Data
27.03-08.09.2024
Orario
09:30
Luogo
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Categoria
Mostra
Per saperne di più
Jean François Niceron e Emmanuel Maignan: due padri Minimi, tra scienza e fede
Mostra a cura di Alessio Bortot, Agostino De Rosa e Imago rerum
La mostra affronta, per la prima volta in ambito scientifico mondiale, l'opera prospettica e artistica dei Padri Minimi Jean François Niceron (1613-1646) e Emmanuel Maignan (1601-1676), la cui vita si espresse in un arco temporale relativamente breve la prima metà del XVII secolo , ma denso di eventi politici e culturali, riflessi in opere che si offrono oggi agli occhi dell'osservatore contemporaneo come straordinarie sciarade, in bilico tra rigore matematico e gusto per il meraviglioso e lo stupefacente.
Autori di trattati che sono divenuti pietre miliari negli studi sulla prospettiva seicentesca Niceron con "La perspective curieuse" (Parigi 1638) e il "Thaumaturgus opticus" (Parigi 1646, edito postumo) e Maignan con la "Perspectiva horaria, libri IV" (Roma 1648) , entrambi svilupparono sin da giovanissimi un loro mondo espressivo che si tradusse in opere dai forti connotati decettivi: anamorfosi catottriche, giochi rifrattivi e dipinti murari accelerati prospetticamente (nel caso di Niceron, l'unico sopravvissuto, ritraente San Giovanni Evangelista che scrive l'Apocalisse in Pathmos, è ora visibile nel Convento della SS. Trinità dei Monti, Roma, accanto a quello più celebre, eseguito in grisaille e meglio conservato eseguito da Maignan e raffigurante San Francesco di Paola in preghiera), per citare solo alcune tipologie.
Le biografie dei due frati Minimi delineano vite, sospese tra Francia e Italia, impegnate sia nei dibattiti che si svilupparono nei più importanti circoli culturali e scientifici dei due paesi, che nelle incombenze teologiche e religiose previste dal loro Ordine religioso di afferenza.
Niceron e Maignan furono affascinati per tutta la loro esistenza dall'idea che nella natura si nascondesse un codice segreto divino di cui la matematica, e in primis l'ottica, potevano farsi interpreti, elaborando un lessico espressivo che attraverso la magia artificiale ne riproducesse la segreta natura configurativa, le leggi formanti del suo farsi e del suo divenire. Il percorso gnoseologico di entrambi attraversò i sentieri del pensiero cartesiano e hobbesiano. Le loro opere, spesso divenendo uno specchio fedele di coeve posizioni filosofiche, hanno conservato tuttavia una loro autonomia stilistica, sia nei contenuti che nella forma. La mostra ricostruisce, attraverso un'analisi molto dettagliata, tutte le immaginabili declinazioni del linguaggio di Niceron e Maignan, seguendo l'affascinante esegesi degli schemi retorici presenti nelle varie edizioni (in volgare e latino) dei loro trattati; attraversando virtualmente il complesso dei tre corridoi pinciani che ospitano le anamorfosi gemelle' dei Padri Niceron e Maignan (nonché la meridiana catottrica delineata da quest'ultimo), e comprendendone il valore iniziatico; percorrendo i sentieri della corrispondenza romana e francese degli autori; e infine indagando i segreti politici e ottico-geometrici dei loro giochi, inquadrabili nella poetica del dubbio elaborata da René Descartes.
Le ricostruzioni (fisiche e virtuali) raccolte in questa mostra, mai come in questo caso, mostrano come nell'etimo della parola illusione (in ludus) si nasconda una componente giocosa, esercitata sia da Niceron che da Maignan al confine tra fede, arte e scienza.