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Progetto-Utopia
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Progetto "Utopia": dall'Independent Group ad Archigram, la pubblicistica delle neoavanguardie inglesi del secondo '900

la pubblicistica delle
neo-avanguardie inglesi

14 marzo –12 aprile 2002

 

 

 

 

L’esposizione propone allo spettatore la visione di materiali di difficile reperimento, recentemente acquisiti dalle biblioteche del dipartimento di Storia dell’architettura e dello IUAV: le raccolte (complete, integre e rare) delle riviste “Living Arts” e “Archigram” e una miscellanea di testimonianze grafiche pubblicitarie delle attività dell’ICA, l’Institute of Contemporary Arts che raccoglie e sviluppa, sotto il segno della neo-avanguardia inglese, le contraddizioni aperte dal fallimento storico delle avanguardie artistico-architettoniche del primo novecento europeo.

 

L’Institute of Contemporary Arts, fondato nel 1946 da Herbert Read, Roland Penrose e E.L.T. Mesens, è diretto per una prima fase di attività da Reyner Banham, membro eminente dell’Independent Group (IG, in seguito gruppo direttivo dell’ICA), promotore dello stile architettonico neo-brutalista e, insieme, dell'adozione dei principi didattici di Paul Klee al Bauhaus come modello di riferimento per la riforma dell'intero sistema educativo nazionale.

Fra il 1951 e il 1956 il gruppo, sotto la guida di Banham, idea una serie di  avvenimenti espositivi – più che mostre – al limite dell'happening: Growth and Form, Epidiascope, Wonder and Horror of the Human Head, Parallel  of  life and art, Man, machine and  motion,  This is tomorrow (e in quest’ultima matura una reazione brutale, anzi brutalista,  alla visione radieuse dell'urbanistica di Le Corbusier).

La seconda fase di attività dell’ICA, guidata da Lawrence Alloway, succeduto a Banham nella leadership dell’Independent Group, segue indirizzi divergenti e finirà per rivendicare soprattutto la paternità inglese del fenomeno pop, improvvisamente e clamorosamente transatlantico e globale.

Al progetto culturale di Banham, Alloway sostituisce la pubblicazione di una rivista quale organo ufficiale dell'ICA ed espressione di un'avanguardia compiutamente identificata ormai con la "creatività" pubblicitaria più patinata e sofisticata, la rivista d'arte dell'aesthetics of plenty:  "Living Arts".

“Living Arts” sarà diretta da Theo Crosby, ideatore dell’ultima mostra dell’Independent Group (This is tomorrow, 1956), promotore del gruppo degli Archigram e ideatore della mostra  inaugurale del loro progetto più compiuto: Living city,1963.

A questo progetto è anche dedicatoil secondo dei tre soli numeri della rivista. Archigram viene così accomunato da “Living Arts” all'estetica consumistica  pop in base al concetto di architettura "expendable" (usa-e-getta), mentre il gruppo è coerentemente dotato di una propria e omonima rivista che non è  altro che il prototipo di una geniale fanzine  studentesca, concettualmente e graficamente opposta a "Living Arts" ma che uscirà con improbabile frequenza annuale per tutti gli anni '60. “Archigram” costituirà così la più duratura e costante posizione intellettuale nel panorama affollato e mobilissimo delle neoavanguardie architettoniche europee.

L'influenza di questo intreccio di  attività sulle più eminenti istituzioni culturali inglesi (Architectural Association, Tate Gallery, London County Council, BBC Educational) e americane poi  – grazie alla diaspora inglese guidata da Banham verso  la California degli anni  Settanta – si estenderà fino alle neo-avanguardie architettoniche attuali, antirappresentative e decostruzioniste.

 

L'interesse scientifico che ha condotto a suggerire l'acquisizione da parte delle Biblioteche del DSA e dello IUAV delle raccolte di "Living Arts" e "Archigram" e di una miscellanea di testimonianze grafiche pubblicitarie delle attività della prima fase dell'ICA, deriva dalla necessità storico-critica di rivedere  l'insieme di queste vicende "originarie”, le tracce dei progetti storici che le componevano e le opponevano. Questi progetti sembrano ora realizzarsi, insieme, nella cultura e nell'archi(tettura)  della “realtà” cibernetica attuale: vero e proprio “luogo utopico”, prefigurato “utopisticamente” da "Archi(tecture)gram", la rivista dove l'archi(tettura) - non “tettonica”, cioè non costruttiva e potenzialmente immateriale - e il  medium sono già la stessa cosa, cioè architettura di rete e rete di comunicazione,luogo letterario e ancora inconscio dove inizia l'osmosi linguistica – che ci è propria –  fra architettura e rete ("portale", "finestra", "architettura", "surfing" metropolitano...).

In tal senso “Archigram” costituisce il trait d'union fra L'architettura della prima età della macchina,  la tesi di dottorato di Banham, e La macchina dell'architettura di Nicholas Negroponte, il testo che nel '70 annuncia la messa a punto al MIT di un computer in grado di rappresentare virtualmente l'architettura e l'urbanistica, l'origine della "realtà" virtuale e telematica attuale, dell'utopia architettonica che "navigando" abitiamo.

 

Mostra a cura di Alessandro Fonti, con Federica Jannuzzi e Michele Carrara

con il sostegno dei  servizi  bibliografici e documentali d’ateneo e dell’archivio progetti  IUAV


 Alessandra_Poggiani
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