Dallo Stockholm Water Prize al Polo dell’Acqua di Venezia, un viaggio tra scienza, innovazione e formazione attorno alla risorsa più preziosa del pianeta. Con un protagonista italiano: Andrea Rinaldo, primo vincitore nazionale del “Nobel dell’Acqua”.

L’acqua è la grande protagonista del nostro tempo: elemento vitale, risorsa strategica, frontiera sempre più esposta alla crisi climatica. Quindi difenderla, gestirla, capirla non è più solo una questione tecnica, ma un’urgenza collettiva. Al punto che esiste un premio, riconosciuto a livello mondiale, che celebra chi ha dedicato la propria vita a questa missione. Un “Nobel dell’acqua” che ogni anno mette sotto i riflettori la ricerca, l’innovazione e il coraggio di chi lavora per garantire un futuro a questa risorsa essenziale. Perché prendersi cura dell’acqua significa, in fondo, prendersi cura del mondo.

Considerato il più importante riconoscimento internazionale nel settore idrico, lo Stockholm Water Prize viene assegnato ogni anno a persone, istituzioni o organizzazioni che hanno compiuto contributi eccezionali nella protezione, gestione e valorizzazione delle risorse idriche. Istituito nel 1991 dallo Stockholm International Water Institute (SIWI) e sostenuto da partner come l’Accademia Reale Svedese delle Scienze e aziende del settore, il premio punta a promuovere un approccio integrato e scientificamente solido alle sfide globali legate all’acqua. Può essere conferito a esperti provenienti da ambiti molto diversi: dalle scienze naturali all’economia, dalla tecnologia alla governance. Il riconoscimento formale è accompagnato da un premio in denaro di 150.000 dollari. La cerimonia di consegna si svolge ogni anno durante la Settimana Mondiale dell’Acqua a Stoccolma, evento che richiama ricercatori, attivisti, leader politici e rappresentanti di organizzazioni internazionali. Il premio si affianca allo Stockholm Junior Water Prize, rivolto alle nuove generazioni, con l’obiettivo di stimolare nei giovani l’interesse e l’impegno per un futuro sostenibile delle risorse idriche.

L’elenco dei vincitori dello Stockholm Water Prize è lo specchio dell’evoluzione del premio stesso, che ha saputo dare voce alla crescente complessità delle sfide idriche globali: dalla crisi climatica alla sicurezza alimentare, dalla tutela della biodiversità alla giustizia ambientale. Ogni vincitore racconta una storia diversa: chi ha lavorato per migliorare l’accesso all’acqua potabile nei Paesi a basso reddito, chi ha sviluppato tecnologie per il riuso delle acque reflue, chi ha definito nuove frontiere nella gestione dei bacini fluviali o nella difesa delle falde sotterranee. Il filo rosso che li unisce è l’impatto concreto del loro lavoro su ambiente, salute e società. Ecco la lista completa.

Nell’elenco dei vincitori del Nobel dell’Acqua, una menzione particolare la merita l’idrologo Andrea Rinaldo. Professore all’École Polytechnique Fédérale di Losanna e all’Università di Padova, Rinaldo è stato premiato con lo Stockholm Water Prize nel 2023 per le sue ricerche rivoluzionarie sulle reti fluviali, considerate non solo strutture fisiche ma veri e propri corridoi ecologici. I suoi studi hanno permesso di comprendere meglio come acqua, nutrienti, organismi e anche malattie si spostino attraverso i fiumi, influenzando la biodiversità, la qualità ambientale e la salute umana. Applicazioni concrete di questo lavoro si sono viste in contesti fragili come Haiti, il Sud Sudan e il Burkina Faso, dove i suoi modelli hanno contribuito a migliorare la gestione di epidemie idriche. Nato a Venezia, città simbolo del rapporto tra uomo e acqua, Rinaldo è stato il primo (e, fino ad oggi, unico) italiano a ricevere lo Stockholm Water Prize.

Probabilmente, il legame tra la storia professionale di Andrea Rinaldo e la sua città natale non è un caso. In nessun altro luogo al mondo, infatti, l’acqua ha la stessa centralità. Ed è proprio a partire da questa consapevolezza che l’Università Iuav di Venezia ha scelto di dare vita a un Polo dell’Acqua. Un progetto che guarda al futuro partendo da un contesto unico, fragile e prezioso, dove la relazione tra uomo e ambiente è costantemente messa alla prova. Il Polo si propone come un centro internazionale di formazione e ricerca che affronta le grandi questioni legate al mare, al ciclo dell’acqua, alla sostenibilità e alla trasformazione degli ambienti costieri, con l’obiettivo di costruire nuovi modelli di convivenza tra sviluppo, innovazione e resilienza climatica.

Pensato come un laboratorio a cielo aperto, il Polo dell’Acqua si inserisce in un territorio dove l’emergenza climatica è già visibile: il Mediterraneo si sta innalzando a una velocità tripla rispetto alle stime precedenti, e Venezia è tra i luoghi più esposti. Ma la città si propone anche come avamposto di una visione strategica, in cui il mare non è solo un rischio da contenere, ma una risorsa da studiare e valorizzare. Il Polo nasce così dall’incontro tra università, istituzioni e centri di ricerca, tra cui il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Istituto di Studi Militari Marittimi, e ha l’ambizione di diventare un riferimento europeo nella Blue Economy e nella Blue Growth.

L’offerta formativa del Polo è interamente in lingua inglese e articolata attorno a tre corsi di laurea magistrale pensati per rispondere alle nuove esigenze del mercato del lavoro globale:

Oltre all’eccellenza didattica e scientifica, il Polo offre agli studenti un ambiente immersivo e stimolante, in una città che è al tempo stesso patrimonio culturale dell’umanità e terreno di sperimentazione avanzata. Qui, il sapere non si limita all’aula: si naviga, si osserva, si misura, si progetta. Venezia, con la sua storia di adattamento e innovazione, diventa così la capitale ideale per una nuova generazione di ingegneri, pianificatori e innovatori dell’acqua.

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