Bruno Morassutti. The American Journey

a cura di Angelo Maggi

«Le ideali condizioni di studio a Venezia avevano anche aperto la nostra conoscenza verso i maestri del movimento moderno… avendo letto di Taliesin, la comunità scuola e studio di Frank Lloyd Wright, dove alla guida del maestro gli allievi disegnavano e lavoravano. Fui subito attratto dall'idea di potermi unire a loro» 
 

Bruno Morassutti, tre anni dopo aver conseguito la laurea allo Iuav, nel febbraio del 1949 parte per gli Stati Uniti per un apprendistato presso le residenze-studio di Frank Lloyd Wright. Egli prende visione diretta e fotografa opere di Wright e di altri architetti presenti sul territorio americano in quegli anni. 
Il reportage è una preziosa ricognizione fotografica a colori che verrà più volte presentato come ausilio visivo-didattico allo Iuav e in molte altre Università italiane. 

Le immagini qui presentate sono una selezione del volume The American Journey (Materiali Iuav 04, LetteraVentidue, Siracusa 2020) nato dalla collaborazione tra gli eredi Antonella e Valentina Morassutti, Sebastiano Reich Morassutti, il Bruno Morassutti Project e l'Archivio Progetti.

Il Palazzo di Giustizia a Ferrara di Carlo Aymonino. Dall’indeterminatezza al completamento del luogo urbano

a cura di Riccarda Cantarelli

«La questione del completamento è molto importante: in ogni città storica, infatti, vi sono luoghi incompiuti, spesso per trascuratezza progettuale. Non credo si debba accettare all'infinito questa situazione: è compito dell'architetto affrontarla, quando se ne presenti l'occasione, e risolverla nel migliore dei modi, possibilmente evitando di ricorrere alla "verzura". Il "modo" che ho seguito è stato sempre quello di fare del nuovo intervento occasione di restauro e di recupero delle parti storiche preesistenti, intendendo il progetto nel suo insieme quale effettivo strumento di completamento del luogo urbano».

Carlo Aymonino, Piazze d'Italia. Progettare gli spazi aperti, Electa, Milano,1996, p. 20 


Nel centro di Ferrara, a poca distanza dal Castello Estense, Carlo Aymonino progetta nel 1977 la nuova sede del Palazzo di Giustizia, realizzata su un'area che in parte corrispondeva all'ex convento della cinquecentesca Chiesa del Gesù: un luogo "non risolto" accresciutosi nel corso della sua storia attraverso cambi di destinazione. Col riadattamento, nel Seicento, a nuovo Collegio, il complesso architettonico acquisisce l'impianto odierno: due ali parallele, collegate a "c", sul fondo est, da un portico. L'ala più antica, adiacente alla chiesa, costituisce il monumentale corridoio voltato che s'innalza su due livelli, distribuendo gli ambienti religiosi; mentre l'ala nord è il riadattamento di edifici in parte esistenti. Questo grande contenitore urbano ha assolto, nel tempo, funzione di collegio, di carcere, di caserma, e, in ultimo, di scuole superiori.
L'analisi sul manufatto identifica un ampio ventaglio di modalità d'intervento: la conservazione, il restauro, l'innesto del nuovo. Al posto di un edificio di nessuna valenza architettonica, Aymonino pone una nuova architettura che suddivide l'ampio spazio della corte originaria: un cortile anteriore, che convoglia verso il grande ingresso centrale il flusso proveniente dall'esterno, ed un giardino retrostante. Il nuovo corpo di fabbrica (dove sono destinate le aule del tribunale e, al piano interrato, i depositi di sicurezza) accentua la simmetria dell'edificio storico (fatto inusuale in Aymonino) ed è attraversato da un crocevia di percorsi vetrati a doppia altezza con una precisa gerarchia: quello principale, voltato, conduce dalla piazzetta d'ingresso al giardino interno (e inquadra sullo sfondo la torre dell'orologio); quello perpendicolare unisce su un doppio livello i due bracci storici ed è funzionale alla distribuzione dei percorsi.
L'edificio viene mantenuto più basso dei corpi adiacenti in cui si innesta, conservando in questo modo una continuità di rapporti, pur in arretramento, col fronte strada, evitando però il mimetismo grazie all'utilizzo di un rivestimento in klinker. Spicca la soluzione degli agganci vetrati con le ali storiche adiacenti, attraverso lucernari inclinati che raggiungono il livello sottogronda e fasce vetrate che mantengono un diaframma ideale tra il nuovo e l'antico. La scelta del vetro e della trasparenza era atipica in edifici con la funzione dell'amministrazione della giustizia e conferiscono all'opera uno dei tratti caratterizzanti, oggi stemperato dall'apposizione di superfici opache.
Al crocevia dei percorsi vetrati si agganciano quattro corpi di fabbrica: quelli verso il fronte strada sono a doppio livello; mentre hanno un solo piano quelli verso il giardino in modo da favorire una maestosa visione posteriore della volta centrale. Da questo lato, una copertura vetrata degradante e ondulata protegge i collegamenti interni simulando una sorta di serra prossima al giardino, ricordando un'analoga soluzione operata nella parte di completamento dell'antico in Palazzo Scattolari a Pesaro, sempre in quel torno d'anni. 


Il Palazzo di Giustizia a Ferrara (1977-1984)
Progetto di Carlo Aymonino e Alberto Torti. Calcolo delle strutture, A. Torti; impiantistica, Marco Vallieri e Paolo Zambelli.
La campagna fotografica dell'opera di Carlo Aymonino è stata realizzata dal Servizio fotografico e immagine Iuav nel 2021 e le riproduzioni dei disegni provengono dal fondo Archivio Progetti, Università Iuav di Venezia. 

1. Il fronte principale del corpo di fabbrica aymoniniano, 2021
2. Veduta dall'interno della galleria verso la piazzetta d'ingresso e via Borgo dei Leoni, 2021
3. C. Aymonino, Ferrara, Palazzo di Giustizia, assonometria scala 1:100, Roma, 8 marzo 1982
4. C. Aymonino, disegno prospettico della galleria vetrata, s.d.
5-6. Il fronte del corpo di fabbrica verso il giardino, 2021
7-8. Interno della galleria e particolare in corrispondenza del crocevia voltato, 2021
9-10. Veduta del corridoio, su doppio livello, che collega le ali storiche, 2021
11. L'intersezione del sistema voltato (trasversale e longitudinale) col ballatoio al primo piano, 2021
12. Veduta della galleria dal ballatoio del primo piano, 2021
13. Veduta del fronte verso il giardino, 2021
14. Veduta del sistema delle coperture verso il giardino, 2021 
15-16. Particolari dell'ingresso della galleria (lato giardino), 2021
17. Veduta del fronte principale, 2021
18. Particolare delle coperture del fronte principale in rapporto con l'antico, 2021
19. Pianta complessiva del piano terreno, s.d.
20. Veduta della piazzetta d'ingresso, s.d.
21. C. Aymonino, disegni di studio delle sezioni longitudinale e trasversali del nuovo corpo di fabbrica, ottobre 1979
22. Particolare della facciata sul cortile principale: in evidenza i lucernari che servono le aule al pianterreno e lo stacco vetrato dall'antico, 2021
23. C. Aymonino, Disegni anatomici: Ferrara, 1977, disegno a schizzo
24. Veduta del fronte principale, 2021
 

Angelo Mangiarotti designer. Materialità e funzione

a cura di Rosa Chiesa

«Esistono molti esempi di oggetti disegnati che, in particolare in questi ultimi anni, trasgrediscono la condizione basilare del design; la maggior parte delle tendenze attuali sembra suggerire la sostituzione delle caratteristiche funzionali degli oggetti con "significanze decorative". Penso che sia necessario, per la sopravvivenza del design stesso, recuperare una visione nella quale ogni oggetto, ogni prodotto sia immediatamente leggibile attraverso la sua materialità e la sua funzione».

Angelo Mangiarotti in G. Nardi, 1997 


Architetto, urbanista e designer, collabora con Bruno Morassutti fino al 1960, occupandosi attivamente di design, di produzione industriale e di prefabbricazione, fondando nel 1989 lo studio Mangiarotti & Associati, con sede a Tokyo. La continua ricerca sull'espressività dei materiali e sull'innovazione tecnologica e formale si intreccia con l'attività divulgativa e formativa, visiting professor presso l'Illinois Institute of Technology di Chicago è tra i fondatori dell'ADI, Associazione per il disegno industriale. Le immagini qui selezionate vogliono restituire uno spaccato della sola attività legata al settore del disegno industriale, ambito nel quale il progettista ha spaziato unendo armoniosamente aspetti progettuali a quelli produttivi, interessi verso la tecnologia a quelli rivolti alla messa in forma dell'oggetto intesa come qualità della materia stessa. Le immagini riconsegnano la sensibilità per le qualità fisiche dei materiali e la predilezione per la ricerca plastica della forma guidata sempre da criteri di funzionalità ed ergonomia. 


1. Serie di orologi Secticon, Angelo Mangiarotti e Bruno Morassutti, s.d 
2. Serie di macchine per cucire Salmoiraghi, Angelo Mangiarotti e Bruno Morassutti, 1959 
3. Stand Radiomarelli alla Fiera di Milano, Angelo Mangiartotti, s.d. 
4. Parete attrezzata CUB 8, Angelo Mangiarotti, 1969 
5. Mobili in serie, Angelo Mangiarotti e Bruno Morassutti (Pavia Bianchi, 1956) 
6. Mobili smontabili ad incastro, Angelo Mangiarotti, 1964 
7. Mobili per Poltronova esposti in piazza Duomo a Pistoia, Angelo Mangiarotti, 1965 
8. Poltrona in materiale espanso per Cassina, Angelo Mangiarotti, 1965-69 
9. Mobili per bambini per Casaluci, Angelo Mangiarotti, s.d. 
10. Sistema di arredamento S9 per LEMA, Angelo Mangiarotti, s.d. 
11. Servizio da caffè, Angelo Mangiarotti, s.d. 
12. Tavoli Asolo, Incas, Eros per Pasini, A. Mangiarotti, s.d. 
13. Ganci in vetro per lampade per Vistosi, Angelo Mangiarotti, s.d. 
14. Stand con lampade in vetro soffiato, Angelo Mangiarotti, 1967 
15. Interparete IN/AUT in PVC per Gavina, Angelo Mangiarotti, s.d. 
16. Vasi in marmo tornito per Knoll, Angelo Mangiarotti, s.d. 
17. Vasi in vetro soffiato per Knoll, Angelo Mangiarotti, s.d. 
18. Coltello-forchetta per portatori di handicap per acciaierie Galtarossa, Verona, Angelo Mangiarotti, 1987 
19. Lampada Lesbo per Artemide, Angelo Mangiarotti, 1967 
20. Frigorifero per Electrolux, Angelo Mangiarotti, s.d. 
21. Motore, Angelo Mangiarotti, s.d. 
22. Frigo gelati per Italvendite, Angelo Mangiarotti (s.d.) 
23. Distributore di chewing-gum, Angelo Mangiarotti, s.d. 
24. Distributore automatico di caffè, Angelo Mangiarotti, s.d. 

Franco Zagari e Roma

a cura di Monica Sgandurra

Sono nato e vissuto a Roma, ho viaggiato non poco, ma non sono mai riuscito a andarmene, e ogni volta che torno sento la forza di un rapporto che mi lega così profondamente a questa terra, anche se da sempre io vivo qui come in prestito, in fondo sempre altrove, ma per descrivere questo stato d'animo dovrei chiedervi di leggere insieme Ragazzi di Vita e Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, l'aiuto di due testi straordinari mi eviterebbe di scavare in un terreno troppo intimo e privato. Questo paesaggio di Roma, anzi questi infiniti paesaggi di Roma sono forse i miei più importanti, […] 

Franco Zagari, Lettera aperta, Libria, Melfi, 2013, pp. 15-16 

 

L'architetto Franco Zagari (Roma, 1945 – Roma, 2023) è stato una delle figure centrali nella cultura del progetto del paesaggio contemporaneo in Italia e all'estero, affiancando l'attività progettuale con la ricerca teorica e l'insegnamento come professore ordinario di Architettura del Paesaggio presso le Facoltà di Architettura dell'Università “Mediterranea” di Reggio Calabria e della Facoltà di Architettura  “Sapienza” di Roma. È stato direttore del Dottorato in “Architettura dei parchi e dei giardini e assetto del territorio” dell'Università di Reggio Calabria e Napoli Federico II dal 1998 al 2008. Dal 1996 fino al 2004 è stato presidente della Sezione di Roma e del Lazio dell'Inarch. Nel 1998 è stato nominato Chévalier des Arts et Lettres dal Ministro della Cultura di Francia.
Autore di sei documentari per la Rai, Radio Televisione Italiana-DSE dal titolo "L'architettura del giardino contemporaneo" con la regia di Enzo De Amicis (1988), Zagari ha prodotto un vasto ed eterogeneo corpus di scritti, pubblicazioni, video, mostre, sui temi del paesaggio contemporaneo e dello spazio pubblico, anticipando spesso, con visioni innovative, nuovi ed originali orientamenti progettuali per il futuro.
L'archivio professionale di Franco Zagari composto di disegni, fotografie, filmati, plastici, documenti, materiali a stampa e materiali informatici è stato donato all'Archivio Progetti nel 2022..

 

Questo Petit Tour desidera dare il benvenuto alla recente acquisizione del fondo di Franco Zagari tra le collezioni dell'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia. Le immagini presentate illustrano alcuni progetti e realizzazioni di Franco Zagari per la sua città, Roma. 

1. Parco di Monte Mario, planimetria generale, Roma, 1988
2. Parco di Monte Mario, la passeggiata, Roma, 1988
3. Parco di Monte Mario, Villa Mazzanti, Roma, 1988
4. Piazza Garibaldi, plastico, Roma, 1988
5. Villa Leopardi, planimetria generale, Roma, 1992
6. Villa Leopardi, giardino particolare, Roma, 1992
7. Villa Leopardi, Roma, 1992
8. Piazza Montecitorio, planimetria, Roma, 1998
9. Piazza Montecitorio, Roma, 1998
10. Piazza Montecitorio, ingresso pianta, Roma, 1998
11. Piazza Montecitorio, Roma, 1998
12. Giardino di Villa Lante, plastico, Roma, 2000
13. Giardino di Villa Lante, Roma, 2000
14. Giardino di Villa Lante, Roma, 2000
15. Giardini del Lago dell'EUR, Cythera una terrazza galleggiante, pianta, Roma, 2004-2007
16. Giardini del Lago dell'EUR, Cythera una terrazza galleggiante, Roma, 2004-2007
17. Giardini del Lago dell'EUR, Hashi, la passerella, Roma, 2004-2007
18. Giardino pensile del complesso Niccodemi, planimetria, Roma, 2005
19. Giardino pensile del complesso Niccodemi, Roma, 2005
20. Giardino Z5 "Il giardino degli occhi", Roma, 2008
21. Giardino Z5 "Il giardino degli occhi", Roma, 2008
22. Concorso internazionale ATER Rigenerare Corviale, dettaglio planimetria, Roma, 2015
23. Concorso internazionale ATER Rigenerare Corviale, studi per la sezione, Roma, 2015
24. Concorso internazionale ATER Rigenerare Corviale, vista prospettica piano terra, Roma, 2015.

Andrea Bruno. Tempo e monumento

a cura di Giorgio Danesi

«Ho sempre cercato di conservare tutto ciò che è valido, anche per il futuro. Gli inserimenti e le aggiunte sono leciti se hanno un carattere ben distinto dall'esistente. […] Tutto dipende dal valore intrinseco dell'edificio. Non condivido le idee di chi ritiene che l'edificio storico vada restaurato come un quadro o una scultura: mi sembra un atteggiamento feticista, che io respingo. La conservazione assoluta va imposta quando si tratta di archeologia, di edifici non più vitali»

Andrea Bruno, Restauro degli edifici storici. Le ragioni degli architetti, in «Italia Nostra», n. 254, dicembre 1987, p. 5 

 

Andrea Bruno (1931–2025) si laurea in architettura nel 1956 al Politecnico di Torino. Instaura da subito una proficua collaborazione con l'allora Soprintendente Umberto Chierici e avvia la sua attività professionale dedicandosi in particolar modo agli interventi sul costruito storico e ai contesti monumentali. I suoi interventi italiani si concentrano soprattutto in area piemontese ma, nel corso di oltre cinquant'anni di attività, è chiamato a rispondere a temi e problemi complessi che lo portano in importanti contesti europei (tra cui Francia, Spagna, Belgio, Cipro, Georgia) e in Medio Oriente, in qualità di consulente UNESCO. 

Il Petit Tour presenta immagini parte degli studi condotti nell'ambito dell'assegno di ricerca post-doc di Giorgio Danesi "Il progetto del limite. Tempo e monumento nell'opera di Andrea Bruno", finanziato nell'ambito del Protocollo d'intesa triennale sottoscritto tra Fondazione di Venezia e Fondazione Iuav.

I disegni e le fotografie restituiscono interventi e progetti dedicati ad importanti monumenti situati nella città metropolitana di Torino, tra cui il Castello di Rivoli, Palazzo Carignano, Palazzo Madama, l'ex-Istituto di Riposo per la Vecchiaia e l'ex-Ospedale San Giovanni. Edifici e luoghi emblematici che hanno accolto, nel tempo, il contributo di importanti maestri, come Guarino Guarini e Filippo Juvarra, e per i quali Andrea Bruno progetta interventi di restauro e riuso tra gli anni Sessanta e gli anni Duemila. È proprio l'attività dedicata alla sua città natale a suggerire le prime riflessioni sui temi del tempo, del monumento e della preesistenza, e a delineare un personale approccio operativo sempre dedicato alla ricerca di un dialogo tra antico e nuovo.

L'assegno di ricerca post-doc di Giorgio Danesi, finanziato nell'ambito del Protocollo d'intesa triennale sottoscritto tra Fondazione di Venezia e Fondazione Iuav, aveva come obiettivo più ampio l'ordinamento e lo studio del fondo archivistico di Andrea Bruno e una prima indagine scientifica delle opere in esso presenti. 

 

1. Castello di Rivoli, vista dell'atrio Juvarriano incompiuto e della manica lunga, cantiere, 1986 ca
2. Castello di Rivoli, rilievi dello stato di fatto, prospetto nord, 1960 ca
3. Castello di Rivoli, prospetto sud, cantiere, 1986 ca
4. Castello di Rivoli, prospetto ovest, studio dei flussi di visitatori attraverso le aperture esistenti, 1978 ca
5. Castello di Rivoli, manica lunga, prospetto nord, progetto per le scale esterne di emergenza, 1984 ca
6. Castello di Rivoli, manica lunga, assonometria di progetto, 1984 ca
7. Castello di Rivoli, manica lunga e atrio Juvarriano, progetto della nuova facciata in calcestruzzo con serramenti in acciaio e vetro, 1984 ca
8. Castello di Rivoli, manica lunga, cantiere, inserimento della nuova copertura in acciaio, 1986
9. Palazzo Carignano, assonometrie di stato di fatto e di progetto per l'intervento di liberazione del tamburo della cupola, anni '80
10. Palazzo Carignano, spaccato assonometrico di progetto, anni '80
11. Palazzo Carignano, rilievo dell'estradosso della cupola ovale sopra il salone del parlamento subalpino, 1984
12. Palazzo Carignano, tamburo della cupola ovale sopra il salone del parlamento subalpino, opere di liberazione, cantiere, 1984 ca
13. Palazzo Carignano, sala ipogea, schizzo preliminare di progetto, 1990 ca
14. Palazzo Carignano, sala ipogea, cantiere di realizzazione del nuovo solaio in acciaio e calcestruzzo armato, 1994
15. Palazzo Carignano sala ipogea, cantiere di realizzazione del nuovo solaio in acciaio e calcestruzzo armato, 1994
16. Palazzo Madama, spaccato assonometrico del piano archeologico, studi per la liberazione del fossato circostante, anni '70
17. Palazzo Madama, spaccato assonometrico del piano archeologico, studi per la realizzazione di un percorso di visita, 1972
18. Palazzo Madama, pianta del piano archeologico, studi per la realizzazione di un percorso di visita, 1986
19. Ex Istituto di Riposo per la Vecchiaia, oggi Facoltà di Economia dell'Università di Torino, spaccato assonometrico dell'area, prima idea di progetto per l'addizione di nuovi edifici al complesso, 1981
20. Ex Istituto di Riposo per la Vecchiaia, oggi Facoltà di Economia dell'Università di Torino, schizzi di studio per la realizzazione di nuove partizioni interne, anni '80
21. Ex Istituto di Riposo per la Vecchiaia, oggi Facoltà di Economia dell'Università di Torino, prospetto di una addizione 'tipo' sulla testata di uno dei padiglioni, prima idea di progetto, anni '80
22. Ex Ospedale San Giovanni, oggi Museo Regionale di Scienze Naturali, pianta di progetto, 1989
23. Ex Ospedale San Giovanni, oggi Museo Regionale di Scienze Naturali, sezione di progetto, anni '80
24. Ex Ospedale San Giovanni, oggi Museo Regionale di Scienze Naturali, schizzi preliminari per la realizzazione dell'"infisso-centina" per i prospetti interni dei cortili, anni ''80

I “gemelli” di Milano

a cura di Serena Maffioletti

L'Istituto Universitario di Architettura di Venezia e la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, così come le due città che ospitano queste Scuole, hanno fin dal dopoguerra alimentato strette relazioni attraverso i docenti, gli studenti, le ricerche, le idee. Con gli scatti di Giorgio Casali ricordiamo la vitalità di questo dialogo: un omaggio ai due edifici "gemelli", la Torre Velasca e il Grattacielo Pirelli, che hanno interpretato due diverse idee di città e rappresentato due itinerari essenziali del dibattito architettonico italiano, simboli della città lombarda per le loro maestose visioni, oggi sullo sfondo di altre idee urbane. 


1951-1958. Torre Velasca
BBPR, strutture in c.a. ing. Arturo Danusso 

Ernesto N. Rogers: «[La tradizione] perde ogni valore qualora venga svuotata dell'intensa vitalità che le deriva dalla sua nozione di moto. Prendere e portare oltre, dunque: continuità nel dialettico scambio di rapporti, conto aperto, senza alcuna possibilità di cristallizzazione di un qualsiasi bilancio consuntivo. Due forze essenziali compongono la tradizione: una è il verticale, permanente radicarsi dei fenomeni ai luoghi, la loro ragione oggettiva di consistenza; la seconda è il circolare, dinamico connettersi di un fenomeno all'altro, tramite il mutevole scambio intellettuale fra gli uomini. La tradizione è il miele pregnante che le api elaborano cogliendo il succo dai diversi fiori». 
Ernesto N. Rogers, Le responsabilità verso la tradizione, in "Casabella continuità", 202, agosto-settembre 1954. 

«La Torre cerca di fondersi per continuità materiale all'ambiente, si sforza di presentare il suo volume con la stessa solidità muraria delle case che costituiscono il tessuto prevalente della città, per cui essa veramente ci appare come l'esplosione di un magma compatto che improvvisamente in un punto abbia elevato con un getto verticale la materia di cui è composto. La singolarità è dunque nel fatto esplosivo, in cui una materia tutto coerente per ragioni interne si dilata senza alterare la compatta densità di se stessa». 
Giuseppe Samonà, Il grattacielo più discusso d'Europa. La Torre Velasca, in "L'Architettura", 40, febbraio 1959 

 

1956-1961. Grattacielo Pirelli
Studio Gio Ponti, Antonio Fornaroli, Alberto Rosselli
Studio Ingg. Giuseppe Valtolina, Egidio Dall'Orto
Partecipazione alle determinazioni progettuali ing. Pier Luigi Nervi, prof. Arturo Danusso 

Gio Ponti: «Queste idee, che vedo realizzarsi e perfezionarsi attraverso l'opera comune, sono le une dei principii di architettura, e le altre degli svolgimenti dell'architettura moderna.
Sono: la forma finita, cioè la composizione, contro il ritmo senza fine per ripetizione di elementi; l'essenzialità, cioè la costruzione portata all'essenziale (qui la collaborazione dei miei amici è stata tenace e preziosa all'estremo) contro ogni esteticismo di marca o tradizionale o modernistica; l'invenzione strutturale, nelle meravigliose possibilità di quest'epoca che non hanno precedenti, contro ogni routine strutturale (scuola dell'immaginazione e dello sforzo, contro la scuola d'un mestiere puramente imitato e adottato); la rappresentatività, antico attributo dell'architettura, contro l'inespressività dell'architettura a elementi ripetuti; l'espressività che caratterizza la costruzione (in quella comprensione popolare, che genera quell'amor popolare, dove è la sua finale affermazione), contro una pura e semplice sostanzialità tecnica; la illusività, che deve trasporre la costruzione su un piano poetico, senza di che essa non diviene architettura. E, venendo agli svolgimenti, l'aspetto luminoso notturno, il nuovo secondo aspetto dell'architettura dal quale essa non deve più prescindere. E su un piano concettuale, l'onore al lavoro, e l'aggiornamento tecnico più spinto e appalesato, come affermazione dei valori morali, intellettuali e scientifici della nostra civiltà, in rapporto alla sua formazione sociale (e qui il pieno consentimento, senza mai una riluttanza, della Società Pirelli è stato di un valore eccezionale di partecipazione). Infine, su un piano tecnico-storico, la incorruttibilità dei materiali, attributo esclusivo e rivelazione della tecnica d'oggi, contro l'invecchiamento, vecchia essenza di un'architettura più naturale che tecnica. Infine, sul piano urbanistico-pratico lo sviluppo in altezza, a condizione di cedere spazio al traffico e al parcheggio, e sul piano urbanistico-sociale, i valori formativi-sociali dell'intraprendenza e della fantasia umana contro quelli addormentatori ed a volte brutali nella ripetizione, che suscitano tante istintive proteste». 
Gio Ponti, 'Espressione' dell'edificio Pirelli in costruzione a Milano, in "Domus", 316, marzo 1956.

Leonardo Benevolo

a cura di Jacopo Galli

«Si tratta di ricollocare l'architettura tra le componenti della vita quotidiana, come una tecnica per destreggiarsi fra le limitazioni di spazio e di tempo, pienamente confrontabile con tutte le altre e già contenente al suo interno il motivo di una responsabilità fuori dal normale: la lunga durata dei suoi manufatti con la molteplicità delle relazioni che ne conseguono. Questo passaggio richiederebbe un abbassamento di tono e uno scrupolo analitico, che invece mancano sempre più» 
Leonardo Benevolo, Le due tradizioni dell'architettura contemporanea, in «Casabella», n. 544, 1988, p. 53.

Leonardo Benevolo (Orta San Giulio, Novara, 1923  – Brescia, 2017) è stato una figura peculiare - e per certi versi unica - nel dibattito sull'architettura, sulla città e il territorio in Italia. 
Storico tra i più letti e studiati, i cui libri sono tradotti in oltre venti lingue; urbanista chiamato a ridisegnare alcune tra le più importanti e complesse città italiane (Venezia, Palermo, Brescia, Bologna, etc); intellettuale, impegnato nella faticosa lotta per la trasformazione del patrimonio storico in motore attivo per lo sviluppo del paese, Benevolo ha saputo intrecciare e sovrapporre le sue diverse anime in una visione sempre coerente e operativa.
Le rigorose opinioni di Benevolo sulla contemporaneità pubblicate nelle pagine del «Corriere della sera», lo scrupoloso ridisegno analitico delle modifiche urbane per comprendere le radici profonde dei processi progettuali e l'intervento attivo per la salvaguardia dei tessuti storici o l'insediamento di nuovi quartieri, devono essere visti come frammenti di una visione unitaria tesa all'accrescimento continuo di una cultura architettonica capace di posizionare l'Italia come modello globale di qualità dell'ambiente costruito.

 

Questa mostra online intende porsi come un benvenuto in seguito della recente acquisizione (settembre 2022) del fondo di Leonardo Benevolo tra le collezioni dell'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia. Le immagini proposte illustrano uno dei molti aspetti dell'attività di Leonardo Benevolo, quella dell'urbanista.
La valorizzazione dell'archivio avverrà tramite la riscoperta e messa a sistema delle diverse attitudini cercando di restituire la complessità e poliedricità della figura intellettuale e professionale di Benevolo. 

1. Città del Messico: ridisegno della rete stradale del centro storico con sovrapposizione del sito archeologico di Tenochtitlá n, [s.d.]
2. Lucca: studi per il piano regolatore generale; i tipi di intervento, 1999-2004
3. Lucca: studi per il piano regolatore generale; i tipi di intervento, 1999-2004
4. Lucca: studi per il piano regolatore generale; l'edificato del centro storico, 1999-2004
5. Milano: netto storico 1820-1998
6. Palermo: piano particolareggiato esecutivo per il centro storico, netto storico della Conca d'Oro, 1989
7. Palermo: piano particolareggiato esecutivo per il centro storico, piano d'inquadramento generale, 1989
8. Palermo: piano particolareggiato esecutivo per il centro storico, pianta dell'attacco a terra, 1989
9. Palermo: piano particolareggiato esecutivo per il centro storico, tavola 14, 1989
10. Parigi: disegno di studio per la pianta del territorio attorno alla città alla metà del 700, [s.d.]
11. Parigi: versione definitive per la pianta del territorio attorno alla città alla metà del 700, [s.d.]
12. Pianura Padana: disegno di studio per "La cattura dell'infinito", 1991
13. Pianura Padana: disegno di studio per "La cattura dell'infinito", 1991
14. Roma: mappa delle trasformazioni (1672-1955) per la zona di San Pietro, disegno di studio per "San Pietro e la città di Roma", 2004
15. Roma: netto storico con rete stradale, disegno di studio per "Roma da oggi a domani", 1971
16. Roma: proposta di progetto per la zona di San Pietro, disegno di studio per “La percezione dell'invisibile. Piazza San Pietro del Bernini” in «Casabella», 572, 1990
17. Roma: schizzo preparatorio per "Roma da oggi a domani", 1971
18. Tokyo: ipotesi di progetto per l'area del Palazzo Imperiale, [s.d.]
19. Torino: studi per il piano regolatore generale di Torino, progetto di Gregotti Associati Studio, con la consulenza di Leonardo Benevolo per le ricerche storiche, 1987-1993
20. Urbino: schizzo preparatorio al piano del centro storico, 1986
21. Venezia: progetto preliminare al nuovo piano regolatore generale; la città bipolare, 1996
22. Venezia: progetto preliminare al nuovo piano regolatore generale; Venezia domani scala territoriale, 1996
23. Venezia: progetto preliminare al nuovo piano regolatore generale; Venezia domani scala urbana, 1996
24. Washington DC: disegno di studio per "La cattura dell'infinito", 1991

Mauro Lena. Le immagini, le forme, le figure e le relazioni nell’architettura di Le Corbusier. La villa Stein a Garches

a cura di Enrico Rinaldi

«[…] quando rappresentiamo le relazioni essenziali tra le parti di un intero, quello che rimane è una composizione che può assumere una sua pregnanza di significato fondata sull'essenzialità, su cui si può costruire un giudizio di valore per molti aspetti nuovo[...]. In molti casi queste composizioni sembrano avere una ragione finalizzata alla ricerca delle relazioni più nascoste; sembrano essere il prodotto di un pensiero, di una associazione logica, anche più astratta [...] queste composizioni descrivono relazioni tra parti che sono nascoste alla visione, ma reali, esse quindi raffigurano una realtà inventata […] liberate dal loro legame necessario le colonne, le pareti, le scale, possono essere associate ad un'altra parte per il loro colore, la loro luminosità e consentirci in questo modo una conoscenza dell'oggetto-intero in condizioni diverse, in differenti successioni».

Mauro Lena, L'oggetto architettonico, Iuav, 1982-1984 


Mauro Lena nasce a La Spezia nel 1939. Nel 1959 compie un viaggio di studio in Grecia per approfondire la conoscenza dell'architettura classica. Negli anni '60-'70 a Milano entra in contatto con i protagonisti del Movimento Studi Architettura (MSA); a Venezia collabora con Samonà, Gardella, Calabi, Dardi, Aldo Rossi. Si laurea in Architettura con Giuseppe Samonà nel 1969. È tra i fondatori e promotori del Gruppo Architettura nel 1968/69. È professore ordinario nel 1984. Partecipa a concorsi di progettazione Nazionali e Internazionali. Ha svolto costantemente attività di ricerca, tra cui Questioni di teoria e tecnica dell'analisi e progettazione delle aree abitative, Le quattro composizioni di Le Corbusier sulla casa moderna, L'intero e la parte nella composizione architettonica. La casa in linea veneziana moderna e contemporanea

In questa ricerca Mauro Lena propone un set di strumenti di pensiero e rappresentazione per una conoscenza e interpretazione delle opere di Le Corbusier che lo conduce dallo studio della classicità, alla scomposizione/ricomposizione cubista e purista, fino all'incontro con le culture extraeuropee. Frammenti di questo percorso sono interpretati nelle tavole di Mauro Lena: le composizioni delle “parti singolari”, “parti relazione”, “parti legate e collegate”, costituiscono una sorta di tomografia intellettuale degli organismi lecorbuseriani. Tavole di concettuali ma anche didattiche esplorazioni dell'opera dell'architetto svizzero-francese, dalle Ville fino ai grandi palazzi di Chandigarh, che costruiscono cammini dell'osservatore/fruitore per vivere queste architetture come scoperta e sorpresa, dell'abitare delle forme nei colori e nella luce

È possibile consultare la ricerca completa sul sito: www.maurolena.it.
L'Archivio Progetti conserva i disegni originali di queste ricerche. 


1. L'intero. Assonometria nord 
2. L'intero. Assonometria est 
3. L'intero. Assonometria sud 
4. L'intero. Assonometria ovest 
5. Parti singolari primarie nel limite della composizione 
6. Parti singolari secondarie nel limite della composizione 
7. Parte relazione nel limite della composizione 
8. Parte, parte relazione, piano di relazione. camera livello 2 
9. Processo di formazione oggettivo. Parti singolari, parte relazione, limite della composizione 
10. Processo di formazione oggettivo. Parte, parte relazione, piano di relazione. Camera-studio livello 3 
11. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate liberamente. Parti singolari per livelli. Variante 1. Livello 0 
12. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate liberamente. Parti singolari per livelli. Variante 1. Livello 1 
13. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate liberamente. Parti singolari per livelli. Variante 1. Livello 2 
14. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate liberamente. Parti singolari per livelli. Variante 1. Livello 3 
15. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate liberamente. Parti singolari nel loro insieme. Parti. Singolari primarie 
16. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate liberamente. Parti singolari nel loro insieme. Parti singolari secondarie 
17. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate liberamente. Parti singolari nel loro insieme. Parti singolari primarie 
18. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate liberamente. Parti singolari nel loro insieme. Parti singolari secondarie 
19. Processo di formazione soggettivo. Parti legate da un percorso (ingresso - soggiorno - giardino) 
20. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate ancora più liberamente. Parti nel campo dell'oggetto. Parete 
21. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate ancora più liberamente. Parti nel campo dell'oggetto. Copertura 
22. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate ancora più liberamente. Parti nel campo dell'oggetto. Parti singolari 
23. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate ancora più liberamente. Parti nel campo dell'oggetto. Parete, copertura, parti singolari 
24. Processo di formazione soggettivo. Parti collegate ancora più liberamente. Parti nel campo dell'oggetto. Parete, copertura, parti singolari. Interpretazione a colori 

Addomesticare gli oggetti. Luca Meda e la tecnologia amica

a cura di Rosa Chiesa

«[…] lui iniziava a disegnare ed era questo che ci meravigliava… dava già imput precisi, dava già le esatte proporzioni dell’oggetto che poteva essere ridisegnato col tecnigrafo esattamente con le stesse dimensioni. Quando la forma dell’oggetto lo soddisfaceva, sovrapponeva i fogli e cominciava a disegnarne la parte interna, i meccanismi, faceva gli esplosi, ed era in grado di disegnare tutte le viste ‘da sopra’, ‘da sotto’, ‘da dentro’».

Intervista a Romano Barchi, a cura di A. Balossi Restelli e R. Chiesa, in Luca Meda. Architecture, Design, Drawings, a cura di N. Braghieri, S. Carboni, S. Maffioletti, Silvana editoriale, Milano, 2021, p. 290 


L’approccio razionale e antidecorativo di Luca Meda, ereditato dalla fascinazione per la produzione industrializzata tipica del design tedesco anni Sessanta, si esprime magistralmente nella creazione di oggetti tecnologici – indifferentemente nati nella collaborazione con Radiomarelli prima e con Girmi poi – nei quali il designer armonizza l’involucro dell’oggetto con la meccanica interna senza mai sottomettersi alla logica dello styling. Luca Meda avvicina gli oggetti tecnologici “addomesticandone” l’aspetto attraverso alcuni accorgimenti estetico-simbolici senza mai perdere di vista i requisiti funzionali, di utilità, praticità e adeguatezza allo scopo. 


L’archivio di Luca Meda è stato affidato dalla famiglia all’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia nel 2013; l’Archivio gli ha dedicato l’opera Luca Meda Architecture, Design, Drawings, a cura di Nicola Braghieri, Sabina Carboni, Serena Maffioletti, edita da Silvana Editoriale, Milano, 2021 


1. L. Meda, Disegno per tritaghiaccio TR10 Lagranita, Girmi, 1988
2. L. Meda, Modello in legno dipinto per tritaghiaccio TR10 Lagranita, Girmi, 1988 (foto ©Laboratorio fotografico Iuav)
3. L. Meda, Modello, luce di soccorso, Lucetta LC10, Girmi, 1982
4. L. Meda, Filodiffusore FD300, Radiomarelli, 1970 (foto ©Laboratorio fotografico Iuav)
5. L. Meda, Disegno macchina da caffè CR32 Caffèconcerto, Girmi, 1983 
6. L. Meda, Modello macchina da caffè CR32 Caffèconcerto, Girmi, 1983 (foto ©Laboratorio fotografico Iuav)
7. L. Meda, Disegno televisore, Radiomarelli, n.d. 
8. L. Meda, Modello televisore con comandi sul fianco sagomato, Radiomarelli, circa 1970 ©Orlandini
9. L. Meda, Radio portatili, Radiomarelli, 1968
10. L. Meda, Radio portatili, Radiomarelli, 1968-69
11. L. Meda, Studi per una centrifuga, Girmi, 1986
12. L. Meda, Modello del Centro di spremitura CE18, Girmi, 1988 / Studio Giovanni Sacchi (foto ©Laboratorio fotografico Iuav)
13. L. Meda, Robot da cucina Mastrogirmi, Girmi, 1984
14. L.. Meda, Disegno, Robot da cucina Mastrogirmi, Girmi, 1984-87
15. L. Meda, Macchina per cottura a vapore PC50 La Vaporiera, Girmi, 1985
16. L. Meda, Mini robot da cucina, Girmi, 1996
17. L. Meda, Mini robot da cucina, Girmi, 1996
18. L. Meda, Disegno tritatutto Moulinette 1-2-3, Girmi-Moulinex, 1990
19. L. Meda, Disegno a colori tritatutto Moulinette 1-2-3, Girmi-Moulinex, 1990
20. L. Meda, Cuociriso, Girmi, 1991
21. L. Meda, Radio West, Radiomarelli, 1970
22. L. Meda, Studi per ferro da stiro, Girmi, 1996
23. L. Meda, Studio per tostapane TP 01, Girmi, 1993
24. L. Meda, Crepiera GR 12, Girmi, 1991
 

Cantiere 2026

Dati

07.07.2025

Categoria

Buone notizie

Il Piano di Ripresa e Resilienza raccontato attraverso lo sguardo degli studenti e delle studentesse di Iuav Design

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha pubblicato “Cantiere 2026. Il PNRR visto dalla nuova generazione”, un volume realizzato in collaborazione con l’Università Iuav di Venezia, sulla base di un protocollo d’intesa siglato tra l'Ateneo e il Ministero nel 2024 e curato da Gianni Sinni, che dà voce agli studenti e propone un nuovo modo di comunicare le politiche pubbliche, la cui prefazione è stata curata dal vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini.

Frutto di un progetto durato un anno, il libro raccoglie una serie di fascicoli elaborati dagli studenti e dalle studentesse nell’ambito degli esami di design per la comunicazione pubblica (Laboratorio di design della comunicazione 2 del Corso di laurea magistrale in design del prodotto, della comunicazione e degli interni, tenuto dal docente Luciano Perondi con Bruno Calza), a partire dai dati e dai materiali messi a disposizione dal MIT. Ne nasce un’opera corale che sperimenta linguaggi visivi, infografiche e narrazioni per rendere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) più accessibile e vicino alle persone.

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