Luigi Vietti e Venezia

a cura di Giorgia Sala

«A Venezia […] feci una costruzione che è la sede della SADE sul Canal Piccolo. Si tratta di un elemento geometrico ma articolato, inserito fra fabbricati abbastanza recenti. Gli elementi costruttivi si riallacciavano però idealmente a quelli di alcuni vecchi palazzi veneziani».

L. Roncai, Intervista a Luigi Vietti, Dispensa n. 20, a. a. 1984-85, Dipartimento di Conservazione delle risorse architettoniche e ambientali, Politecnico di Milano [1985], p. 52. 

 

Luigi Vietti (1903-1998) è attivo a Venezia dalla metà degli anni quaranta fino ai primi anni sessanta del Novecento, consolidando una serie di relazioni politiche e sociali che saranno determinanti per la sua carriera futura. Negli anni in cui la città è animata da un vivacissimo dibattito su come conciliare rinnovamento e tradizione, anche Vietti si confronta con la peculiare realtà lagunare e con il suo destino. Attraverso le numerose occasioni progettuali, egli riflette su come dare concretezza ad un possibile dialogo con le tradizioni artigianali e artistiche locali e, al contempo, su come contribuire al rinnovamento del volto della Serenissima. Nel cuore di Venezia o alle sue porte, per un incarico privato o pubblico, con una nuova costruzione o riutilizzando il patrimonio edilizio esistente, Vietti offre una personale e inedita interpretazione del fragile tessuto della città. 

 

Questo Petit tour è costituito da una campagna fotografica fatta da Luca Pilot nel 2022 per documentare le realizzazioni di Vietti nella città lagunare. Esso accompagna il volume realizzato da Giorgia Sala Luigi Vietti e Venezia (1946-61). Modernismi e tradizioni, che è esito della borsa di ricerca “Ordinamento e studio del fondo archivistico Luigi Vietti”, finanziata dalla Fondazione Iuav di Venezia e condotta presso l'Archivio Progetti nel'anno accademico 2021/2022. Il volume è in uscita per i tipi di Letteraventidue. 

1. Abitazioni per impiegati della società SIDARMA, Lido di Venezia, 1949: ingresso del complesso residenziale
2. Abitazioni per impiegati della società SIDARMA: vista dal Lungomare D´Annunzio
3. Abitazioni per impiegati della società SIDARMA: vista dall´interno del lotto
4. Abitazioni per impiegati della società SIDARMA: particolare di un prospetto
5. Sistemazione dell´isola di San Giorgio Maggiore, 1951-56: Centro Marinaro, oggi sede dei centri espositivi "Le Stanze del Vetro" e "Le Sale del Convitto"
6. Sistemazione dell´isola di San Giorgio Maggiore, 1951-56: Centro Arti e Mestieri, oggi residenza del Centro Vittore Branca
7. Teatro Verde, isola di San Giorgio Maggiore, 1951-56: vista dal palcoscenico verso la cavea
8. Teatro Verde, vista dalla cavea verso il palcoscenico
9. Fabbrica e casa Fortuny, Giudecca, 1953-58: vista da Fondamenta san Biagio
10. Casa Fortuny, Giudecca, 1953-58: particolare della terrazza
11. Casa Fortuny: vista del salone all´ultimo piano verso la terrazza
12. Casa Fortuny: vista dell´atrio d´ingresso al piano terra
13. Casa Fortuny: vista dell´atrio e particolare della scala
14. Collegio Flangini, sede dell´Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Post Bizantini, 1955-59: facciata principale su Ponte dei Greci
15. Collegio Flangini, sede dell´Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Post Bizantini: particolare dell´ingresso
16. Collegio Flangini, sede dell´Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Post Bizantini: particolare del disimpegno al primo piano
17. Collegio Flangini, sede dell´Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Post Bizantini: particolare di un salone di rappresentanza
18. Palazzo Rio Nuovo, 1955-61: oggi sede della Fondazione Iuav di Venezia
19. Palazzo Rio Nuovo: particolare del prospetto su Fondamenta del Rio Novo
20. Palazzo Rio Nuovo: particolare dell´ingresso
21. Uffici SIDARMA, 1956-57: interventi di Vietti sull´edificio esistente che prospetta su Fondamenta Zattere
22. Uffici SIDARMA: oggi Biblioteca del Palazzo Cosulich dell´Università di Ca' Foscari, prospetto verso il cortile interno
23. Uffici SIDARMA 1956-57: particolare del prospetto dell´edificio di nuova costruzione
24. Villa a Venezia, 1956-59: prospetto principale

Gianugo Polesello

a cura di Gundula Rakowitz

«L'unità lagunare è una grande, straordinaria costruzione, è un enorme artifact di scala geografica che assume e coordina nel proprio interno diversi, distinti elementi, mediando lungo una scala che ha come estremi la wilderness e l'artificio totale.»
[. . .]
«Progetto di un' 'acropoli lagunare'... Ma è anche l'immagine delle isole della laguna, ossia dei punti e luoghi eccezionali, paradossali... L'ultimo come emblema della serie di progetti necessari a descrivere una storia. L'emblema riguarda l'inizio (o la fine): una sorta di ianua (o anche 'introibo')... Acropoli versus metropoli. Oppure: la centuriazione 'affondata' e una ipotesi di 'ricostruzione'. Il tempo futuro è solo immaginario. Il tempo presente conforta con la sua esistenza. Indipendentemente. Ossia senza giudizi etici. Il 'tema' è l'invenzione di un'analisi lagunare.» 

Gianugo Polesello, Intervento, in Idea di Venezia, atti di convegno 17/18 giugno 1988, Quaderni della Fondazione Istituto Gramsci Veneto 3-4, Arsenale, Venezia 1988, p. 189
Gianugo Polesello, appunti dal Quaderno 121, aprile-luglio 2003, in G. Rakowitz, Gianugo Polesello. Dai Quaderni, Poligrafo, Padova, pp. 267-268 


Gianugo Polesello (1930-2007), laureato nel 1956 con Giuseppe Samonà, docente dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, direttore di dipartimento (1974-1979, 1979-1982) e coordinatore del Dottorato in composizione architettonica (1992-2002).

Aldo Andreani. Rigore architettonico e visioni narrative

a cura di Micaela Morganti e Maria Chiara Ponzio

realizzato nel corso magistrale "Metodologie della ricerca: fonti, reti, archivi" di Rosa Chiesa 

 

«Il rigore compositivo definisce una chiara organizzazione planimetrica, basata su geometrie semplici e spazi ordinati secondo una precisa gerarchia, mentre il disegno dei fronti [...] contraddice la regola 
[...] 
L'appartenenza a un filone artistico rappresenta una dichiarazione tacita di intenti, ed esprime il legame con la tradizione che un artista instaura ogni qualvolta decida di indagare nel bagaglio delle sue memorie» 

Stefania Monzani, Figure d'invenzione. Le città di Aldo Andreani, tesi di Dottorato di ricerca in Composizione architettonica, relatore Angelo Torricelli, Politecnico di Milano, a.a. 2014-2015 

 

Aldo Andreani (Mantova, 1887  – Milano, 1917) si forma in architettura presso il Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano nel 1917, consegue il diploma di Professore di disegno architettonico all'Accademia di San Luca a Roma e i primi esordi della sua carriere sono agevolati dal padre Carlo, ingegnere capo del Comune di Milano.
I suoi lavori dimostrano un'estrema versatilità spaziando dall'architettura all'ambito artistico: si tratta di particolari prospettive realizzate in grandi formati, dotate di estrema meticolosità nella realizzazione e attenzione al dettaglio, che riflettono le due nature di Andreani, l'architetto e l'artista. Creatore di rendering narrativi ante litteram, Andreani realizza tavole e schizzi progettuali accompagnandoli da un'ipotesi di visualizzazione finale dell'edificio nel suo contesto. 

 

Questo Petit Tour è l'ultimo esito del progetto didattico curato da Rosa Chiesa realizzato dalle studentesse nell'ambito del corso magistrale "Metodologie della ricerca: fonti, reti, archivi" della laurea magistrale in Design del prodotto, della comunicazione e degli interni. 

1-2. Studio e progetto per il palazzo della Italian Excess Insurance Company nella nuova piazza San Babila, Milano, 1934-35
3-4. Progetto di riforma e di sopralzo nella casa di via Principe Umberto 12, proprietà Principe Negrone Meli Lupi di Soragna, Milano, 1920-25
5-6. Castello Visconti a Brignano d'Adda: la riforma del Palazzo nuovo a edificio scolastico, 1935
7-8. Palazzo Toro della Compagnia Anonima Assicurazione Torino, Milano, 1935-36
9-10. Progetto per la riforma della Loggia dei Mercanti, Palazzo della Camera di Commercio in Mantova, 1947
11-12. Nuova sede del dopolavoro Alfa-Romeo, 1939
13-14. Progetto di massima della nuova Sede Comunale di S. Giorgio e casa del segretario, 1914-16
15-16-17-18. Piano di edificazione in Terra Sola Busca, vie San Damiano, Mozart, Serbelloni, 1924-30
19-20. Studi per il progetto di concorso nazionale del Piano Regolatore di Mantova, 1934
21-22. Studio per la riforma del "Ridotto" del Teatro alla Scala, Milano, 1934
23-24. Progetti per la casa dirigente dell'Opera Nazionale Balilla, Milano, 1933

Mostre “mutilate”. La XXXIV Biennale e la XIV Triennale del 1968

a cura di Chiara Carrera e Elena Sofia Moretti

«Si aprivano dunque due alternative: da un lato la possibilità di diventare una civiltà di massa, dall'altro la possibilità di diventare una civiltà di grande numero. Facevo allora una grande differenza [...] tra il grande numero che caratterizza una società pensante, dove gli individui continuano ad essere protagonisti degli eventi, e la civiltà di massa che è invece una civiltà omogeneizzata, composta da individui omologati ai poteri».

G. De Carlo, Il '68 e Milano (7 maggio - 30 giugno 1998), catalogo della mostra a cura di Triennale di Milano, Milano: Leonardo arte, 1998, p. 67.

 

Nel 1968 un clima di generale contestazione che investe tanto la città quanto la fabbrica, non risparmia le maggiori istituzioni culturali. La XIV Triennale di Milano del 1968 – curata quell'anno da Giancarlo De Carlo e dedicata al “grande numero” – viene occupata dagli studenti in lotta nel suo primo giorno di apertura. Allo stesso modo, la XXXIV Biennale d'Arte di Venezia vede la luce con estrema difficoltà per via delle proteste studentesche sostenute da numerosi artisti italiani; la stessa partecipazione di Klee, Kandinsky, Mondrian e Léger è compromessa, come avviene del resto anche per la sezione dedicata ai maestri del futurismo.
Il valore culturale di queste manifestazioni pare adombrato dal sentimento ideologico che muove l'occupazione dell'una e la contrazione dell'altra. È in questo contesto che le tracce raccolte da riviste e fotografi si rivelano di particolare importanza. Il fondo archivistico del fotografo Giorgio Casali rappresenta una chiave d'accesso privilegiata per lo studio di eventi che, a distanza di tempo, necessitano una rilettura critica quali momenti significativi della produzione artistica e culturale dell'epoca. 

 

Questa mostra online è l'esito della call for action 2022 rivolta ai dottorandi della Scuola di Dottorato dell'Università Iuav di Venezia con l'obiettivo di far conoscere e valorizzare le collezioni Iuav attraverso la realizzazione di un Petit tour.
Le dottorande Elena Sofia Moretti (curriculum di storia dell'architettura e urbanistica) e Chiara Carrera (curriculum di architettura Villard d'Honnecourt), in relazione ai propri interessi di ricerca, hanno approfondito nell'archivio di Giorgio Casali lo studio delle mostre del 1968. 

 

XIV Triennale di Milano, Mostra del grande numero, 1968
1. Giardino, Allestimento Espressioni e produzioni italiane, G. De Ferrari, M. Semino, 1968 (Foto G. Casali)
2. I sedili per gli spettatori e gli schermi per proiezioni, G. Ceretti, P. Derossi, R. Rosso, 1968 (Foto G. Casali)
3. "L'introduzione" a cura della Giunta esecutiva, G. De Carlo, A. Rosselli, Gruppo MID, Le informazioni, 1968 (Foto G. Casali)
4. "L'introduzione" a cura della Giunta esecutiva, 1968 (Foto G. Casali)
5. Mutazioni della forma in architettura, A. Isozaki, Le macro-trasformazioni del territorio, 1968 (Foto G. Casali)
6. Mutazioni della forma in architettura, L. Chadwick, L'intervento figurativo a grande scala, 1968 (Foto G. Casali)
7. Il problema della creatività nella società del grande numero, S. Bass, H. Rosenthal, 1968 (Foto G. Casali)
8. Mutazioni della forma in architettura, Gli "UFO", 1968 (Foto G. Casali)>br> 9. Sezione del Messico, l'allestimento, 1968 (Foto G. Casali)
10. Espressioni e produzioni italiane, 1968 (Foto G. Casali)
11. Mutazioni della forma in architettura, 1968 (Foto G. Casali)
12. Zona di sosta, 1968 (Foto G. Casali)

XXXIV Biennale internazionale d'arte di Venezia, 1968
13-14-15 Linee della ricerca contemporanea: dall'informale alle nuove strutture, F. Albini, Ambiente, 1968 (Foto G. Casali)
16-17 Linee della ricerca contemporanea: dall'informale alle nuove strutture, C. Scarpa, Ambiente, 1968 (Foto G. Casali)
18. Carlo Scarpa e Giorgio Casali alla XXXIV Biennale di Venezia, 1968 (Foto G. Casali)
19. Linee della ricerca contemporanea: dall'informale alle nuove strutture, C. Scarpa, Ambiente, 1968 (Foto G. Casali)
20-21 Linee della ricerca contemporanea: dall'informale alle nuove strutture, P. Rudolph, Ambiente con macro-modello di struttura urbana, 1968 (Foto G. Casali)
22-23-24 Linee della ricerca contemporanea: dall'informale alle nuove strutture, L. Kahn, Ambiente, 1968 (Foto G. Casali).

Giovanni Sardi. Arte, colore e armonia del costruire a Venezia

a cura di Antonella D’Aulerio

«[...] i mercati assumono aspetti diversi per forma e costruzione, sempre preferibile la semplicità architettonica, perché un carattere ed un'impronta monumentale sarebbero impropri alla loro destinazione. Certo è che in alcune circostanze speciali, l'architettura dell'edificio deve regolarsi nella sua modestia ed impronta particolare, col tipo dell'arte dominante, e Venezia per appunto trovasi in questa eccezionale condizione»

Tratto dalla relazione: Progetto economico-pratico-artistico per la riforma della vecchia pescheria lungo il canal Grande di Venezia, 1901, p. 7.

 

Giovanni Sardi nasce a Venezia nel 1863. Frequenta l'Accademia di Belle Arti dove a soli diciannove anni si diploma professore di disegno architettonico. Inizia l'attività professionale presso lo studio dell'ingegnere Giovanni Antonio Romano e dal 1892 al 1897 è alla Congregazione di Carità. L'incarico più importante di questo periodo gli arriva da Giulio Grünwald che nel 1898 gli commissiona la costruzione dell'albergo Bauer-Grünwald (ex Albergo Italia). A questo primo incarico seguono altri lavori a Venezia ed in terraferma. Tra i più significativi: la palazzina del conte Costantino Nigra, ambasciatore italiano a Vienna, il restauro del palazzo dell'ing. Beppe Ravà a San Silvestro, anch'esso prospiciente il Canal Grande (1906) e l'Hotel Excelsior al Lido di Venezia (1906). 
Partecipa ai principali concorsi indetti a Venezia in quegli anni, tra i quali: la costruzione del nuovo mercato coperto di Rialto (1901), la costruzione di un nuovo albergo in riva degli Schiavoni fra l'hotel Danieli ed il palazzo delle Prigioni a Venezia (1906). Attraverso le numerose conferenze tenute all'Ateneo Veneto e dalle pagine dei quotidiani del tempo, Sardi commenta i maggiori avvenimenti architettonici di quel periodo: dal completamento della facciata della chiesa della Pietà nel 1902 alle riflessioni sulla ricostruzione del campanile di San Marco, crollato il 14 luglio 1902. Muore improvvisamente il 26 giugno 1913. 

 

1. Veduta dell'hotel Bauer-Grunwald prima della riforma, Fotografia G. Contarini, Venezia, 189-?
2. Progetto della nuova facciata sul canale di San Marco dell'hotel Bauer-Grunwald, 1898 ?
3. Veduta dell'hotel Bauer-Grunwald dopo la riforma, post 1898
4. Veduta della statua dell'Italia sulla terrazza dell'hotel Bauer-Grunwald dopo la riforma, post 1898
5. Hotel Excelsior al Lido di Venezia in costruzione, 1904 ca. 
6. Progetto dell'ingresso verso il mare dell'hotel Excelsior al Lido di Venezia, 1905
7. Fotografia dell'albergo Excelsior al Lido di Venezia
8. Progetto della facciata verso il mare dell'hotel Excelsior al Lido di Venezia, 1905
9. Veduta della vecchia pescheria lungo il Canal Grande
10. Progetto di riforma della vecchia pescheria lungo il Canal Grande, Giovanni Sardi, Giuseppe Sardi
11. Progetto per la costruzione della palazzina di proprietà Dal Mistro, 1906
12. Veduta della palazzina Nigra sul Canal Grande, post. 1904
13. Stato attuale delle piante della villa in via Negroponte al Lido di Venezia, 1911
14. Stato attuale del prospetto della villa via Negroponte al Lido di Venezia, 1911
15. Progetto della facciata e delle piante dei magazzini Krull a Mestre, 1908
16. Schizzi planimetrici, s.d.
17. Progetto delle piante per un nuovo corpo di fabbrica sulle Zattere di proprietà del sig. Lorenzo Scarpa, 1907
18. Progetto della facciata per un nuovo corpo di fabbrica sulle Zattere di proprietà del sig. Lorenzo Scarpa, 1907
19. Veduta del nuovo corpo di fabbrica sulle Zattere di proprietà del sig. Lorenzo Scarpa, 1907
20. Particolare della facciata della Ca d'Oro a Venezia, C. Naya, Venezia
21. Capitelli di San Marco, s.d.
22. Disegno di capitelli e fregi, s.d.
23. Disegno di un monumento funebre a Venezia, s.d.
24. Monumento al doge Michele Morosini nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo a Venezia, Fratelli Alinari, 1900 ca

10 immagini per Venezia. Narrare il non costruito nelle esplorazioni digitali dei 10 progetti per Cannaregio Ovest, 1978

Ba cura di Starlight Vattano

«[…]L'immagine non insegna nulla, non dà mai l'impressione del nuovo, non rivela mai una faccia dell'oggetto. Lo presenta in blocco. Nessun rischio, nessuna attesa: una certezza. La mia percezione mi può ingannare, ma non la mia immagine» [Sartre 1940, p. 19] ». 
Kirchmayr R. (A cura di), Jean-Paul Sartre. L'immaginario. Psicologia fenomenologica dell'immaginazione, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 2007 


Nel 1978 Iuav introduce una riflessione congiunta fra sguardi culturali differenti per l'elaborazione di progetti possibili sull'area di Cannaregio Ovest. Il seminario "10 immagini per Venezia" richiamerà architetti, attivi a livello nazionale e internazionale, a intervenire sulle questioni urbane ed edilizie del sestiere. Le proposte avanzate manifestano i molteplici approcci culturali fortemente diversi tra loro per metodologie, grafie e obiettivi. Il Petit Tour mostra una parte della ricerca avviata nel 2021, in collaborazione tra il Laboratorio di supporto al progetto (LAR) e l'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia, quest'ultimo ha come obiettivo la divulgazione del patrimonio di disegni e di documenti in esso conservati.
Le narrazioni digitali rivelano una 'Venezia possibile', campo di speculazione intellettuale su diversi fronti: il progetto della città sognata; il rapporto tra la memoria veneziana e lo spazio contemporaneo; le immagini di un'architettura che racconta le sue utopie per mezzo del disegno. 

Le seguenti immagini sono rielaborazioni digitali ottenute dall'interpretazione grafica dei disegni originali provenienti dalle collezioni dall'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia. Tutte le immagini sono state elaborate da Starlight Vattano.
Starlight Vattano (1987) è dottore di ricerca, architetta e assegnista di ricerca presso l'Università Iuav di Venezia; i suoi campi di ricerca riguardano la rappresentazione dell'architettura, il disegno e la modellazione digitale, i sistemi di narrazione digitale immersivi e interattivi, gli studi visuali.
Le immagini 7 e 8 sono rielaborazioni estratte dal modello digitale realizzato da Luca Catana, nell'ambito del progetto di tesi Ricostruzione digitale del progetto del 1978 di Carlo Aymonino per Cannaregio, Università Iuav di Venezia, relatore: prof. G. D'Acunto, correlatrice: PhD Starlight Vattano, anno accademico 2020/2021" da cui Starlight Vattano ha ottenuto le viste inserite in questo Petit Tour. 

titolo della ricerca Valorizzazione e divulgazione in rete dei documenti e disegni dell'Archivio Progetti Iuav
assegnista di ricerca PhD Starlight Vattano
responsabile scientifico prof. Giuseppe D'Acunto
consulente scientifico prof.ssa Serena Maffioletti 

Laboratorio di Supporto al Progetto (LAR)
Archivio Progetti Iuav anno accademico 2020/2021 


1. S. Vattano, Il Seminario internazionale del 1978
2. S. Vattano, I 10 progetti per Cannaregio Ovest, 1978
3. S. Vattano, Metodi e interpretazioni digitali
4. S. Vattano, I 10 progettisti del Seminario internazionale
5. S. Vattano, La città della Duplice Visione di R. Abraham. Gli elementi del progetto
6. S. Vattano, La città della Duplice Visione di R. Abraham. Viste del modello digitale
7. L. Catana, S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di C. Aymonino. Inquadramento
8. L. Catana, S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di C. Aymonino. Viste del modello digitale
9. S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di P. Eisenman. Tracciati ed elementi del progetto
10. S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di P. Eisenman. Viste del modello digitale
11. S. Vattano, Le 13 Torri e la Casa di Colui che si rifiutò di partecipare di J. Hejduk. Gli elementi del progetto
12. S. Vattano, Le 13 Torri e la Casa di Colui che si rifiutò di partecipare di J. Hejduk. Viste del modello digitale
13. S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di B. Hoesli. Gli elementi del progetto
14. S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di B. Hoesli. Viste del modello digitale
15. S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di R. Moneo. Gli elementi del progetto
16. S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di R. Moneo. Viste del modello digitale
17. S. Vattano, Le 3 variazioni per Cannaregio Ovest di V. Pastor. Gli elementi del progetto
18. S. Vattano, Le 3 variazioni per Cannaregio Ovest di V. Pastor. Viste del modello digitale
19. S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di G. Polesello e G. Marcialis. Gli elementi del progetto
20. S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di G. Polesello e G. Marcialis. Viste del modello digitale
21. S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di A. Rossi. Gli elementi del progetto
22. S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di A. Rossi. Viste del modello digitale
23. S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di L. Semerani. Gli elementi del progetto
24. S. Vattano, Il progetto per Cannaregio Ovest di L. Semerani. Viste del modello digitale
 

Eugenio Miozzi e il disegno di una nuova città

a cura di Elena Migali e Sara Valcasara

realizzato nel corso magistrale "Metodologie della ricerca: fonti, reti, archivi" di Rosa Chiesa 

«Mio nonno, l'Ingegnere delle grandi visioni»
Davide Croff, nipote di Eugenio Miozzi 

«Tutti i suoi progetti – scrivono – rappresentano il costante e infaticabile sforzo per coniugare la secolare tradizione di Venezia con uno spirito di innovazione come garanzia per la sopravvivenza della città»
Cristina Valentini, giornalista 

 

Laureato in Ingegneria all'Università di Bologna nel 1912, Eugenio Miozzi (Brescia, 1889 – Venezia, 1979) diventa ingegnere capo della direzione lavori e servizi pubblici del Comune di Venezia nel 1931. 
Da quel momento Miozzi elabora numerosi progetti di strade lagunari e ponti per il collegamento di Venezia con la rete stradale di terraferma, dando il via ad un importante atto di razionalizzazione dei servizi municipali.
Il contributo di Miozzi fu fondamentale per la Venezia contemporanea in quanto, con la sua opera, diede un'armatura strutturale all'idea del 1927 di creare la Grande Venezia. Dall'ideazione e immaginazione che emerge dai suoi disegni, fino alla costruzione e alla messa in pratica delle suo opere in cantiere, il suo lavoro si inserisce all'interno di un progetto molto più ampio, che individua Venezia all'interno di flussi di comunicazione e fitti collegamenti ad ampio respiro. 
Eugenio Miozzi fu, in questo senso, un vero e proprio interprete tecnico di Venezia 

 

Questo Petit Tour è uno degli esiti del progetto didattico curato da Rosa Chiesa realizzato dalle studentesse nell'ambito del corso magistrale "Metodologie della ricerca: fonti, reti, archivi" della laurea magistrale in Design del prodotto, della comunicazione e degli interni. 

1. Relazione di Eugenio Miozzi al Sindaco sui problemi di Venezia, 1951
2. Progetto del ponte del Littorio a Venezia, disegno, 1934
3. Planimetria ad opere e demolizioni ultimate, Venezia, 1934
4. Il ponte del Littorio a Venezia, 1934 (Foto Studio Giacomelli)
5-6. ll Principe Umberto di Savoia in visita al cantiere, 1934 (Foto Giacomelli)
7-8. Il ponte del Littorio a Venezia, 1934 (Foto Studio Giacomelli)
9-10. Sistemazione definitiva del piazzale Roma a Venezia, disegno, 1941
11-12. Sistemazione definitiva del piazzale Roma a Venezia, modello, 1942
13. Il ponte degli Scalzi a Venezia, prospetto, anni '30
14. Il ponte degli Scalzi in costruzione, anni 1934 (Foto Studio Giacomelli)
15-16. Operazioni di montaggio della centina metallica del ponte degli Scalzi, 4 maggio 1934 (Foto Studio Giacomelli)
17. Cerimonia di inaugurazione del ponte degli Scalzi, 28 ottobre 1934 (Foto Ferruzzi)
18. Il ponte degli Scalzi aperto al transito, 1935 (Foto Studio Giacomelli)
19. Il nuovo ponte sul Canal Grande all'Accademia di Venezia, disegno, 1933
20-21-22. Vedute del cantiere del ponte dell'Accademia, 1948 (Foto Studio Giacomelli)
23-24. Gruppo di persone sul ponte dell'Accademia, anni '30 (Foto Studio Giacomelli)

Gianni Avon. Scuola di primo grado e scuola materna a Longarone

a cura di Giulio Avon

«Persone felici hanno potuto vivere nelle sue case e lavorare nei suoi edifici e questo conta prima di tutto!»
Francesco Tentori

 

Gli architetti Gianni Avon (1922–2006) e Francesco Tentori (1931–2009) negli anni tra il 1964 e il 1972 svolgono una intensa attività professionale nella cittadina di Longarone, legata alla necessità di ricostruzione dopo la tragedia del Vajont, che comprende una decina di realizzazioni.*
Il loro intervento nel Piano Particolareggiato (1964-66), secondo Zucconi, si delinea come una mediazione tra le necessità dei superstiti, propensi a soluzioni di tipo vernacolare, e i modelli di intransigente razionalità (ad es. le case a torre) proposti dal gruppo di Samonà autore del Piano Regolatore Generale.

Avon e Tentori preferiscono lavorare «dal basso», cercando di dare una risposta alle esigenze più immediate dei cittadini.
Tra l'agosto e l'ottobre 1964, gli architetti conducono un'indagine dettagliata presso tutte le famiglie dei superstiti. Attraverso una scheda conoscitiva, i destinatari sono chiamati a descrivere caratteristiche, consistenza dell'abitazione precedente e a delineare ciò a cui aspirano. L'onere di comporre i desiderata degli utenti in un disegno unitario rappresenta la sfida del piano particolareggiato. 

Negli stessi anni, accanto ad alcune commesse per privati, i due progettisti udinesi si cimentano anche con temi di carattere collettivo: le scale dei Murazzi, la scuola materna, la scuola media realizzata per conto dell'Ises e il cimitero di Muda Maé. Questo incarico, (l'opera che ha goduto di maggiore fortuna critica), è affidato ad Avon dal Genio Civile di Belluno nel 1966, ma è lo stesso architetto a proporre i nomi del collega milanese Marco Zanuso e del cognato Francesco Tentori, la cui amicizia affonda negli anni in cui erano redattori della "Casabella" rogersiana.

Questa breve rassegna documentaria è focalizzata sulle due scuole, che hanno in comune la domesticità tipica delle altre architetture di Avon, la stessa attenzione alle esigenze degli utenti. In entrambi gli edifici l'impostazione di pianta è costruita su moduli regolari e i volumi sono articolati in modo da accogliere una avvolgente copertura in tegole. L'espressività dell'architettura è data dall'incontro tra ricerca modernista ed esplicito riferimento alla tradizione.
Nella materna si concretizza l'interesse di Gianni per il mosaico, espresso in una parete musiva realizzata su bozzetto del pittore friulano Giuseppe Zigaina (1924-2015). L'artista, nato a Cervignano, (paese natale anche dell'architetto Costantino Dardi), fu esponente di spicco del neorealismo italiano, amico fraterno di Pier Paolo Pasolini. La sua arte rappresenterà un riferimento costante per la cinematografia pasoliniana. 

* Per una maggiore conoscenza delle opere si rinvia a Gianni Avon: architetture e progetti 1947–1997, a cura di Ferruccio Luppi e Guido Zucconi, Marsilio, Venezia 2000. L'elenco delle opere comprende: Progetto di massima e schemi di utilizzazione dei piani terreni e tipologici nell'ambito del piano Particolareggiato (1964-66); Progetto di case a schiera sulla strada alta (1965); Scale dei Murazzi (1965-1968); Progetto per un complesso residenziale in via Roma (1965); Scuola materna (1966); Case Dalla Putta Saguì Malcom (1966-69); Case Protti De Maria (1966-67); Edificio residenziale e commerciale Torre (1966-1971); Scuola media (1966-1968); Edificio residenziale e commerciale Cosma Malcom con E. Vio (1967); Nuovo cimitero di Muda Ma&eacuto; (1966-1972). 

 

Questo Petit Tour è stato realizzato integrando la documentazione presente nelle collezioni dell'Archivio Progetti con il servizio fotografico realizzato da Giulio Avon nel 2022. 
L'obiettivo di questa mostra online è di contribuire alla campagna di sensibilizzazione per la difesa dell'architettura contemporanea a rischio di demolizione, promossa da numerose organizzazioni culturali ed iniziative cittadine. 

Scuola secondaria di primo grado, progetto di Gianni Avon e Francesco Tentori, Longarone, 1966
1. Planimetria generale (piano terra), 1:200, disegno, 6 giugno 1966
2. Fotografia storica [Gianni Avon?], fine anni '70
3. Pianta seminterrato; pianta piano primo, 1:200, disegno, 6 giugno 1966
4. Porticato, fotografia di Giulio Avon, 2022
5. Pianta secondo piano; pianta futuro ampliamento, disegno, 6 giugno 1966
6. Prospetto ovest, fotografia di Giulio Avon, 2022
7. Sezione A-B, 1:200, disegno, 6 giugno 1966
8. Prospetto nord, fotografia di Giulio Avon, 2022
9. Prospetto sud; prospetto nord, 1:200, disegno, 6 giugno 1966
10.-11. Prospetto sud, fotografia di Giulio Avon, 2022
12. Prospetto nord, fotografia di Giulio Avon, 2022
13. Prospetto est, 1:200, disegno, 6 giugno 1966
14. Prospetto est, fotografia di Giulio Avon, 2022
15. Prospetto ovest, 1:200, disegno, 6 giugno 1966
16. Prospetto ovest, fotografia di Giulio Avon, 2022
17. Particolari di capriate e copertura della palestra e ingresso scuola, 30 luglio 1966
18. Interno della palestra, fotografia di Giulio Avon, 2022 

Scuola materna, progetto di Gianni Avon e Francesco Tentori, Longarone, 1966
19. Planimetria generale (piano terra), 1:200, disegno, 6 giugno 1966
20. Veduta d'insieme, fotografia di Giulio Avon, 2022
21. Pianta copertura e primo piano; prospetto nord, 1:200, disegno, 6 giugno 1966
22. Ingresso della scuola con decorazione parietale musiva dell'artista Giuseppe Zigaina, fotografia di Giulio Avon, 2022
23. Prospetto ovest e sezione A-B, disegno, 6 giugno 1966
24. Prospetto d'ingresso della scuola, fotografia di Giulio Avon, 2022

Paolo Mezzanotte, immagini di primo Novecento

a cura di Maria Teresa Sambin De Norcen

«Se sfogliamo le riviste estere e vi cerchiamo riproduzioni di interni d'arte, troviamo composizioni spesso più fini, più abilmente congegnate, meno criticabili delle nostre: tutte però un poco somiglianti, con una certa aria di famiglia che dà l'impressione del già visto. Nelle nostre c'è maggior varietà d'indirizzo, se non maggiore fantasia. È la nostra forza secondo taluni in quanto è favorito l'affermarsi delle personalità: il nostro difetto per chi invoca contro l'eclettismo dominante una scuola, una disciplina, che possa portarci forme veramente nazionali e liberarci del tutto dalla imitazione dei modelli stranieri».

Paolo Mezzanotte, Quattro interni milanesi, «Architettura e arti decorative», 2, 1922-1923, pp. 292-302 (p. 302) 


Laureato nel 1900 in ingegneria civile al Politecnico di Milano, nei primi decenni della sua lunga carriera, Paolo Mezzanotte (1878-1969) si trova ad affrontare la situazione di crisi che investe l'architettura occidentale all'inizio del secolo e che si rivela particolarmente drammatica in Italia per l'assenza di figure in grado di guidare il rinnovamento. In una nazione in cui il peso della storia è particolarmente sentito per la sua stessa ricchezza, Mezzanotte oscilla fra l'esigenza di trasformazione e l'attaccamento alle forme del passato. Per questo – nel periodo in esame, che si ferma al 1932 – lo vediamo muoversi con disinvoltura da uno storicismo onnicomprensivo al regionalismo, dal liberty al monumentalismo, per essere - a partire dagli anni Venti - influenzato dal nuovo neoclassicismo di Giovanni Muzio, suo assistente al Politecnico e maggiore innovatore dell'architettura milanese di quegli anni. Come si desume dai disegni conservati nel fondo dell'Archivio Progetti, il sistema combinatorio - caratteristico dell'eclettismo ottocentesco, nel cui alveo Paolo si è formato - rimane tuttavia a fondamento del suo metodo progettuale: il codice novecentista messo a punto dal più giovane collega – propugnatore del "ristabilimento del principio d'ordine" in architettura - non è, nella visione di Mezzanotte, che uno dei tanti linguaggi possibili, disponibile alla contaminazione con idiomi spesso assai lontani fra loro, inclusa l'architettura piacentiniana.

Il fondo di Paolo Mezzanotte composto da circa 4.000 disegni di architettura prodotti nel corso della sua attività professionale, è stato donato dagli eredi all'Archivio Progetti nel 2016. 


1. P. Mezzanotte, Primo progetto per la facciata dell'Edicola Giudici nel cimitero Monumentale di Milano, 1904-05 
2. P. Mezzanotte, Progetto di lampada per l'Edicola Giudici, 1904-05 
3. P. Mezzanotte, Primo progetto per la facciata della chiesa del Sacro Cuore ai cappuccini a Milano, 1906-11 
4. P. Mezzanotte, Progetto per la chiesa del Sacro Cuore ai cappuccini, sezione longitudinale, 1906-11 
5. P. Mezzanotte, Progetto per un nuovo autodromo e un campo di volo a Milano, 1914 
6. P. Mezzanotte, Progetto per le tribune del nuovo velodromo a Milano, 1914-22 
7. P. Mezzanotte, Progetto per un accesso alle tribune dei nuovi impianti sportivi previsti a Porta Sempione a Milano, 1914-1922 
8. P. Mezzanotte, E.A. Griffini, Progetto di chiesa per l'Opera di Soccorso per le chiese rovinate dalla guerra, 1919-20 
9. P. Mezzanotte, Studio dell'ingresso al tempio, concorso di II grado per il monumento al Fante sul monte di San Michele al Carso, con E.A. Griffini, 1920-22 
10. P. Mezzanotte, Studio della statua all'ingresso del tempio, concorso di II grado per il monumento al Fante sul monte di San Michele al Carso, con E.A. Griffini, 1920-22 
11. P. Mezzanotte, E.A. Griffini, Progetto per la facciata della chiesa di Crocetta Trevigiana, 1921-25 
12. P. Mezzanotte, E.A. Griffini, Progetto per il fianco della chiesa di Crocetta Trevigiana, 1921-25 
13. P. Mezzanotte, E.A. Griffini, Progetto di concorso per la nuova sede del Chicago Tribune, 1922 
14. P. Mezzanotte, E.A. Griffini, Progetto di concorso per il Monumento ai caduti a Milano, 1924-25 
15. P. Mezzanotte, Progetto della facciata per la palazzina in via Bianca di Savoia 6 a Milano, 1924 
16. P. Mezzanotte, Progetto per il vestibolo della palazzina in via Bianca di Savoia 6, 1924 
17. P. Mezzanotte, Progetto per la Casa del Balilla di Gallarate, 1927-29 
18. P. Mezzanotte, Progetto per la cancellata della Casa del Balilla di Gallarate, dettaglio, 1927-29 
19. P. Mezzanotte, Progetto irrealizzato per la facciata del palazzo della Borsa e la sistemazione di piazza Affari a Milano, 1927-28 
20. P. Mezzanotte, Progetto definitivo per la facciata del palazzo della Borsa e la sistemazione (irrealizzata) di piazza Affari, 1928-32 
21. P. Mezzanotte, Progetto per il palazzo della Borsa, sezione longitudinale sulla sala delle Grida e sulla Borsa delle sete, 1928-32 
22. P. Mezzanotte, Progetto per il palazzo della Borsa, sezione longitudinale sulla piazzetta dei Grani e la Borsa dei cereali, 1928-32 
23. P. Mezzanotte, Progetto per il palazzo della Borsa, scalone d'onore, 1928-32 
24. P. Mezzanotte, Progetto per il palazzo della Borsa, variante per l'accesso alla piazzetta dei Grani, 1930-32 

Giancarlo De Carlo. Tracce

a cura di Emanuele Piccardo

«Italo Calvino era venuto a Urbino e aveva dormito al Collegio del Colle. Gli avevo chiesto, la mattina dopo, come si era trovato in quell'ambiente un po' particolare. E lui mi aveva detto che tutto gli era molto piaciuto, ma quello che gli era piaciuto di più era stato che in quel Collegio uno potrebbe uscire al mattino perché deve incontrare una ragazza che gli piace. E allora comincia a seguire un percorso; però, a un certo punto, il percorso si dirama e poi si dirama ancora, e sale e scende e va in obliquo e offre sempre più scelte; finché arrivi a un ultimo incrocio dove incontri un'altra ragazza che ti piace ancora di più e ti dimentichi della prima: la tua vita cambia e la causa e? l'architettura».

Franco Bunčuga, Conversazioni con Giancarlo De Carlo, Milano, Elèuthera, 2000 


Nel 2019 il mio lavoro di ricerca si è concentrato sulla figura di Giancarlo De Carlo, sia attraverso una nuova interpretazione critica, sia con uno sguardo che rinnovasse la rappresentazione iconografica della sua opera. Questa opportunità mi ha consentito di adottare una politica gestionale del mio archivio fotografico volta a implementare archivi in cui vi era una presenza di architetti che in oltre vent'anni ho raccontato.
La donazione allo Iuav-Archivio Progetti rappresenta la prima di una serie che si attiveranno con istituzioni italiane e internazionali, per consentire una fruizione delle mie ricerche a studiosi e ricercatori, con il fine di ampliare il campo di indagine. 


1-2. G. De Carlo (collaboratore: Alberto Mioni), Casa per ferie ATM a Bordighera, 1961-87 
3-11. G. De Carlo (et al.), Collegi universitari a Urbino, 1960-87 
12-13. G. De Carlo (collaboratori: A. Barp, A. Sartori, L. Seraghiti; strutture: V. Korach), Trasformazione dell'ex caserma per la facoltà di Legge a Urbino, 1967-68 
14-17. G. De Carlo (collaboratori: V. Fossati Bellani, A. Sartori; strutture V. Korach), Trasformazione ex orfanotrofio per la facoltà di Magistero a Urbino, 1968-76 
18-20. G. De Carlo (collaboratori: P. H. Castiglioni, F. De Agostini, D. Marcone, S. Consonni), Recupero del borgo di Colletta di Castelbianco, 1994-98 
21-24. G. De Carlo (collaboratori: A. Cecchetto, P. Marotto, E. C. Occhialini, D. Pini, R. Trotta), Insediamento IACP a Mazzorbo, 1980-97 

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