L'Università Iuav di Venezia ha ospitato, nell'Aula Magna della sede dei Tolentini, un convegno inserito nel programma delle celebrazioni per il Giorno del Ricordo. L'evento ha assunto un particolare valore simbolico per il luogo in cui si è svolto. L'ex convento dei Tolentini è stato uno dei centri di raccolta che ha accolto gli esuli fiumani, dalmati e istriani dal 1947 al 1950.
L'iniziativa è stata organizzata in collaborazione con l'ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) – Comitato di Venezia. Sono intervenuti per i saluti istituzionali Benno Albrecht, Rettore dell'Università Iuav di Venezia, Darco Pellos, Prefetto di Venezia, e Paola Mar, Assessore del Comune di Venezia. I lavori sono stati introdotti da Alessandro Cuk, Presidente del Comitato veneziano dell'ANVGD, associazione storica che si occupa di mantenere viva la memoria degli italiani costretti ad abbandonare le terre cedute alla Jugoslavia. La presenza di Carlo Zohar, esule da Zara e già ospite del campo profughi allestito ai Tolentini, ha offerto una testimonianza diretta di quei giorni.
La stratificazione storica dell'ex convento dei Tolentini racconta trasformazioni legate alle emergenze del Novecento. Dopo la soppressione in epoca napoleonica e la conversione in caserma, l’edificio fu occupato dalle truppe inglesi. Tra il 1946 e il 1950 si trasformò in uno dei centri di raccolta veneziani per circa duecento esuli giuliano-dalmati. Sebbene già nel 1949 l'immobile fosse stato formalmente destinato alla Scuola Superiore di Architettura, tra il 1951 e il 1952 la struttura accolse gli sfollati dell'alluvione del Polesine. Divenne sede accademica a partire dal 1958 con l’inizio dei lavori di restauro.
Nel 2025 è stata posata all’interno del complesso universitario una targa commemorativa a memoria dell’accoglienza offerta agli esuli.
Il programma ha visto gli interventi di Antonella Scarpa (ANVGD) e dei ricercatori dell'Iveser (Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza e della società contemporanea), Stefania Bertelli e Marco Borghi. Quest'ultimo ha presentato un'inedita mappa dei luoghi dell'esodo a Venezia: una cartografia che non si limita a censire i campi profughi, ma individua epigrafi, luoghi della memoria e segni tangibili nella toponomastica cittadina.
A collegare la dimensione locale e quella nazionale è stato l'architetto Massimiliano Tita, laureato Iuav e curatore della MEDIF (Mostra Esuli Dalmati, Istriani, Fiumani). Tita ha illustrato il percorso espositivo allestito nelle Sale del Grottone al Vittoriano di Roma, che presenta documenti, fotografie, oggetti d’epoca e testimonianze video degli esuli.