Détournement

«C’è un vecchio termine, ‘ostranenie’ (straniamento), che spesso scrivono con una sola enne anche se deriva dalla parola ‘strannyi’ (strano), ma il termine è entrato in uso nel 1916 con questa grafia. Oltre a ciò è spesso inteso male e chiamato ‘otstranenie’ (distacco, allontanamento), che significa rifiuto del mondo. Ostranenie è invece stupore per il mondo, sottile percezione di esso. Questo termine può essere rafforzato solo includendovi il concetto di ‘mondo’. Presuppone l’esistenza anche del cosiddetto contenuto, intendendo per contenuto l’attenta e meditata osservazione del mondo». – V.B. Šklovskij, Simile e dissimile. Saggi di poetica

«Può accadere tra le uscite di un’autostrada, alla ricerca di un indirizzo in una città che non conosciamo e perfino sulla via di casa. È una esperienza frustrante, imbarazzante e al tempo stesso ridicola. Abbiamo lasciato l’auto lì e non la troviamo più. Continuiamo a percorrere il corridoio di un ufficio pubblico senza trovare la porta giusta, non riusciamo ad imboccare la strada che il giorno precedente ci ha condotto nel luogo voluto. Non sappiamo più dove siamo. Siamo in una condizione di spaesamento, di fuor-di-luogo. La situazione mostra una ambigua, vagamente definita, confusa relazione con l’ambiente in cui ci perdiamo. Improvvisamente ci troviamo disorientati, senza punti di riferimento precisi. Siamo ‘qui’, ma ‘qui’ non corrisponde a ‘dove’ vorremmo essere. Una storiella ungherese racconta di due alpinisti che si perdono tra le montagne. Uno di essi ha una mappa, la estrae dalla sacca e la consulta. Dopo un po’ dice al compagno: ‘Siamo su quella montagna laggiù’». – F. La Cecla, Perdersi

Nel 2019 la Mostra Internazionale di Arti di Venezia diretta da Ralph Rugoff è intitolata May You Live in Interesting Times, la frase ha un’origine incerta e probabilmente è l’esito di un fraintendimento che la rende ambigua, ovvero interpretabile anche come augurio di vivere tempi oscuri, sfidanti e incerti. La mostra invitava, a fronte della complessità del reale, ad allargare lo sguardo. L’augurio si è avverato, e se negli anni Cinquanta del Novecento l’Internationale Situationniste dava avvio all’uso del détournement per riscrivere modi, codici e perimetri dell’arte, oggi l’appropriazione indebita, il dirottamento, la diversione, la deviazione, lo sviamento di significati e cose sono azioni facilmente rintracciabili nella realtà concreta e virtuale. Nell’estate del 2023 a New York il cielo arancione e l’aria irrespirabile per il fumo degli incendi nell’area del Québec cambiano il regime percettivo producendo un’estraniazione collettiva dell’ambiente quotidiano, nella primavera del 2025 in Germania errate segnalazioni di chiusure stradali su Google Maps rendono illeggibile lo spazio reale costruendo una indotta deriva di massa.

Quindi se il tempo che si abita è spaesante anche nei suoi minimi dettagli, se si moltiplicano case inospitali e terre incerte, se il surreale è la forma del reale, come attraversarlo?

Michel Serres, in Pantopie: de Hermès à Petite Poucette (2014), indica l’approccio filosofico che attraversa tutti i luoghi, le discipline e i saperi, rifiutando di confinarsi in una sola area, afferma il concetto di “tutto-luogo”, unendo scienza, cultura, natura e storia del sapere, considerando l’infinita terra della rete virtuale. Serres, in sostanza, in Pantopie invita a non restare fermi, ma a navigare costantemente attraverso l’intero paesaggio del sapere umano e tecnologico.

Il “non sentirsi a casa”, la mancanza di un’aderenza allo spazio ma anche al proprio tempo e ai suoi accadimenti, accomuna esperienze concrete come l’impossibilità del ritorno nella propria terra e condizioni della mente come scritto da Freud nel 1919 in Das Unheimliche (Il perturbante ma anche Lo spaesante nelle traduzioni in italiano). “La parola tedesca per ‘spaesante’ (unheimlich) indica evidentemente il contrario di nascosto (heimlich), familiare (heimisch), intimo, e la conclusione sembra ovvia: qualcosa fa paura proprio perché non è conosciuto e intimo. Naturalmente, non tutto ciò che è nuovo e inconsueto (nicht vertraut) è spaventoso – la relazione non è biunivoca. Si può solo dire che ciò che è nuovo diventa facilmente spaventoso e spaesante e che alcune cose nuove sono spaventose, ma di certo non tutte. Al nuovo e all’inconsueto (nichtvertrauten) deve quindi essere aggiunto qualcosa affinché diventi spaesante”. Per Heidegger, in Essere e tempo (1927), “dal punto di vista ontologico-esistenziale, il non-sentirsi-a-casa-propria deve esser concepito come il fenomeno più originario”, per Franco Rella, in Immagini e testimonianza dall’esilio (2019), l’Unheimliche freudiano “è, per usare un termine platonico, atopia: il luogo intermedio tra il sito, il topos in cui siamo protetti dai nostri saperi, il luogo in cui tutto è altro, a cominciare dal pathos di fronte alla caducità umana. Il filosofo idealmente dovrebbe produrre transiti dall’una e dall’altra di queste due dimensioni. Riappaesando invece la filosofia, all’interno di saperi dati, spegnendo ogni ansia di viaggio in questo territorio intermedio, cessato questo esilio e questo espatrio in atopia, si rischia di perdere il senso stesso della filosofia”.

Una condizione di crisi che va testimoniata e che è anche affrontata come spazio di lavoro per riscrivere le relazioni in campo e gli strumenti per raccontarle e spazializzarle. Elisa Attanasio dedica il libro Forme dello spaesamento nella letteratura italiana (1965-1978) (2025) a quella letteratura che negli anni Settanta del Novecento risponde alle fratture storiche di allora; autori quali, ad esempio, Ortese, Morante, Calvino, Morselli, Celati “assumono lo spaesamento come condizione generativa, come esperienza da attraversare piuttosto che da correggere”. È l’occasione per riflettere sul dentro e il fuori, per ripensare genealogie e famigliarità, per costruire altre lingue o modi di affermare, per abitare attraversando lo specchio.

Un racconto di Celati, intitolato Verso la foce. Reportage per un amico fotografo, accompagna le fotografie di Ghirri, Barbieri, Guidi e molti altri in Viaggio in Italia, libro edito nel 1984, riedito in anastatica nel 2024. Il racconto e le immagini restituiscono una sensibilità inedita e al contempo cambiano la percezione del Paese reale, insistono su situazioni stralunate, “strane” ma non eccezionali, inscritte nel tempo e nello spazio del presente, come il fronte di una casa anonima e isolata “eccezionalmente” illuminato, come un’aulica colonna “abbracciata” da un pannello di lamiera.

Pareti di reti metalliche e legno definiscono il secondo involucro della casa che Frank Gehry acquista a Santa Monica: domestico e convenzionale devono qui convivere con una seconda natura inattesa, una gabbia precaria che avvolge l’edificio esistente e inietta, nel sereno contesto, una presenza uncanny in salsa Pop. Nello stesso anno, il 1978, Rem Koolhaas con il suo libro Delirious New York: A Retroactive Manifesto for Manhattan tra lunapark e tappeti sintetici riscrive la storia della città americana rimettendo in uso il metodo paranoico critico di Salvador Dalì, tentando una strada alternativa o anche una saldatura alla sempre più evidente deriva tra meccanismi razionali e fenomeni spontanei.

Nel 1966 Luca Ronconi mette in scena I lunatici di Thomas Middleton e William Rowley nel cortile del Palazzo Ducale di Urbino, il testo confonde intenzionalmente il teatro e il manicomio. L’ultimo film di Fellini La voce della luna (1990) restituisce una storia dai tratti volutamente incomprensibili, o meglio, impostata su codici, presenze e ambienti appartenenti a una sfera in bilico tra quotidiano e onirico, tra conforme ed emarginato. 

Josif Brodskij in Fondamenta degli Incurabili (1989) propone una narrazione della propria deriva nella città di Venezia, consegnando immagini letterali della realtà e figure ancorate all’esistente e al presente ma che esattamente “non tornano”, come appunto l’inesistente Fondamenta degli Incurabili o “l’odore di alghe marine sotto zero”. Sono immagini di un esule che confonde volutamente le proprie memorie con il contesto che lo circonda, cocktails di atmosfere lontane confuse con frame dell’attuale che disegnano un gioco di specchi infinito, che leggono la stessa Venezia come un ricordo melmoso e progettante. Nel 2025 l’artistaTolia Astakhishvili allestisce, con la cura di Hans Ulrich Obrist, To Love and Devour nella Fondazione Fiorucci a Venezia, l’opera è un corpo a corpo con il palazzo veneziano che, come recita il titolo, viene scarnificato da tracce di una forma di archeologia domestica corrosiva.

Nel 2014 l’artista Olafur Eliasson, sulla scia di The New York Earth Room (1977) di Walter De Maria, costruisce un paesaggio informe fatto di terra all’interno del Louisiana Museum of Modern Art, a nord di Copenaghen, si tratta dell’opera Riverbed. Le abbaglianti razionali pareti bianche e i soffitti luminosi dello spazio espositivo si trovano così, loro malgrado, a ospitare quanto è loro più alieno: un luogo non definibile tale perché ignoto, incomprensibile, non preordinato ma preistorico. Si assiste così al ritorno di un nuovo folklore, di un’ennesima commistione tra lo spazio e la terra non più orchestrato sulle tradizioni di un pittoresco domestico ma sul fraintendimento dello stesso. Come precisa Mario Perniola nel quarto numero di “Agaragar” del 1972, “il détournement è il mezzo mediante cui la teoria rivoluzionaria è resa attuale ed immediata. Esso è il contrario della citazione: mentre nella citazione una verità teorica formulata nel passato pretende di giudicare il presente, nel détournement è il presente che si pone come l’unico giudice delle affermazioni passate”.

Nel 2022 Tatiana Trouvé allestisce al Centre Pompidou la mostra Le grand atlas de la désorientation, proponendo intrecci tra disegno e scultura, spazi tridimensionali immaginati per affermare luoghi da (ri)abitare tra conosciuto e sperato. Nel 2025 la stessa artista allestisce a Palazzo Grassi a Venezia la mostra La strana vita delle cose nella quale – come precisato nel testo di presentazione – “immagini e oggetti appaiono e riappaiono in spazi e scenari diversi, passando da due a tre dimensioni e viceversa. Avanzando ed arretrando tra un passato ante-umano, un presente turbolento e un futuro speculativo”.

La fotografia di una serie di casette in un luogo annullato da un terremoto mette al presente un paesaggio domestico spaesato e spaesante, solo alcuni minimi dettagli ancorano la scena al suo possibile détournement. Nel 1974 Raimund Abraham entra nell’immaginario della casa negandone il principio di costruzione: House Without Rooms è un’architettura che non vuole essere ma vuole ospitare, fare spazio alle nuove idee necessarie per abitare il presente.

Il détournement muove così dallo spaesamento, ma lungo un vettore che non conduce ad addomesticare lo spazio, riportando l’abitare al “proprio” e al “familiare”, esorcizzando pertanto lo spaesamento stesso. In questo interesting time sono il paese, la casa, il familiare, il proprio che attendono di essere ripensati e riprogettati per dare corpo a quella pantopia di cui scrive Serres, per attraversare senza dover restare, tornare, “ri-appaesare”.

Sara Marini

Immagine: Ph. Giovanni Cocco, A che ora chiude Venezia, 2015-2016

Uscita: novembre 2026

Rubriche: Progetto, Saggio, Viaggio, Ring, Archivio, Tutorial, Traduzione, Fundamentals

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Rubriche: Racconto

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Vesper è strutturata in rubriche, qui di seguito la call for abstracts e la call for papers a seconda delle tipologie. 

Tutti i contributi nella loro forma definitiva saranno sottoposti a un procedimento di valutazione tra pari secondo i criteri della Double-Blind Peer Review a eccezione della rubrica “racconto”. 
Richiamando e rinnovando la tradizione delle riviste cartacee italiane, Vesper ospita un paesaggio articolato di modalità narrative, accoglie forme di scrittura e stili differenti, privilegia l’intelligenza visiva del progetto, dell’espressione grafica, dell’immagine e delle contaminazioni tra linguaggi. Per questi motivi anche nella fase di selezione sarà assegnata pari importanza all’apparato iconografico e a quello testuale. 

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A seguire le specifiche di invio per ogni rubrica.

Progetto. Contributo con stretta correlazione tra un apparato di immagini/disegni e un testo critico corredato da note che indaghi le ragioni di un progetto realizzato dopo il 2000.
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Contributo finale: testo e note per un massimo di 20.000 battute e massimo 10 immagini di cui si possiede il copyright.

Saggio. Saggio scientifico corredato da note, bibliografia e iconografia. 
Call for abstract: massimo 5.000 battute, massimo 2 immagini, bibliografia sintetica. 
Contributo finale: testo, bibliografia completa, note, massimo 35.000 battute e massimo 5 immagini di cui si possiede il copyright.  

Viaggio. Resoconto scritto o per immagini che racconta un viaggio fisico o immaginario e la sua scansione temporale e/o spaziale. 
Call for abstract: massimo 3.000 battute e un’immagine, oppure massimo 3 immagini a seconda della modalità scelta.
Contributo finale: testo di massimo 15.000 battute e 3 immagini, o racconto visuale attraverso massimo 10 immagini (illustrazioni, fotografie, disegni) prodotte dall’autore o di cui si possiede il copyright.  

Archivio. Testo critico che accompagna una selezione di materiali d’archivio presentati con le loro segnature archivistiche. 
Call for abstract: massimo 3.000 battute, massimo 4 immagini. 
Contributo finale: testo di 13.000 battute, note puntuali di massimo 2.000 battute e massimo 10 immagini con relativa segnatura archivistica di cui si possiede il copyright e l’autorizzazione dell’archivio.  

Ring. Testo critico o selezione di immagini che illustra un fronteggiamento tra posizioni differenti poste sullo stesso “campo di gioco”. 
Call for abstract: testo critico di massimo 3.000 battute e un’immagine, oppure 3 immagini a seconda della modalità scelta. 
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Tutorial. Apparato iconografico sequenziale quale manuale d’uso per l’esecuzione di pratiche e/o operazioni. 
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Contributo finale: massimo 15 immagini (illustrazioni, fotografie, disegni) prodotte dall’autore o di cui si possiede il copyright corredate da un testo di massimo 10.000 battute con riferimenti bibliografici riportati tra parentesi nel testo (non si prevede l’utilizzo di un apparato notazionale).  

Traduzione. Traduzione inedita di un documento in qualsiasi lingua che verrà pubblicata in italiano e in inglese e sarà accompagnata da un commento critico. 
Call for abstract: testo da tradurre, massimo 3.000 battute di commento critico, un’immagine. 
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Fundamentals. Testi critici su alcune questioni fondamentali, sempre relative al tema del numero, e ciascuna incentrata su: An Author, An Idea, A Book, A Work, A Film, A Place, A Period, A Client.  La rubrica è solo in lingua inglese e ogni autore è chiamato a scegliere un fondamentale per il quale proporre il proprio contributo. 
Call for abstract: massimo 3.000 battute, massimo 2 immagini. 
Contributo finale: testo completo di riferimenti bibliografici all’americana (autore, anno) seguito dalla bibliografia finale per un totale di massimo 12.000 battute; massimo 2 immagini di cui si possiede il copyright con la relativa didascalia.

Racconto. Testo di carattere letterario privo di note e riferimenti bibliografici, o narrazione per immagini. 
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