Dati
02.07.2025
Categoria
Buone notizie
Daniela Bigon si aggiudica il 17° premio triennale "Hoc opus” 2024 dell’Accademia Olimpica di Vicenza e il Premio Vanni Pasca dell’Associazione AIS/Design
Daniela Bigon, laureata magistrale all'Università Iuav di Venezia in Design del prodotto e della comunicazione visiva (curriculum Comunicazioni visive e multimediali), con la tesi “La grafica di Pellizzari. 1901–1971” – relatrice Fiorella Bulegato, correlatore Dario Scodeller (Università degli Studi di Ferrara) – ha vinto il 17° premio triennale "Hoc opus” 2024 dell’Accademia Olimpica di Vicenza e il Premio Vanni Pasca dell’Associazione AIS/Design.
Secondo la giuria del Premio Vanni Pasca la tesi è stata premiata “per la originalità e rilevanza del tema, per il rigore nell’applicazione del metodo storico, con particolare riferimento allo studio e al trattamento delle fonti primarie, per l’articolazione dei contenuti e la qualità della esposizione. La ricostruzione del lavoro di progettazione visiva dell’imprenditore Antonio Pellizzari – vicepresidente dell’omonima azienda elettromeccanica di Arzignano (Vicenza) – è fondata su una eccellente indagine storica, rimarchevole per l’ampiezza delle ricerche d’archivio, per il recupero di un patrimonio di fonti disperso, per l’integrazione di fonti orali, infine per la discussione critica della vicenda esaminata nel più ampio contesto della storia del design, della industria e della società.”
Abstract della tesi premiata
Tra il 1949 e il 1952 Antonio Pellizzari, vicepresidente dell’omonima azienda elettromeccanica di Arzignano, in provincia di Vicenza, ideò una serie di dodici cartelli pubblicitari in bianco e nero per promuovere i prodotti dell’azienda di famiglia. I manifesti, astratti e di forte impatto visivo, suscitarono l’interesse degli addetti ai lavori e furono premiati nel 1951 al secondo congresso nazionale della pubblicità di Genova. La stampa specializzata dell’epoca, impegnata in un vivace dibattito suscitato dall’arrivo in Italia di teorie e pratiche pubblicitarie di derivazione statunitense, accolse tali espressioni con reazioni contrapposte, mai con indifferenza. L’artefice di tutto ciò non era infatti un progettista grafico ma una singolare figura di imprenditore illuminato, amante delle arti, musicista e compositore, capace nondimeno di una notevole sintesi visiva, sostenuta da concetti altrettanto concisi e puntuali, rinvenibili nelle sue stesse parole. La sua prematura morte e la successiva dispersione dell’archivio – dovuta allo smembramento dell’azienda dopo il fallimento negli anni settanta – hanno contribuito a creare un alone di indeterminatezza intorno al caso Pellizzari, mai indagato fino in fondo.
I dodici manifesti – già oggetto di indagini circostanziate da parte di storici e studiosi – costituiscono il nucleo centrale e più significativo del pensiero progettuale di Antonio Pellizzari; tuttavia, al fine di collocare correttamente la vicenda della costruzione dell’identità visiva aziendale all’interno del contesto di appartenenza, risulta fondamentale conoscerne le fasi precedenti e successive.
Attraverso il recupero e il riordino di un patrimonio alquanto frammentato e precario, la ricerca ha quindi ricostruito settant’anni di evoluzione della grafica delle officine arzignanesi, contribuendo ad illuminare su aspetti storici e critici finora inediti, che si auspica possano rappresentare ulteriori spunti per chi intenderà proseguire con le indagini in tale direzione.