a cura di Maura Manzelle
«La volumetria dei tre corpi principali e del chiostro quadrato non viene alterata. L'antica massa muraria è anzi esaltata, ripristinando il muro di mattoni a vista, di cui il sole battendo di sbieco mette in evidenza la grana grossa, le irregolarità di costruzione (la materia accentua il valore espressivo)».
Daniele Calabi, appunti dattiloscritti, senza data, Archivio Calabi Venezia
Il progetto di trasferimento dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia dalla sede di Palazzo Giustinian a quella attuale dell'ex Convento dei Tolentini deve essere inserito nel quadro della riqualificazione delle sedi universitarie attuato nella ricostruzione post-bellica del nostro Paese. Solo nel 1960 un nuovo finanziamento consente di avviare per I.U.A.V un progetto organico – per quanto processuale – e viene costituita una Commissione di studi formata da Giuseppe Samonà, Franco Albini, Lodovico Belgiojoso e da alcuni assistenti.
Nel 1961 il progetto esecutivo e la Direzione lavori vengono attribuiti congiuntamente a Mario Bacci (docente incaricato di Impianti tecnici) e a Daniele Calabi (docente di Elementi costruttivi) che di fatto da questo momento assume il coordinamento, con un ruolo di mediazione ma soprattutto di concreta risposta alle esigenze dell'Istituto che Calabi interpreta e traduce nel suo modo: secondo i principi dell'«onestà del costruire» – come annota su un foglio – ossia dove i materiali e strutture si dichiarano per quello che sono e per il ruolo che svolgono.
Tali principi si riferiscono contemporaneamente anche ai contenuti del corso che sta portando avanti nello stesso Istituto, facendo della necessità di insegnare – di fatto – entro un cantiere una occasione di sperimentazione didattica, argomento delle esercitazioni degli studenti. Nel 1964 – sessant'anni fa – tutti i corsi si svolgono nella rinnovata sede dei Tolentini. Daniele Calabi muore prematuramente il 12 novembre 1964.
A memoria e riconoscimento della sua attività per dotare l'Istituto di una nuova sede docenti e studenti pongono la lapide ancora oggi nell'ingresso, fatta incidere da Mario De Luigi.
Questo Petit Tour, come il Petit Tour #66 dedicato alla Colonia marina di Padova "Principi di Piemonte" e il Petit Tour #68 dedicato alla Casa Calabi al Lido di Venezia, è stato realizzato in occasione della digitalizzazione dell'Archivio Calabi di Venezia, a cura dell'Archivio Progetti e fa parte di una serie di iniziative volte alla valorizzazione dell'opera di Daniele Calabi e delle fonti archivistiche per il suo studio.
Primo esito della ricerca in corso su questi materiali è la mostra Daniele Calabi, Il piacere dell'onestà che si svolgerà all'Università Iuav di Venezia, ex convento dei Tolentini, 30 maggio-14 ottobre 2024 a cura di Maura Manzelle.
1. Daniele Calabi (primo a sinistra) all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia
2. Copertina della dispensa del Corso di Elementi costruttivi all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia
3. Nuova sede dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia nell'ex convento dei Tolentini: il chiostro restaurato (sul verso: fotografia Giacomelli, n. 7)
4. Il chiostro dei Tolentini restaurato, con le facciate portate a mattoni faccia a vista (sul verso: fotografia Giacomelli, n. 4)
5. L'ingresso alla nuova sede universitaria, prima della realizzazione del progetto di Carlo Scarpa
6. Le scale restaurate (sul verso: fotografia Giacomelli, n. 2)
7. Serramento sulla finestra del vano scala: anta apribile unica superiore e partizioni fisse inferiori (sul verso: fotografia Giacomelli, n. 16)
8. Esecuzione a piè d'opera delle travi in cemento armato precompresso per il solaio intermedio inserito nella sala capitolare (sul verso: SOC. p. AZIONI CEMENTI ARMATI ING. MANTELLI, Istituto Universitario di Architettura, travi in c.a.p. solaio 24/10/62)
9. Il solaio intermedio inserito nella sala capitolare realizzato (foto attribuibile a Daniele Calabi)
10. La sala capitolare con l'inserimento del solaio intermedio superiore; sullo sfondo la parete divisoria; alle pareti lampade di Franco Albini (foto attribuibile a Daniele Calabi)
11. La sala capitolare; sullo sfondo la parete divisoria in pannelli prefabbricati, con montanti in p.v.c. armato e legno compensato o laminato plastico (con la collaborazione della falegnameria Zanette); in primo piano pannelli espositivi assemblabili in legno e montanti in ferro (foto attribuibile a Daniele Calabi)
12. Particolare della parete divisoria in pannelli prefabbricati (foto attribuibile a Daniele Calabi)
13. I pannelli espositivi assemblabili nelle due direzioni (foto attribuibile a Daniele Calabi)
14. Il rapporto tra interno ed esterno: lo spazio della nuova sala capitolare e la vista verso la chiesa dei Tolentini (foto attribuibile a Daniele Calabi)
15. Grande serramento ad un'anta apribile a bilico verticale, in legno di rovere, con parte inferiore a pannelli vetrati fissi (foto attribuibile a Daniele Calabi)
16. Sala a gradoni con la nuova copertura in ferro-legno
17. La struttura di copertura dell'aula a gradoni (foto attribuibile a Daniele Calabi)
18. Dettaglio della struttura di copertura dell'aula a gradoni (foto attribuibile a Daniele Calabi)
19. Aula a gradoni: vista verso l'ingresso
20. Spazi per la didattica nel piano sottotetto (sul verso: fotografia Giacomelli, n. 2)
21. Spazi restaurati all'ultimo piano; è visibile l'inserimento di porzioni di solaio in cemento armato (sul verso: fotografia Giacomelli, n. 8, 1964)
22. Spazi per la didattica nel piano sottotetto; alle pareti lampade di Franco Albini (sul verso: fotografia Giacomelli, n. 6, 1964)
23. «Il piacere dell'onestà»: appunti di Daniele Calabi sui principi costruttivi per il restauro dell'ex convento dei Tolentini
24. Schizzi di Daniele Calabi sui principi costruttivi
a cura di Alessandra Rampazzo e Luca Velo
«Strana e affascinante, Saint Denis, parte importante della storia d'Europa, nata dal culto di sante reliquie, cresciuta sotto la bandiera della rivoluzione, città artigiana e industriale, oggi vibrante anche di nuovi impulsi provenienti da altre culture…
Saint Denis è la culla del gotico (l'abate Suger), il sacrario dei re di Francia, una città con una grande tradizione industriale e operaia, un polo della nuova immigrazione, un moderno polo terziario, una capitale dello sport. Il progetto delle piazze centrali riguarda un contesto storico in sofferenza al centro di una città per contro quanto mai viva nel corpo sociale e politico.
Come ascoltare e accogliere Suger e Robespierre, Simenon e Sengor? Come non interrompere, anzi rievocare, quelle storie che si sono depositate in un'unità indicibile, di ritmo, grana, luce?
Il progetto di riqualificazione delle piazze centrali fa parte di una strategia più ampia, la riorganizzazione di tutto il centro storico con un sistema pedonale di oltre 5 ettari.
Caratteristico del nostro progetto è un appoggio morbido all'andamento del suolo, con un'organizzazione dello spazio adatta a una continua evoluzione dei cambiamenti.
In tutto il sistema dell'agorà la viabilità è ridotta a pochi percorsi principali dedicati al traffico locale, con un incasso di appena cinque centimetri rispetto alla quota pedonale. La pavimentazione è come una "macchina retorica", che racconta e rievoca una "geografia" di unità, dimensioni e tracciati storici dove oggi risultino appannati o di meno evidente lettura».
Franco Zagari, dalla bozza di relazione di progetto Revalorisation du centre ville de Saint-Denis. Amenagement des places, 2002-2007
Il fondo Franco Zagari (Roma, 1945-2023), donato all'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia nel 2022, documenta a più livelli la complessa e trasversale attività di ricerca dell'architetto del paesaggio contemporaneo a partire dalla tesi di laurea su Borgo San Pietro del 1970 (relatore Ludovico Quaroni) fino ai lavori più recenti tra i quali il sistema delle piazze centrali di Saint-Denis (Parigi) fino al noto concorso per il Parco della Pace di Vicenza del 2015. Il ruolo centrale dello spazio pubblico delle città – sia esso piazza o giardino – emerge prorompente quale tema progettuale che tende a privilegiare la dimensione poetico-narrativa capace di combinare citazioni colte decontestualizzate e azioni performative.
Testimone di più di 40 anni di professione, il fondo è costituito da corrispondenza, testi manoscritti delle relazioni svolte come architetto, appunti manoscritti, scritti vari, bozze di lavoro, relazioni tecniche su siti e cantieri, atti di convegni, di studio e di conferenze, lezioni universitarie, progetti, saggi e modelli. Alcune scatole conservano diapositive e fotografie, nei rotoli disegni arrotolati e manifesti.
La documentazione cartacea è inoltre affiancata da un altrettanto ricco insieme di elementi che costituiranno la sezione digitale dell'archivio.
Questo Petit Tour presenta i materiali provenienti dal fondo di Franco Zagari ed è parte degli esiti di una borsa di ricerca dal titolo "Ordinamento e studio del fondo archivistico Franco Zagari" (2023-24), svolta in collaborazione con il personale dell'Archivio Progetti.
1. Saint-Denis. Veduta aerea precedente all'intervento
2. Saint-Denis. Storia di Piazza Jean Jaures. Estratto della pubblicazione De Place En Place. Promenade au centre de Saint-Denis, maggio 2007
3. Saint-Denis. Schematizzazione dell'organizzazione del mercato medievale
4. Saint-Denis. Volumi e colori della cattedrale gotica. Immagini e riferimenti della visita in sopralluogo
5. Saint-Denis. Sistema delle piazze: planimetria complessiva, 2002-2007
6. Saint-Denis. Storia della citta?, del progetto e del cantiere. Estratto della pubblicazione De Place En Place. Promenade au centre de Saint-Denis, maggio 2007
7. Saint-Denis. Piazza Jean Jaures, planimetria
8. Saint-Denis. Piazza Jean Jaures, veduta del progetto realizzato
9. Saint-Denis. Piazza Jean Jaures, dettagli della pavimentazione
10. Saint-Denis. Piazza Jean Jaures, dettagli della pavimentazione
11. Saint-Denis. Piazza Jean Jaures verso Piazza Victor Hugo, veduta del progetto realizzato (primo lotto di intervento)
12. Saint-Denis. Piazza Jean Jaures verso Piazza Victor Hugo: fotomontaggio di progetto
13. Saint-Denis. Piazza Jean Jaures verso Piazza Victor Hugo, veduta del progetto realizzato
14. Saint-Denis. Storia di Piazza Victor Hugo. Estratto della pubblicazione De Place En Place. Promenade au centre de Saint-Denis, maggio 2007
15. Saint-Denis. Piazza Victor Hugo, planimetria
16. Saint-Denis. Piazza Victor Hugo, veduta del progetto realizzato
17. Saint-Denis. Piazza Victor Hugo, dettagli della pavimentazione
18. Saint-Denis. Piazza Victor Hugo in connessione con Piazza Ho?tel Dieu, veduta del progetto realizzato
19. Saint-Denis. Piazza Victor Hugo, dettaglio del sistema di seduta che abbraccia un'aiuola
20. Saint-Denis. Piazza Victor Hugo, elaborazione del sistema costruttivo per la seduta
21. Saint-Denis. Piazza Ho?tel-Dieu, schema geometrico degli elementi di progetto
22. Saint-Denis. Piazza Ho?tel-Dieu, immagine di dettaglio sugli elementi di seduta lungo le aiuole
23. Saint-Denis. Piazza Ho?tel-Dieu, veduta del progetto realizzato
24. Saint-Denis. Piazza Ho?tel-Dieu, veduta del progetto realizzato
a cura di Maura Manzelle e Teresita Scalco
«Forse è lo stesso discorso di Cuneo - là la lastra di metallo squarciata dallo scultore - qui l'edificio scavato drammaticamente dall'architetto - a parte il fatto che nella configurazione degli spazi un'urgenza espressiva può altrettanto validamente esprimersi attraverso edificazioni o distruzione - la ragione di fondo è che non è possibile esprimere contenuti espressivi così drammatici entro linguaggi formali equilibrati, chiusi, risolti, cristallini - vedi l'iconografia celebrativa con la quale è stata risolta la celebrazione della prima guerra mondiale - gli equilibri e la simmetria retorica di Redipuglia etc. È però altrettanto pericoloso approdare alla retorica antistorica con una furia celebrativa di tipo complementare a quella.».
Costantino Dardi, appunti a margine di disegno di progetto
Costantino Dardi (Cervignano del Friuli, 1936- Tivoli, 1991) e Daria Ripa di Meana (Reggio Calabria 1941), laureati all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, lui nel 1962 e lei nel 1963, partecipano nel 1966 al Concorso nazionale di progettazione per il "Museo della Resistenza nella Risiera di San Sabba" a Trieste. Solo dal 1965 riconosciuta come luogo di valore monumentale, la risiera – o meglio, una sua parte – è oggetto del concorso al quale parteciparono dieci gruppi, concludendosi solo con la selezione dei tre progetti di Romano Boico, di Dardi-Ripa di Meana, di Gianugo Polesello, invitati alla seconda fase che verrà vinta da Boico e porterà al Museo inaugurato nel 1975.
La particolarità del sito – unico Lager con forno crematorio in Italia – e la necessità sottesa di affrontare l'esigenza celebrativa e monumentale oltre che museale viene interpretata dal progetto di Dardi e Ripa di Meana come un percorso che, riconfigurando lo spazio, include un luogo di preghiera prima di giungere al museo.
Conoscenza emotiva e conoscenza razionale si succedono, provocate anche dagli interventi architettonici, quali lo squarcio nel prospetto del molino che lascia che la cappella si manifesti.
Con la pubblicazione di questo Petit tour l'Archivio Progetti dell'Università Iuav di Venezia partecipa al "Festival della Resistenza VENEZIA è LIBERA", iniziativa per le celebrazioni dell'ottantesimo anniversario della Liberazione 1945-2025.
L'Archivio di Costantino Dardi è conservato presso il Centro Archivi di Architettura della Fondazione MAXXI di Roma e consultabile dal catalogo online dell'Archivio progetti.
Bibliografia
Massimo Mucci, La Risiera di San Sabba. Un'architettura per la memoria, Gorizia, 1999
Costantino Dardi, Per un Museo della Resistenza a Trieste, in "Hinterland" 18, 1981
Massimo Mucci, Il monumento "assurdo" della Risiera di San Sabba a Trieste (1966-75), in "La Rivista di Engramma" n. 123, gennaio 2015, pp. 37-48
Luigi Pavan, La linea analitica dell'Olocausto, in "La Rivista di Engramma" n. 123, gennaio 2015, pp. 49-62.
C. Dardi, D. Ripa di Meana, Progetto per il primo grado del concorso presentato con il motto "Alpha Centauri", 1966-68
1-14 progetto di I grado
15-24 progetto di II grado
a cura di Sabina Carboni
«Come potranno le case essere bene orientate rispetto al sole, se i piani regolatori vengono studiati con gli stessi concetti che guiderebbero un disegno geometrico per una tovaglietta da ricamare? Hanno mai pensato all'orientamento delle case [..] quegli ingegneri che hanno costellato il piano regolatore di Milano di belle piazze rotonde o sbilenche dalle quali si dipartono graziosamente a stella cinque, sei, dieci, dodici vie come per lo scoppio di una granata?».
Giancarlo Palanti, Saper scegliere il proprio alloggio d'affitto: premesse, Domus, n. 157 gennaio 1941
Giancarlo Palanti nasce a Milano il 26 ottobre 1906. Laureato al Politecnico nel 1929, nel 1931 apre uno studio di architettura con Franco Albini e Renato Camus; con loro e con altri giovani razionalisti partecipa a vari concorsi di progettazione su Milano e per la Triennale. È redattore per Domus e Casabella, rivista della quale Palanti condivide la temperie culturale, essendo legato in modo particolare alla figura di Giuseppe Pagano. Nell'ottobre 1946 si trasferisce a San Paolo, in Brasile, dove collabora per alcuni anni con Lina Bo Bardi, occupandosi anche di progettazione d'interni, poi con l'architetto brasiliano Henrique Ephrim Mindlin, con il quale partecipa nel 1957 al concorso per la nuova capitale Brasilia, classificandosi al quinto posto. Dal 1966 lavora da solo realizzando numerosi progetti a San Paolo, dove muore il 30 settembre 1977.
L'archivio Giancarlo Palanti è stato affidato all'Archivio Progetti dagli eredi nel 2018 ed è accessibile dal nostro catalogo online. Consiste di circa 1400 disegni, 2 modelli per il progetto Milano Verde, carte personali tra le quali un'interessante raccolta di documenti sulla Resistenza, 400 fotografie. Tale documentazione riguarda la sua attività in Italia prima del trasferimento in Brasile: esercitazioni universitarie, progetti e committenze degli anni dal 1937 al 1949, dei quali solo in parte si ha riscontro nel curriculum, redatto da Palanti nel 1942, anch'esso conservato nel fondo.
1. Rilievo della chiesa della Beata Vergine del Pino presso Cervia: avanzo dell'antica decorazione murale nella cappella di fronte all'ingresso, [s.d.]
2. Rilievo della chiesa della Beata Vergine del Pino presso Cervia: veduta della chiesetta, [s.d.]
3. Progetto di restauro della Scuola di economia domestica di Gallarate, 1929
4. Veduta prospettica del Broletto, Gallarate, 1929
5-6. Studio per servizio da tavola per Ceramiche Matricardi, 1930
7-8. Studio di elementi decorativi per Christofle, 1931
9-10. Villa sul lago a Oggebbio: prospettiva, 1931
11-12. Progetto per aeroporto: prospettiva, 1933
13. Concorso per colonia elioterapica a Legnano: prospettiva vista da "x", 1937
14. Concorso per colonia elioterapica a Legnano: vista dall'alto, 1937
15. Concorso per la sistemazione della zona scalo Sempione Fiera a Milano "Milano verde": Palanti con Albini, Gardella, Minoletti, Pagano, Romano, Predaval: modello del progetto, 1938, foto Laboratorio fotografico Iuav
16. Concorso per la sistemazione della zona scalo Sempione Fiera a Milano "Milano verde": Palanti con Albini, Gardella, Minoletti, Pagano, Romano, Predaval: modello del progetto, 1938, foto Laboratorio fotografico Iuav
17. Progetto per la Casa del Fascio a Gallarate: pianta. Minoletti, Palanti, 1938-40
18. Progetto per la Casa del Fascio a Gallarate: prospettiva di un salone. Minoletti, Palanti, 1938-40
19. Villa Necchi alla Portalupa: prospettiva, 1937-1940
20. Villa Necchi alla Portalupa: prospettiva di una sala, 1937-1940
21. Progetto per Cotonificio Cantoni a Castellanza (Varese), prospettiva, 1940-42
22. Progetto per Cotonificio Cantoni a Castellanza (Varese), pianta soluzione C, 1940-42
23. Casa in Via Monte Napoleone 5 Milano: prospettiva, Palanti, Brunelli, 1944
24. Progetto di sfruttamento di grande massima dell'area di proprietà La Pace in Piazza Cavour 5: pianta alloggi soluzione III tipo B, 1944
a cura di Teresita Scalco
«Sono italiano e sono nato nelle Venezie, ove nel passato ebbe origine una delle più grandi scuole coloristiche del Rinascimento. Ho così un naturale senso del colore e la personale conoscenza della pittura mi fa apprezzare, in modo speciale, la bellezza del tono e della luce. […] Con lo smalto tutto diventa bello e la sua superficie liscia, vetrificata, aumenta le caratteristiche di praticità. Ho cominciato con le ciotole lineari ed ho poi fatto vasi, piatti, vaschette, scatole, piccoli quadri, grandi pareti decorate, mobili con larghe superfici istoriate, caminetti, maniglie di ogni tipo e pezzi unici per collezionisti.
Ho collaborato con i più noti architetti italiani creando sempre nuove applicazioni, smaglianti di colore. Apprezzo lo smalto perché nessun'altra materia potrebbe darmi una così vasta gamma di colori, dai toni profondi e decisi alle più delicate trasparenze. Se poi il metallo viene cesellato o battuto, la bellezza dei colori viene aumentata da trasparenze, lucentezze, incomparabili giochi di luce. Mi piace smaltare, perché il fuoco sa trasfondere ai colori magici e suggestivi effetti».
Testo di Paolo De Poli, pubblicato in L'Arte dello Smalto: Paolo De Poli, catalogo della mostra antologica al Palazzo della Ragione, Padova 1984.
Paolo De Poli (1905-1996) è stato maestro della tecnica dello smalto a gran fuoco su rame, artista, artigiano, designer e imprenditore. Ha realizzato oggetti e opere uniche, mobili, pannelli e complementi d'arredo per la casa moderna, grazie alla collaborazione con importanti architetti e artisti italiani del Novecento italiano, primo fra tutti Gio Ponti.
A Paolo De Poli e al suo fondo archivistico l'Archivio Progetti ha dedicato la mostra De Poli. Artigiano e designer, un progetto didattico, a cura di Alberto Bassi, Valeria Cafà e Teresita Scalco e i seguenti libri: Paolo De Poli artigiano, imprenditore, designer, a cura di Alberto Bassi e Serena Maffioletti (Il Poligrafo, Padova 2017) e Paolo De Poli e Gio Ponti. L'artigiano-designer e l'architetto, a cura di Alberto Bassi e Valeria Cafà (Universalia, Pordenone 2019).
a cura di Riccardo Domenichini
«Il capodanno 1947 ci trova a Cortina, all'Hotel Faloria, un albergo dismesso da molti anni. Ho avuto a disposizione da Flora Menardi del Bellevue (per la quale stavo anche lavorando in quel momento), alcune stanze sia come abitazione che come studio. Un autentico arrangiamento di fortuna: per riscaldarci in pieno inverno usavamo una stufa a segatura (un grosso bidone di ferro costipato di segatura e quindi costretto ad una lenta combustione) affidata alla collaborazione di uno dei miei collaboratori. Lo studio si componeva di tre persone: un architetto e un disegnatore, miei aiuti. Inoltre mia moglie faceva da segretaria. Erano arredi e allestimenti interni su cui si lavorava in quell'inverno; ma anche il progetto per una casa che Leo Menardi intendeva costruire su quel terreno prescelto anni addietro, per la realizzazione di una chiesetta.
[…]
1949, Cortina, 25 aprile, ore 10: inizio lavoro nel nuovo studio. Era quindi finito il mio girovagare con tavoletta da disegno. Lo studio stava in via Roma (Casa Battocchio, due stanze per lo studio e due stanze più cucina per l'abitazione). Presto un primo e poi un secondo disegnatore.
[…]
Il 1953 e il 1954 segnano un intenso lavoro concentrato soprattutto nel progetto del Nuovo Centro di Cortina, nei progetti esecutivi degli edifici dei telefoni e delle Poste, a cui si somma nel 1954 l'esecutivo per la Casa Giavi. Anche il Piano Territoriale Paesistico è un'incombenza impegnativa che richiede mediamente ogni tre giorni, continue riunioni, sia a Roma che a Cortina e a volte anche a Venezia. Ma in questo biennio accadono alcuni fatti che è bene ricordare. Il 24 febbraio 1953 trasferisco il mio nuovo studio in Via Menardi e a distanza di pochi mesi anche la mia nuova residenza viene trasferita nello stesso condominio.
[…]
… e io ho dovuto arrendermi. Siamo a metà degli anni Cinquanta. Da quel momento decido di chiudere con Cortina. Il mio studio di Cortina continuerà a lavorare per fuori Cortina, e non lavorerà più per Cortina».
Edoardo Gellner, Quasi un diario. Appunti autobiografici di un architetto, Roma 2008
Nel 1943 Cortina d'Ampezzo accoglie Edoardo Gellner, militare e studente al Regio Istituto Superiore di Architettura di Venezia, in fuga da Trieste dopo l'8 settembre. Nel 1947 il neoarchitetto, laureato da pochi mesi con Giuseppe Samonà, decide di stabilirvisi definitivamente e di aprire qui il proprio studio.
La vicenda professionale di Gellner nella città ampezzana si apre con una serie di interventi che lo portano a misurarsi con diverse scale progettuali, da quella di arredi e ristrutturazioni di locali pubblici fino a operazioni architettoniche di respiro molto più ampio. Nel 1951 progetta e inizia a costruire la casa di via Menardi, il condominio che lo accoglierà come residenza e studio professionale per gli anni a venire. Strettamente legate alla scelta di Cortina d'Ampezzo come sede delle Olimpiadi invernali del 1956, le vicende complesse del Piano Regolatore e del cosiddetto Nuovo Centro, del quale fanno parte i palazzi Telve e delle Poste, e i forti contrasti scatenati da queste realizzazioni conducono però Gellner alla decisione fortemente polemica di non lavorare più per Cortina. A partire dalla metà degli anni Cinquanta, quindi, lo studio pur attivissimo non accetterà alcun incarico per realizzazioni nella città che lo ospita.
1. Edoardo Gellner, Dancing Rio-Rita, 1946
2. Edoardo Gellner, Bar-pasticceria La Genzianella, 1946-50
3-6. Edoardo Gellner, Casa Menardi, 1945-46
7-8. Edoardo Gellner, Negozio di abbigliamento femminile Vanotti, 1948
9-10. Edoardo Gellner, Grand Hotel Savoia, 1949-50
11-14. Edoardo Gellner, Albergo per bambini La Meridiana, 1949-53
15-16. Edoardo Gellner, con Renato Iscra, Casa Torre, 1951-52
17-20. Edoardo Gellner, Condominio in via Menardi, 1951-53
21-22. Edoardo Gellner, con Iginio Dalla Bernardina, Palazzo Telve, 1952-55
23-24. Edoardo Gellner, con Edmondo e Edgardo Protti, Palazzo delle Poste, 1953-55
a cura di Roberta Albiero
«Credo che il nostro lavoro debba nascere dal pensare un'architettura del linguaggio prima dell'architettura degli edifici e dalla città, altrimenti non si riuscirà a produrre nulla di veramente significativo. Quasi tutti i docenti, anche i migliori, ritengono che sia necessario conoscere le modalità genetiche delle architetture scelte come modelli esemplari, mentre io ritengo che tale percorso conoscitivo debba essere preceduto dalla pregiudiziale costruzione di una personale idea di linguaggio architettonico che ci consenta di non essere costretti a individuare in modo generico riferimenti e modalità compositive».
Franco Purini, Verso un linguaggio, testo scritto in occasione della lezione tenuta all'inaugurazione della mostra L'invenzione di un linguaggio. Franco Purini e il tema dell'origine, 1964-1976, Università Iuav di Venezia.
Nato nel 1941 a Isola del Liri, Franco Purini, già professore ordinario di Composizione architettonica e Uurbana, è professore emerito presso la facoltà di Architettura di Roma dell'Università La Sapienza. Dal 1966 ha studio con Laura Thermes. Maurizio Sacripanti, Ludovico Quaroni, Bruno Zevi e Manfredo Tafuri, sono stati suoi maestri. È stato docente allo IUSARC di Reggio Calabria (1977-1981), Professore Ordinario alla Facoltà di Architettura di Roma (1981-1994). Dal 1994 al 2001 ha insegnato allo Iuav di Venezia concludendo a Roma la sua attività didattica e di ricerca nell'università nel 2012.
I disegni sono una selezione tratta dalla mostra Inventare un linguaggio. Franco Purini e il tema dell'origine, 1964-1976", Università Iuav di Venezia, 26 giugno - 30 ottobre 2019.
1-2. F. Purini, L. Thermes, Proposta di ristrutturazione dei Lungotevere a Roma, 1966
3-4. F. Purini, L. Thermes, Progetto di strada costruita tra Roma e Latina, 1967
5-6. F. Purini, A. Pedone, Progetto di biblioteca a Roma, 1968
7-8. F. Purini, Gli elementi, Una ipotesi di architettura, 1966-68
9. F. Purini, Classificazione per sezioni di situazioni spaziali, Una ipotesi di architettura, 1966-68
10. F. Purini, Grattacieli lamellari, Una ipotesi di architettura, 1966-68
11-12. F. Purini, Ponte San Giovanni dei Fiorentini a Roma, 1968
13-14. F. Purini, M. Seccia, A. Silipo, D. Staderini, L. Thermes, Proposta per un centro di residenze studentesche e di servizi per l'Istituto tecnico Montani a Fermo, 1972
15-16. F. Purini, R. Collovà, A. Lentini, E. Levi, R. Perris, S. Petruccioli, M. Seccia, D. Staderini, L. Thermes Studi per il concorso per il centro urbano e il centro direzionale di Latina, 1972
17-18. F. Purini, S. Menichini, A. Silipo, D. Staderini, L. Thermes Concorso per la sistemazione delle cave di Monte Ricco (Monselice), 1973
19-20. F. Purini, A. Bruschi, L. Gazzola, A. Lambertucci, D. Staderini, L. Thermes Concorso Inarch/Aniacap per nuove tipologie edilizie residenziali, 1973
21-22. F. Purini, P. Jacucci, E. Levi, L. Thermes, G. Zia (consulente per le strutture e gli impianti) Concorso Inarch/Sir. Proposte per una iniziativa di industrializzazione edilizia, 1973
23-24. F. Purini, Progetto per un padiglione in cemento e vetro, 1976
a cura di Martino Doimo
«Uno dei principi ereditati dalla mia formazione, a cui ho tenacemente tenuto fede, è che l'architettura debba innanzitutto essere capita, per poter essere esperita emozionalmente [...] Da qui la necessità di un impalcato compositivo rigoroso e semplice (semplicissimo nei miei progetti, persino elementare) e però tale da introdurre fra le parti quello stato di non pacificata tensione interna, di criticità e inquietudine che mi pare sia l'unica garanzia di vitalità estetica e di pregnanza. Un'architettura precisa e dialettica [...] Quindi non minimalista, né austera, ma aperta: che lasci poi spazio per la sensibilità. In questo ho sempre trovato riferimento e sostegno nella storia dell'architettura [...] Questo per quanto riguarda le strutture e le forme; per il resto il mio modo di progettare è radicalmente funzionalista, [...] nella convinzione che in un'attenta e umanistica analisi [...] del programma di un edificio ci sia tanto un ineludibile obbligo etico, quanto un inesauribile fondamento poetico [...] La stessa apertura mentale e una sincera volontà di apprendere valgono anche per il mondo delle tecniche, [...] nella certezza che una delle ragioni della vitalità di ogni forma, in architettura, risieda nella comprensione e nell'espressione delle forze fisiche sottostanti [...] in ogni elemento edilizio e in ogni procedimento tettonico [...] [Nei] miei progetti è affidato alla luce solare un ruolo compositivo essenziale [...] Per questo, nel tentativo di trovare uno strumento adatto a ragionare sul tema, ho anche progressivamente messo in atto un modo di disegnare (a mano e poi al computer) che utilizza una strategia di derivazione ottocentesca: poco nero e molto bianco, su un fondo abbastanza scuro e neutro».
Francesco Cellini, Un sommario elenco di convincimenti e delle loro principali applicazioni pratiche, nella monografia: Francesco Cellini, Electa, Milano 2016, pp. 15-21
Francesco Cellini è professore emerito all'Università Roma Tre, ove è stato preside della facoltà di architettura (1997-2014). É presidente dell'Accademia Nazionale di San Luca, di cui è membro dal 1993; ha ricevuto nel 1991 il premio internazionale della Biennale di Venezia e nel 1996 il premio "Presidente della Repubblica" per l'architettura.
L'Università Iuav di Venezia ha organizzato la mostra: Architetture di Francesco Cellini. Disegno, Storia e Progetto, a cura di Archivio Progetti Iuav e Martino Doimo, con Sara Pezzutti, 2017, Iuav.
1. F. Cellini, M.M. Segarra Lagunes, Progetto di concorso per il teatro romano a Spoleto, 2005
2. F. Cellini, Scape Spa, P. Simonetti, G. Clément, F. Brancaleoni, Proger Spa, Progetto di concorso per il nuovo palazzo del cinema al Lido di Venezia, 2004-2005
3-4. F. Cellini, Insula Architettura e Ingegneria Srl, Progetto di concorso per un centro congressi a San Miniato (Pisa), 2004
5-6. F. Cellini, A. Salvioni, M. Sena Augusto, Progetto di concorso per la chiesa della Pentecoste a Quarto Oggiaro (Milano), 2001
7. F. Cellini, F. Ceschi, E. Cipollone, S. Laddaga, P. Orsini, D.M. Tchou, F. Brancaleoni, Progetto di concorso per il nuovo centro delle arti contemporanee a Roma, 1999
8. F. Cellini, E. Cipollone, L. Federici, P. Orsini, P. Polimeni, Progetto di concorso per la ristrutturazione dell'area ex Junghans a Venezia, 1995
9-10. F. Cellini, E. Cipollone, P. Orsini, Progetto per una piscina coperta a Baschi (Terni), 1995
11-12. F. Cellini, N. Cosentino, Progetto di concorso per un complesso turistico residenziale a Sestriere (Torino), 1993
13-18. F. Cellini, N. Cosentino, P. Simonetti, Progetto definitivo per il padiglione Italia ai giardini della Biennale di Venezia, 1992
19-22. F. Cellini, N. Cosentino, P. Simonetti, Progetto di concorso per il padiglione Italia ai giardini della Biennale di Venezia, 1988
23. F. Cellini, G. Morabito, Progetto di concorso per il ponte dell'Accademia a Venezia, 1985
24. F. Cellini, G. Morabito, Progetto di concorso per il ponte dell'Accademia a Venezia, 1985 (Collezione Francesco e Bastiana Dal Co)
a cura di Riccarda Cantarelli
«D'altra parte, senza memoria il rapporto con il mondo, per gli architetti, si limita alla superficie delle cose che lo popolano – qualcuno parla dell'uomo di superficie – e quindi alla loro immagine, che è simbolica dei valori attribuiti dal gusto e dalle mode.
Nell'Architettura questa riduzione semantica la allontana sempre di più dal suo compito civile: costruire la casa dell'uomo, la quale dall'età di Pericle è la città. Quale che sia la sua forma. Seguiamo pure con l'attenzione che merita lo sviluppo straordinario delle comunicazioni soprattutto immateriali che caratterizza la nostra epoca; le rivoluzioni possono nascere oggi dal web, ma alla fine abbisognano di una piazza per potersi imporre».
R. Panella, Testimonianza, in R. Cantarelli, Raffaele Panella. L'architettura del molteplice/The architecture of multiplicity, Il Poligrafo, Padova 2012, p. 136
Raffaele Panella (1937-2016) si è formato a Venezia nella scuola di Giuseppe Samonà ed è tra i fondatori del Gruppo Architettura e del dipartimento di Teoria e Tecnica della Progettazione urbana dello Iuav, dove, dal 1973, è stato assistente ordinario di Composizione architettonica.
Nel 1981 diventa professore straordinario e nel 1983 si trasferisce all'Università di Roma "La Sapienza", dove subentra nella cattedra vacante di Pasquale Carbonara, dirigendo poi, dal 1994 al 2000 il Dipartimento di Architettura e Analisi della città (DAAC), oltre ad essere responsabile del Laboratorio di progettazione del medesimo Dipartimento.
Ha ideato e diretto, tra il 1975 e il 1990, i Laboratori urbanistici di Pesaro, Roma e Città di Castello, istituiti con lo scopo di migliorare la qualità degli interventi pubblici e privati in quelle tre aree urbane. Tra i progetti su Roma si evidenziano la nuova sede dell'Università "La Sapienza" per Pietralata e l'esemplare lavoro di ricerca e progettazione sui Fori imperiali, condotti entrambi all'interno del Dipartimento di Architettura e Progetto (DiAP).
Altre sue opere di rilievo sono la Scuola di Val Basento, il complesso di Piazza Mulino a Matera, il Parco dell'Ansa del Tevere a Città di Castello, la Scuola elementare di Fano, il Centro civico e scolastico di Villa Fastiggi, le scuole di Cattabrighe e Vismara, la Scuola di Arti ornamentali a Roma, il Centro servizi MEGAS di Urbino e il polo universitario dell'Università di Bologna al Navile.
Tra le sue pubblicazioni si ricordano Roma Città e Foro (1989), Piazze e nuovi luoghi di Roma (1997), Architettura e radicamento (2000), Roma III Millennio. Le identità possibili (2003), Questioni di progettazione (2004), Architettura e Città (2008), Roma la città dei Fori (2013).
Nel 2015 ha ricevuto dall'Università di Roma "La Sapienza" il titolo di Professore Emerito.
L'Archivio Progetti dello Iuav ha acquisito nel 2017 il fondo Raffaele Panella, dove è raccolta la gran parte del suo lascito intellettuale.
1. R. Panella, A. Giuffé (strutture), coll. M.L. Tugnoli, Complesso scolastico e convittuale di Scalo Grassano, Val Basento (PZ), Ente di Sviluppo di Puglia e Lucania, 1969-1973
2. R. Panella, A. Giuffé (strutture), coll. M.L. Tugnoli, Complesso scolastico e convittuale di Scalo Grassano, veduta lato sud, Val Basento (PZ), Ente di Sviluppo di Puglia e Lucania, 1969-1973
3. R. Panella, G. Vaccher (strutture e impianti), coll. R. Angeloni, Istituto per anziani, veduta lato est, Nardò, Comune di Nardò, 1975
4-6. R. Panella, L. Omiccioli (strutture), coll. F. Ruggeri e G. Indovina, Scuola media Galileo Galilei di Villa Fastiggi, Comune di Pesaro, 1984 -1990:
4. veduta lato ovest della palestra e della balconata
5. passaggio esterno in quota
6. galleria interna
7. R. Panella, Centro Civico della Circoscrizione delle tre Ville a Villa Fastiggi con la scuola media sullo sfondo, Comune di Pesaro, 1998-2003
8. R. Panella con L. Omiccioli, Studio Sintesi (strutture), studio Team (impianti), coll. B. Clemenzi e C. Capolunghi, Scuola elementare di Cattabrighe, ampliamento, il nuovo ingresso con biblioteca pensile, Comune di Pesaro, 1996-2001
9-12. R. Panella, L. Tomassini (strutture), C. Franchini e A. Fabbri (impianti), L. Omiccioli (elaborati economici), coll. R. De Sanctis, Scuola elementare Filippo Montesi di S. Orso, Comune di Fano, 1996-1999:
9. facciata del corpo delle aule
10. palestra
11. atrio d'ingresso
12. interno dell'Aula Magna
13-14. R. Panella (coord.), Studio Ceccoli e associati, Sylos Labini ingegneri associati, R.C. Ferrari, M. Ferrari, S.TE.P. Studio tecnico professionisti associati, C. Blasi e M. Speranza (aspetti naturalisti e vegetazionali), coll. M. Alecci, R. Caselli, F. Cutroni, R. De Rose, A. Di Giacomo, A. Fiori, G. Pulcini, G. Rago, T. Trombetti, F. De Luca, Nuovo insediamento universitario di Bertalia Lazzaretto, Bologna, Comune e Università di Bologna, concorso internazionale, 2001:
13. disegno per la sistemazione dell'area sud-est di progetto
14. disegno assonometrico della Facoltà di Ingegneria
15-20. R. Panella (coord.), Studio Ceccoli e associati, Sylos Labini ingegneri associati, R.C. Ferrari, M. Ferrari, S.TE.P. Studio tecnico professionisti associati, Nuovi insediamenti universitari di Chimica e Astronomia e dell'Osservatorio Astronomico di Bologna al Navile, Università di Bologna, concorso internazionale, 2000 (in corso di realizzazione), fotografie di Riccarda Cantarelli, 2017:
15. plastico del progetto
16. particolare della torre di Astronomia
17. corpo delle aule
18. lato sud del corpo delle aule
19. corte del corpo delle aule
20. ingresso del complesso di Astronomia
21-22. R. Panella, Studi di progettazione per la nuova stazione ferroviaria di Bologna centrale, Ferrovie dello Stato e Comune di Bologna, coord. MBM arquitectes, coprogettisti: C. Aymonino, R. Panella, L. Tugnoli, R. Cantarelli, L. Boccacci, M. Ghillani, Fondarius architecture s.l.p., MAB arquitectura s.l.p., Studio Manfrini, Studio del Boca, D'Appolonia S.p.A, Via Ingegneria, M. Petrolini, concorso internazionale a inviti, 2008:
21. disegno della seconda soluzione
22. disegno della sezione trasversale sul ponte Matteotti
23-24. R. Panella (progettista incaricato dal DiAP), Nuova sede della Sapienza a Pietralata, progetto preliminare unitario, attivitá di progettazione interna di Sapienza area gestione edilizia, progetto a cura del Dipartimento di Architettura e Progetto DiAP direttore P.O. Rossi, R. Gigli (coordinatore artistico), Maurizio Alecci centro progetti DiAP (coordinamento tecnico), Sapienza Università di Roma, 2012:
23. disegno di studio
24. disegno di studio del fronte nord
a cura di Sara Di Resta, Emanuela Sorbo
«...la guerra è passata come un rullo compressore dalla Sicilia alla pianura padana e se per fortuna nostra essa non ha sommerso anche il nostro Veneto, tuttavia i bombardamenti aerei subiti sono stati così rovinosi da far temere per un momento che tutto fosse perduto. È nel Veneto infatti che dobbiamo lamentare il danno più grave del patrimonio d'arte italiano, la distruzione della Cappella Ovetari degli Eremitani di Padova con gli affreschi stupendi del Mantegna. Se poi i capolavori perduti non sono stati per fortuna numerosi, gravissimi furono invece i danni apportati ad opere minori, ma pur sempre tanto importanti per la storia e per la cultura europea»
Ferdinando Forlati, in M. Muraro (a cura di), Mostra del restauro di monumenti e opere d'arte danneggiate dalla guerra nelle Tre Venezie, Venezia 1949
«...molte case e palazzi sono stati distrutti in modo non irreparabile, ma certo più o meno gravemente danneggiati... ecco che il problema cambia aspetto: non si tratta più di rifare ma di restaurare... siamo pienamente d'accordo... un edificio restaurato è pur sempre come una persona che abbia subita una grave operazione. Sta bene, è guarita, ma non è più quella di prima. Per misurare in un certo modo la vastità del problema bisogna rovesciare i termini: quando di un edificio sopravvivono le parti essenziali, chi di noi si sentirebbe il coraggio di abbandonarle solo perché in sede teorica, il problema del restauro è un problema essenzialmente insoluto e forse insolubile?»
Ferdinando Forlati, Il restauro dei monumenti danneggiati dalla guerra nel Veneto Orientale, in «Arte Veneta», n. 1, 1947
Il Petit Tour raccoglie una selezione delle immagini della mostra "Ferdinando Forlati nella Ricostruzione Postbellica e nel Restauro del Novecento" curata da Sara Di Resta, Luca Scappin, Emanuela Sorbo.
La mostra si e? tenuta presso l'Università Iuav di Venezia dal 4 maggio al 15 giugno 2017 nella Galleria del Rettorato.
Un racconto digitale della mostra e? disponibile sul canale You Tube Iuav
Il full text del catalogo della mostra è disponibile a questo link.
Ferdinando Forlati (1882-1975) ingegnere di formazione, è stato protagonista degli interventi di restauro nel Veneto nel novecento. Inizia l'attività nel 1911 come architetto restauratore nella istituenda Soprintendenza ai Monumenti di Venezia, diventando Soprintendente nella Soprintendenza della Venezia Giulia e del Friuli dal 1926 e della Soprintendenza ai Monumenti di Venezia dal 1935 che comprendeva le province di Padova, Vicenza, Rovigo, Treviso e Belluno. Nel corso della sua carriera ha incontrato i grandi casi fondativi del restauro del Novecento: il crollo del campanile di San Marco, le protezioni, i bombardamenti e la ricostruzione dei monumenti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale diventando un punto di riferimento nazionale per la sperimentazione e l'utilizzo di tecnologie moderne come sistemi di consolidamento e restauro. La sua lunga e articolata carriera lo vedrà impegnato dopo il pensionamento dal Ministero nel 1952 in una intensissima attività professionale sia nel settore del restauro che nelle nuove costruzioni. Di questo periodo è l'incarico a Proto della Basilica di San Marco, impegno che conserverà per quasi venticinque anni lasciando l'incarico ormai novantenne nel 1971.
Le immagini che seguono sono racconti visivi tra cronaca del danno e volontà della resurrezione: una sequenza che interpola la dimensione delle perdite con le attività di ricostruzione. In una fase ancora legata ai criteri di restituzione in stile Ferdinando Forlati propone un'idea di restauro come operazione che esige mediazione di cultura e di scienza. Ad emergere è un percorso di sperimentazione che tocca i nodi centrali della cultura del restauro e che si intreccia con la storia d'Italia del Secondo Novecento.
1. Padova. Chiesa degli Eremitani dopo il bombardamento, s.d.
2. Padova. Chiesa degli Eremitani, resti della decorazione delle cappelle, s.d.
3. Padova. Chiesa degli Eremitani, restauro del secondo dopoguerra. Area absidale, 1945 post
4. Padova. Chiesa degli Eremitani, restauro del secondo dopoguerra. Area absidale con Ferdinando Forlati sul posto, 1945 post
5. Padova. Chiesa degli Eremitani, Ferdinando Forlati in cantiere, s.d.
6. Padova. Chiesa degli Eremitani, durante il restauro. Ricostruzione delle absidi, 1945 ca.
7. Treviso. Palazzo dei Trecento dopo i bombardamenti del 1944. La porzione sud crollata.
8. Treviso. Palazzo dei Trecento, Ferdinando Forlati spiega il progetto durante l'inaugurazione della mostra, s.d.
9. Treviso. Piazza Duomo, trasporto delle travi per la ricostruzione della copertura del Palazzo dei Trecento
10. Treviso. Palazzo dei Trecento, restauro dopo i crolli provocati dai bombardamenti
11. Vicenza. Duomo, restauro del prospetto laterale dopo i bombardamenti, 1945 post
12. Vicenza. Duomo, scavi della navata centrale con i resti degli edifici preromanici, 1946 (NB. ruotandola è orizzontale)
13. Vicenza. Teatro Olimpico, smontaggio della scenografia lignea disegnata dallo Scamozzi
14. Vicenza. Teatro Olimpico, la scena dopo la ricollocazione
15. Treviso. Loggia dei Cavalieri dopo i bombardamenti del 1944
16. Treviso. Loggia dei Cavalieri dopo il restauro
17. Treviso. S. Caterina, interno della chiesa durante?i lavori di restauro, 1945 post
18. Treviso. Santa Caterina, interno della chiesa durante i restauri, s.d.
19. Vicenza. Villa Valmarana dei Nani, lavori di stacco degli affreschi
20. Vicenza. Chiesa di San Gaetano, gli esiti del bombardamento aereo del 14 maggio 1944, 1944 post
21. Vicenza. Basilica palladiana durante l'incendio. Manifesto della mostra del Restauro dei Monumenti e delle opere danneggiate durante la guerra tenutasi nel 1949, s.d.
22. Vicenza. Basilica palladiana dopo l'incendio, dalla loggia del primo piano, nel marzo 1945, una bomba incendiaria provocò la distruzione della copertura lignea della basilica, poi ricostruita nel dopoguerra, 1944 post
23. Vicenza. Basilica palladiana. Rifacimento della copertura, 1948. Forlati e altri sul tetto, 1948
24. Vicenza. Basilica palladiana durante i restauri, 1948