Il terzo capitolo del ciclo Non un minuto di silenzio è dedicato al tema della solidarietà e si interroga su come costruire reti sociali attraverso un linguaggio comune.
Questa ricerca diventa uno strumento fondamentale per la creazione di collettività, una rete in cui il momentaneo e l’istantaneo non determinano le traiettorie del vivere.
Dalla solitudine, quella necessità di comunità è anche una necessità di confronto.
3 marzo 2026
Badoer, aula Tafuri
ore 15.30–17.30
Sandra Cane, Antonia Anna Ferrante, Giusi Palomba
Spesso, sfidare il patriarcato significa far esplodere la propria quotidianità, e per molte persone si tratta di un percorso graduale e non lineare, un continuo ri-adattamento.
Proponiamo dunque di ripensare le dinamiche di violenza che intervengono nella nostra biografia per immaginare e praticare un loro possibile ribaltamento. Tracciare le forme di una rete di solidarietà significa partire da alcune questioni: come le nostre esperienze e i nostri linguaggi entrano in relazione, si comprendono e si sostengono? Come essere parte di una rete solidale nella nostra Università?
Come affrontare la solitudine? L’obiettivo è interrogare il desiderio di comprensione e di alleanze, per immaginare e costruire insieme una rete capace di farci sentire tutelati/e.
5 marzo 2026
Terese, aula A e aula B
ore 15–17
Operatrici CAV (Centro Antiviolenza di Mestre); organi istituzionali dedicati alla salute e al benessere (Consigliera di fiducia, CUG); realtà territoriali attive nella prevenzione, formazione e nei percorsi legati a violenza di genere e sessualità: Cooperativa Iside, GRU (Gruppo Uomini Maltrattanti), Le Mele di Eva, Casa Punto Croce, NonUnaDiMeno Venezia, Femminismi Contemporanei.
Nel corso del cerchio di parola verrà dato spazio alle parole chiave emerse dal seminario iniziale e saranno proposte domande pensate per accompagnare e stimolare la conversazione. Ispirata ai gruppi di autocoscienza femministi, questa pratica è uno spazio di libertà, ascolto e cura.
Ascoltarsi, condividere esperienze e dedicare tempo a comprendere gli/le altri/e serve a costruire legami di fiducia, fondamentali per creare comunità resistenti.
6 marzo 2026
Terese, aula Danza
ore 14.30–17.30
Nitx
CONSENSO: laboratorio ludico-politico
Consenso: un termine abusato, sul quale esistono molte bugie e false convinzioni. Il CONSENSO è una tensione, un desiderio, un modo di vedere e vivere le relazioni, uno “stato” dei rapporti e delle interazioni che necessita di essere messo a verifica e migliorato continuamente: nell’incontro di una notte, come in una storia d’amore lunga anni; nelle relazioni politiche, come in quelle affettive.
È come dover sintonizzare continuamente una radio sgangherata su una meravigliosa ma inafferrabile frequenza.
Nell’incontro profondo con altre umanità c’è un rischio irriducibile, e l’unica politica di “consapevolezza”, o possibilità di “riduzione del rischio”, è accettare che questo rischio esista. Non è possibile prevedere tutto. Non è possibile, né auspicabile, controllare le azioni, né tantomeno le emozioni, proprie o altrui. Non esistono spazi o situazioni che possono essere considerati “safe” a priori, ma solo gruppi umani mossi dalla volontà di esercitare e rispettare il CONSENSO.
È un percorso di crescita individuale e collettiva. Si tratta di diffusione di energia dell’orizzontalità e condivisione di pratiche non violente, e non di delimitazione di spazi o costruzione di confini.
Investire tempo ed energia per migliorare se stessx e per costruire le condizioni in cui ognunx sia il più possibile facilitatx a esercitare e rispettare il CONSENSO è un atto di RESPONSABILITÀ e AMORE. Il laboratorio che propongo va in questa direzione.
Attraverso esercizi, giochi e momenti di riflessione collettiva, alleneremo l’ascolto, celebreremo l’autodeterminazione e metteremo sotto il riflettore il potere e la cura.
La tensione politica e spirituale del laboratorio è transfemminista, antispecista e orientata all’abbattimento di ogni confine. Il contatto fisico sarà possibile, ma non necessario.
BREAKING NEWS: narrazione sotto arresto, lx Cucciolx sono aRRabiatx!
laboratorio pensato esclusivamente per la comunità FLINTA
9 marzo 2026
Collezione Peggy Guggenheim
Dorsoduro 701 – Venezia
ore 9–13
Olimpia Mazza, Gaia Vianello
Il laboratorio analizza mitologie antiche, fiabe, opere d’arte, articoli di giornale contemporanei e testi della musica trap, assumendoli come materiali da riscrivere per disinnescare automatismi di passività, naturalizzazione e spettacolarizzazione.
Partendo dall’osservazione di come, in epoche e media differenti, la violenza venga estetizzata, romanticizzata e normalizzata, il percorso invita lə partecipanti a riconsiderare quali sono le storie che abbiamo ereditato e quali forme di potere si riproducono nel modo in cui le raccontiamo. La ricerca interroga anche il rapporto fra rappresentazione, classe, genere e sguardo, evitando costruzioni razzializzate del “predatore” e mettendo in evidenza la dimensione politica e culturale delle narrazioni sulla marginalità.
Durante il laboratorio gli/le partecipanti lavorano attraverso un processo di scrittura corale: si smontano frammenti di fiabe, episodi mitologici, titoli e articoli dei media, estratti da opere in mostra, testi musicali e testate giornalistiche sui femminicidi, ricombinandoli per riappropriarsi della propria voce marginalizzata. L’obiettivo è sottrarre le storie alla loro forma canonica, aprire spazi di risposta e ribaltare la gerarchia tra chi parla e chi subisce.
Il laboratorio include una riflessione attiva sulle opere presenti in mostra, interrogando il ruolo dei titoli, delle pose, delle biografie delle modelle, delle scelte curatoriali e dei dispositivi attraverso cui lo spettatore viene guidato a leggere i corpi rappresentati.
La restituzione finale potrà prendere forme diverse — un finto telegiornale in drag, un testo corale, un dispositivo performativo o un montaggio di materiali — a seconda delle traiettorie emerse.
Per iscriversi al laboratorio presso la Collezione Peggy Guggenheim: scrivere una mail con oggetto “Laboratorio esterno BREAKING NEWS” all’indirizzo: nonunminutodisilenzio@proton.me.
Illustrazione
Delia Armenise