Undergraduate and graduate programmes offered by the University iuav of Venice:

La perizia in architettura (Francia e Italia, secoli XVII-XVIII)

 

convegno franco-italiano di storia dell’architettura

 

20-21 maggio 2019

palazzo Badoer, Venezia

 

> info: perizia.venezia@gmail.com

 

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Un progetto architettonico è raramente concepito da un artista in completa solitudine. Spesso, il progetto si arrichisce grazie al confronto di idee espresse e a poco a poco elaborate da figure professionali che possiedono delle competenze diverse. Se la definizione teorica del ruolo dell’architetto, in particolare nel trattato di Alberti, ne fa l’intermediario unico tra commitente e artefici, la lettura dei documenti d’archivio mette in luce ruoli molto più complessi da parte di vari attori. Appena ci si interessa di ponti, fortificazioni, monasteri o edifici pubblici, ci si trova di fronte all’intervento di commissioni incaricate di seguire i lavori, i cui membri possiedono a volte delle competenze più squisitamente tecniche. L’architetto responsabile della concezione e della realizzazione dell’opera interviene nel dibattito, ma la sua autonomia è spesso limitata dall’intervento di altri esperti, ingegneri, artigiani o dilettanti di architettura che siano. Nel corso dell’epoca moderna, la diversità delle figure accomunate dal titolo di architetto (non ancora protetto da alcuna disposizione legislativa) trova un corrispettivo nella varietà ancora maggiore delle personalità che esprimono il proprio parere su questioni relative all’architettura.

 

Una procedura codificata in modo specifico, e che richiede un parere qualificato è l’esame da parte di un tribunale, delle controversie legali derivanti dalla costruzione, manutenzione o vendita di un edificio. Negli archivi giudiziari francesi sono conservati disegni che raffigurano i confini di varie proprietà, detti figures de justice, che risalgono al Trecento. Nel 1690, viene creato a Parigi un corpo di periti giurati dell’edilizia al quale i giudici possono chiedere di stilare delle perizie su cui fondare le proprie decisioni. Uno studio sistematico di questo fondo archivistico, conservato presso gli Archives Nationales de France sotto la dicitura Z/1j, è attualmente in corso. L’analisi del contenuto delle singole perizie mette in risalto il loro apporto rispetto alla storia delle tecniche, dell’economia e del diritto. Oltre all’interesse per la storia dell’architettura parigina che questi resoconti di visite spesso corredati da disegni presentano, il progetto di ricerca mira ad approfondire l’origine sociale dei periti. Sono questi imprenditori o architetti? Su quali conoscenze si fonda la loro autorevolezza? Come interagiscono con l’istituzione giudiziaria e il mercato dell’edilizia?

 

Non risultano presenti fondi archivistici simili in altre città francesi o italiane, sebbene le istituzioni giudizarie debbano ovunque dirimere analoghi conflitti. A Venezia, dal Duecento, i giudici del Piovego si occupano di misurare i terreni, prima e dopo qualsiasi lavoro di costruzione (per verificare che un privato non ne approfitti per estendere i propri beni a discapito dello spazio pubblico). In termini generali, non essendo il potere giudiziario ancora distinto da quelli esecutivo e legislativo, i Consigli che assumono decisioni relative alla manutenzione o alla costruzione di edifici pubblici si riuniscono secondo la stessa modalità di un tribunale: i membri deliberano, votano una mozione o nominano una commissione apposita. Vari esperti sono chiamati a testimoniare e spesso consegnano i propri pareri in scrittura. Le accese discussioni relative alla ricostruzione del ponte di Rialto e degli edifici in piazza San Marco, esaustivamente studiate, vedono confrontarsi architetti e tecnici chiamati a Venezia proti. Nel corso del Seicento, le Magistrature si specializzano e i diversi proti entrano talvolta in conflitto. Nel Settecento, per chiudere le controversie più spinose, sono chiamati a fornire il loro parere dei matematici, ad esempio Giovanni Poleni e Bernardino Zendrini.

 

Questa frammentazione delle responsabilità, in un apparato statale dalle molteplici ramificazioni quale quello della Republica di Venezia, consente al potere politico di conservare il controllo del progetto architettonico. Letto in questo contesto, il progetto non risulta l’esito di un lavoro individuale ma di una serie di compromessi elaborati durante pubbliche sedute. Non esprime dunque soltanto la cultura personale dell’architetto, bensì una cultura condivisa tra i membri di un ceto dirigente. Anche opere molto personali, progettate dai più grandi nomi dell’architettura, raramente devono il proprio successo esclusivamente alle qualità intrinseche del progetto. Esso deve in prima battuta risultare convincente sulla carta e, in un secondo momento, in cantiere. Buona parte dei disegni di architettura conservati sono stati prodotti per essere presentati e discussi da una commissione. Altri conservano invece traccia delle discussioni tra maestranze e architetto. Le fonti scritte, come ad esempio i verbali delle sedute, possono talvolta restituire modalità e sfumature del confronto verbale. Non è forse vero che, a partire dal Rinascimento, la maestria dell’architetto consiste anche nella sua capacità di associare immagini e parole in una narrazione convincente attraverso la quale costruire un progetto condiviso?