Undergraduate and graduate programmes offered by the University iuav of Venice:

Storia di Piero

 

 

appunti di storia orale

 

Alessandro Colizzi (UQAM) presenta il documentario su Piero Ottinetti (1927-2018)

 

21 maggio 2019

Magazzino 6, aula 1.7

ore 15

 

 

 

Alessandro Colizzi (UQAM) presenta il documentario su Piero Ottinetti (1927-2018). Grafico, fotografo e illustratore, Ottinetti è stato una figura di spicco della cosiddetta ‘scuola milanese’ degli anni cinquanta e sessanta, trasferitosi poi nel 1971 negli Stati Uniti, a Chicago.

 

Seguirà discussione con i curatori dell’incontro, Emanuela Bonini Lessing, Fiorella Bulegato, Luciano Perondi.

 

 

Grafico, fotografo e illustratore, Piero Ottinetti (1927–2018) è stato una figura di spicco della cosiddetta ‘scuola milanese’ degli anni cinquanta e sessanta. Debutta come assistente di Remo Muratore; quindi, dopo un breve periodo alla Rinascente, va a lavorare con Max Huber. Nel 1954 apre un proprio studio: i primi riconoscimenti arrivano grazie alla lunga collaborazione con Montecatini e Pirellli, per i quali cura annunci stampa, cataloghi e grafica per allestimenti (Fiera di Milano). Spinto dalla recessione economica e dalla crisi politica che attanaglia il paese, nel 1971 Ottinetti si trasferisce negli Stati Uniti, stabilendosi a Chicago. Dopo un’esperienza freelance, Ottinetti assume il ruolo di art director per il gruppo assicurativo Kemper, di cui rinnova marchio e identità aziendale. Lascia la professione alla metà degli anni ottanta per dedicarsi alla pittura.

 

Grazie a un primo fortuito incontro nel 2011, l’autore, Alessandro Colizzi (UQAM) ha più volte intervistato Ottinetti. Fin dall’inizio l’incontro ha preso la forma di una complessa ricerca di storia orale. Il formato del documentario, pur privilegiando una dimensione narrativa personale, consente un commento critico e un confronto tra il contesto culturale italiano e quello americano in cui Ottinetti si è trovato a operare dagli anni settanta. La testimonianza di Ottinetti offre inoltre un racconto senza censure della realtà quotidiana nell’ambiente del design milanese. La ricostruzione ‘giornalistica’ della sua carriera, piuttosto che ricorrere a nozioni astratte di talento o di merito, mette in evidenza il ruolo dei fattori personali e sociali nel determinare il percorso e la fortuna critica di un designer.