RE-LAB

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Ri-ciclare, ri-generare, re-inventare il Nord Est

 

 

i temi

 

Il ri­ciclo di cui ragioniamo ha molto a che vedere con un tipo di originale prassi "artistica", più o meno spontanea o “popolare”, legata alla cultura materiale, che è in fondo il bricolage di cui tante volte parlano gli antropologi (Claude Levi­Strauss in primo luogo).

 

Il processo di “immaginazione al potere" proposto da esperienze artistiche e architettoniche non è molto lontano, per modi di agire e per finalità, da quanto sta oggi al centro del dibattito socio-­economico ed urbano a proposito dei profondi mutamenti in atto nel tessuto produttivo e insediativo dei territori contemporanei. Start up ed energia creativa che in fondo sono concetti assai vicini ad un’idea di ri­ciclo e di rigenerazione.

 

Un’idea dotata di potenzialità virtuose anche in senso sociale, se appena la si consideri non tanto come mera operazione tecnica di reimpiego o riuso di materiali scartati o abbandonati quanto piuttosto come riapertura di cicli di vita del tutto inediti a partire dalle architetture o dalle infrastrutture o perfino dagli elementi naturali o geografici e di paesaggio che costituiscono le città e i territori contemporanei, in nome della parola d’ordine ormai sulla bocca di tutti: sostenibilità.

 

Ciò apre spazio ad una ricerca che vuol comunque continuare a fondarsi, pur in nome dell’innovazione e della creatività, sulla conoscenza e la re­interpretazione in chiave storico­geografica degli "strati profondi" del territorio italiano: e quindi considera con attenzione lo stesso patrimonio ereditato dal passato, ma fuori da ogni dimensione nostalgica e considerando dunque quel patrimonio – anche l’archeologia profonda del territorio – un materiale per costruire il futuro secondo nuovi paradigmi.

 

Entro questa prospettiva anche gli scarti più o meno inservibili– siano essi infrastrutture o edifici dismessi o abbandonati o obsoleti – diventano patrimonio prezioso per il progetto, perché la novità del ri­ciclo, nei confronti di altri concetti più o meno tradizionali come quelli di recupero, riuso, riqualificazione, o anche ricucitura e rammendo, sta proprio in questa capacità creativa e re­inventiva (la stessa che viene da tempo proposta nei campi dell’arte o del design) che riporta a una dimensione profondamente umanistica e non piattamente tecnica l’operatività del ri­ciclo architettonico e urbano-­territoriale o dello stesso paesaggio.

 

Qui trova spazio un altro grande tema di dibattito della cultura architettonico­-urbana recente: il progetto di paesaggio (landscape).Il paesaggio pensato come un’infrastruttura fondamentale dei nuovi assetti territoriali, capace di innervare e rinnovare virtuosamente il lavoro dell’urbanistica nelle nuove prospettive della sostenibilità ambientale – verso modelli insediativi rinnovati che considerino le relazioni fra e perciò gli spazi di relazione come centrali per la nuova città ­ e, dall’altro lato, il paesaggio pensato come portatore di una dimensione culturale profondamente umanistica che possa rileggere e rifondare la nostra “esperienza” dello spazio – architettonico, urbano e territoriale – fondandosi sui valori di percezione (aptica) che tale spazio, in rapporto con le persone che lo vivono e lo usano, può assumere e incarnare – in questo senso recuperando all’esperienza dell’architettura stessa la capacità di leggere e configurare lo spazio nel suo rapporto intimo con chi lo vive, lo abita e quindi lo esperisce. Tutto ciò, in un'epoca nella quale la crescente pluralità e multiculturalità e, di conseguenza, necessità quotidiana di convivere con le differenze, complicano ulteriormente lo scenario, moltiplicando le domande di città e i modi e le forme d'uso, (ri)aproppriazione e (ri)significazione degli spazi, cui i governi locali si trovano a dover rispondere.

 

Il RE-LAB si organizza dunque come grappolo di unità, fortemente specializzate, che si riaggregano a seconda dei progetti in una geografia variabile e che in prima istanza sono così costituite:

 

1. Politiche e pratiche di rigenerazione urbana e riciclo degli spazi pubblici nelle città delle differenze. Il gruppo si occupa di portare avanti riflessioni sull’idea di cittadinanza nelle città contemporanee e sui modi di far discutere e convivere le diverse comunità che si trovano ad abitare, anche non a lungo e non stabilmente, nello stesso spazio urbano, caratterizzato da crescente complessità.

 

2. Riciclare il territorio e le sue infrastrutture. Il gruppo si occupa da anni della predisposizione di piani e progetti per il territorio veneto e del Nord-Est con l’obiettivo di dare avvio a nuovi cicli di vita a partire dal deposito infrastrutturale ed edilizio contemporaneo – desueto o sottoutilizzato – non più adeguato a rispondere alle sfide ambientali, sociali ed energetiche che ci attendono.

 

3. Sovrascrivere il Palinsesto-­Paesaggio. Il gruppo si occupa delle teorie del paesaggio e del suo progetto. Il paesaggio contemporaneo è un nuovo paesaggio che deve fare i conti con le rapide trasformazioni dei territori, con le problematiche gravi del consumo delle risorse, dei mutamenti climatici, della crisi economica, e che tuttavia non può e non deve dimenticare i temi della storia, della memoria e soprattutto della cultura (materiale e non) su cui anche i nuovi paesaggi possono e debbono riconfigurarsi.

 

4. Diritto ed economia del territorio e del riciclo / retrofit del patrimonio del novecento. Il gruppo si occupa degli strumenti giuridici per il riciclo, che deriveranno dalla nuova disciplina del contenimento dell’uso di nuovo suolo: essa rende necessario l'intervento sul patrimonio edilizio esistente, attraverso la rigenerazione urbana e il riuso.

 

5. Zero Waste Design. Il gruppo si occupa da molti anni della preferibilità ambientale dei prodotti e, in particolare, della progettazione dei prodotti volta alla prevenzione dei rifiuti.

 

6. Il riciclo nel cinema, arte, comunicazione visiva. Il gruppo studia e si occupa delle pratiche di riciclo nelle arti multimediali, nel cinema e nella comunicazione visiva.