Cristina Moraru
Vagabond
Parole chiave
Vagabondo, turisti, modernità liquida, tempi vesper, antagonismo
Ai tempi del Vespro, la condizione polarizzata della nostra umanità distingue tra vagabondo e turista, ricco e diseredato, élite liquida e povero criminalizzato. Mentre la condizione di vagabondo è associata alla criminalità, l'idea di turista è associata al consumo. Tra consumo e criminalità, un'ampia gamma di approcci e atteggiamenti verso il capitale sta strutturando le identità. La nostra modernità liquida sfida costantemente i processi di costituzione dell'identità, mettendo alla prova la nostra capacità di adattamento e differenziandoci in base alla nostra mobilità. Dovremmo quindi considerare come siamo condizionati a muoverci, come ci avviciniamo alle distanze - come turisti o come vagabondi?
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Gavin Keeney, Andreas Philippopoulos-Mihalopoulos
Veronese
Parole chiave
Presentismo assurdo, parallasse architettonica, viaggi nel tempo, rinascimento veneziano
Veronese è una rilettura non ortodossa de Le nozze di Cana di Paolo Veronese presso il Refettorio Palladiano di San Giorgio Maggiore, Venezia. La premessa è che la prospettiva non è sempre razionale e spesso include i punti di fuga come depistaggi. Mentre la stanza e il dipinto sono collegati visivamente, per la magia prospettica della stanza e del dipinto, l'ingresso concettuale al dipinto (e l'ipotetico ingresso alla stanza dal dipinto) è in realtà situato nell'angolo in ombra in alto a destra e richiede una scala. Tanto non si vede quanto si vede. In questo senso, l'evento dell'Agonia nell'orto è nascosto nell'evento delle nozze di Cana.
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Guglielmo Bottin
Vespertine
Parole chiave
Björk, musica pop, crepuscolo, Vespertine, elettronica
Prendendo spunto dal lemma “vespertino”, il contributo analizza le caratteristiche crepuscolari e le numerose antinomie presenti nell’omonimo lavoro di Björk. L’album – recentemente oggetto di un adattamento operistico – affronta il tema della sensualità nei suoi molteplici aspetti con modalità narrativo-musicali che vanno dal sublime celestiale, alla carnalità terrena, all’intimità che nasconde il perturbante. Tra canto allocutorio e vocalità istintiva e soffocata, Bjork alterna atmosfere elettriche a paesaggi sonori ipnagocici, autorialità ad appropriazione, ritmi disarticolati e stratificazioni omogenee di archi e cori, performatività parossistica a un senso di isolamento in spazi privati e reconditi dove il mondo fisico e quello immateriale si confondono. Queste contrapposizioni sonore e testuali presentano una doppia riflessione che, come una soglia crepuscolare, si apre alternativamente alla luce o all’oscurità.
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Francesca Cremasco
Visibility
Parole chiave
Luce, ombra, trasparenza, opacità, visione crepuscolare
La visibilità implica la capacità di vedere del soggetto che osserva, così come la capacità di essere visto. La visibilità, strettamente determinata dalla luce, chiama in causa quattro aspetti: di geometria/spazio, di materia/superficie e contesto, del campo e del soggetto. I primi hanno caratteri fisico-oggettivi con una certa stabilità intrinseca, mentre i secondi rappresentano condizioni più instabili, di natura fenomenologica e fisiologica. In architettura, il binomio primordiale che afferisce alla percezione visiva è la coppia trasparenza/opacità, correlabile ai binomi vuoto/pieno e luce/ombra. La trasparenza, fra tutte le caratteristiche ottiche della materia, ha contribuito alla svolta percettiva di un’architettura che ribalta rapporti e significati nello scorrere dal giorno alla notte, passaggio segnato dalla visione crepuscolare. È nell'heure bleue che le sollecitazioni del nostro apparato cognitivo si amplificano rivelando un cortocircuito di significati.
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Stefano Tomassini
Wait
Parole chiave
Attesa, crepuscolo, corpo, futuro, scarto
In questo senso, l’attesa è la prima barriera che l'umanità può porre al vespro contro l’incombente notte degli orrori: nonostante l’ammonimento di Martin Heidegger, l’attesa non è un’epitomo della conoscenza. L’attesa è quindi una pratica che ha come oggetto il nulla – il nulla che già esiste ed è già qui. Inoltre, nell’attesa, dovremmo essere in grado di sprecare tempo, perdere il punto, liberarci della logica della produttività associata a una meta/un obiettivo/un risultato, e smascherare, all’interno della costante richiesta di accelerazione del nostro fare (come produttori o consumatori), le trappole alienanti della nostra tarda modernità. Occorre allora ripensare il corpo come luogo dell’attesa, l’attesa della realizzazione della vita, mai della morte – verso il vespro, mai verso la notte buia. Al crepuscolo, in conclusione, l’ultima azione dell’attesa è simile all’impotenza della spazzatura – materia della fine, compost nella sua potenzialità.
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Tania Garribba, Lisa Ferlazzo Natoli, Maddalena Parise
X
Parole chiave
Organismo, zona, confine, doppio, scaturigine
X è l’incognita, la X segnata sulla mappa, l’ipotesi; X definisce anche – nel romanzo di Jeff VandeMeer (2014) – un’area al centro della Terra in cui si è prodotta un’anomalia. Area in perenne mutazione che altera le creature e lo scorrere del tempo, organismo esteso, senziente, di natura radicalmente non umana. Zona modificata e aliena dove le tracce del nostro mondo vengono integrate in un sistema ecologico che sintetizza nuove forme di vita, solo apparentemente somiglianti a quelle conosciute. Nell’Area X c’è un che di noto nella vegetazione, nei versi degli uccelli, nei piccoli animali, ma qualcosa non è esattamente come dovrebbe. Chi viaggia nell’Area X ne torna, se torna, in forma di originale mutato o di copia. L’Area X sfugge al controllo, si propaga come un’infezione generativa e moltiplicatrice; nuove forme di vita si sommano o si sostituiscono a quelle conosciute indicando la possibilità che il mondo ci sopravviva o continui semplicemente a esistere senza noi.
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Simone Ferracina
Yet
Parole chiave
Utilizzo, inquinamento, smaltimento, trasformazione, riutilizzo
L’articolo indaga l’avverbio yet e le sue fluttuazioni semantiche (ripetizione e continuazione; contrasto; attesa e possibilità), così come le sue temporalità intrecciate (prosecuzione del passato; prolungamento del presente; proiezione nel futuro) come figure che complicano una semplice comprensione del riutilizzo, come un cambiamento nella funzione o nell'uso di materiali e componenti da costruzione, negoziando sovrapposizioni tra la trasformazione (and yet) e la perpetuazione (yet again) di ciò che esiste. In quanto strumenti per proteggere la distanza tra ciò che qualcosa è e ciò a cui serve, questi suggeriscono anche una distinzione tra le proprietà attuali e disposizionali degli oggetti.
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Evelina Praino, Camillo Boano
Zoé
Parole chiave
Zoe, foresta, Agamben, polis
Il contributo riflette sulla relazione tra la zoé, la vita naturale e mai qualificata, e il bíos, vivere politico e qualificato, già forma di vita, per collocarla spazialmente e, infine, suggerire un’indeterminazione dei due poli che garantisca la politicità dell’esistenza. A partire dalla prospettiva di Uexküll, immaginiamo il mondo oggettivo e unitario in cui si muove il vivente (Umgebung) come una costruzione che ha luogo dalla presupposizione di più prospettive percettive singolari e animali, (Umwelt) in combinazione. Allo stesso modo, l’agorà, luogo del politico per eccellenza, si rivolge a un bíos che implica immediatamente una zoé, nella misura in cui non si dà politico che possa prescindere dalla corporeità esistente. Assumendo la zoé come presupposto nascosto, eppure, sempre vigente del bíos, una teoria del progetto consapevole della fecondità che nasconde la sua ombra, tra Umgebung e Umwelt, si rivolgerà allora all’Umweg, via deviante e insorgente, spazio finale in cui ogni polarità collassa.
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Ettore Rocca
Zimzum
Parole chiave
Zimzum, ritiro, autolimitazione, libertà, impotenza
צמצום, Zimzum, è un concetto teologico che tuttavia potrebbe avere grande rilevanza per il pensiero architettonico. Ne è autore il cabalista e mistico cinquecentesco Isaak Luria. Secondo Luria, perché la creazione possa aver luogo, Dio, l’Infinito, deve prima dare spazio al mondo. Lo fa con un movimento duplice, prima di contrazione in un punto, poi di ritrazione, allontanandosi dal suo centro. Questo centro vuoto e buio (chiamato tehiru) sarà il luogo dell’universo. Se il racconto della creazione è il racconto della composizione architettonica dell’universo, deve essere possibile secolarizzare il concetto mistico di zimzum e vederne le potenzialità per il pensiero architettonico. Quattro sono le linee di pensiero che propongo: la ritrazione, l’autolimitazione, il dare libertà, l’impotenza. L’architettura deve iniziare con la ritrazione; l’atto architettonico è tanto più potente quanto più è un atto di autolimitazione; l’architettura lavora per l’instaurarsi di relazioni libere; la potenza dell’atto architettonico è la confessione di una impotenza.
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