di Venezia, ove nel 1991 ha ricevuto il Leone di pietra per la migliore partecipazione italiana. 
Le sue principali opere costruite, a partire da tre chiese e due municipi realizzati in Friuli tra il 1985 e il 1989, comprendono vari edifici di abitazione a Potsdam, 1995; la torre dell'Heiliggeistkirche di Potsdam, 1997; la chiesa e il centro sociale a Kirchsteigfeld (Potsdam), 1997; un palazzo affacciato su Mittelstrasse, nell'isolato sulla Unter den Linden angolo Friedrichstrasse a Berlino, 2007. 
A fianco delle molteplici pubblicazioni internazionali dedicate alle sue opere e progetti, tra gli studi teorico-progettuali e i numerosi scritti dell'autore vanno segnalati i fondamentali contributi sull'architettura e la città dell'antica Grecia, sulle moschee di Sin?n, sull'architettura sacra cristiana, sul tipo e l'arte del costruire, sull'architettura della città europea, sul processo di formazione dell'architettura del teatro moderno, su Gilly, Rondelet, Schinkel, Persius, Semper, Choisy, Mies van der Rohe, nonché sull'insegnamento dell'Architettura. 
L'archivio dello Studio Augusto Romano Burelli - Paola Gennaro è stato donato all'Archivio Progetti Iuav nel 2017 (fondo Burelli-Gennaro). 


1. A.R. Burelli, P. Gennaro, Manifesto "Kassel 2002 Documenta 11", con Progetto Unter den Linden 78, Berlino, 1996 
2. A.R. Burelli, P. Gennaro, Tavola "La tettonica della facciata", Consulto internazionale "Unter den Linden - Friedrichstrasse 2004", Berlino, 2004 
3-4. A.R. Burelli, P. Gennaro, Progetto Unter den Linden 78, Berlino: prospettiva; modello?, 1996 
5-6. A.R. Burelli, P. Gennaro, Progetto Unter den Linden 78, Berlino: planimetria Pariser Platz e prospettiva; modello, 1996 
7-8. A.R. Burelli, P. Gennaro, Progetto Unter den Linden 78, Berlino: prospetto con sovrapposizione degli alzati dell'edificio di K.F. Schinkel a cavallo della Wilhelmstrasse demolito nel 1867, modello, 1996 
9-10. A.R. Burelli, P. Gennaro, Progetto Unter den Linden 78, Berlino: partito architettonico e prospettiva; modello, 1996 
11. A.R. Burelli, P. Gennaro, Progetto Lindengalerie an der Komischen Oper, Berlino: prospettiva, 1996 
12. A.R. Burelli, P. Gennaro, Palazzo Haus 4 su Mittelstrasse, in isolato Unter den Linden angolo Friedrichstrasse, Berlino: foto dell'edificio nel contesto (a destra la Haus 3 di von Gerkan, Marg und Partner), 2007 
13-14. A.R. Burelli, P. Gennaro, Progetto Potsdam Innenstadt, Potsdam: schizzo planimetria; modello, 1991 
15-16. A.R. Burelli, P. Gennaro, Torre residenziale dell'Heiliggeistkirche a Heiliggeist Park, Potsdam: piante e alzati di progetto, 1997 
17-20. A.R. Burelli, P. Gennaro, Progetto Masterplan Kirchsteigfeld, seconda versione, Potsdam: modello, 1992 
21-24. A.R. Burelli, P. Gennaro, Chiesa evangelica e centro sociale a Kirchsteigfeld, Potsdam: prospettive, assonometria, pianta di progetto, 1997 

Studio CM Iginio Cappai e Pietro Mainardis. Dialogo costruttivo

a cura di Rosa Maria Camozzo

«...invece di ripetersi hanno continuano a cambiare e nel cambiare hanno messo a fuoco l'asse costante del loro lavoro; che, essendo un asse di ricerca, quindi non preconcetto né perentorio, è composto di molte linee complementari.
Una prima linea è che amano lavorare nel loro territorio, perché credono che l'architettura per avere intenso significato debba prima di tutto essere specifica; e cioè essere corrispondente alla cadenze della natura, alla tradizione culturale, al temperamento degli abitanti, del luogo in cui si trova. Una seconda linea è che scelgono di misurarsi con la periferia che riconoscono come espressione sregolata ma autentica del mondo contemporaneo; perciò proprio nella periferia piantano semi architettonici, generatori di tessuti che possano ricomporre le turbolenze originarie. Così ogni loro progetto appare come una variazione ulteriore di quello che era venuto prima. Su trame smagliate continuano a tessere orditi che daranno loro consistenza in futuro, partendo da spunti che sono ogni volta diversi ma girano tutti attorno alla stessa analogia.
Una terza linea è quella di considerare l'evento architettonico come un contesto di particolari che debbono essere tutti sapientemente risolti per pervenire a un insieme unitario. Ma il destino dell'insieme raggiunto è di essere a sua volta un particolare nel contesto ambientale più ampio di cui diventa partecipe.
Infine una quarta linea è di accettare come autodisciplina le regole della professione; di considerare i dati di fatto, i bisogni, il programma, le scadenze temporali, ecc., come misure concrete e sollecitanti del lavoro architettonico; di prendere gli ingredienti di cui dispongono per quello che sono e, allo stesso tempo, per quello che saranno quando verranno composti tra loro al momento giusto e nel modo più proprio. Infatti, se li si stringe a spiegare come progettano, capita che citino Carlo Emilio Gadda quando racconta come si deve fare – come non si può fare in modo diverso – il risotto alla milanese.
È interessante che questi Dioscuri dell'architettura, così resistenti a tentazioni letterarie, per spiegare se stessi ricorrano a un pezzo di tanta sofisticata letteratura». 

Giancarlo De Carlo, Per giudicare l'architettura in Architetti contemporanei nel Veneto, Iginio Cappai e Pietro Mainardis, a cura di Maria Alessandra Segantini, Viterbo 1999 


Iginio Cappai e Pietro Mainardis si laureano in architettura a Venezia con Franco Albini rispettivamente nel 1960 e 1962. Dopo una breve parentesi accademica scelgono di concentrarsi sulla progettazione. Nel 1962, in associazione con Antonio Foscari, avviano l'attività dello Studio CFM, ridenominato Studio CM nel 1966 dopo l'uscita di Foscari. Lo studio è stato attivo fino al 2007. 


1-2. I. Cappai, A. Foscari, Magazzini portuali per fertilizzanti, tesi di laurea, relatore Franco Albini, Istituto Universitario di Architettura, Venezia, 1962 
3-4. I. Cappai, A. Foscari, P. Mainardis, Concorso internazionale per il piano particolareggiato della nuova sacca del Tronchetto, 1964 
5-6. I. Cappai in rappresentanza di S.Ricci, M. Nicoletti, E. Ravnikar, M. Kregar, E. Ravnikar Jr., K. Eibl, Z. Hryniak, J. Matyjaszkiewicz, W. Ostrowski, S. Michalowski, R. Maestro, A. Nuzzo, A. Olivetti Nuzzo, G. Orioli, S. Paoli Maestro, A. Foscari, P. Mainardis, Piano particolareggiato dell'isola del Tronchetto e dell'area di Piazzale Roma, 1968 
7-10. I. Cappai, G. Boico, G. Chiodini, M. Colocci, F. De Gobbi, A. De Marchi, P. Mainardis, A. Nuzzo, A. Olivetti, G. Piarulli, Progetto di una struttura di collegamento attraverso lo Stretto di Messina, 1970 
11-12. I. Cappai, P. Mainardis con G. Chiodini, Casa gialla a Mira, 1968-69 
13-14. I. Cappai, P. Mainardis, G. Chiodini, Progetto per la scuola media di Oriago, 1968 
15-16. I. Cappai, A. Foscari, P. Mainardis, Allestimento di una mostra su Michelangelo all'Ala Napoleonica a Venezia, 1964 
17-18. I. Cappai, P. Mainardis, Progetto per una piscina coperta al Lido di Venezia, 1979 
19-20. I. Cappai, P. Mainardis con G. Chiodini, Progetto di unità residenziale a Ivrea in corso Botta , 1967 
21-22. I. Cappai, P. Mainardis, Progetto per roulotte in vetroresina, 1977 
23-24. I. Cappai, P. Mainardis, Arredamento di casa Germani a Venezia, 1979 

Enrico Agostino Griffini

a cura di Antonella D'Aulerio

«Lo stile, la sintesi cioè del pensiero e del costume di un'epoca, ha un corso ascensionale dalle arti minori verso l'architettura […]. L'architettura razionale tende alla realizzazione di forme in armonia allo stile moderno, tende a suscitare il movimento ascensionale dello stile moderno verso l'architettura giacché, secondo gli stessi razionalisti, lo stile moderno non è oggi una vana frase, ma esiste ed è chiaramente fissato e determinato». 

E.A. Griffini, Ragioni ed espressioni dell'architettura razionale, «Rassegna di architettura», 4, 1929, p. 146


Enrico Agostino Griffini (1887-1952), si laurea in ingegneria nel 1910 al Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano. È docente di ruolo alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano dal 1939 al 1951, progettista e autore del manuale Costruzione razionale della casa, edito da Hoepli nel 1932, riferimento per la cultura architettonica più progredita del suo tempo.
Queste immagini raccontano il percorso intellettuale e professionale di Griffini dalla partecipazione ai concorsi nazionali degli anni Venti del Novecento fino alla teorizzazione e progettazione della casa razionale negli anni Trenta e Quaranta. Il colore, protagonista dei progetti della prima fase, lascia nel tempo il posto a una rappresentazione grafica essenziale, prevalentemente in bianco e nero. L'adesione di Griffini allo stile moderno, ancora in nuce nel progetto per il villino Catenacci a Milano (1927), diviene manifesta nelle Quattro case per vacanze con le quali partecipa alla Triennale del 1933 insieme a Piero Bottoni, Giovanni Manfredi ed Eugenio Faludi, nel progetto non realizzato per il museo della Scienze della Tecnica e in quello per il palazzo dell'Anonima Infortuni e Assicurazioni Generali Trieste-Venezia. 


1-2. E.A. Griffini, Progetto di chiese per l'Opera di Soccorso per le chiese rovinate dalla guerra, 1919-20
3-4. E.A. Griffini e P. Mezzanotte, Progetto per la chiesa monumento ai Caduti del Piave, 1921
5-6. E.A. Griffini, P. Mezzanotte, Concorso di I e II grado per il monumento al Fante sul Monte San Michele al Carso, 1920-22
7-8. E.A. Griffini, Lavori di grafica, 1923
9-10. E.A. Griffini, Palazzina Maltecca in via Guerrazzi a Milano, 1925-26
11-12. E.A. Griffini, Villino ing. Catenacci in via Ampère 68 a Milano, 1926-28
13-14. P. Bottoni, E. Faludi, E.A. Griffini, G.Manfredi, Villette per le vacanze alla V Triennale di Milano, 1933
15-16. E.A. Griffini, Progetto del museo nazionale della Tecnica a Milano, 1936
17-18. E.A. Griffini, P.G. Magistretti, P. Portaluppi, G. Muzio, Palazzo dell'Arengario in Piazza del Duomo a Milano, 1938-50
19-22. E.A. Griffini, Palazzo dell'Anonima Infortuni e Assicurazioni Generali Trieste-Venezia a Milano, 1939-41
23-24. E.A. Griffini, Case operaie gemelle a Rogoredo, 1942-43

Giuseppe Rosa Salva, interni veneziani

a cura di Teresita Scalco

«Tra il ’41 e il ’45 inizio a lavorare presso le Leghe leggere e la Società Breda, ma inizio anche ad interessarmi di pubblicità per i negozi veneziani, disegnare e dipingere alcuni temi di figure e di paesaggio, comprese alcune prime progettazioni di interni. Passo poi alcuni momenti difficili per colpa di una denuncia alla Breda di "antifascista e antinazista"; che mi costringe a licenziarmi e a sparire con mia moglie, in campagna, fino alla fine della guerra. […] Inizio già all'interno della Breda alcuni progetti di arredamento delle navi, mi ricordo del prof. Torres che era incaricato, da parte della Società, di controllare i progetti. Già nel '46 inizio a firmare come Professore di disegno alcuni lavori di ristrutturazione e arredamento di negozi […]. Mentre imposto fortunatamente la mia professione di progettista, riesco ad iscrivermi ad Architettura e laurearmi nel 1956 con una tesi approvata dal prof. Lorenzetti, successivamente raggiungo l'abilitazione alla professione di Architetto nel 1964».

Intervista “Dialogo con Pino Rosa Salva”, in Giuseppe Pino Rosa Salva. Architetto veneziano, a cura di Carlo Giuliani, stampa Grafiche veneziane, Venezia, 2005, pp. 50-52 


L'architetto veneziano Giuseppe Pino Rosa Salva (Venezia, 1915 – 2008) si diploma al Liceo Artistico Statale di Venezia nel 1933 e intraprende la professione di progettista d'interni dedicandosi contemporaneamente alla progettazione di arredamenti e mobili. Tra il 1941 e il 1942 (e dopo il suo rientro dal secondo conflitto mondiale) lavora nei cantieri navali delle Leghe leggere e della Società Breda, fino al 1945, per la quale realizza i primi progetti di arredamento per gli interni di navi. Negli stessi anni in cui va consolidando la libera professione s'iscrive all'Istituto Universitario di Architettura e consegue la laurea nel 1956 sotto la guida del professore Giulio Lorenzetti.
Questo Petit tour intende portare l'attenzione sull'intensa attività veneziana di Rosa Salva in qualità di progettista d'interni e di arredamento, sia negli interventi commerciali, sia in quelli privati a partire dalla metà degli anni Quaranta fino agli anni Sessanta. I suoi disegni, siano essi tecnici o acquarellati, hanno un forte valore iconografico ed una qualità grafica evocativa in grado di narrare visivamente lo stile di spazi veneziani di quegli anni.
Dopo l'alluvione del 1966 affianca alla professione il suo impegno politico e sociale per la salvaguardia della Laguna di Venezia, militando attivamente nel Fronte per la difesa della Laguna, Italia Nostra e nelle fila dei Verdi come consigliere comunale. 

L'archivio di Giuseppe Rosa Salva è stato donato dagli eredi Paolo Rosa Salva, Emilio Rosa Salva, Teresa Spanio Rosa Salva all'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia nel 2009. 


1. G. Rosa Salva, Piroscafo Stamira, saletta da fumo I^ classe e saletta pranzo soggiorno per ufficiali, vedute prospettiche, realizzate per il Cantiere navale Breda, Venezia, 1944 
2. G. Rosa Salva, Piroscafo Stamira, cabina capitano medico, vedute prospettiche, realizzate per il Cantiere navale Breda, Venezia, 1944 
3. G. Rosa Salva, Piroscafo Stamira, cabina sign. Maggior Medico, vedute prospettiche, realizzate per il Cantiere navale Breda, Venezia, 1944 
4. G. Rosa Salva, Piroscafo Stamira, cabina sign. Maggior Medico, vedute prospettiche, realizzate per il Cantiere navale Breda, Venezia, 1944 
5. G. Rosa Salva, Interno di una camera matrimoniale, sul retro del disegno stampa serigrafica Italia società di navigazione, anni '40
6. G. Rosa Salva, Veduta prospettica di un piano-bar, anni '40
7-8. G. Rosa Salva, Prospettive della sala da pranzo per la casa del sign. Biglia a Venezia, 1946
9. G. Rosa Salva, Appartamento sign. Ceccato, divano letto e poltroncine (tipo a, b, c), 24 novembre 1945
10. G. Rosa Salva, Interno di uno studio, Venezia, anni '40-'50
11. G. Rosa Salva, Studio degli interni di Casa Gottardi, Venezia, 1947
12-15. G. Rosa Salva, Studi di interni e arredamenti, Venezia, anni '50 e '60
16-18. G. Rosa Salva, Casa Nino, Venezia, 1948
19. G. Rosa Salva, Prospettiva del Bar Al Campanile, Venezia, 6 dicembre 1952
20. G. Rosa Salva, Negozio di borse e accessori, anni '50
21-22. G. Rosa Salva, Pasticceria-Bar Rosa Salva, San Salvador, Venezia, 1963
23-24. G. Rosa Salva, Primo progetto del negozio d'abbigliamento Duca d'Aosta alle Mercerie, Venezia, 1964
 

Virgilio Vallot. Progetti per Venezia

a cura di Sabina Carboni

«In base ai risultati di tale esame la Commissione procedette alla discussione inerente alla formazione della graduatoria voluta dal bando di concorso. Giusta quanto risulta dai verbali delle sedute del pomeriggio del giorno 5 luglio e del mattino del successivo giorno per l'assegnazione del primo posto della graduatoria si determinò un vivace contraddittorio fra i componenti la Commissione. 
Tre dei membri di essa e precisamente gli Arch. Aschieri, Del Debbio e Vaccaro, pur rilevando che nessuno dei progetti esaminati poteva essere integralmente eseguito sostenevano che il primo posto dovesse spettare al progetto degli arch. Castellazzi, Pascoletti e Vitellozzi, mentre gli altri membri della Commissione sostennero che esso dovesse invece attribuirsi al progetto dell'arch. Vallot che con talune modifiche non toccanti le caratteristiche era di possibile attuazione. Venuti a votazione su tale punto, il primo dei detti progetti riportò tre voti, e quattro il secondo, onde il primo posto della graduatoria risulta spettante al progetto dell'arch. Vallot».

Commissione giudicatrice del concorso per il progetto del nuovo fabbricato viaggiatori della stazione di Venezia S. Lucia. Relazione [1. Stesura], 6 luglio 1935 


Laureato alla Scuola Superiore di Architettura di Venezia nel 1928, Virgilio Vallot (Venezia 1901-1982) intraprende la libera professione dopo una breve parentesi accademica come assistente di Guido Cirilli alla cattedra di Composizione architettonica. 
Nel 1934 ottiene una sofferta vittoria nel concorso per la nuova stazione di Venezia; essa gli vale un incarico per la realizzazione dell'edificio, da gestire in un complesso rapporto con Angiolo Mazzoni, cui spetta la progettazione dell'adiacente nuova sede compartimentale. 
Fra conflitti e sempre nuove direttive dall'alto gli anni del cantiere portano all'elaborazione di un grande numero di varianti progettuali, nessuna delle quali viene mai scelta in modo inequivocabile, mentre i lavori procedono disorganicamente fino alla sospensione definitiva per cause belliche nel 1943. 
Nel dopoguerra, fallito il tentativo di riottenere l'incarico per la stazione, Vallot riprende l'attività professionale e anche quella accademica presso la Facoltà di Ingegneria di Padova, dove fino al 1971 insegna prima Architettura e Composizione architettonica e poi Architettura industriale. 


1-2. Virgilio Vallot, Concorso per il nuovo Fabbricato viaggiatori della stazione di Venezia S. Lucia. Soluzioni A e B, 1934
3-6. Virgilio Vallot, Progetto per il nuovo Fabbricato viaggiatori della stazione di Venezia S. Lucia. Progetto A, 1943
7-11. Virgilio Vallot, Progetto per il nuovo Fabbricato viaggiatori della stazione di Venezia S. Lucia. Progetto B, 1943
12-16. Virgilio Vallot, Nuovo progetto per il Fabbricato viaggiatori della stazione di Venezia S. Lucia, 1945
17-18. Virgilio Vallot, Progetto per l'Hotel Danieli sulla Riva degli Schiavoni, 1947-50
19-22. Virgilio Vallot, Progetto di ristrutturazione del Padiglione del Belgio alla Biennale di Venezia, 1948
23-24. Virgilio Vallot, Progetto di ampliamento e nuovi padiglioni dell'Ospedale al mare al Lido, 1951-55

Donne, uomini, bambini. Giorgio Casali ad un'altra prospettiva

a cura di Anna Giambellini e Cecilia Marcolini

realizzato nel corso magistrale "Metodologie della ricerca: fonti, reti, archivi" di Rosa Chiesa 

 

«Ma è la luce, nel suo divenire, che disegna e coinvolge gli oggetti e ne testimonia la presenza e ne indica il senso, inevitabilmente metafisico degli edifici e del paesaggio, che diventano immagine» 

Italo Zannier, La fotografia di architettura come progetto. Giorgio Casali, un interprete del Novecento, in Giorgio Casali photographer / domus 1951-1983. Architecture, design and art in Italy, a cura di Angelo Maggi e Italo Zannier, Silvana Editoriale, Milano, 2013, p. 172.

 

Giorgio Casali (Lodi, 1913 – Milano 1995) è stato uno dei più famosi fotografi di architettura e design italiani del '900. Orfano dei genitori, si trasferisce a Milano nel 1928, dove inizia a conoscere il mondo della fotografia lavorando come garzone nello studio fotografico Rambaldi.
Nel 1951 entra in contatto con Gio Ponti per il quale realizza le iconiche immagini della Superleggera ed inizierà da qui la collaborazione con Domus per oltre trent'anni.
L'opera di Casali non si limita unicamente alla fotografia di architettura e design per la stampa commerciale di grande diffusione. 

Nel fondo archivistico di Giorgio Casali infatti, si trovano immagini inedite scattate al di fuori dello studio, durante le vacanze estive o momenti di svago. Se le fotografie commissionate restituiscono oggetti, architetture e modelle in posa, con scatti studiati nel minimo dettaglio, le fotografie svolte al di fuori dell'orario di lavoro sembrano scatti rubati, nei quali emerge un'attenzione particolare per la persona e la vita quotidiana.
L'indagine sull'archivio invita a riflettere sul ruolo della fotografia: una costante nella vita di Casali, non solo lavoro, ma mezzo per raccontare il mondo e lasciare memoria di ciò che capitava sotto i suoi occhi. 

 

Questo Petit Tour è uno degli esiti del progetto didattico curato da Rosa Chiesa realizzato dalle studentesse nell'ambito del corso magistrale "Metodologie della ricerca: fonti, reti, archivi" della laurea magistrale in Design del prodotto, della comunicazione e degli interni. 

1. Sicilia: vedute,1951 (Foto Casali)
2-3. Vieste e Peschici: vedute, 1963 (Foto Casali)
4. Ritratto di bambina, 1948-66 (Foto Casali)
5-6-7. Ritratti di bambini zingari, anni '50 (Foto Casali)
8-12. Ritratti di donne, 1948-66 (Foto Casali)
13. Sicilia: vedute, 1951 (Foto Casali)
14-15-16. Ritratti di minatori e volti di uomini, 1950-58 (Foto Casali)
17-20. Ritratti di donna, 1948-66 (Foto Casali)
18-19. Vieste e Peschici: vedute, 1963 (Foto Casali)
21-24. Ritratti e volti di uomini, 1950-58 (Foto Casali)

Giorgio Casali e l’immagine fotografica del Made in Italy

a cura di Angelo Maggi

«L'importanza di quell'Archivio, di quelle migliaia di fotografie, dove c'era la summa visiva di gran parte – del design italiano, contrassegnato dalla firma Casali-Domus, stampata a fianco delle immagini via via pubblicate nella rivista. […] Abitava a Lignano Riviera – teneva in casa vari animaletti: un gatto, un cane cieco, una tartaruga, ospitati accanto a vari prototipi di design, gli stessi che Giorgio Casali aveva fotografato». 

da una testimonianza di Italo Zannier, 8 gennaio 2013 


Dal 1950 agli inizi degli anni Ottanta, per oltre trent'anni, Giorgio Casali è stato il fotografo dei maggiori architetti e designer italiani. La sua prolungata collaborazione con la rivista internazionale Domus lo ha messo in luce quale fondamentale testimone negli anni in cui l'Italia era percorsa da un fremito di rinnovamento destinato a cambiarla radicalmente in alcuni dei suoi aspetti più caratteristici.
Con la spinta propulsiva di sviluppo degli anni cinquanta riaffiorano le esigenze di comunicare e promuovere i nuovi risultati produttivi, trasmettendo una nuova vitalità del consumo. Il ruolo di rilancio della comunicazione spetta alla grafica e alla fotografia, in particolare a quella del prodotto industriale. La fotografia di design è una disciplina al confine tra arte, industria e comunicazione visiva correlata alla dinamica comportamentale della società di massa. Le immagini fotografiche dell'oggetto di design, con le risonanze suscitate, le allusioni e le imitazioni segnano il sopravvivere della valenza estetica di icone del prodotto italiano e il progressivo penetrare nell'immaginario collettivo del Made in Italy. Giorgio Casali con la sua imprevedibile originalità e la sua ricerca estetica finalizzata al rigore logico crea un orizzonte d'attesa dei potenziali destinatari. Egli incarna il testimone chiave di quel sogno italiano cogliendone la perfezione e leggendone ogni pregio attraverso nuovi parametri visivi. 


1. Sedia Superleggera, design Gio Ponti, produzione Cassina, 1952 
2. Sedia Superleggera, design Gio Ponti, produzione Cassina, 1952 
3. Lampada Arco, design A. e PG. Castiglioni, produzione Flos, 1962 
4. Lampada Arco, design A. e PG. Castiglioni, produzione Flos, 1962 
5. Orologio Secticon T1, design A. Mangiarotti / B. Morassutti, produzione Le Porte-Echappement Universel, 1955-56 
6. Orologio Secticon T1, modellini e schizzo preparatorio, design A. Mangiarotti / B. Morassutti, 1955 
7. Fondale optical art e abito disegnato da Krizia, Centro Fly a Milano, 1966 
8. Arredamento Villa Schwob di Le Corbusier, design A. Mangiarotti / B. Morassutti, 1960 
9. Oliera Olpe, design A. Mangiarotti, produzione Colle Cristalliera, 1990 
10. Poltrona Libro, design G. Pareschi e U. Orsini, produzione Busnelli, 1962 
11. Quattro lampade Lesbo in vetro soffiato sospese nelle acque della laguna di Venezia, design A. Mangiarotti, produzione Artemide, 1966 
12. Struttura portante in acciaio cromato della poltrona Fourline, design M. Zanuso, 1964 
13. Vasi a forma libera in plexiglass, design A. Mangiarotti, c.1960 
14. Vaso a forma libera in plexiglass, design A. Mangiarotti, c.1960 
15. Poltrone girevoli, design M. Grierson, produzione Arflex,1962 
16. Poltrona girevole, design M. Grierson, produzione Arflex, 1962 
17. Caraffa in argento, design A. Mangiarotti, produzione C. Munari, 1981 
18. Posate in argento, design G. Ponti e L. Sabbatini, produzione Christofle, 1955 
19. Vaso in vetro soffiato, design A. Mangiarotti, 1968 
20. Osami Hamaguchi con prototipo di vaso presso lo studio Mangiarotti, c.1960 
21. Configurazione a sospensione per lampadario (da modello 237), design G. Sarfatti e C. Mollino, Teatro Regio di Torino, 1973 
22. Ufficio Olivetti a Milano con manifesti di G. Pintori alle pareti, c.1956 
23. Domus n. 456, novembre 1967, Divano Lombrico, design M. Zanuso 
24. Domus n. 279, gennaio 1953, Poltrone Senior e Lady, design M. Zanuso 

Luigi Vietti. Tra modernità e tradizione d’invenzione

a cura di Giorgia Sala

«Così tutta costruita, dentro e fuori coi mattoni locali, contraffortata da speroni di pietra di fiume, coperta da travi di quercia e di castagno, la casa è […] quasi figlia del luogo».

Luigi Vietti, Una casa di caccia, in "Stile", n. 12, dicembre 1941, p.10.

 

Nella sua attività professionale Luigi Vietti (1903–1998) riflette sul rapporto tra modernità e tradizione con esiti piuttosto differenti. Curando i progetti dalla scala urbana a quella architettonica e di dettaglio, egli sperimenta con disinvoltura un linguaggio, talvolta poco ortodosso, con il quale mette alla prova una personale interpretazione del contesto geografico e culturale con cui si confronta. L'interesse per l'architettura minore, che attraversa la sua intera attività, in particolare nel secondo dopoguerra gli offre un repertorio di suggestioni e modelli a cui attinge continuamente per ridisegnare e reinterpretare numerosi particolari architettonici che imprimono un carattere  “spontaneo” alle sue opere. Attraverso tali dettagli Vietti inventa una nuova tradizione che diventa lo strumento con cui cerca di instaurare un dialogo con l'ambiente, naturale o urbano, fatto di assonanze materiche e formali. 

 

Il fondo Luigi Vietti dell'Archivio Progetti Iuav consta di più di cinquecento unità archivistiche provenienti dallo studio genovese dell'architetto. Schizzi, elaborati grafici, tavole, relazioni tecniche e carteggi documentano l'attività professionale di Vietti del secondo dopoguerra caratterizzata da un eccezionale numero di cantieri avviati in tutta Italia e all'estero. 

Questo Petit tour, contenente materiale proveniente dai fondi di Luigi Vietti, Giorgio Casali e Ferdinando Forlati dell'Archivio Progetti, è esito di una borsa di ricerca dal titolo "Ordinamento e studio del fondo archivistico Luigi Vietti, da svolgere in collaborazione con il personale dell'Archivio Progetti presso cui esso è depositato, e indagine scientifica delle opere in esso presenti" (2021-22). 

1. Sistemazione architettonica e urbanistica dell'isola di San Giorgio Maggiore, Venezia, 1951-56, Fondo Ferdinando Forlati
2. Officine del Centro Professionale [Centro Arti e Mestieri]: sezioni, isola di San Giorgio Maggiore, Venezia, 1952-53, Fondo Ferdinando Forlati
3. Edificio per appartamenti, Milano, via San Simpliciano, 1955-60, Fondo Giorgio Casali
4. Edificio per appartamenti, Milano, via San Simpliciano, 1955-60, Fondo Giorgio Casali 
5. Casa Figari (Piaggio), Portofino, 1955-60, Fondo Luigi Vietti
6. Yacht Club, Portofino, 1955-65, Fondo Luigi Vietti 
7. Barlassina Country Club, Lentate sul Seveso (Monza-Brianza), 1956-58, Fondo Giorgio Casali 
8. Barlassina Country Club, Lentate sul Seveso (Monza-Brianza), 1956-58, Fondo Giorgio Casali
9. Piano Regolatore Generale di Portofino, 1957-59, Fondo Luigi Vietti 
10. Piano Regolatore Generale di Portofino, 1957-59, Fondo Luigi Vietti 
11. Sede della Banca Popolare di Novara, Genova, 1959-60, Fondo Giorgio Casali 
12. Sede della Banca Popolare di Novara, Genova, 1959-60, Fondo Giorgio Casali
13. Villa Brion, San Michele di Pagana, 1958-64, Fondo Luigi Vietti 
14. Villa Brion: dettaglio camino, San Michele di Pagana, 1958-64 Fondo Luigi Vietti
15. Panfilo, anni '50, Fondo Giorgio Casali 
16. Progetto di Casa in Piazza della Libertà, Portofino, 1960-65, Fondo Luigi Vietti
17. Albergo e autorimessa Stella Alpina, Portofino, 1960-68, Fondo Luigi Vietti
18. Albergo e autorimessa Stella Alpina: sezione, Portofino, 1960-68, Fondo Luigi Vietti
19. Villa Melotti: pianta, Massaua, Eritrea, 1965-69, Fondo Luigi Vietti
20. Villa Melotti: prospetto, Massaua, Eritrea, 1965-69, Fondo Luigi Vietti
21. Progetto di Villaggio di Porto Cervo: planimetria, 1963, Fondo Luigi Vietti
22. Villaggio di Porto Cervo: prospetto, 1964, Fondo Luigi Vietti
23. Progetto di Centro turistico Helvetia: assonometria, Brasile, 1978-79, Fondo Luigi Vietti
24. Progetto di Centro turistico Helvetia: prospetto, Brasile, 1978-79, Fondo Luigi Vietti

Fotografia e (pro)getto. Gli scatti come testimonianza del cantiere in calcestruzzo armato

a cura di Francesca Pasqual

Già nel primo Novecento la fotografia era un importante strumento di rappresentazione dell'architettura contemporanea. Nonostante gli scatti fossero dedicati principalmente alla resa dell'opera finita, se ne ritrovano alcuni che testimoniano le fasi intermedie di costruzione e maestranze al lavoro. In particolare per le architetture in calcestruzzo armato, le fotografie di cantiere catturano pratiche non documentate o procedure altrimenti non visibili e vanno pertanto inserite tra le fonti primarie utili alla definizione di un progetto di restauro. 
Temperature rigide, fattori climatici, errate modalità di esecuzione del getto non solo sono particolari anomali da ricercare nelle immagini in bianco e nero, ma possono anche indicare problematiche per la conservazione delle strutture. 
Da questa premessa l'indagine si è rivolta su alcuni scatti fotografici di cantiere di alcune architetture del Novecento, documenti dal fotografo milanese Giorgio Casali per la costruzione della sede Olivetti a Milano e dell'architetto Edoardo Gellner in visita ai propri cantieri.

 

Questo Petit tour di Francesca Pasqual, dottoranda Iuav in Innovazione per il costruire e per il patrimonio culturale, ci offre l'opportunità di analizzare la vulnerabilità e la conservazione delle architetture storiche in calcestruzzo armato.
Questo Petit tour è l'esito della call for action 2023 rivolta ai dottorandi della Scuola di Dottorato dell'Università Iuav di Venezia con l'obiettivo di far conoscere e valorizzare le collezioni Iuav. 

1-12 Il passare delle stagioni nelle immagini della costruzione del Villaggio di Corte di Cadore.
Fotografie di Edoardo Gellner, progettista dell'opera, 1956-1959
© Università Iuav di Venezia, Archivio Progetti, fondo Edoardo Gellner

13-24 Immagini del cantiere per la costruzione della sede Olivetti a Milano (progetto di G. A. Bernasconi, A. Fiocchi e M. Nizzoli). 
Fotografie di Giorgio Casali, 1951-1954
© Università Iuav di Venezia, Archivio Progetti, fondo Giorgio Casali

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