
Sintetico
L’Associazione ha lo scopo di promuovere iniziative artistico – culturali che nascono dall’analisi di un territorio, dal legame psicologico e sociale che gli abitanti hanno con esso sia sul piano simbolico che fisico.
Sintetico opera sul territorio con opere e allestimenti che si attivano con la partecipazione del pubblico e che rifl ettono sulle dinamiche della società contemporanea.
Sintetico cerca di intessere relazioni sociali con gli spettatori, e si pone, attraverso gli strumenti dell’arte, l’obiettivo di rinforzare il tessuto sociale.
Sintetico è:
Francesca De Luca è nata il 4/08/1982 a Mormanno (Cs). Laureata in Scienze dell’Architettura presso l’Università Iuav di Venezia. Sta conseguendo la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso l’Università Iuav di Venezia.
Silvia Ferrarini è nata il 20/12/1981 a Zevio (Vr). Laureata in Storia e Tutela dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Padova. Sta conseguendo la laurea specialistica in ‘Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso l’Università Iuav di Venezia.
Luca Giocoli è nato il 08/05/1983 a Lagonegro (Pz). Laureato in Storia e Tutela dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Padova. Sta conseguendo la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso l’Università Iuav di Venezia.
Valentina Lucio è nata il 28/04/1983 a Trieste. Laureata in Arti Visive e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi IUAV di Venezia. Sta conseguendo la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive’ presso l’Università Iuav di Venezia.
Dafne Marchesini è nata il 26/04/1982 a Verona. Laureata in Scienze dell’Architettura presso l’Università Iuav di Venezia. Sta conseguendo la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso l’Università Iuav di Venezia.
Annalisa Mazzoli è nata il 01 / 06/ 1984 a Carpi (Mo). Laureata in Arti Visive e dello Spettacolo, ha frequentato per il semestre estivo 2006 il Master in Fine Arts in Public Arts presso l’Università Bauhaus di Weimar. Sta conseguendo la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso l’Università Iuav di Venezia.
Federica Santulli è nata il 1/10/1982 a Milano. Laureata in Scienze dei Beni Culturali indirizzo Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Milano. Sta conseguendo la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso l’Università Iuav di Venezia.
Marghera dimenticata?
Open Space, presso C.S.O. Rivolta
Marghera (VE)
14-19 Dicembre 2007
Sintetico ha scelto Marghera, ha analizzato e studiato la città, dove per circa novant’anni le attività industriali ne hanno fatto prepotentemente da padroni. Operosità che però ha fatto di questa città un dormitorio, un semplice ingranaggio del Petrolchimico. Ma da anni Marghera, nonostante tutto, è riuscita a dotarsi di una coscienza. I suoi abitanti hanno rivendicato negli ultimi vent’anni la loro dignità, e sono riusciti, con determinazione e energia, a cambiare le sorti del più grande polo industriale d’Europa. Questo perchè l’industria deve essere la risorsa di un territorio e non la sua fine.
Il gruppo Sintetico ha preso parte pian piano alla vita della città, alla sua socialità. E’ venuto a conoscenza della “sconosciuta” storia dell’alluvione del 26 settembre 2007. Questa ignorata situazione di crisi ha coinvolto Marghera e danneggiato i suoi abitanti, i quali per l’ennesima volta lottano per avere una vita migliore. I cittadini attendono i rimborsi e che la rete di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche, dimostratasi fortemente inadeguata a garantire la difesa del territorio, venga presto resa efficiente.
Questa installazione è stata progettata per evocare al e con il suo pubblico l’esperienza dell’alluvione, con l’invito a lasciare il proprio contributo attraverso una testimonianza che possa dare un senso più completo al quesito che viene posto nel titolo dell’opera: “Marghera dimenticata?”
Il percorso è stato realizzato con barriere di legno alte 60 cm, unità di misura che viene riproposta anche per i pannelli posti sulle pareti, con l’intento di sottolineare e tenere sempre presente durante tutta la durata dell’esperienza il livello di allagamento della zona che è oscillato da 50 a 100 cm.
Lo scopo di questo lavoro è quello di stimolare una coscienza che dalla vita vada all’arte e dall’arte alla vita, per fare sì che la presa d’atto che attraversa Marghera possa anche essere accompagnata dal bisogno di una realtà che sia più di una semplice esistenza, che possa essere un modo per conoscere la propria storia dall’esterno, per vedersi da una prospettiva diversa e fare della propria esperienza storia, cultura e comunità.
Garitta! Karavla!
Trieste
9 Dicembre 2007
Il tema del confi ne proposto in quest’ambito viene sviluppato nella sua accezione geografi co-politica e si concentra sul confi ne tra Italia e Slovenia, recentemente eliminato, e sulla città di Trieste.
Contesto storico e sociale_Il confine triestino è stato un luogo sul quale la storia è stata scritta. Più volte spostato, conteso, passato di proprietà ed infi ne dimenticato mantiene tra le sue pietre la memoria delle grandi guerre, delle lotte partigiane, delle foibe e del quotidiano contatto con l’altro.La storia di Trieste l’ha disegnata come un confi ne permanente, uno spazio tra parentesi che aggiunge a quella memoria di guerra, la continua lotta per contrattare la propria identità. Trieste è italiana dal 26 Ottobre 1954. Una data controversa che ha segnato contemporaneamente l’esclusione dai territori italiani dell’Istria. Ogni anno Trieste celebra il ritorno in Italia, col suo carico di contraddizioni, col suo essere in fondo solo in parte italiana e nient’altro che se stessa.Il 21 dicembre dello scorso anno il confi ne è stato defi nitivamente cancellato. Questo avvenimento costituisce il culmine di un processo per l’entrata in Europa, e nella cosidetta area di Schengen, iniziato nel 2004.
I media locali_La ricerca e il monitoraggio sui media locali, durante i mesi di ottombre e novembre, ha confermato l’impressione che la caduta del confine non sia sufficientemente tenuta in considerazione. Le molte iniziative, celebrazioni ed informazioni a riguardo risultano essere per lo più di natura istituzionale ed hanno spesso marcati accenti retorici.Una sottile indifferenza attraversa il territorio, la cui gente sembra non affrontare la questione nel contesto di un moderno dialogo sulla multiculturalità, ma la riduce ad una difesa dei propri spazi, riferita per lo più alla lingua.
Confini_Oltre al confine internazionale, il Carso è punteggiato di confini agricoli: piccole garitte abbandonate costruite lungo i sentieri. Il progetto propone ad artisti di varie nazionalità di recuperare questi luoghi creando degli interventi site-specific. Saranno selezionate alcune garitte ed assegnate a giovani artisti. Gli interventi saranno integrati in un più ampio progetto di ricerca e valorizzazione dei percorsi culturali e naturalistici lungo il Carso. In questo senso si intende avviare una collaborazione concreta con le istituzioni per dare continuità all’iniziativa e affi ancarla alle celebrazioni ufficiali.
Finalità_La proposta di itinerari lungo i sentieri dell’altopiano intende offrire all’individuo la possibilità di utilizzare lo spazio del confi ne in un modo nuovo.Più che eliminarlo, il progetto permette di andare oltre il confi ne. Gli artisti saranno i primi a poter interpretare liberamente il luogo. Alla comunità viene offerto l’invito a scoprire il confi ne camminando. Si restituisce a tutti la possibilità di appropriarsi dei sentieri superando la loro identificazione con la frontiera: non più barriera fi sica e culturale tra uno spazio e l’altro. Consci del valore storico del confi ne proponiamo di attraversarlo interiorizzandolo o condividendolo. Lasciare che la memoria sedimenti e che si apra ad una nuova esperienza dei luoghi.
Documentario_ Il 9 dicembre 2007 il gruppo di lavoro ha organizzato una prima “passeggiata” a cui hanno partecipato docenti dell’Università di Trieste, esperti in Storia, giovani artisti, rappresentanti di associazioni operanti sul territorio insieme alle persone interessate e coinvolte nel progetto. Il documento prodotto è uno strumento che permette una conoscenza della situazione territoriale. La tavola rotonda sul confine ha permesso di sottolineare tutti gli aspetti della sua problematicità.
Slide Show
Complesso residenziale Rozzol Melara,
Trieste
Marzo 2008
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Sintetico e Melararte, gruppo di giovani artisti nato all’interno del quadrilatero. Il lavoro si è sviluppato progressivamente in diverse fasi; inizialmente ci siamo avvicinati all’architettura e alla vita di Rozzol Melara, che si presenta come un enorme palafi tta in cemento armato costituita da quattro blocchi collegati da una rete di tunnel ai livelli inferiori e da ponti esterni a quelli superiori. Il complesso è stato progettato seguendo i dettami di Le Corbusier con l’intento utopico di creare un villaggio indipendente dalla città, autosuffi ciente, che potesse integrare al suo interno non solo residenze ma anche servizi, negozi, attività commerciali in generale. Rozzol Melara è collegato al centro cittadino di Trieste da un servizio autobus, che porta direttamente alla stazione ferroviaria, distante circa 10 km. Visitando il quadrilatero a 20 anni dalla sua realizzazione, è evidente che l’intento di piccola città auto-gestita sia venuto meno, o che forse non sia stato mai veramente sviluppato.
Il risultato è una realtà distopica caratterizzata da piccola-media criminalità: i tunnel che portano alle varie ali dell’edifi cio sono freddi tubi, non-spazi in cui ci si perde come dentro un labirinto, non vi sono indicazioni né mappe, e tutto provoca un senso di abbandono con il quale diffi cilmente si è abituati a convivere.
La maggior parte degli spazi riservati ai negozi e ai servizi è inutilizzata, e si ha la sensazione di trovarsi in un luogo inabitato, nonostante vi risiedano circa 2500 persone. Nei tunnel e nei corridoi, da cui si può accedere agli appartamenti, vi sono le uniche tracce che indicano la presenza di qualcuno che vive, o ha vissuto, a pieno questi spazi: graffi ti multi-stratifi cati occupano la superfi cie di gran parte delle pareti interne, e gli autori sono da ritrovare tra gli abitanti del centro stesso, o della zona. In seguito il progetto si è concentrato su quelle che sono le attività vive del centro, attività che, in questi anni, sono nate tra i residenti del luogo. In particolare il nostro gruppo è entrato in contatto con alcuni ragazzi, artisti, grafici, fotografi e writers che, da poco tempo, hanno creato Melarart. Il progetto sviluppato insieme è nato da una riflessione comune sul tema della distopia; l’intento è stato quello di far emergere, e soprattutto far conoscere, l’attività creativa di Melarart, attività che lavora per migliorare e decorare gli ambienti del gigantesco quadrilatero. Il prodotto finale è stato la creazione di una serie di cartoline realizzate da sei artisti: dodici immagini create con tecniche differenti, che vogliono andare oltre la mera architettura per far cogliere l’esistenza di un nuovo punto di vista.
Rozzol Melara (Trieste). Complesso residenziale popolare.
2.500 abitanti
468 appartamenti
89.000 m2
267.000 m3.
Costruito tra il 1969 e il 1982.
Progettato dallo studio Celli, Trieste.
Contatti
Campo Santa Margherita, Venezia
19 Giugno 2008
ll progetto Contatti ha racchiuso in sé diverse idee, azioni e sviluppi che si sono realizzati attraverso differenti pratiche artistiche nello spazio pubblico. Il tentativo comune di focalizzare l’attenzione sulla relazione con lo spettatore, instaurando un rapporto di fiducia reciproca tra artista e pubblico, ha dato origine ad uno scambio di esperienze e riflessioni sui contenuti delle opere e sulle rispettive esperienze di vita.
ProvocoAzioni ha aperto l’evento proponendo ai passanti di accompagnarli per un breve tragitto a bordo di una portantina. Il viaggio diventa il pretesto per affrontare con il passeggero temi legati alla sessualità e all’amore, ispirandosi alle domande poste da Pier Paolo Pasolini in Comizi d’amore. Una copia del documentario veniva data al termine dell’incontro per stimolare la persona all’approfondimento dell’argomento.
La Mandria dei Lemuri ha inscenato la performance Entrambe le cose stanno davanti, lavoro inedito che nasce dall’intento di evocare nello spazio pubblico la dimensione più intima di ognuno di noi. Il pubblico accompagnato dall’ascolto di storie è stato condotto in uno “spazio privato” ricreato e proposto dagli artisti.
Durante lo svolgimento di tutte le performance, Iacopo Seri ha deciso di parlare e coinvolgere i passanti in una civile e discreta richiesta con l’opera European Sons. L’artista ha posto su ogni palina che delimita il perimetro di Venezia una moneta da 0,1 euro per onorare i caduti sconosciuti che muoiono ogni giorno nella vana speranza di poter approdare in Europa. La città lagunare diventa così il simbolo dell’Europa e le paline che la circondano un monumento. Il rito si compie grazie al contributo dello spettatore a cui vengono affi date alcune monete con le quali è invitato a completare l’opera.
Il Gruppo Cerbero da sempre si serve della tecnologia per creare opere interattive che acquistano senso solo con la partecipazione attiva del pubblico. In questa occasione i due artisti hanno completato il trittico International Association of the Right Pain con l’ultima performance legata al tema del dolore. In questo lavoro, anch’ esso inedito, i due artisti diventano conduttori di elettricità, parte integrante di un dispositivo di dolore attivabile con la stretta di mano dello spettatore.
L’installazione sonora Duemilaotto di Thomas Bugno consiste nell’elaborazione dal vivo di un tappeto continuo di onde basse, mediante il quale lo spettatore, seduto e bendato, percepisce l’effetto del suono in una modalità che induce all’immaginazione visiva. In tal modo, l’attenzione direzionata e selettiva nei confronti della natura del suono, non viene vincolata dal senso della vista e permette di instaurare un rapporto diretto tra l’autore della performance ed il singolo ascoltatore.
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