Harold Fallon, Amanda F. Grzyb, Thomas Montulet
Guinda
Il 14 maggio 1980, durante la guerra civile salvadoregna (1980-1992), le forze armate, la Guardia Nazionale e le truppe paramilitari ORDEN uccisero 600 civili a Las Aradas, Chalatenango. Le guindas condussero i civili in questa zona storicamente demilitarizzata, dove cercarono rifugio dalla tattica militare di bruciare la terra. Secondo un sopravvissuto, guinda significa “correre senza meta, camminare giorno e notte, dormire nella boscaglia all’aperto, sopportare la fame e le forti piogge, nascondersi per evitare di essere trovati dall’esercito e dai paramilitari per salvarsi la vita”. Oggi le comunità si riuniscono ogni anno per commemorare le vittime in azioni critiche di lutto collettivo e di memoria. L’articolo esplora la definizione di guinda attraverso le testimonianze, il movimento, il paesaggio, la commemorazione e le fasi di progettazione del memoriale in cui gli autori sono attualmente coinvolti. Questa ricerca è sostenuta dal Social Sciences and Humanities Research Council of Canada.
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Josep-Maria Garcia-Fuentes
Habitat
Sia la parola sia il concetto di “habitat” sono moderni. Abitare non è né una condizione naturale né artificiale, ma entrambe. La ricerca sull’habitat si è fatta strada nelle scienze prima che la parola assumesse il significato convenzionale che indica l’abitazione naturale. Contemporaneamente, i giardini zoologici sono diventati rapidamente istituzioni privilegiate per indagarne sia il lato scientifico sia quello popolare. La costruzione del Penguin’s Pond da parte della Tecton Company e di Berthold Lubetkin nel 1934 fu infatti legata alla leadership scientifica pionieristica della Royal Zoological Society di Londra. L’analisi originale del progetto rivela il programma di ricerca unico di Lubetkin per far coesistere architettura e natura, come rivela l’attenzione verso le ombre proiettate dalle foglie degli alberi sui muri bianchi del Pond. Le opere di Lubetkin ci ricordano l’origine moderna della parola habitat: il selvatico e l’artificiale si integrano a vicenda per ricreare l’habitat ideale per ogni animale, uomo compreso.
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Ishita Jain
Immanence
La voce del dizionario definisce l’“immanenza” individuando come sua energia creativa le foreste aggrovigliate all’interno dello Sharmanka Kinetic Theatre di Glasgow. L’articolo sostiene che il lavoro estetico deve possedere una struttura creativa immanente a sé stesso. Sharmanka è un assemblaggio dei molteplici luoghi attraversati dal meccanico-scultore Eduard Bersudsky mentre esplorava, come artista anticonformista, gli spazi del fare e dell’esporre arte nella Russia sovietica. Bersudsky occupò gli spazi progettati dal regime e ne trasformò le funzioni; tale azione produsse mutamenti anche negli stati soggettivi dello scultore. Questa voce stabilisce l’immanenza come forza silvestre segreta con la capacità di liberare i molteplici stati soggettivi dell’artista nel suo lavoro, trasformandolo in un’opera vissuta. Sharmanka rende visibile la soggettività immanente dell’architetto dell’opera come oggetto estetico stesso, senza alcuna mediazione interpretativa.
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Nicola Di Croce
Opaco
L’opacità è la proprietà di un corpo di non lasciarsi attraversare dalla luce, è un velo che si posa sugli oggetti interrompendo la loro trasparenza. Per questo motivo l’opaco disorienta e allo stesso tempo spinge l’osservatore a cercare percorsi alternativi di conoscenza: ad abbandonare il primato della vista per avvicinarsi alla scoperta del mondo attraverso gli altri sensi, attraverso l’ascolto critico dell’ambiente. Il testo si interroga sulla difficoltà di guardare al mondo come a un oggetto sempre riconoscibile e rappresentabile, e dichiara la necessità di elaborare strategie di lettura dell’opaco inedite, capaci di interpretare gli effetti delle azioni umane e di inaugurare nuove ecologie politiche. In mancanza di coordinate visibili chiare, l’ascolto si presenta allora come un dispositivo particolarmente adatto a interpretare gli effetti e gli affetti, ovvero gli impatti dell’azione dell’uomo sul quotidiano.
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Annalisa Metta
Pan
Nei miti, i mostri sono incontri sovrannaturali tra umano e selvatico. Pan è tra più eloquenti, per l’aspetto aberrante e l’urlo che getta nel timor panico. Uomo e capro, dio dell’arcadia e degli inferi, Pan è la gioiosa ferocia della difformità e incarna mutazioni evolutive che infrangono i limiti assegnati alle specie. Su di lui in età cristiana si modella l’aspetto del demonio, monito che l’incontro con il selvatico è irresistibile ma pericoloso. Pan è il re di una città che offusca ogni demarcazione tra natura e civiltà: non ha rimorso di urbanità, né rimpianto di Eden; accoglie tutte le manifestazioni del vivente e trova qualità nelle frizioni delle compresenze. Il suo valore è in questa complessità, nell’intrecciarsi tra proibito e trasgressione, in combinazioni imprendibili di processi ecologici e sociali autopoietici, dove ci scopriamo a desiderare la sorpresa, il piacere, la mescolanza, l’incertezza, l’alterità, la metamorfosi.
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Alessandro Gabbianelli
Quarto
Nella città post-industriale, l’abbandono di siti industriali e di infrastrutture hanno dato vita a una moltitudine di spazi caratterizzati da una nuova natura, quella che l’ecologo tedesco Ingo Kowarik ha chiamato “quarta natura”. Questa si riferisce alle specie vegetali pioniere, alloctone che nascono e crescono in modo spontaneo all’interno di un contesto urbano aumentandone la biodiversità e dando vita a nuovi ecosistemi auto-organizzati. Grazie a un importante processo di fascinazione per il selvatico urbano, il progetto di paesaggio contemporaneo esplora, da qualche tempo, differenti strategie per sfruttare le potenzialità ecologiche, fruitive e sociali dei siti urbani dove è presente la quarta natura. La trasformazione dell’ex stazione ferroviaria Südgelände a Berlino costituisce uno degli esempi più rappresentativi. Il progetto del parco ha saputo ri-concettualizzare ed enfatizzare la quarta natura rendendola il materiale principale attorno al quale impostare la spazialità del parco esaltandone le caratteristiche ecologiche, estetiche e culturali, e accogliendone il grado di indeterminatezza.
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