a cura di Alioscia Mozzato
«Gli studi sulla storia della città e i paesaggi urbani costituiscono la base scientifica per la costruzione/invenzione della città contemporanea, intesa come idea di città, di cui Venezia rappresenta l'esempio di eccellenza: è la città come principio, la cui vocazione è affermarsi e configurarsi per unità spaziali, attraverso l'esperienza dell'eterogeneo (cfr. G. Samonà), pensato non come limite, ma bensí come principio compositivo-progettuale».
Gianugo Polesello, Venezia orientale: vie, centuriazioni, città e porti a Venezia, Programma di Ricerca interuniversitario, 2003, Fondo Gianugo Polesello, Iuav-Ap, GP/atti-uni/02/089, p. 5.
«La proposta riguarda, così la messa in funzione (funzione architettonica, poetica) di una procedura a ritroso che si propone un mischiamento dei tempi nella formazione delle operazioni di progetto, una sorta di re-invenzione (o ri-nascimento).
L'ipotesi di un'architettura "senza tempo", costruita nello stesso tempo nel mito e nella storia è il tema di studio e di ricerca. Un tema progettuale (e difficile)».
Gianugo Polesello, Venezia orientale: vie, centuriazioni, città e porti dell'Alto Adriatico, Programma di Ricerca interuniversitario, 2002, Fondo Gianugo Polesello, Iuav-Ap, GP/atti-uni/02/089, p. 1.
I Progetti veneziani di Gianugo Polesello sviluppati in trent'anni di attività didattica e di ricerca del "Laboratorio Venezia" rappresentano, assieme al Dottorato in Composizione Architettonica da lui diretto come coordinatore dal 1991 al 2002, uno dei momenti più significativi delle riflessioni teorico e operative dell'architetto e docente friulano sulla città metropolitana lagunare di Venezia.
Questo Petit Tour si inscrive all'interno di un progetto di ricerca, iniziato nel 2021 nell'ambito delle attività del Centro Editoria PARD, che riconduce le sperimentazioni progettuali di Gianugo Polesello sulle specificità del "tempo" e dello "spazio" veneziano segnati, come ci ricorda Manfredo Tafuri, da "fedeltà all'origine" e "unità che dipende da una conflittualità continua"*, all'interno di più ampi paradigmi teorici riferiti al tema del rapporto tra architettura e città e delle relazioni che intercorrono tra la storia della città e la sua progettazione.
A partire dall'analisi della documentazione presente nei fondi di Gianugo Polesello e dei laboratori di Dottorato Iuav, la ricerca si pone l'obbiettivo da un lato, di misurare lo spessore e l'ampiezza teorico-operativa di una precisa metodologia di progetto dell'architettura 'della' e 'nella' città, dall'altro lato, di restituire le ragioni dei singoli Progetti veneziani dentro un quadro più generale di "temi-problemi", direttamente connessi con quella "domanda di modernizzazione" che la città di Venezia ha espresso per quasi due secoli e che ancora oggi esprime.
* Cfr. Manfredo Tafuri, La dignità dell'attimo, Grafiche veneziane, Venezia 1994, p. 12.
titolo della ricerca Lo spazio dialettico dell'architettura. Gianugo Polesello e il "Laboratorio Venezia"
assegnista di ricerca Alioscia Mozzato
responsabile scientifico proff. Laura Fregolent e Sara Marini
1. G. Polesello, Venezia Laguna, disegno e annotazioni, 24 giugno 1994, quaderno 64
2. G. Polesello, disegno di Venezia, 29 marzo 1982, quaderno 6
3. G. Polesello, Architetture veneziane, schema planimetrico e annotazioni, 6 novembre 1982, quaderno 12
4. G. Polesello, G. Marcialis (et al.), Progetto per Cannaregio Ovest a Venezia, disegno assonometrico del nuovo edificio "piazza-galleria", (seminario internazionale di progettazione "10 Immagini per Venezia"), 1980
5. G. Polesello, G. Marcialis (et al.), Progetto per Cannaregio Ovest a Venezia, studio planimetrico degli interventi nell'area progetto (seminario internazionale di progettazione "10 Immagini per Venezia"), 1980
6. G. Polesello, G. Marcialis, Progetto del Mercato di Rialto per la III Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, disegno planimetrico, 1985
7. G. Polesello, Progetto del Ponte dell'Accademia per la III Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, pianta e prospetto, 1985
8. G. Polesello, Progetto del Ponte dell'Accademia per la III Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, studio planimetrico e assonometrico, 1985
9. G. Polesello (et al.), Progetto di ricerca Venezia Ovest: architettura e piano, disegno e schema planimetrico, 1986
10. G. Polesello (et al.), Progetto di ricerca Venezia Ovest: architettura e piano, schema funzionale, 1985
11. G. Polesello (et al.), Progetto di ricerca Venezia Ovest: architettura e piano, schema compositivo e annotazioni, 1985
12. G. Polesello (et al.), Progetto di concorso Padiglione Italia della Biennale di Venezia, studio planimetrico, 1988
13. G. Polesello (et al.), Progetto di concorso Padiglione Italia della Biennale di Venezia, disegno di studio e di sezioni, 1988
14. G. Polesello (et al.), Progetto di concorso Padiglione Italia della Biennale di Venezia, disegno assonometrico, quaderno 46, luglio 1991
15. G. Polesello, Architetture di vetro, disegni e annotazioni, 15 agosto 1991, quaderno 44
16. G. Polesello, Venezia Est, studio planimetrico e annotazioni, 12 settembre 1995, quaderno 90
17. G. Polesello, Facciata di S. Francesco della Vigna (come "teorema"), disegno e annotazioni per il progetto di ricerca nuovo terminal alle fondamenta nove di Venezia, 13 giugno 1994, quaderno 78
18. Studio Polesello architetti associati, Progetto Parco scientifico-tecnologico di Venezia: composizione A, 1995
19. G. Polesello, Schema / Progetto, disegni di studio per il progetto "città ideale" sull'isola realtina di Venezia, 1995
20. G. Polesello, Isola(e) una città di isole. Venezia come tipo ideale, disegni e annotazioni per il progetto "città ideale" sull'isola realtina di Venezia, 12 aprile 1996, quaderno 100
21. Historische architektur (pahantastische), disegni e annotazioni per il progetto "città ideale" sull'isola realtina di Venezia, 23 gennaio 1997, quaderno 104
22. G. Polesello, F. Polesello, G. B. Polesello (et al.), Progetto di concorso ampliamento del Cimitero nell'Isola di San Michele a Venezia, disegno prospettico del crematorio, 1998
23. G. Polesello, Il cimitero dipinto, studio prospettico per il progetto di concorso ampliamento del Cimitero nell'Isola di San Michele a Venezia, 28-29 gennaio 1998, quaderno 112
24. G. Polesello, Centuratio cuadricola, studio planimetrico, 28 dicembre 1991, quaderno 91.
a cura di Lorenzo Mingardi
«A Genova giravo spesso con mio padre per la città dove nelle case si entra dal piano terreno e anche dai tetti. Lui era ingegnere navale e spesso mi portava nelle stive delle navi: quello scendere sottocoperta e tornare fuori e ritrovare la luce è un'esperienza sconvolgente che mi è rimasta dentro. Ogni tanto la riscopro e mi rendo conto che ha avuto molta importanza nella mia vita».
Giancarlo De Carlo, Franco Bunčuga, Conversazioni su architettura e libertà, Elèuthera, Milano 2000, II ed. 2014, III ed. 2018
Nell'opera di De Carlo la suggestione autobiografica legata all'architettura navale è leggibile non solo nei dettagli – tubolari di acciaio come corrimani, aperture ad oblò, ecc. – ma anche nella continua successione di collegamenti: scale, rampe, ballatoi. Tali dispositivi amplificano l'emozione del visitatore che percorre gli ambienti interni ed esterni degli edifici di De Carlo, veri e propri labirinti: metafore di una visione plurima e sfaccettata della realtà che l'architetto ha scelto, per tutta la sua vita, di rappresentare senza attenuarne l'inestricabile complessità.
Giancarlo De Carlo, nato a Genova nel 1919, è stato uno dei maggiori protagonisti del dibattito architettonico in Italia e in Europa nella seconda metà del Novecento. Docente allo Iuav (1955-1983), membro del Team X (1960-1981) e fondatore dell'ILAUD (1976), De Carlo ha progettato e costruito in diverse città italiane ed è stato oggetto di numerosi studi volti ad indagare la sua vasta e sfaccettata opera.
Il suo archivio De Carlo consta di più di settecento unità archivistiche e conserva elaborati grafici, carteggi, scritti, fotografie e la documentazione prodotta dalla redazione della rivista "Spazio e Società". Nel 2020 esso si è ulteriormente arricchito degli ultimi materiali rimasti nello studio milanese dell'architetto.
1. G. De Carlo, Nave Pietraligure, foto di Giorgio Casali, 1955
2-6, 9-10. G. De Carlo (collaboratori: V. Fossati Bellani, A. Sartori; strutture V. Korach), Trasformazione ex orfanotrofio per la facoltà di Magistero a Urbino, 1968-76, foto di Giorgio Casali, 1978
7, 17. G. De Carlo (et al.), Collegio La Vela a Urbino, 1974-79, foto di Giorgio Casali, 1981
8, 13. G. De Carlo (et al.), Collegio Aquilone a Urbino, 1973-82, foto di Giorgio Casali, 1981
11-12. G. De Carlo (et al.), Collegio Tridente a Urbino, 1973-82, foto di Giorgio Casali, 1981
14-16, 18, 21-22. G. De Carlo (et al.), Collegi universitari a Urbino, 1960-87, foto Kunstgewerbeschule-Zurigo, 1965
19-20. G. De Carlo (collaboratori: F. Colombo, V. Fossati Bellani; strutture V. Korach), Nuovo villaggio Matteotti a Terni, 1970-75, foto di Giorgio Casali, s.d.
23. G. De Carlo, Casa Sichirollo al Cavallino, Urbino, 1967-87, foto di Giorgio Casali, 1988
24. G. De Carlo (et al.), Collegio Serpentine a Urbino, 1973-82, foto di Giorgio Casali, 1981
a cura di Clemens F. Kusch
«“C'è un nuovo ponte a Venezia, costruito vicino alla stazione di S. Lucia. È un lungo e sottilissimo arco, che pare fatto di pietra d'Istria. “Così scriveva in una rivista, tra le più diffuse, un autorevole pubblicista. Pazienza sin qui; tutti, anche i giornalisti, possono prendere equivoci; ma il buono viene poi.
“Un mio amico architetto – scriveva l'articolista – tutte le volte che ci passa sotto, stringe gli occhi e trattiene il fiato, perché, se fosse veramente fatto di quel che sembra, dovrebbe cascare. La struttura ha naturalmente un'anima di cemento armato, che la pietra di cui è ricoperto è debole e friabile. Disegnato con grande eleganza, fa inorridire la gente del mestiere”. […]
Il ponte degli Scalzi – lo intenda bene il mio critico – è tutto in blocchi massicci di pietra, della migliore pietra d'Istria e precisamente della cava di Orsera, della stessa da cui fu prelevata la pietra per la Libreria Vecchia del Sansovino; non ha nessuna armatura, né di cemento armato, né in ferro, né in bronzo, ha nessun “misterioso malefizio” è semplicemente un ponte in pietra. […]
Purtroppo per chi fa, la fatica maggiore non consiste nel fare, ma nel dover sopportare le chiacchere di chi non fa. […]
Oggi il ponte degli Scalzi è ultimato, ed ultimati sono pure gli altri lavori del congiungimento di Venezia con la Terraferma, il ponte translagunare, il piazzale Roma, il ponte dell'Accademia, i nuovi canali, i ponti del Rio Nuovo, opere tutte che ebbi l'onore di progettare e di dirigere; sulle critiche infinite che si sono sferrate durante l'esecuzione, ha oramai fatto sana giustizia l'opinione del popolo.
È ancora buono il detto di Federico II: “Lasciamoli dire, purché ci lascino fare”».
Eugenio Miozzi, Dal Ponte di Rialto al Nuovo ponte degli Scalzi, Stabilimento Tipografico del Genio Civile, Roma 1935.
La citazione testimonia l'orgoglio dell'ingegner Eugenio Miozzi nel costruire a Venezia e mettersi a confronto con le grandi opere e i grandi maestri del passato. Ma mostra anche come allora, non diversamente da adesso, chi propone un modo di fare innovativo sia spesso bersaglio di critiche violente. Ma come lui stesso dice: Sulle critiche infinite ha ormai fatto sana giustizia l'opinione del popolo. E si potrebbe aggiungere: ne ha fatto giustizia l'uso, considerando quanto i ponti di Miozzi siano entrati nell'immagine di Venezia e facciano ormai parte dello spazio "naturale" e quotidiano per i veneziani e i visitatori.
Le foto sono una testimonianza di come questi ponti sono stati progettati e realizzati, in brevissimo tempo, con le tecniche più diverse, con tecnologie tradizionali come muratura e legno o applicando tecniche di calcolo innovative, come quella delle "lesioni sistematiche" per il ponte degli Scalzi o adottando tecnologie di cantiere d'avanguardia come la realizzazione attraverso l'uso di carri-ponte per il Ponte della Libertà. Testimoniano poi come sia stato equilibrato il rapporto tra tecniche costruttive, mezzi e materiali impegnati e coerenza commisurata al luogo.
Infine, in questi tempi difficili, è uno stimolo vedere immagini di cantieri che sono sempre, per loro intrinseca natura, emblemi di speranza di un futuro migliore.
Questo Petit tour presenta una selezione d'immagini presenti nella pubblicazione "Eugenio Miozzi. Venezia tra innovazione e tradizione 1931-1969", a cura di Clemens F. Kusch, edita nella prima edizione da l'editore DOM-Publishers, Berlino (edizione italiana e inglese, 2020) e nella seconda edizione da La Toletta edizioni, Venezia (2024).
a cura di Teresita Scalco
«Amo el espacio.
Amo el movimiento, la interrelación.
Amo los sistemas abiertos que se nutren de intercambio. […]
Amo el viaje, la aventura (también como metàfora).
El viaje come investigación,
la investigación como conocimiento,
el proyecto como un conocimiento,
el proyecto como un viaje»
Vittorio Garatti, poesia «El espacio, el barroco», in L. Alini, Vittorio Garatti. Opere e progetti, Clean edizioni, Napoli 2020, p 11
In questa serie di fotografie degli interni, privati e pubblici, progettati da Vittorio Garatti dal 1957 al 1989, si evidenza il suo approccio organico, aperto, circolare, fino ad includere molto spesso la realizzazione di alcuni arredi ad hoc, volta a rivolgere lo sguardo sulla centralità e il benessere di chi li abita.
Questo Petit Tour s'inserisce nel programma di iniziative della XII Giornata nazionale degli archivi di architettura 2022 (15-22 maggio 2022), dal titolo "La dimensione umana", promossa dall'AAAItalia, Associazione Nazionale degli Archivi di Architettura.
Nato nel 1927 a Milano, Vittorio Garatti si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1957 e grazie alla collaborazione con lo studio BBPR di Milano assorbe l'influenza e il metodo di Ernesto Nathan Rogers. La sua vocazione al viaggio e alla ricerca lo porteranno a trasferirsi prima in Venezuela dal 1957 al 1961 come professore di Progettazione Architettonica presso la Facoltà di Architettura dell'Università Centrale di Caracas e più tardi a Cuba, dal 1964 al 1974, dove su incarico del Ministero della Costruzione di Cuba progetta e realizza le scuole di Balletto e di Musica (1961-63) che formano parte del Complesso delle Scuole Nazionali d'Arte dell'Avana, oggi Monumento Nazionale di Cuba. Rientrato in Italia nel 1974 prosegue l'attività professionale ed accademica presso al Politecnico di Milano.
Nel 2019 l'archivio di Vittorio Garatti è stato donato all'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia ed è stato dichiarato d'interesse culturale da parte del Ministero per i Beni e le Attività culturali.
1-4. Casa Garatti, Caracas, 1957
5-8. Prototipo di cellula prefabbricata ISPRA, Paderno Dugnano, Milano, 1974
9-10. Sede agenzia di comunicazione BRW, Milano, 1981, foto Aldo Ballo
11-14. V. Garatti e Laboratorio Associati (L. Carmellini e R. Magnoli), Atelier Gianfranco Ferrè, Milano, 1986, foto Aldo Ballo
15-16. Casa Varvello, Camogli (Genova), 1986, foto Aldo Ballo
17-18. Casa Achilli, Milano, 1988, foto Aldo Ballo
19-20. Excelsior Hotel Gallia, Milano, 1989-94
21-24. Casa Garatti, via Fiori Chiari, Milano, 1989, foto Santi Caleca
a cura di Serena Maffioletti
«E come è possibile che l'homo sapiens, capace di ragionamento, padrone della logica, viva pressappoco come quelle bestie che ha relegato in scalini inferiori del regno animale? L'uomo che, anche se non è consapevole della legge di causa ed affetto, ha pure l'ambizione di prevedere il domani, che sa da oggi se il giorno appresso farà bello o brutto tempo, che conosce il fine cui tendono le azioni che intraprende, non si è curato di costruire la città secondo un principio logico? Eppure è così: le costruzioni sono cresciute dove il caos le ha fatte nascere: abitazioni, ospedali, opifici, chiese, caserme, seminate come vien viene dalla mano di un gigante cattivo, si sono sviluppate là dove il seme ha toccato terra, alla rifusa, le une addosso alle altre, mentre le vie si sono insinuate a fatica tortuosamente, larghe o strette così come le costruzioni hanno concesso».
Gian Luigi Banfi, Città, in "Domus", 163, luglio 1941, p. 1
L'architettura vive colla natura ed il suo sapore avrà il fresco profumo della primavera o il colore dell'autunno. L'architettura è costruzione per gli uomini ed essa sa per mezzo della tecnica rispecchiarne gli stati d'animo, sa mettere in valore gli elementi necessari alle singole vite.
Gian Luigi Banfi, Una casa a Milano, in "Quadrante", 21, gennaio 1935, p. 24
Gian Luigi Banfi fonda nel 1932 il gruppo BBPR con Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto N. Rogers: entro questa compagine elaborano alcuni progetti essenziali della seconda generazione del razionalismo italiano, quali il Progetto per il Palazzo del Littorio, il Piano Regolatore della Valle d'Aosta, la Colonia elioterapica di Legnano, il Palazzo delle Poste all'E42 ed alcune fondamentali esposizioni per le Triennali di Milano. Teorico e costruttore, intreccia ed accompagna la ricerca progettuale con la fotografia. Intellettuale impegnato, antifascista, muore nel campo di sterminio di Mauthausen-Gusen il 10 aprile 1945 dopo un anno di terribile detenzione con Lodovico Belgiojoso.
L'archivio privato di Gian Luigi Banfi, composto di centinaia di negativi, provini e stampe fotografiche prevalentemente riferiti al periodo 1938-1943, è stato depositato dal figlio Giuliano presso l'Archivio Progetti che, in collaborazione con lui ha realizzato la mostra "Comporre, costruire, fotografare: l'architetto Gian Luigi Banfi fotografo razionalista" (febbraio 2019).
1. Fausto Melotti, i "Savi"
8. Padiglione all'Esposizione nazionale svizzera, Zurigo 1939
11-12. Restauro e ampliamento di Villa Venosta, 1936. Vista del belvedere giustapposto alla preesistenza
13-14,22. Palazzo delle Poste, dei telegrafi e dei telefoni, E42, Roma 1940
15-16,29. Quartiere di case operaie Le grazie, Legnano (Milano), 1939
20. La periferia di Milano con la massa della chiesa dei SS. Nereo e Achilleo
21. Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula, Mario Romano, Palazzo della civiltà italiana, E42 Roma 1938-1953
23. Max Bill nel suo studio, Zurigo [luglio 1939]
24. Le Corbusier ed altri membri CIAM alla riunione del CIRPAC – Comité international pour la résolution des problèmes de l'architecture contemporaine –, tenutasi a Zurigo nel luglio 1939 in preparazione del VI Ciam
a cura di Teresita Scalco
«Egregio Prof. Bruno Zevi,
Ho ricevuto di ritorno il materiale fotografico pubblicato sul n. 88 di "L'Architettura" e la ringrazio molto. Come già promesso, non mancherò di inviarLe altro materiale, non appena pronto. Su questo può stare tranquillo. Si tratta sempre però di verde privato.
Il verde pubblico, statale o meno, sociale o parasociale, brilla per la sua assenza o per la sua inefficienza o per la poca funzionalità. Vedi autostrade. Mancano gl'incarichi. Non c'è cultura. Sono un "Landscape architect" che annaspa fra l'incomprensione generale e fra mestieranti facciamo-tutto-noi.
Cosa facciamo?».
minuta di Ferrante Gorian a Bruno Zevi, 30 novembre 1964, dattiloscritto
«La casa, ripete Gorian, va concepita nel, non col giardino; e nel giardino l'impiego dei materiali dev'essere organico […] Il progetto integrativo va spinto a fondo, ed è auspicabile e necessaria la cooperazione tra architetto, architetto dei giardini e artista plastico per l'introduzione di opere d'arte nel giardino moderno, tali da costruire un commento consapevole e culturalmente avvertito all'intera composizione.».
Giulio Morgan, Un architetto paesaggista: giardini residenziali di Ferrante Gorian, in "L'Architettura. Cronache e storia", n. 88, anno VIII, febbraio 1963, p. 674
«Trasformare il mondo in un giardino è un'attività filosofica dallo sforzo teorico vano se non viene accompagnata e sorretta dalla volontà d'azione per la ricerca di un mondo migliore. Mondo sono i luoghi concreti di vita, cantieri perenni dell'esistenza, dell'abitare e costruire incessantemente per esistere. Il filosofo, secondo l'insegnamento kantiano, risponde a queste tre domande legate al nostro tema: cosa posso conoscere? Conoscenza; cosa posso fare? Essere attivo per la ricerca di un mondo migliore; cosa posso sperare? Giardino, metafora della qualità. Speranza di un mondo migliore.»».
Massimo Venturi Ferriolo, Oltre il giardino. Filosofia di paesaggio, Einaudi editore, Torino, 2019, p. 11
Ferrante Gorian (Gorizia, 1913-Treviso, 1995) è tra i primi architetti paesaggisti italiani, formatosi prima alla Scuola di Pomologia dell'Istituto Agrario di Firenze (1933) e successivamente laureandosi in Architettura del Paesaggio all'Università di Apeldoorn nel 1951.
Durante gli anni fiorentini instaura un'amichevole collaborazione con l'arch. Pietro Porcinai e dal 1939 inizia a collaborare con il vivaio Van den Borre di Treviso.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Gorian ottiene un contratto come assistente presso la Dirección de Paseos Públicos de Montevideo (Uruguay) ed entra in contatto con gli architetti Roberto Burle Marx, Lucio Costa e l'artista Lino Dinetto.
Le influenze e la vivacità culturale dell'esperienza sudamericana nutrono i suoi successivi progetti una volta rientrato in Italia nel 1961, stabilendo il proprio studio di architettura del paesaggio a Treviso.
L'attività professionale di Gorian si articola in diverse collaborazioni, in particolare con lo Studio Davanzo e con l'arch. Luciano Gemin a Treviso, che gli permetteranno di misurarsi nella progettazione di giardini privati, con il Comune di Gorizia, in qualità di direttore dei Parchi e Giardini pubblici, ed infine con numerosi vivai (Van den Borre, Priola, San Michele del Tagliamento).
Inoltre, grazie al suo impegno nell'associazionismo dell'IFLA (International Federation of Landscape Architects) e AIAPP (Associazione italiana architetti del paesaggio), Gorian assume un ruolo rilevante nel dibattito della cultura del progetto dei giardini, del paesaggio del verde pubblico e della sostenibilità ambientale. L'archivio professionale di Ferrante Gorian, composto di disegni, fotografie, documenti e materiali a stampa, è stato donato all'Archivio Progetti nel 2018 dagli eredi Alberto, Fabio, Fiorenza, Giorgia che curano il sito-blog Ferrante Gorian
1-2-3. F. Gorian, Proprietà Elbio Strauch Garicoche, Montevideo, Uruguay, anni '50
4-5-6. F. Gorian, Giardino residenziale pubblicato su "L'Architettura" n. 88 (1963), Montevideo, Uruguay, anni '50
7-8. F. Gorian, Sistemazione della villa "Il Faggio" a Revigliasco (TO), committente Rosy Rivetti, 1968
9-10. F. Gorian, Sistemazione della villa "Il Faggio" a Revigliasco (TO), committente Rosy Rivetti, 1968
11-12. F. Gorian, Progetto del verde della villa "La Quietissima" a Olmi di San Biagio di Callalta (TV), 1969-70
13-14. F. Gorian, Sistemazione della villa a Quinto (TV), committente Giovanni Marcon, 1978
15-16. F. Gorian, Proposta di sistemazione del verde a San Biagio di Callalta (TV), committente Arturo Bin, 1978-87
17-18. F. Gorian, Proposta di sistemazione del verde a San Biagio di Callalta (TV), committente Arturo Bin, 1978-87
19-20. F. Gorian, Giardino di Francesco Brandolin a Treviso, anni '80
21-22. F. Gorian, Sistemazione del giardino della villa a Sant'Elena di Silea (TV), committente Luciano Gemin, 1986-88
23-24. Alberi nelle città, disegno presentato da F. Gorian al convegno del master Architettura Natura, promosso dall'Ordine degli architetti di Treviso, 15 settembre 1994.
a cura di Sabina Carboni
«Una sedia, una lampada, un vaso, il disegno di un pavimento: è difficile in essi distinguere la forma tecnica, la ragione logica e produttiva, dal carattere domestico e familiare, da un'immagine ereditata e nota sino a diventare consueta, parte costruttiva del paesaggio della casa e della mente. Razionalità e familiarità si mescolano e si sovrappongono sino a coincidere. Così accade che oggetti d'uso – la loro logica, la loro essenzialità – e oggetti d'affezione – la loro capacità evocativa, il loro rapporto con la vita – finiscano per identificarsi in uno stesso mondo di forme, funzioni, e ricordi».
Intervista a Luca Meda, a cura di Clara Mantica, in “Gap Casa” n. 17, 1983, pp. 56-63
«Traccio uno schizzo e mi succede di scoprire un mobile. Sembra un procedimento casuale, ma la casualità è piena di ragioni segrete […] Spesso penso che mi piacerebbe aver disegnato una sola sedia o un solo tavolo, una sola scrivania o un solo mobile, purché corrispondano a ragioni profonde».
Intervista a Luca Meda, in Raffaella Laviscio, Come nasce un elemento d'arredo. Analisi di alcuni progetti realizzati per Molteni&C, tesi di laurea, relatore Gianni Ottolini, Politecnico di Milano, anno accademico 1997-1998
Luca Meda nasce il 26 luglio 1936 a Chiavari, dove la sua famiglia passa le vacanze, ma il suo profondo legame è con Milano.
Con Aldo Rossi e con Gianugo Polesello apre negli anni Sessanta lo studio in Corso Porta Vigentina, e insieme partecipano a molti concorsi di architettura. Dalla fine degli anni Settanta Luca Meda si dedica al design e alla progettazione in serie. Collabora con Radiomarelli disegnando apparecchi radio e televisori, e con Girmi, per la quale progetta piccoli elettrodomestici.
Dal 1968 inizia la sua trentennale collaborazione con Molteni&C avviando un percorso nel quale sempre più si troverà a rappresentare l'immagine stessa della ditta, diventandone di fatto art director e progettando una serie di mobili divenuti icone del design.
Nel frattempo per circa tredici anni collabora anche con l'atelier d'arredamento Bruno Longoni, progettando letti, comodini, librerie e sedie, caratterizzati dall'utilizzo di materiali innovativi come l'ardesia, il cuoio, la tela olona. Meda muore prematuramente a Milano il 16 ottobre 1998.
L'archivio di Luca Meda è stato affidato dalla famiglia all'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia nel 2013; l'Archivio gli ha dedicato l'opera Luca Meda Architecture, Design, Drawing, edita da Silvana Editoriale.
Questo petit tour presenta alcuni schizzi di sedie e divani, tavoli e sistemi d'arredo, immaginati nella loro dimensione domestica, spesso affacciati su scorci di paesaggi d'affezione: Milano, l'isola d'Elba o l'entroterra ligure.
1. Donne con chaise longue Les beaux jours e paesaggio marino, circa 1985
2. Mobile porta televisore Rondò e chaise longue Les beaux jours, 1989
3. Poltrona Passatempo, 1992
4. Poltrona Miramare, circa 1992
5-6. Tavolo Capotavola e sedia Risiedo, 1988
7. Poltrona Vivette e paesaggio: guardiola sul promontorio dell'Isola d'Elba, 1989
8. Tavolino Poggio e paesaggio: guardiola sul promontorio dell'Isola d'Elba, 1989
9. Sedie Viavai e casa nell'entroterra ligure, 1992 circa
10. Sedia e divano Viavai, 1992 circa
11-12. Mobile contenitore Portafinestra, 1989
13. Poltrona Vivette e tavolino Poggio con scorcio di Piazza Santo Stefano, Milano 1989
14. Tavolino Poggio e scorcio di Piazza Santo Stefano, Milano 1989
15. Sedia con braccioli e paesaggio: guardiola sul promontorio dell'Isola d'Elba, s.d.
16. Collaboratore dello studio Ghego da Pozzo seduto sul tavolino-sgabello Poggio, con la moglie in attesa del figlio Tommaso, 1989
17. Donna su poltrona Vivette in riva al mare, sullo sfondo guardiola sul promontorio dell'Isola d'Elba, 1989 circa
18. Donne in riva al mare sedute intorno al tavolino Saliscendi, 1989 (progetto non realizzato)
19. Donna in riva al mare su divano Erede realizzato per Arflex, 1988
20. Donna su divano con bracciolo inclinabile, 1994
21. Soluzione d'arredo con serie Raster e divano Pivetto, 1982 circa
22. Interno con serie 505, 1988 circa
23. Orologio della serie Chiosco, 1992
24. Tavolo per la cucina Banco, 1994
a cura di Aurora Pizziolo
«Per tre ragioni dedichiamo questo intero fascicolo al "Centro di servizi sociali e residenziali" dell'Olivetti a Ivrea: si tratta di un'opera eccezionale, nella quale convergono, interpretate con intelligenza, tutte le invarianti del linguaggio architettonico moderno; costituisce un esemplare intervento all'interno di un tessuto storico; last but not least, segna una tappa significativa nella gloriosa storia delle iniziative architettoniche olivettiane […]».
Bruno Zevi, Centro di servizi sociali e residenziali Olivetti ad Ivrea, in "L'architettura. Cronache e storia", n. 249 (1976), p.130.
«Molti ci dicono che il nostro complesso sarebbe stato meglio a New York, a Tokio, al massimo a Milano piuttosto che a Ivrea. Lo fanno per farci un complimento e di questo li ringraziamo, ma ci dispiace contraddirli. Lì sarebbe stato facilmente frainteso nel consumismo. Qui siamo sicuri di no».
Iginio Cappai e Pietro Mainardis, Centro di servizi sociali e residenziali Olivetti ad Ivrea, in "L'architettura. Cronache e storia", n. 249 (1976), p.134-186.
Nel luglio 1976 la rivista Architettura. Cronache e storia pubblica un numero monografico dedicato al Centro servizi sociali e residenziali Olivetti di Ivrea. Il complesso, noto più comunemente come la Serra, è l'esito del progetto concepito tra il 1967 e il 1975 dagli architetti veneziani Iginio Cappai (1932-1999) e Pietro Mainardis (1935-2007).
Il consistente corpus fotografico che accompagna gli articoli di questo numero reca la firma di uno dei più importanti fotografi italiani dal secondo dopoguerra in avanti, Gianni Berengo Gardin (1930), che collabora regolarmente con la Direzione Pubblicità e Stampa di Olivetti dal 1965 al 1990.
Questo Petit tour di Aurora Pizziolo, dottoranda Iuav in Storia dell'architettura, ci offre l'opportunità di osservare la relazione tra fotografia e architettura, attraverso le immagini, alcune ancora inedite, conservate nel fondo archivistico dello Studio Cappai-Mainardis.
Oltre a valorizzare le collezioni Iuav, questa mostra online si pone l'obiettivo di diffondere una profonda attenzione su quest'episodio della cultura industriale e architettonica Olivetti, il cui sguardo di Berengo Gardin diviene segno e racconto con una risonanza internazionale, contribuendo ad annoverare la Serra tra le architetture che meritano un approfondimento attraverso progetti di ricerca, studio, tutela e conservazione.
Tutte le immagini sono di Gianni Berengo Gardin e sono conservate nel fondo Studio Cappai-Mainardis
© Università Iuav di Venezia, Archivio Progetti © Gianni Berengo Gardin.
a cura di Roberta Albiero e Renato Capozzi (con la consulenza di Anna Buonaiuto)
«La pretesa architettonica dei temi qui trattati mira a rendere evidenti le possibilità, per gli interventi contemporanei, di riprendere il filo interrotto della storia, in rispetto alla costruzione della città e della sua architettura. Nella nostra concezione della città contemporanea la città della storia entra, con le sue particolarità e stratificazioni, come una delle sue parti. Per questo dobbiamo imparare a conoscerla, a selezionarla e a riprogettarla dal suo interno, con la sua lingua, rendendola presente e parte di tutta la città. […] Oggi più che mai, quel tipico processo moderno di chiarimento e trasgressione del palinsesto storico delle vecchie città, deve tornare a mostrarsi e misurarsi con la materia assunta: deve esibire le rinvenibili strutture e regolarità esistenti su cui lavorare».
Salvatore Bisogni (Napoli 1932-2018) Si laurea con Agostino Renna in Architettura a Napoli nel 1965, con ls tesi "Introduzione ai problemi di disegno urbano nell'area napoletana". Ha insegnato alla facoltà di Architettura di Palermo dal 1970 al 1976, dal 1977 al 2007 a Napoli. Ha fatto parte dei collegi dei docenti dei Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica di Venezia e Milano. Nel 2008 è stato insignito del "Premio del Presidente della Repubblica per l'Architettura" su proposta dell'Accademia di San Luca. Suoi progetti fanno parte della collezione del Centre Pompidou di Parigi, nel 2018 l'archivio "Salvatore Bisogni-Anna Buonaiuto" è stato donato all'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia. Dopo la sua scomparsa gli sono state dedicate nell'ambito di alcune iniziative promosse dal DIARC della Federico II di cui l'ultima di concerto con lo Iuav le seguenti pubblicazioni: D. Vitale, Salvatore Bisogni. Architetture immaginate, Clean, Napoli 2019, R. Capozzi (a cura di), Il contributo e l'eredità di Salvatore Bisogni, FAM Quaderni, n.01, Festival dell'Architettura Edizioni, Parma 2019; C. Orfeo (a cura di), Salvatore Bisogni. Schizzi, disegni e modelli, Clean, Napoli 2019. L'archivio Mostre dello Iuav, in relazione alla donazione dell'archivio aveva programmato la mostra: "Salvatore Bisogni. Napoli. La Forma Della Città". La mostra, a cura di R. Albiero e R. Capozzi (con C. Orfeo e P. Nunziante) con la consulenza di A. Buonaiuto, rimandata a causa l'emergenza Covid-19 si terrà appena possibile.
1. Tesi di Laurea "Introduzione ai problemi di disegno urbano nell'area napoletana", Relatore G. De Luca; co-relatore F. Compagna, studio della orografia di Napoli: i crateri,1963. S. Bisogni e A. Renna.
2. Tesi di Laurea "Introduzione ai problemi di disegno urbano nell'area napoletana", Relatore G. De Luca; co-relatore F. Compagna, bozze di studio,1963. S. Bisogni e A. Renna.
3. Ingresso al Festival Nazionale de «l'Unità» a Modena, schizzo,1966. Committente: Partito Comunista Italiano (PCI). Realizzato S.Bisogni.
4. Ingresso al Festival Nazionale de «l'Unità» a Modena, studio prospettico, 1966. Committente: Direzione del Partito Comunista Italiano (PCI). Realizzato. S. Bisogni.
5. Studio per una piazza all'interno del quartiere «Zen» a Palermo. Progetto vincitore al Concorso nazionale, parzialmente realizzato F.Amoroso, S. Bisogni, V. Gregotti, H. Matsui, F.Purini, 1969.
6. Studio per una piazza all'interno del quartiere «Zen» a Palermo. Progetto vincitore al Concorso nazionale, parzialmente realizzato F.Amoroso, S. Bisogni, V. Gregotti, H. Matsui, F.Purini, 1969.
7. Progetto di un villino e di un ristorante a S. Maria di Castellabate (Salerno), studi preliminari, 1969. S. Bisogni.
8. Progetto di un villino e di un ristorante a S. Maria di Castellabate (Salerno), studio del profilo, 1969. S. Bisogni.
9. Primo progetto per il quartiere Montecalvario a Napoli, parte di una ricerca CNR del 1972, presentato alla XV Triennale di Milano, mostra «Architettura razionale», veduta, 1973. S. Bisogni con A. Buonaiuto, A. Cantone, F. Messina, E. Rizzo
10. Primo progetto per il quartiere Montecalvario a Napoli, parte di una ricerca CNR del 1972, presentato alla XV Triennale di Milano, mostra «Architettura razionale», prospettiva, 1973. S. Bisogni con A. Buonaiuto, A. Cantone, F. Messina, E. Rizzo
11. Studi per una Chiesa a Salemi (Trapani) foglio di schizzi, 1975-77. S. Bisogni
12. Studi per una Chiesa a Salemi (Trapani) foglio di schizzi, 1975-77. S. Bisogni
13. Mercatino rionale e centro sociale a Sant'Anna di Palazzo a Napoli, studi preliminari, 1980. Committente: Comune di Napoli. Realizzato (1980-2001). S. Bisogni, A. Buonaiuto, L. Nunziante (strutture).
14. Mercatino rionale e centro sociale a Sant'Anna di Palazzo a Napoli studio del fronte,1980. Committente: Comune di Napoli. Realizzato (1980-2001). S. Bisogni, A. Buonaiuto, L. Nunziante (strutture).
15. Piano di recupero del centro storico di Lioni (Avellino) e Piano di edilizia economica e popolare, pianta e volo d'uccello 1982. Convenzione tra il Comune di Lioni e l'università degli Studi di Napoli "Federico II". Salvatore, Coll: L. Betocchi, C. Cirillo, G.T. D'Agiout, P.De Stefano, G. Lojacono, G. Muselli, L. Petrucci, Scognamiglio, G. Tornabene.
16. Progetto per il quartiere Testaccio e l'ex area industriale dell'Ostiense a Roma, veduta dall'alto,1985. Concorso a inviti «I buchi di Roma: progetti per idee», promosso dal Comune di Roma. S. Bisogni con A. Buonaiuto, A. Cantone, F. Messina. Coll.: S. Bruno, C. Curcio, F.Tedeschi.
17. Secondo progetto per il quartiere Montecalvario a Napoli, Cinquantenario della Facoltà di architettura di Napoli «Progetti per Napoli. Ventidue idee per la città», veduta a volo d'uccello ,1987. S. Bisogni con A. Farina, G. Muselli, G. Severini. Consul.: G. Rubino (trasporti); A.Oliva (economia); B. Fiorentino, P. Vollero (urbanistica).
18. Progetto per piazza Municipio e il Porto a Napoli, veduta a volo d'uccello, 1991. Ricerca nazionale Murst «Architettura e limite della città (piazza Municipio e il Porto a Napoli)». V Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia e all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. S. Bisogni con A. Buonaiuto e A. Cantone. Coll: R. Capozzi, C. Cigala, C. Curcio, P. Mitrano, G. Oliviero, F. Scivicco, G. Severini.
19. Progetto per piazza Municipio e il Porto a Napoli, veduta prospettica,1991. Ricerca nazionale Murst «Architettura e limite della città (piazza Municipio e il Porto a Napoli)». V Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia e all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. S. Bisogni con A. Buonaiuto e A. Cantone. Coll: R. Capozzi, C. Cigala, C. Curcio, P. Mitrano, G. Oliviero, F. Scivicco, G. Severini.
20. Progetto per i nuovi uffici del Parlamento di Berlino, Concorso internazionale di idee, schizzo assonometrico, 1992. S. Bisogni con A. Cantone Coll.: A. Buonaiuto, L. Lanini, P.Verde; C. Curcio, A. Scutellaro, G.Severini; R. Lanini (urbanistica).
21. Progetto per i nuovi uffici del Parlamento di Berlino, Concorso internazionale di idee, tavola con assonometrie e prospettive, 1992. S. Bisogni con A. Cantone Coll.: A. Buonaiuto, L. Lanini, P.Verde; C. Curcio, A. Scutellaro, G.Severini; R. Lanini (urbanistica).
22. Progetto per Corsico e Cesano Boscone, Milano, per la mostra «Il centro altrove» a cura di A. Monestiroli, XIX Triennale di Milano, volo d'uccello 1995. S. Bisogni con A. Farina e P. Miano. Coll: R. Capozzi, C. Curcio, P.G. Fedele, P. Mitrano, G. Oliviero, M. Zamprotta; G. Castellano e M. Como (strutture); M. Lando (fattibilità economica).
23. Progetto per la zolla dello spirito, schizzi di studio, 2002. Ricerca PRIN: «Funzione e figura delle architetture pubbliche e servizi per lo sviluppo sostenibile delle aree metropolitane: Firenze, Milano, Napoli, Mestre» Unità di Napoli: «Nuovi palazzi e servizi per la Campania Felix». Responsabile scientifico nazionale e dell'unità di Napoli: S. Bisogni.
24. Canale navigabile e arcipelago delle "zolle" dell'Area a nord di Napoli, 2003. Ricerca PRIN: «Funzione e figura delle architetture pubbliche e servizi per lo sviluppo sostenibile delle aree metropolitane: Firenze, Milano, Napoli, Mestre» Unità di Napoli: «Nuovi palazzi e servizi per la Campania Felix». Responsabile scientifico nazionale e dell'unità di Napoli: S. Bisogni.
a cura di Umberto Ferro
«Ogni progetto è un'occasione unica nel contesto e nel tempo in cui accade. Quindi è testimonianza. Sappiamo che l'architettura, o la costruzione, è attaccata al terreno e inamovibile [...] Non è il design, non è il treno o l'automobile o l'altro [...] il contesto c'è sempre. Ma è sempre un contesto in movimento, un contesto che vive nel tempo. La città è un organismo vivente. La città si trasforma e qualunque cosa che viene creata la trasforma a sua volta. L'architettura non può esistere fuori dal contesto, e questa è la sua qualità unica».
Gino Valle, cit. in V. Corvino, Abitazioni alla Giudecca di Gino Valle: riflessioni su un metodo, in "Progettazione Urbana", 1994, n. 2
Queste fotografie sono il risultato di due campagne fotografiche effettuate nel 2007 e 2012 sul complesso residenziale di Gino Valle alla Giudecca (1984-86) con l'unico scopo di indagare e comprendere quest'opera architettonica prima di accompagnarvi un gruppo di studenti del corso di fotografia (finanziato dal Fondo Sociale Europeo) dell'Università Iuav di Venezia.
Il lavoro fotografico è quindi da intendersi come una passeggiata avente come unico intento quello di individuare le peculiarità dell'opera, di osservarne le forme e le luci, in modo da poter poi introdurre gli studenti all'architettura con cognizione di causa. La domanda potrebbe essere: "perché Gino Valle?", "Perché alla Giudecca?". Tra le risposte possibili, quella che più volte ci è capitato di incontrare studenti ed ex studenti di architettura che non erano mai stati alla Giudecca e che non conoscevano questo importante intervento.
Gino Valle (1923-2003) si laurea all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia nel 1948 e entra subito nello studio del padre Provino. Grazie a una borsa di studio Fulbright, nel 1951 consegue il Bachelor of city and regional planning alla Harvard Graduate School of design a Cambridge (USA). Dalla fine degli anni '50 è consulente di product design alla Solari e Zanussi, e per quest'ultima realizza gli uffici a Porcia (1959-61).
Tra le sue opere: il Monumento alla Resistenza a Udine (1959-69), gli uffici e lo stabilimento Fantoni a Osoppo (1973-78), la sede della IBM Italia a Basiano (1980-83), la sede di New York della Banca Commerciale Italiana (1981-86), il complesso di abitazioni popolari alla Giudecca e i nuovi stabilimenti Olivetti a Ivrea (1984-86).
Nel 1972 diviene Professore Incaricato di Composizione Architettonica all'istituto Universitario di Architettura di Venezia e, nel 1977, Professore Ordinario, svolgendo attività didattica fino al 2001. Accademico Nazionale di San Luca dal 1975, riceve nel 1988 il Premio Antonio Feltrinelli per l'architettura dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Nel 1993 è insignito della Honorary Fellowship dell'American Institute of Architects e nel 2002 riceve iI Diploma di Medaglia d'Argento ai Benemeriti della Scuola della Cultura e dell'Arte conferitogli dal Presidente della Repubblica Italiana.