Felix Candela. Sports center for the government of Kuwait, 1968

a cura di Vittorio Bega

Questi disegni e le fotografie del modello riguardano lo Sports center for the government of Kuwait, redatto nel 1968 da Felix Candela e sono connessi al Fondo archivistico di Melchiorre Bega, da me donato all'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia. Ho dato questi documenti perché vorrei non andassero persi: mi sono infatti molto cari perché ricordano l'incontro con un grande personaggio, seguito da una lunga e vera amicizia durata quasi trent'anni. In quel periodo io ero un giovane collaboratore dell'architetto spagnolo, allora attivo in Messico.
Questo progetto di concorso per il Centro Sportivo Olimpico, primo nella storia di un paese mussulmano, era allora una speranza ed un'utopia: infatti non ebbe seguito. É un progetto quasi sconosciuto, che non ricordo sia presente nel grande numero di pubblicazioni dedicate ai lavori di Candela.
Il progetto è composto da uno stadio, una piscina e un palazzo dello sport. A mio avviso, l'insieme si adegua molto bene all'ambiente e al gusto arabeggiante del luogo, grazie anche alle coperture brillanti in rame della piscina e della cupola del palazzetto e alle forme orientali dello stadio scoperto.
Il concorso era per inviti, rivolto ad architetti noti anche come forti strutturisti: oltre a Felix Candela parteciparono Kenzo Tange, Pier Luigi Nervi e Richard Buckminster Fuller. Da Candela, anni dopo, seppi che il vincitore era stato lo studio di Kenzo Tange.
Nel 1970, dopo questo progetto, Candela lasciò definitivamente il Messico, penso perché, godendo di fama internazionale, credeva che il Messico non gli potesse più dare soddisfazioni: gli architetti messicani si associavano a lui infatti ormai malvolentieri perché il loro nome era secondario rispetto al suo. D'altra parte, la necessità di muoversi era forte anche per la sua seconda moglie, Dorothy, molto attiva nell'organizzare per lui conferenze ed inviti nelle università statunitensi. 


1. General Site Plan, scala 1:2000 
2. Sports Palace: Plans and Sections 
3. Sports Palace: Plans and Elevations 
4.  Sports Palace: Roof – Plans, Sections, Elevations 
5. Stadium: Main and Lower Level Plan 
6. Stadium: Seating and Roof Plan 
7. Stadium: Sections, Elevation
8. Swimming Pool: Palns, Elevation and Sections 
9. Swimming Pool: Roof Plans 
10. Modello 
11. Modello 
12. Modello 
13. Modello 
14. Modello 

Un’estate al mare. Gli interni delle vacanze nelle foto di Giorgio Casali

a cura di Silvia Cattiodoro

«[…] Quel ceto medio-borghese […] abitatore d'agiati appartamenti nelle proprie città e che qui tale e quale riproduceva (un po' più in piccolo; si sa, si è al mare) gli stessi appartamenti negli stessi enormi isolati residenziali e la stessa vita automobilistico-urbana […] era una folta Italia in tailleur e doppiopetto […]».

I. Calvino, La speculazione edilizia, (Einaudi Torino 1963), I ed. Oscar Mondadori 1994, pp. 85-86 


Negli anni ’60 la moda della vacanza, mutata da elitaria a popolare nell'immediato dopoguerra, si afferma come un rito acquisito dagli italiani divenuti ormai benestanti. 
La casa al mare non è solo il luogo dove replicare la complessa gerarchia urbana, ma stimolo alla conquista di un nuovo benessere, attraverso il perfezionamento di modelli consolidati o sperimentazioni spaziali inconsuete.
All'ascetico isolamento delle ville all'ombra della pineta, si affiancano sui litorali italiani insediamenti di seconde case con dimensioni più modeste – dall'appartamento in torre alla casa prefabbricata – i cui interni offrono comfort e innovazione esaltando i caratteri più intimi dell'abitare. 
Accanto al lusso e all'eleganza tradizionale dei Grand Hotel che nei loro panorami esclusivi puntano sull'inedita integrazione con il paesaggio, fioriscono modalità di accoglienza più democratiche in grado di accontentare la grande varietà dei vacanzieri.
Mentre la trasformazione delle coste è oggetto di una discussione sempre più accesa, i miti che erano penetrati nella quotidianità estiva – il ballo, gli acquisti, il cibo, il viaggio stesso fino alle mete balneari – si avviavano a diventare rituali imprescindibili.

Il petit tour nato dalla ricerca "Immagini di un'Italia produttiva: l'architettura e il design attraverso la fotografia", realizzata congiuntamente dall'Archivio Progetti, la Fondazione di Venezia e il Museo M9, rintraccia i modi di una nuova socialità all'interno dell'iconico immaginario visivo che Giorgio Casali costruisce in quegli anni per «Domus». 


Tutte le immagini provengono dal fondo Giorgio Casali (© Università Iuav di Venezia, Archivio Progetti) 

1. Case Rosse: il soggiorno, Arenzano, progetto di M. Zanuso, 1957-59 (foto Casali, 1960)
2. L'affaccio nella pineta della camera matrimoniale di Villa Ercole, Arenzano, progetto di Studio Ponti Fornaroli Rosselli, 1955 (foto Casali 1962)
3. L'affaccio sulla pineta dal soggiorno di Villa Schreurs, Lignano, progetto di G. Avon, 1960-61 (foto Casali, 1964) 
4. Il soggiorno di casa Arosio, Arenzano, progetto di V. Magistretti, 1956-59 (foto Casali, 1960) 
5. Casette Castellarin: semi-prefabbricazione e domesticità, progetto di G. Avon, 1957-58 (foto Casali, 1959) 
6. Il soggiorno e la la loggia degli appartamenti a Cala di Pozzo, Punta Ala, progetto di I. Gardella con A. Mazzoni, D. Giucciardi, V. Sonzogni, 1962-66 (foto Casali, c. 1965)
7. Oculo di illuminazione naturale nel basamento della Torre Ariston, Lignano, progetto di G. Avon con S. Zorzi, 1960-63 (foto Casali, 1964)
8. La galleria commerciale della Torre Ariston, Lignano, progetto di G. Avon con S. Zorzi, 1960-63 (foto Casali, 1964)
9. Soggiorno all'aperto dell'Albergo Punta S. Martino, progetto di I. Gardella, M. Zanuso, 1956-58 (foto Casali, 1958)
10. Hotel Abi d'Oru, Marinella d'Olbia, progetto di G. Polo, G. Pericoli, 1961-63 (foto Casali, 1964)
11. Area soggiorno e bar dell'hotel Gusmay, Manacore, progetto di M. D'Olivo, 1959-63 (foto Casali, 1964)
12. Reception del Grand Hotel Europa Palace, Anacapri, progetto di G. Frattini, 1960 (foto Casali, s.d.)
13. Ponte sulle dune dal soggiorno del Grand Hotel Pineta Palace alla spiaggia, Lignano, progetto di G. Avon, 1956-58 (foto Casali, 1959)
14. Albergo Punta S. Martino: vista dalle terrazze, progetto di I. Gardella, M. Zanuso, 1956-58 (foto Casali, 1958)
15. La sala del ristorante "Il Portichetto" nella Piazzetta di Arenzano, progetto di I. Gardella, A. Castelli Ferrieri, 1957-59 (foto Casali, 1960)
16. Sala da pranzo della casa per ferie ATM, Bordighera, progetto di G. De Carlo, 1961 (foto Casali, s.d.)
17. Colonia marina Olivetti: gli spazi gioco porticati nella pineta, Marina di Massa, progetto di A. Fiocchi, O. Cascio, 1948-51 (foto Casali, c. 1960) 
18. Colonia marina Olivetti: la sala mensa, Marina di Massa, progetto di A. Fiocchi, O. Cascio, 1948-51 (foto Casali, c. 1960) 
19. Lounge bar del Grand Hotel Europa Palace, Anacapri, progetto di G. Frattini, 1960 (foto Casali, s.d.)
20. Ristorante nel complesso residenziale di Punta Ala, progetto di I. Gardella con A. Mazzoni, D. Giucciardi, V. Sonzogni, 1962-66 (foto Casali, c. 1965)
21. Night club "Barracuda" Santa Margherita Ligure, progetto di G. Host Ivessich, 1953 (foto Casali, 1953)
22. Club privato "Tavernetta Salvetti", Recco, progetto di G. Frattini, 1970 (foto Casali, 1970)
23. Boutique Emilio Pucci, Portofino, progetto di G. Frattini, 1969 (foto Casali, 1969)
24. Il piano ristorante dell'autogrill prefabbricato Sculponia a Casteggio (PV), progetto di C.M. Casati, G. Lava, 1965 (foto Casali, 1966)

L’obiettivo dell’architetto: Enrico Peressutti viaggiatore e fotografo

a cura di Serena Maffioletti

«It would be very important for opening the eyes to history, human life, on why some forms - some architectural forms - are as they are. And then they should come back to the school and - I don't want to say, be a teacher - just give the other students their opinions, show them what they saw and what they learned abroad. 
I think that this could be a valuable discussion among the students: it would produce the sense of growing, the sense of limits, or no limits, to life». 
Nella conferenza tenuta alla Princeton University nel 1953 Enrico Peressutti suggeriva agli studenti di compiere grandi viaggi «for improving the sense of criticism and, in order to encourage stronger convinctions, it would be good to give the students more opportunity of discussion» 

Enrico Peressutti, intervento a Architecture and the University, Preecedings of conference held at Princeton University, 11-12 dicembre 1953, pp. 60-61 


Enrico Peressutti ha viaggiato, fotografato, disegnato, progettato e costruito nei molti paesi dove l'architettura viveva i suoi momenti più fertili del dopoguerra.
Insegnò per diversi anni negli Stati Uniti, attivando, come primo architetto italiano affermato, un dialogo intenso tra quella cultura e la nostra, attraverso corsi, conferenze, mostre, progetti, viaggi e amicizie.
Fortemente impegnato nella professione entro il gruppo BBPR, non insegnò in Italia se non per un brevissimo periodo: conseguita la libera docenza in Composizione architettonica nel 1955, l'architetto, ormai tra i protagonisti della scena milanese e con la Torre Velasca in costruzione, collaborò per tre anni con il direttore dello Iuav, Giuseppe Samonà: segno di reciproco riconoscimento e di stima. 

Il Petit Tour ripercorre alcune tappe della vita artistica di Peressutti: gli anni trenta-quaranta nella tensione tra realismo e metafisica; gli anni quaranta come militare nella campagna di Russia e come cittadino attonito per i bombardamenti di Milano; la ricerca di una nuova architettura nelle radici delle culture abitative spontanee; i molti viaggi e le molte amicizie

Due vele come riparo. Villa von Saurma a Termini di Sorrento di Bruno Morassutti (1962-64)

a cura di Mattia Cocozza

«Ho creduto e vi invito a credere tuttora nella necessità della ricerca innovativa, al di là e al di sopra di mode, stili e luoghi comuni; nella costante ricerca della 'qualità' del progetto e nel controllo del suo sviluppo fin oltre il dettaglio».

Bruno Morassutti, Presentazione, in Francesco Scullica, Bruno Morassutti: quattro realizzazioni, un percorso metodologico , Franco Angeli, Milano 1999 


Due bianche vele dall'intradosso convesso si librano, come sospese, su recinti di pietra locale e vetro nel progetto di Bruno Morassutti con Aldo Favini (1962-64) per villa von Saurma a Termini di Massa Lubrense.
I due leggiadri diaframmi orizzontali a pianta quadrata, vessillo dell'innovazione tecnica del cemento armato e della lezione appresa dal maestro Frank Lloyd Wright, offrono in tal modo uno straordinario riparo all'uomo moderno, inquadrando la prospiciente distesa di mare dominata dall'isola di Capri. Ciascuna sorretta da quattro pilastri a pianta circolare, le piastre di copertura rettificano, pur senza alterarlo, il profilo accidentato del costone calcareo, abitato dalle tradizionali costruzioni lapidee, sapientemente tramutate in podio e basamento della villa.
Il limite tra interno ed esterno si confonde all'ombra delle aggettanti vele, naturalmente protese verso il mare, e villa von Saurma reinventa così il luogo su cui sorge, coniugando autenticità materica, chiarezza figurativa e sincerità tettonica. 

Questo Petit tour è l'esito della call for action 2021 rivolta agli studenti e dottorandi dell'Università Iuav di Venezia con l'obiettivo di far conoscere e valorizzare le collezioni Iuav attraverso la realizzazione di un Petit tour. Mattia Cocozza, dottorando di ricerca in Composizione Architettonica presso l'Università Iuav di Venezia, ha scelto come focus d'indagine la villa von Saurma a Termini di Sorrento esplorando sia l'archivio di Bruno Morassutti, sia l'archivio fotografico di Giorgio Casali, entrambi disponibili dal nostro catalogo online. 


1. Foto di Giorgio Casali, 1965
2. Foto di Giorgio Casali, 1965
3. Foto di Giorgio Casali, 1965
4. Foto di Giorgio Casali, 1965
5. B. Morassutti, terrazzamenti e sostruzioni, sezione di studio, 1962
6. B. Morassutti, terrazzamenti e sostruzioni, schizzo di studio, 1962
7. B. Morassutti, studio della composizione planimetrica,1962
8. B. Morassutti, studio della composizione planimetrica, 1962
9. Le ‘vele’ protese verso il mare, foto di Giorgio Casali, 1965
10. La vista su Capri dalla villa, foto dal fondo di Bruno Morassutti, 1965
11. Vetrata, foto dal fondo di Bruno Morassutti, 1965
12. La vista su Capri dalla villa, foto dal fondo di Bruno Morassutti, 1965
13. B. Morassutti, sezione di studio, 1962
14. B. Morassutti, pianta, 1963
15. B. Morassutti, pianta, 1963
16. B. Morassutti, profili laterali, 1963
17. B. Morassutti, configurazione volumetrica della villa, 1963
18. Il modello della villa, foto di Giorgio Casali, 1965
19. Terrazza, foto di Giorgio Casali, 1965
20. Dettaglio, foto dal fondo di Bruno Morassutti, 1965
21. Vista del salone, foto dal fondo di Bruno Morassutti, 1965
22. Il salone a doppia altezza, foto dal fondo di Bruno Morassutti, 1965
23. Il salone a doppia altezza, foto dal fondo di Bruno Morassutti, 1965
24. Il salone a doppia altezza, foto dal fondo di Bruno Morassutti, 1965 

Il Gallaratese di Carlo Aymonino

a cura di Umberto Ferro e Luca Pilot

progettisti: Carlo Aymonino, Maurizio Aymonino, Alessandro De Rossi, Inis Massarè collaboratori: Giorgio Parlepas, Giancarlo Vaccher, Angelo Marcelli. Milano, 1967-70 


«La città contemporanea: non esiste, se si assumono come parametri di giudizio quelli propri della progettazione architettonica. Esistono infatti una serie di fenomeni urbani che si sono costituiti o vanno costituendosi al di fuori o ignorando detti parametri, in particolare per quanto riguarda la 'qualità abitativa' (economica e non), che percentualmente è la parte di gran lunga maggiore di ogni estensione urbana contemporanea. Esistono all'interno di tali fenomeni alcuni esempi parziali (progetti e realizzazioni) che indicano alcune linee di ricerca o suggeriscono alcune soluzioni formali che possono costituire in un futuro più o meno prossimo gli elementi fondativi di una nuova struttura urbana, intesa non più come un tutto unitario, morfologicamente riconoscibile, o come un agglomerato indifferenziato, morfologicamente non rilevabile, ma come un insieme di parti, ciascuna riconoscibile nella sua forma 'parziale' in quanto relazionata ad un 'insieme'.
Tali esempi parziali tendono a rifondere in progettazioni unitarie la destinazione 'abitativa' (o residenziale) con altre, differenti, destinazioni d'uso urbane: non solo quindi con i servizi direttamente connessi all'abitare – quali i negozi di prima necessità, le scuole materne e gli asili, i campi di gioco ecc. – ma anche con quelli più complessi dello studio, dello scambio e dello svago, senza peraltro investire ancora le destinazioni del lavoro, se si eccettuano alcune, molto parziali, di carattere terziario.
[…]
Modello generale e soluzione specifica: la ricchezza di occasioni 'esemplari', impostate dall'architettura degli ultimi cinquant'anni, è stata quasi sempre ottenuta mediante la messa a punto di modelli.
"Il s'agit donc… d'un prototype, à vrai dire d'une proposition formelle de conditions de vie pour la civilisation machiniste présente", afferma Le Corbusier nel presentare l'Unité d'habitation de grandeur conforme per 1.600 abitanti, realizzata per la prima volta a Marsiglia.
Il modello non è in relazione con il luogo o con il preesistente, ma con se stesso, con la realizzazione di se stesso. Ne discendono i problemi di individuazione degli elementi standardizzabili, della loro combinabilità, della loro costruzione in serie (prefabbricazione). Il modello può anche inserire, nella propria 'necessità' condizioni d'uso più articolate di quella strettamente monofunzionale (nell'Unité, nella sua forma architettonica, sono compresi l'asilo, i negozi, alcuni dei servizi indispensabili all'abitare), tuttavia i rapporti tra le destinazioni d'uso sopra elencate sono assai semplici e stabiliti una volta per tutte: il problema è quindi quello della massima del modello stesso.
Ma è su tale ricchezza di soluzioni formali e sulla contemporanea difficoltà a realizzare modelli indifferenziati, che oggi possono prevedersi soluzioni specifiche, quindi notevolmente diversificate nei 'luoghi' della loro applicabilità.
Soluzioni che recuperino in parte i dati morfologici del modello, ma che contemporaneamente ne annullino gli aspetti astratti con i dati concreti del luogo, del preesistente, del possibile 'pezzo' di città diversa, rimettendo in gioco – nel loro insieme – i rapporti morfologici e tipologici».

Carlo Aymonino, 1970 


Con questo Petit Tour dedicato ad un'opera magistrale dell'autore e un caposaldo dell'architettura italiana desideriamo ricordare Carlo Aymonino (1926-2010), rifondatore della Scuola di Venezia nella continuità/discontinuità con la lezione di Giuseppe Samonà, nel dialogo con Aldo Rossi e con i membri del Gruppo Architettura, l'insieme di docenti Iuav impegnato in un nuovo approccio teorico-operativo, il cui manifesto furono il Piano e le architetture per la città di Pesaro. Docente dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia dal 1963 al 1981 e rettore dal 1974 al 1979, ne indirizzò fortemente la didattica verso gli studi urbani e verso l'impegno progettuale per la città contemporanea, configurando l'identità dello Iuav come Scuola, aperta ad un'intensa dimensione relazionale tanto internazionale quanto incisiva nella città di Venezia.
L'Archivio Progetti è custode del fondo archivistico Aymonino-Barbini (Studio di Venezia) e Aymonino (Studio di Roma). 

Giuseppe Torres

a cura di Riccardo Domenichini

«Io lo vedo questo archigimnasium grandioso, dove dovrebbero vivere in comunione di vita spirituale ed attiva tutti gli artisti, architetti, pittori, scultori, musicisti, letterati: la vedo come una grande palestra classicamente greca, dove ognuno tempererebbe i muscoli per la lotta della vita forte, dove lo spirito si innalzerebbe come una fiamma ardente arrivando ad una completa cultura umanistica senza sforzo, per conseguenza logica di vita e di comunione: in cui tutti imparerebbero l'armonia dei suoni e quella dei colori; l'armonia delle forme e quella delle linee, arrivando a comprendere insieme la profondità dei poeti e dei filosofi». 

G. Torres, Architettura o ingegneria?, in “La Gazzetta di Venezia”, 7 febbraio 1897 


Giuseppe Torres (Venezia, 1872-1935) si forma presso il R. Istituto di Belle Arti di Venezia, dove studia architettura con Giacomo Franco e ornato con Augusto Sezanne. Professore di disegno architettonico nel 1892 e di ornato nel 1893, grazie alle vittorie in alcuni concorsi ottiene immediata notorietà e positivi apprezzamenti che lo accostano a Raimondo D'Aronco e Gino Coppedè. Nella prima fase della sua attività, in parte condotta con il fratello Duilio, si muove soprattutto nell'ambito dello storicismo e del liberty, mentre più avanti, soprattutto con le partecipazioni ai concorsi degli anni Trenta, si avvicina al linguaggio razionalista.
Dal 1927 è docente nei corsi di Arte sacra e di Restauro dei monumenti all'Istituto superiore di Architettura di Venezia. 


1-2. G. Torres, Gimnasium. Progetto di concorso per il pensionato artistico, 1895 
3-4. G. Torres, Progetto per una nuova cantoria nella Basilica del Santo a Padova, 1901 
5-6. g. Torres, Progetto per il cimitero di Mantova, 1906-07 
7-8. G. Torres, La casa del silenzio e la casa del poeta, 1908 
9-10. G. Torres, Studi di placche per vetrate legate a piombo, c. 1910 
11. G. Torres, Andito Stucchi. Progetto di arredamento, c. 1914 
12. G. Torres, Cappella Cerutti nel cimitero di Venezia, 1912 
13-14. G. Torres, Concorso CIGA Hotels per ville al Lido di Venezia, 1914 
15-16. G. Torres, Progetto di concorso per il monumento ai caduti del comune di Spilimbergo, d. il 1918 
17-18. G. Torres, Progetto per un faro commemorativo nell'isola di San Giorgio a Venezia, d. il 1918 
19-20. G. Torres e C. Keller, Progetto di concorso per il fabbricato viaggiatori della stazione di S.M. Novella a Firenze, 1933 
21-22. G. Torres, C. Keller e G. Bonzio, Progetto di concorso per il Palazzo del Littorio e della Mostra della rivoluzione fascista in via dell'Impero a Roma, 1934 
23-24. G. Torres e C. Keller, Tempio Votivo al Lido di Venezia, 1918-35 

Colori delle donne. Le progettiste italiane dal fondo di Giorgio Casali

a cura diSerena Maffioletti, Raimonda Riccini e Teresita Scalco

«Io vorrei che tutti cominciassimo a sognare e progettare un mondo diverso. Un mondo più giusto. Un mondo di uomini e donne più felici e più fedeli a se stessi. Ecco da dove cominciare: dobbiamo cambiare quello che insegniamo alle nostre figlie. Dobbiamo cambiare anche quello che insegniamo ai nostri figli». 

Dovremmo essere tutti femministi, Chiamamanda Ngozi Adichie (Einaudi, 2015) 


Raccontare il contributo delle donne nella cultura del progetto è un lavoro di ricerca e mappatura ancora in fieri, dove si alternano nomi noti ad altri in ombra, con biografie lacunose o addirittura assenti. Molte di loro sono state pioniere di trasformazioni radicali ed ispiranti per le nuove generazioni di progettiste: per questo l'Archivio Progetti dell'Università Iuav ha interrogato il fondo del fotografo milanese Giorgio Casali per portare alla luce i colori brillanti dei loro progetti d'interni, di tessuti, abiti, oggetti, spazi. 

Colori delle donne nasce da questa indagine tematica traducendosi in un percorso espositivo online e nel video, realizzato da Massimiliano Ciammaichella sul concept di Serena Maffioletti, Raimonda Riccini e Teresita Scalco, con il quale l'Archivio Progetti Iuav ha aderito ad Archivissima, Festival degli Archivi e a La notte degli Archivi, che si svolgerà online il 5 giugno 2020 sui nostri rispettivi canali social. Questa quarta edizione è dedicata al tema delle "Donne", protagoniste di storie di cambiamento e trasformazione. 
 

Vitalità quotidiana. La fotografia industriale di Mauro Masera

a cura di Aurora Concolato e Enrica Scarpa

realizzato nel corso magistrale "Metodologie della ricerca: fonti, reti, archivi" di Rosa Chiesa 

 

«[...] Negli anni sessanta, […] dove i prodotti sembrano poter divenire strumento per il raggiungimento di nuove forme di libertà, emancipazione e modi di vivere, Masera mostra una particolare attitudine e dimestichezza nel fotografare i prodotti delle aziende di arredamento, accompagnandoli di frequente con la presenza della figura umana, in una modalità che supera la semplice presentazione della forma e della funzione degli stessi, delineando invece inedite opportunità e modalità d'impiego».

Alberto Bassi e Carlo Masera (a cura di), Mauro Masera. Fotografo del design italiano (1957-1992), Archivio Progetti, Università Iuav di Venezia, Universalia, 2019, p. 22.

 

Al celebre fotografo milanese, Mauro Masera (1934 – 1992) va il merito di aver fatto conoscere il design industriale italiano degli anni cinquanta, attraverso la sua corposa attività professionale.
Da giovanissimo entra in contatto con importanti figure nel mondo della grafica – Michele Provinciali, Erberto Carboni e Pino Tovaglia, per citarne alcuni – e con architetti e designer, collaborando con le più significative aziende italiane del tempo, in particolare con Tecno, il cui straordinario linguaggio visivo adottato venne premiato nel 1989 con il Compasso d'Oro.
Da ricordare i suoi numerosi still life per Alessi, Cassina, C&B, Fontana Arte, Zanotta, etc, e il suo impegno nelle più significative riviste di design, come "Abitare" e "Ottagono". 

Le immagini selezionate cercano di restituire l'esito di un'intensa attività professionale di una figura di grande rilievo.
Masera riflettere in immagini fotografiche lo stile di una società moderna e in rapida trasformazione. I suoi lavori si differenziano per la profonda attenzione alla composizione scenografica e al dettaglio degli oggetti: gli spazi sono organizzati facendo dialogare e interagire i prodotti industriali e le figure umane, trasformando i limiti degli scatti statici in immagini quasi vitali che restituiscono aspetti della vita quotidiana. 

L'archivio del fotografo milanese Mauro Masera è stato donato dalla famiglia all'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia nel 2017. 

 

Questo Petit Tour è uno degli esiti del progetto didattico curato da Rosa Chiesa realizzato dalle studentesse nell'ambito del corso magistrale "Metodologie della ricerca: fonti, reti, archivi" della laurea magistrale in Design del prodotto, della comunicazione e degli interni. 

1. Autoritratto di Mauro Masera sul set fotografico per il calendario Photo Center, 1968 (foto Masera)
2. Michele Provinciali, Achille e Pier Giacomo Castiglioni e Dino Gavina e la poltrona Sanluca sotto il portico della Chiesa di San Luca a Bologna, 1960 (foto Masera)
3-4. Pubblicità Arflex "Sediamoci ogni tanto", 1973 (foto Masera)
5-6-7. Riproduzione Bruxelles, 1958 (foto Masera)
8. DD Electric, 1961 (foto Masera)
9-10. Servizio fotografico per la poltrona "Throw away" Zanotta per "Abitare", n. 58, 1967, (foto Masera)
11. Buxtom materasso gonfiabile, 1959 (foto Masera)
12. Pubblicità per Frigerio, poltrona "Girasole", 1971 (foto Masera)
13. Pubblicità Arflex: pagine Agnoli, divano con famiglia, 1969 (foto Masera)
14. Servizio fotografico sui mobili pieghevoli per "Abitare", n. 46, 1966 (foto Masera)
15-16. CPV: Remington, 1958 (foto Masera)
17-18. Poltrona Carlotta di Afra e Tobia Scarpa per Cassina, 1967 (foto Masera)
19-20. Pagine pubblicitarie della poltrona Bobo di Cini Boeri per Arflex in "Ottagono", 1967 (foto Masera)
21-22. Pubblicità Miù, poltrona, 1970 (foto Masera)
23. Pubblicità Arflex "Sediamoci ogni tanto", 1973 (foto Masera)
24. Divano Lombrico di Marco Zanuso per C&B, 1967 (foto Masera)

Luce in equilibrio. La fotografia di architettura di Diego Birelli

a cura di Teresita Scalco

«Si deve sentire il cielo»
annotazione manoscritta di Diego Birelli al verso di una fotografia

 

L'archivio di Diego Birelli (Asti 1934 - Venezia 2011) riserva molteplici spunti d'indagine. Oltre all'attività di graphic design, la fotografia ha sempre accompagnato la sua carriera professionale e la sua attività artistica, fin dagli anni della formazione al Corso Superiore di Disegno Industriale, sotto la direzione di Italo Zannier. 

Le fotografie selezionate in questa mostra online testimoniano la capacità di Birelli di scrivere per immagini e provengono dai servizi realizzati per i volumi monografici dedicati a Jacopo Sansovino, Andrea Palladio, Baldassare Longhena* delle quali era contemporaneamente art director e grafico.
Il racconto fotografico delle architetture moderne segue un andamento metodologico preciso: estrapolare dal dettaglio la sintesi compositiva dell'insieme architettonico, mentre i singoli scatti sottolineano il fecondo dialogo tra lo spazio e la luce.
Poche tracce scritte, spesso solo annotazioni al verso di alcune stampe, restituiscono il suo approccio alla fotografia, ma possiamo intuire una tensione di restituzione fenomenologica del contesto nel quale l'architettura s'inserisce e al contempo offrono un'inedita fonte di studio per la storia dell'architettura moderna. 

L'archivio di Diego Birelli è stato depositato all'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia nel 2014, in occasione della mostra "Diego Birelli graphic designer", a cura di Michele Galluzzo, Archivio Progetti Iuav, 21 maggio-12 giugno 2015. 

* M. Tafuri, Jacopo Sansovino e l'architettura del '500 a Venezia, Marsilio, Padova 1969; 
L. Puppi, Palladio. L'opera completa, Electa Editrice, Milano 1975; 
AA.VV. Longhena, Electa editrice, Milano 1982 

 

Fotografie di Diego Birelli
1. Scorcio fotografico su Palazzo Ducale, il bacino di San Marco e San Giorgio, Venezia, anni '60
2. Palazzo Ducale, loggiato, Venezia, anni '60
3. Palazzo Ducale, Scala dei Giganti, statua di Nettuno, Venezia, anni '60
4. J. Sansovino, Palazzo Ducale, Scala d'oro, Venezia, anni '60
5-6-7. J. Sansovino, Villa Garzoni, Pontecasale, Candiana (Padova), anni '60
8. J. Sansovino, Villa Garzoni: dettaglio del caminetto, Pontecasale, Candiana (Padova), anni '60
9. A. Palladio, Villa Gazzotti, Bertesina (Vicenza), anni '60
10. A. Palladio, Villa Forni Cerato, Montecchio Precalcino (Vicenza) anni '70
11-12. A. Palladio, Basilica, Vicenza, anni '70
13-14. A. Palladio, Scuola della Carità, Venezia, anni '70
15-16-17-18. A. Palladio, Tempietto Barbaro, Maser (Treviso), anni '70
19-20-21-22 A. Palladio, Basilica di San Giorgio, Venezia, anni '70
23. B. Longhena, Monumentale accesso alle sale superiori dell'appartamento abbaziale di San Giorgio, Venezia, circa 1980
24. B. Longhena, Basilica di Santa Maria della Salute, Venezia, circa 1980

Lo sguardo di Egle Renata Trincanato

a cura di Teresita Scalco

«Le immagini si rivolgono sempre a uno sguardo».

Hans Belting, I canoni dello sguardo. Storia della cultura visiva tra Oriente e Occidente, Bollati Boringhieri, Torino, 2010 


Questo approfondimento sulla relazione tra Egle Renata Trincanato e la fotografia intende inserire il suo contributo nella "storia degli sguardi", così definita da Roland Barthes, nella cultura visiva dell'architettura contemporanea.
Sin dagli anni della formazione, Egle Renata Trincanato coltiva una solida attenzione verso la fotografia, sia essa autografa o fonte iconografica altrui, che utilizza come strumento di studio, ricerca, documentazione e progettazione architettonica, editoriale e per i propri progetti espositivi.
In particolare, in questa selezione si è cercato di restituire la capacità interpretativa dello sguardo di Egle Renata Trincanato sull'architettura antica e moderna esplorata in alcuni suoi viaggi in Toscana, Egitto, Francia, Russia.
Le sue fotografie testimoniano la consapevolezza della sua visione sul costruito e sul contesto che sa leggere con originalità in numerose occasioni. 


1. Ritratto di Egle Renata Trincanato a Chioggia, 1939
2. Venezia in veste di guerra: protezioni del loggiato di Palazzo Ducale, 1940
3. Campagna fotografica per lo studio di risanamento conservativo degli isolati compresi tra la fondamenta di Sant'Isepo e Secco Marina, nel sestiere di Castello a Venezia, 1967
4. Studi su Venezia, anni '60
5. Viaggio d'istruzione a. a. 1939-40 XVIII: torre del Mangia a Siena, 1940
6. Viaggio d'istruzione a. a. 1939-40 XVIII: duomo di Siena, 1940
7. Viaggio in Egitto: moschea di Ibn Tulun, anni '40
8-10. Viaggio in Egitto, anni '40
11-12. Viaggio in Francia: cappella di Notre-Dame du Haut di Le Corbusier a Ronchamp, Belfort, 1955
13-14. Viaggio in Francia: Unité d'Habitation in costruzione a Marsiglia di Le Corbusier, 1955
15-16. Viaggio in Francia: Villa Stein-de-Moizie (Les Terrasses) a Garches (Vaucresson) di Le Corbusier, 1955
17-18. Viaggio in Russia, 1966
19-22. Vedute del cantiere e degli edifici realizzati del quartiere INA Casa a San Giuliano di Mestre, Venezia, anni '50
23-24. Dettagli della sede dell'INAIL di Venezia, progetto di Giuseppe Samonà ed Egle Renata Trincanato, anni '50

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