Sede
Magazzino 6
Dorsoduro 1827 – Venezia
mappa
A cura di
Sara Marini
Alberto Petracchin
Progetto di allestimento e allestimento
Sara Marini
Alberto Petracchin
Giulia Bersani
Egidio Cutillo
Simone Lavezzaro
Davide Zaupa
Documenti
Università Iuav di Venezia, Archivio Progetti
Fondo Giancarlo De Carlo
Fondo Fund Giorgio Casali
Fondo Fund Trincanato
Ringraziamenti
I curatori ringraziano il referente Giovanni Marras, la responsabile dello staff Teresita Scalco e tutto lo staff Sabina Carboni, Anna Casagrande Zennaro, Antonella D’Aulerio, Marco Massaro, Michele Ridolfi dell’Archivio Progetti Iuav per la collaborazione al progetto. Ringraziano Giovanna Silva e l’Isia di Urbino per aver concesso le fotografie Collegi, 2021.
La mostra vuole mettere in luce le complessità, gli intrecci, i mille piani dell’opera di Giancarlo De Carlo.
L’autore ha consegnato al futuro un open work dal quale si diramano traiettorie fondamentali per continuare a riflettere su questioni e approcci del progetto. L’eredità viva di Giancarlo De Carlo è letta attraverso direzioni che ricalcano i modi di lavorare, non i linguaggi, che rilevano il fare urbanistica, architettura, mostre, testi, appunti come un unico campo di ricerca e l’autorialità come uno spazio della continua messa in discussione.
Il discorso critico sottolinea quattro tracce che tornano a essere temi centrali delle città e dei territori contemporanei.
Progetti non realizzati o da poco conclusi dal risultato formale tra loro contraddittorio, testimoni dell’agire caso per caso, piani regolatori generali premonitori e dimenticati, materiali preparatori di mostre andate in scena o distrutte, lettere e documenti convivono sulla scena per nutrire le quattro tracce, cadenzate in quattro stanze che hanno all’orizzonte lo spazio aperto della città.
Architettura partecipata e interattiva istituisce un confronto tra esperienze in cui il dialogo tra spazio e società è centrale, tecnologie e media sono strumenti e materiali del processo progettuale. Nelle città e nei territori si interroga sulla nozione di “aperto” nei contesti e nella pratica progettuale; il territorio è, girando il cannocchiale, lo spazio dove agire per “salvare” la città. Architettura “spontanea” legge la convergenza tra passati e futuri, tra ricerca collettiva, azione autoriale e progetto anonimo, con uno sguardo oltre le città. Con gli Spiriti dei luoghi e quelli di autori distanti secoli De Carlo dialoga per continuare storie sospese, per rovesciare e continuare ad abitare la storia.
Sara Marini, Alberto Petracchin, Giancarlo De Carlo. The Open Work