Georges Teyssot

Dati

24.03.2026

Categoria

Iuav ricorda

17 marzo 2026

Martedì 17 marzo è mancato Georges Teyssot, storico e teorico dell’architettura formatosi all'Università Iuav di Venezia dove ha svolto fino al 1996 il suo ruolo di docente all’interno del Dipartimento di Storia fondato da Manfredo Tafuri.
A Venezia Georges Teyssot ha lasciato una traccia indelebile attraverso il suo insegnamento e la sua ricerca.
La comunità Iuav esprime la propria vicinanza alla famiglia e a coloro che l'hanno conosciuto.
Benno Albrecht

Stiamo festeggiando i 100 anni della nostra Università e questo mi spinge una volta di più ad aggiungere alcune parole a quelle del rettore per ricordare il prof. Teyssot che è stato tra coloro che, a partire dagli anni Settanta, hanno reso la nostra scuola protagonista nel dibattito internazionale.
Marco Pogacnik

Georges Teyssot, storico e teorico dell’architettura formatosi all'Università Iuav di Venezia e che qui ha svolto fino al 1996 il suo ruolo di docente all’interno del Dipartimento di Storia fondato da Manfredo Tafuri.
Dopo Iuav, ha diretto la scuola di dottorato in architettura a Princeton e dal 2002 al 2022 ha insegnato all’École d’architecture de l’Université Laval, Québec.
Georges Teyssot si è laureato con Manfredo Tafuri nel 1971 con una tesi sul neoclassicismo inglese. poi pubblicata nel 1974. Fin da questa ricerca il lavoro storiografico di Georges Teyssot si caratterizza per la complessità dell’approccio critico in cui il dato storico viene sempre interpretato tenendo conto degli strumenti interpretativi offerti dal pensiero contemporaneo. Il convegno sul dispositivo Foucault del 1976 da lui animato ben rappresenta il contributo fornito dal giovane storico alla scuola veneziana.
A Venezia Georges Teyssot ha lasciato una traccia indelebile attraverso il suo insegnamento e la sua ricerca. Coinvolto inizialmente nei programmi collettivi di ricerca del dipartimento di Storia, Teyssot ha studiato i grandi processi di trasformazione territoriale e i loro rapporti col potere in epoca napoleonica e Impero, passando poi a concentrarsi progressivamente sull’origine della questione dell’abitare nell’Ottocento.
Sono queste ricerche che alimenteranno il progetto sull’idea di domestico che lo vedranno responsabile di due grandi mostre realizzate in Triennale (1986-88), una enciclopedica ricognizione sulle condizioni dell’abitare tra otto e novecento che restituiscono una sintesi delle ricerche degli anni precedenti e una proiezione su quelle future. Parallelamente la sua ricerca sul giardino e il paesaggio urbano approdano alla pubblicazione curata con Monique Mosser e alla mostra sull’American Lawn curata con Scofidio+Diller, Beatriz Colomina, Mark Wigley e Alessandra Ponte (CCA, Montreal 1988).
Da sempre interessato al ruolo delle tecniche nella costruzione del paesaggio contemporaneo, tra lo spazio del pubblico e quello del privato, tra architettura e forme del potere, Teyssot ha studiato negli ultimi anni le trasformazioni del corpo dell’architettura attraverso le analoghe pratiche sul corpo umano attraversando la complessità delle discipline e dei linguaggi coinvolti nell’era del digitale – media, arti, ingegneria, topografia, filosofia, medicina – in un avvincente tentativo di mettere in crisi confini e ambiti consolidati.
L’Università di Laval a Quebec e il CCA a Montreal custodiscono il suo lascito che ci impegna a un radicale impegno intellettuale e rigore di pensiero.

Grazie Marko per questo ricordo cosi’ forte e chiaro, che nostalgia, che dispiacere …
Manuela Morresi

Desidero unirmi alle parole del Prof. Pogacnik ricordando, accanto al rilievo internazionale di Georges Teyssot, la traccia concreta che egli ha lasciato nella nostra scuola. I meravigliosi volumi da lui ordinati e conservati negli scaffali del compact della biblioteca del Dipartimento di Storia dell’Architettura a Palazzo Badoer rappresentavano una risorsa fondamentale per professori, ricercatori e laureandi.
Conservo un ricordo particolarmente vivo di quando fece acquistare le ristampe dei Red Books di Humphry Repton: un gesto che rivelava la sua attenzione filologica e la sua profonda sensibilità per la storia dei giardini. Aveva una capacità rara di trasmettere entusiasmo e visione, rendendo ogni lezione un’occasione di scoperta e di apertura intellettuale.
Con rammarico e profondamente colpito, 
Angelo Maggi

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