Un approfondimento sulla figura professionale del pianificatore territoriale, per capire meglio chi è , di cosa si occupa e qual è il percorsi di studi e formazione per diventarlo. Nel contesto globale odierno, infatti, la pianificazione territoriale è destinata ad assumere un ruolo crescente, in stretta correlazione con le sfide ambientali e dello sviluppo sostenibile.
La pianificazione territoriale è una sfida di importanza primaria nell’attuale contesto globale. Pianificare correttamente, in modo intelligente e innovativo lo sviluppo di un territorio, infatti, significa contemperare una pluralità di esigenze: dalla promozione della sostenibilità ambientale alla gestione efficiente delle risorse, dalla prevenzione dei rischi idrogeologici al supporto della crescita urbana affinché si accompagni ad un miglioramento della qualità della vita degli abitanti. Una funzione di primo piano che diviene ancora più rilevante se si guarda specificatamente all’Italia, custode di un patrimonio culturale e naturalistico estremamente ricco ma anche molto fragile. È facile immaginare, quindi, che nel futuro ci sarà sempre più bisogno di pianificatori territoriali ben formati e competenti. Una figura professionale che quindi necessita di essere conosciuta e approfondita.
E in questo approfondimento, è utile partire tratteggiando i contorni di questo esperto. Anche alla luce di quanto detto, la definizione è semplice: un pianificatore territoriale è un professionista specializzato nella gestione e nello sviluppo del territorio. Questo ruolo implica l'analisi, la progettazione e l'implementazione di politiche e piani che mirano a utilizzare lo spazio in modo sostenibile ed efficiente. I pianificatori territoriali lavorano per migliorare la qualità della vita delle comunità, promuovendo uno sviluppo urbano equilibrato, proteggendo le risorse naturali e garantendo la coesione sociale. Professionalmente, i pianificatori territoriali operano in vari contesti, tra cui amministrazioni pubbliche, studi di consulenza, organizzazioni non governative e istituzioni di ricerca. Nella loro attività, collaborano con architetti, ingegneri, sociologi, economisti e altri professionisti per sviluppare soluzioni integrate che rispondano alle esigenze delle comunità e delle aree geografiche di riferimento.
Pianificatore territoriale e architetto: le differenze
Proprio il rapporto tra architetti e pianificatori territoriali merita qualche parola di dettaglio, perché si tratta di due profili professionali che spesso vengono accomunati e invece sono chiaramente distinti. Una sovrapposizione che è anche frutto del fatto che sia gli architetti che i pianificatori territoriali sono inseriti nel medesimo albo professionale, seppur in elenchi distinti. Infatti, sebbene, come già detto, queste due figure possano collaborare strettamente, i loro ruoli e competenze sono diversi. Gli architetti si concentrano principalmente sulla progettazione di edifici e spazi interni, creando soluzioni estetiche e funzionali per singole strutture o complessi edilizi. L'obiettivo principale degli architetti è creare spazi che siano sia belli che funzionali, tenendo conto delle esigenze dei committenti e degli utenti finali. D'altro canto, i pianificatori territoriali adottano un approccio più ampio e strategico, occupandosi della gestione complessiva del territorio. Essi valutano come diverse aree del territorio possano essere utilizzate in modo ottimale, considerando aspetti ambientali, economici e sociali. I pianificatori territoriali si occupano di questioni come la zonizzazione, la pianificazione del trasporto, la gestione delle risorse naturali e la pianificazione delle infrastrutture. In sostanza, mentre gli architetti si concentrano sul "micro", i pianificatori territoriali lavorano sul "macro".
Vediamo ora più nel particolare alcune attività che ricadono nell’ambito di azione del pianificatore territoriale.
La complessità delle mansioni che il pianificatore territoriale si trova a svolgere nel corso della sua attività lavorativa, rendono necessaria una sua formazione specifica, che gli consenta di acquisire le conoscenze e le competenze necessarie.
Gli studi universitari. I percorsi di laurea (triennale più magistrale) che può intraprendere chi vuole occuparsi di pianificazione del territorio sono quelli in pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale. A tal proposito, Iuav Università di Venezia propone un corso di laurea triennale in Urbanistica e pianificazione del territorio e tre percorsi di laurea magistrale nello stesso ambito disciplinare:
L’ esperienza professionale. Completati gli studi (o in costanza degli stessi) è utile acquisire esperienza pratica attraverso tirocini, stage o posizioni di entry-level in studi di pianificazione, amministrazioni pubbliche o organizzazioni non governative. L'esperienza sul campo è fondamentale per comprendere le dinamiche della pianificazione territoriale e sviluppare competenze pratiche.
L’iscrizione all’Albo. L’effettivo esercizio della professione di Pianificatore territoriale, però, in Italia, è subordinato all’iscrizione all’Albo dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori nella sezione A, settore Pianificatori Territoriali. Per farlo, è necessario superato l'esame di stato (composto da una prova scritta e una prova pratica). Solo dopo essersi iscritti all'albo, i pianificatori territoriali possono firmare progetti, assumere incarichi professionali e operare legalmente in Italia. L'iscrizione all'albo comporta anche il rispetto di un codice deontologico e la partecipazione a programmi di formazione continua per mantenere aggiornate le proprie competenze.