come le narrazioni descrivono i nostri corpi

Il primo capitolo del ciclo Non un Minuto di Silenzio si concentra sul riconoscimento della violenza nel nostro quotidiano e per una messa a critica dei modi in cui pensiamo, agiamo, comunichiamo abitualmente.
A partire dalle nostre esperienze e dai contributi del pensiero femminista e transfemminista, possiamo visibilizzare e dare nome ai meccanismi attraverso cui la violenza si manifesta nella vita quotidiana e nelle relazioni. 

 

Seminario

19 gennaio 2026
Tolentini, aula magna
ore 15.30–17.30

Ilenia Caleo, Federica Giardini, Ida Malfatti

In che modo comportamenti e parole del quotidiano istituiscono e normalizzano la violenza? 
L’obiettivo è riconoscere e dare un nome alla narrazione che esercita controllo sui corpi e che, presentata come “oggettiva”, li descrive e li determina.
Lo faremo andando a cercare le trame nascoste, quelle che si intessono nei gesti più abituali, quelli che abbiamo imparato a considerare innocui o addirittura invisibili, e che riteniamo tollerabili negli altri come in noi stessi/e.

 
Cerchio di parola

21 gennaio 2026
Cotonificio, aula K
ore 15–17

Operatrici CAV (Centro Antiviolenza di Mestre); organi istituzionali dedicati alla salute e al benessere (Consigliera di fiducia, CUG); realtà territoriali attive nella prevenzione, formazione e nei percorsi legati a violenza di genere e sessualità: Cooperativa Iside, GRU (Gruppo Uomini Maltrattanti), Le Mele di Eva, Casa Punto Croce, NonUnaDiMeno Venezia, Femminismi Contemporanei. 

Nel corso del cerchio di parola verrà dato spazio alle parole chiave emerse dal seminario iniziale e saranno proposte domande pensate per accompagnare e stimolare la conversazione. Ispirata ai gruppi di autocoscienza femministi, questa pratica è uno spazio di libertà, ascolto e cura.
Ascoltarsi, condividere esperienze e dedicare tempo a comprendere gli/le altri/e serve a costruire legami di fiducia, fondamentali per creare comunità resistenti.

 
Laboratorio

23 gennaio 2026
Terese, aula A
ore 14.30–18

Adelita Husni-Bey e Marie Möise

Anti-grammatica della violenza di genere: autonarrarsi o essere narrat* 
Percorso di condivisione discorsivo e teatrale-somatico.

La violenza di genere è un’arma diretta, ma in una società patriarcale spesso mancano le parole per nominarla.
In questo laboratorio partiremo da una riflessione sul potere maschile del linguaggio: la sua capacità di annientare l’interlocutrice, generando un senso di inadeguatezza tale da disattivare anche la possibilità stessa di prendere parola in modo autonomo. L’obiettivo sarà quello di costruire insieme una teoria situata del rapporto tra violenza di genere e linguaggio, a partire dalla rielaborazione collettiva delle esperienze vissute e degli effetti che il linguaggio maschile produce nella costruzione di sé. Attraverso questa esplorazione ci apriremo a una condivisione più consapevole e profonda, capace di riconoscere i vissuti individuali come parte di un disegno ideologico preciso e di avvicinarci a forme di solidarietà politica che nascono proprio dall’atto del condividere. Utilizzeremo il teatro immagine, parte dell’arsenale del Teatro dell’Oppresso, per far emergere i significati inconsci legati alla rielaborazione delle nostre esperienze, messe in scena dagli/le partecipanti, rifacendoci ai principi dell’autocoscienza femminista di gruppo.

 

Illustrazione
Delia Armenise

Illustrazione
Delia Armenise

Santa Croce 191, Tolentini
30135 Venezia
C.F. 80009280274
P.Iva 00708670278