La Blue Growth è un approccio strategico che punta a uno sviluppo sostenibile dei settori economici che impattano sul mare. La Crescita Blu, quindi, ha l’ambizioso obiettivo di conciliare innovazione, tutela ambientale e inclusione. Un approfondimento su significato, impatto, professioni emergenti e percorsi di studio, con uno sguardo al ruolo dell’Università Iuav di Venezia.
Il mare possiede un’indiscutibile forza evocativa: è poetico, suggestivo, emozionante. Allo stesso tempo, però, ha un’importanza insostituibile nell’equilibrio ambientale e un consistente valore economico. Il mare, infatti, è un motore del clima globale, un serbatoio di biodiversità, un crocevia di rotte commerciali e culturali, un generatore di energia, cibo, lavoro. Basti pensare che oltre il 70% della superficie terrestre è coperta da acqua, responsabile della produzione di più della metà dell’ossigeno globale e capace di assorbire circa un terzo delle emissioni di anidride carbonica generate dalle attività umane. Il mare, insomma, è una condizione fondamentale per l’esistenza della vita sulla terra, anche se spesso questa verità viene dimenticata. E omettere questa riflessione significa anche ignorare colpevolmente la fragilità dell’ecosistema marino, messo a dura prova da decenni di sfruttamento incontrollato, inquinamento, iperconsumo delle risorse e cambiamenti climatici. Le coste si erodono, le acque si surriscaldano, la fauna marina si riduce, gli eventi estremi si moltiplicano. Eppure, le pressioni sul mare non accennano a diminuire: le attività economiche connesse al mare sono in forte espansione e continuano a generare domanda di infrastrutture, trasporti, energia, servizi e risorse. In questo scenario, che rischia di aggravarsi inesorabilmente con il passare degli anni, la domanda cruciale è una: come conciliare sviluppo e tutela del mare? La risposta è nel concetto di Blue Growth, una strategia che invita a ripensare la crescita economica delle attività connesse con il mare in chiave sostenibile, inclusiva e intelligente. Una crescita che non si misura solo in numeri, ma anche nella capacità di garantire equilibrio, resilienza e giustizia tra territori, specie, generazioni. Parlare di Blue Growth, quindi, significa riconoscere che il mare non è un contenitore da svuotare, ma uno spazio da abitare con rispetto, intelligenza e visione.
La nascita del concetto di Blue Growth coincide con l’elaborazione della prima definizione ufficiale, elaborata nel 2012 dalla Commissione europea: una strategia di lungo termine per sostenere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nei settori marini e marittimi. Parallelamente, nello stesso anno, il concetto di Blue Growth viene incluso anche nei testi conclusivi dei lavori della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile di Rio de Janeiro, nota anche come Rio 2012 o Rio+20.
A differenza della Blue Economy, che rappresenta l’insieme delle attività economiche legate al mare, la Blue Growth ha un focus più strategico e politico: non si limita a fotografare l’esistente, ma orienta lo sviluppo futuro, indicando priorità, investimenti e traiettorie di trasformazione. In altre parole, è il progetto di crescita della blue economy, il suo orizzonte di senso e di azione. Fin dalla sua introduzione, la blue growth si è evoluta come risposta integrata a tre sfide globali fondamentali:
In questo senso, la Crescita Blu si propone come strumento per creare posti di lavoro, promuovere l’innovazione tecnologica e garantire uno sviluppo territoriale equilibrato, nel rispetto degli ecosistemi marini e costieri.
Nel tempo, la strategia è stata rafforzata e aggiornata anche grazie al contributo di altre iniziative europee e internazionali, come il Green Deal europeo, il Mission Ocean & Waters di Horizon Europe, l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e la Strategia dell’UE per l’adattamento climatico.
Da quanto detto finora emerge chiaro come la strategia della Blue Growth sia ormai uno dei pilastri della più ampia transizione ecologica che molti Paesi del mondo stanno portando avanti per affrontare le crisi ambientali, energetiche e sociali in atto. In questo percorso, il mare non è solo un’area da proteggere, ma un alleato fondamentale per ripensare lo sviluppo: può fornire energia pulita, assorbire CO2, sostenere la biodiversità, generare nuovi lavori e stimolare l’innovazione.
Come anticipato, la Blue Growth si collega direttamente a molte delle sfide individuate dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, un piano d’azione globale per un futuro più equo e sostenibile. Tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), ce ne sono diversi che coinvolgono direttamente il mare, l’ambiente e l’economia, ma uno in particolare funge da punto di riferimento: l’Obiettivo 14 – Life Below Water, che mira a “conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”.
Accanto a questo, la Blue Growth contribuisce in modo trasversale anche ad altri SDGs, tra cui:
In questo senso, la blue growth non è una nicchia settoriale, ma un approccio sistemico che connette il futuro del mare con il futuro del pianeta, aprendo la strada a un’economia più resiliente, giusta e rigenerativa. Non si tratta di rallentare la crescita, ma di orientarla in modo nuovo: una crescita che rispetti i limiti ecologici e che metta al centro la salute degli ecosistemi e delle comunità che da essi dipendono.
Visto il suo carattere innovativo, l’applicazione concreta dei principi della Blue Growth richiede nuove competenze e profili professionali capaci di affrontare la complessità degli ambienti marini e costieri in chiave interdisciplinare. Non si tratta solo di aggiornare le competenze esistenti, ma di ripensare il ruolo delle professioni tecniche, scientifiche e gestionali alla luce delle sfide ambientali, climatiche ed economiche che il mare pone. Le figure più richieste sono quelle in grado di lavorare all’intersezione tra più ambiti: ingegneri ambientali e costieri, urbanisti specializzati nella pianificazione marittima, esperti in energie rinnovabili offshore, biotecnologi marini, manager della sostenibilità portuale, ma anche tecnologi del dato applicati all’oceano, specialisti GIS e consulenti in governance costiera. Accanto a questi ruoli emergono poi professioni ibride, che uniscono competenze tecniche e capacità di mediazione, comunicazione e progettazione integrata. È il caso, ad esempio, degli educatori ambientali legati al mare, dei progettisti culturali per la valorizzazione del patrimonio costiero, o degli analisti di impatto ambientale per grandi infrastrutture marittime. Tutte queste professionalità richiedono percorsi formativi aggiornati, in grado di integrare saperi diversi: ingegneria, ecologia, diritto, economia, pianificazione territoriale e design dei sistemi complessi. Si tratta di un cambiamento di paradigma che coinvolge inevitabilmente anche le università, chiamate a formare professionisti consapevoli, flessibili, capaci di leggere il mare come un sistema vivo da progettare e proteggere allo stesso tempo. La Blue Growth, quindi, apre un ventaglio di opportunità lavorative in rapida evoluzione, che premiano la multidisciplinarità, la visione sistemica e la capacità di innovare nel rispetto dell’ambiente.
Ed è proprio a queste esigenze formative avanzate che risponde il Polo dell’Acqua, recentemente lanciato dall’Università Iuav di Venezia. Si tratta infatti di un hub internazionale dedicato alla formazione, alla ricerca e all’innovazione sui temi della blue economy, del ciclo dell’acqua e della trasformazione sostenibile degli ambienti marini e costieri. Il progetto, sviluppato in collaborazione con partner strategici come il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e l’Istituto di Studi Militari Marittimi della Marina Militare, si candida a diventare un punto di riferimento europeo per affrontare in modo integrato le sfide ambientali, tecnologiche e territoriali legate al mare.
All’interno del Polo, Iuav propone tre corsi di laurea magistrale altamente innovativi, pensati per formare ingegneri e pianificatori capaci di operare in contesti complessi, multidisciplinari e internazionali:
Come ha dichiarato Andrea Rinaldo, Premio Nobel dell’Acqua 2023, il Polo dell’Acqua rappresenta “un laboratorio naturale per lo studio del mondo che cambia”. Con il suo approccio olistico, Iuav forma figure capaci di connettere saperi scientifici, tecnici e umanistici, rafforzando così la posizione dell’Italia nella blue growth e contribuendo concretamente alla costruzione di un futuro più equo, innovativo e sostenibile.