LSD

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Immaginari pubblici, forme del displaying

 

 

i temi

 

Da ormai un decennio viviamo in una condizione di crisi permanente che da un contesto informativo più ampio e globale (pensiamo alla presenza costante nei media di ogni ordine e grado dei termini crisi economica e finanziaria, crisi climatica ed energetica, crisi sociale e demografica, crisi della scuola e dell’università, crisi delle istituzioni e dei consumi, crisi del mercato editoriale e della televisione) ha ormai raggiunto la quotidianità della vita reale (e l’ha resa misurabile nella concretezza della capacità d’acquisto corrosa, dei prezzi aumentati, degli stipendi ed emolumenti bloccati o diminuiti, del crescente tasso di disoccupazione). Le ripercussioni di questo lugubre basso continuo, che tende ad amplificare uno scenario apocalittico in cui intere popolazioni (o generazioni di studiosi) – costrette da fame, violenze e soprusi (o da istituzioni malate e in decrescita) – abbandonano i loro paesi e migrano verso quelli che possano salvar loro la vita (o farli lavorare), sono evidenti.  Citiamone alcune, caratterizzanti larghe percentuali della popolazione dei democratici stati europei: ansia, paura, forte conflittualità, diffidenza e sospetto nei confronti del diverso o dello sconosciuto, inerzia, mancanza di fiducia nel futuro.

 

Le stesse istituzioni chiamate a governare un territorio profondamente modificato ed in continuo adattamento morfologico, antropologico, produttivo e culturale, si trovano in grande difficoltà e in uno stato di inerzia nel momento in cui dovrebbero ridisegnare un sistema normativo in grado di confrontarsi con gli instabili profili delle multiformi comunità che compongono oggi l’Italia contemporanea. All’interno delle istituzioni dedicate alla didattica e alla ricerca i tempi lunghi dell’apprendimento e della sedimentazione dei saperi, della pratica e della verifica delle esperienze, della costruzione di un’autonomia di pensiero che forma le libertà individuali, sembrano essere scomparsi dagli orizzonti dei percorsi formativi.

 

L’etimo e il significato del termine crisi possono suggerirci qualcosa: dal latino crisis, greco κρíσις «scelta, decisione, fase decisiva di una malattia», il lemma deriva dal verbo κρíνω «distinguere, giudicare». Se il significato del lemma – «deterioramento di una condizione oggettiva con conseguente instabilità socio-politica e decadenza delle istituzioni civili; turbamento della pacifica convivenza, della vita in comune» – ben rappresenta la nostra condizione attuale  e corrisponde a quanto di norma ci si aspetta dall’uso di questa parola, l’etimo del termine contiene un’ampiezza di concetti non così comunemente nota. Che l’alveo della parola crisi, che di per sé comporta la configurazione di scenari negativi, contenga al suo interno anche la capacità di distinguere, e quindi [operare] scelte, [prendere] decisioni, la rende aperta e amplificabile a situazioni agli antipodi, a scenari propositivi.

 

In una comunità di studiosi e docenti, l’ipotesi di proporre un tema che si configuri come spazio di confronto è sembrata una sfida affascinante e necessaria per tracciare una nuova geografia della ricerca, interna a Iuav ma anche fortemente connessa con il territorio e il contesto internazionale. L’interesse che accomuna i partecipanti al ClusterLAB – lo studio e la costruzione della più antica forma di espressione umana, l’immagine, nelle sue articolate declinazioni teoriche, tecniche, culturali e progettuali – nella sua conformazione odierna rappresenta tra l’altro uno straordinario sensore, una sorta di strumento di rilievo e analisi di una condizione di malessere non solo istituzionale ma anche più diffusamente sociale e culturale. Dai tempi più antichi mezzo per prefigurare mondi e idee, per valutare la possibilità di realizzare artefatti, per trasmettere saperi, per celebrare eventi, per testimoniare consuetudini e tradizioni, per esorcizzare perdite, per controllare costruzioni e distruzioni, per svagare, per far credere, per convincere, per costruire immaginari, per segnalare, per emozionare, per organizzare il pensiero, per tramandare esperienze, l’immagine ha più recentemente contribuito a modificare il nostro modo di vedere la realtà.

 

Consapevoli che ogni immagine è anche l’incorporazione di un modo di vedere, abbiamo compreso che la nozione di scorrimento temporale è inseparabile dall’esperienza visiva. Il campo del sensibile non è dato una volta per tutte, ma è configurato in forme storiche sempre diverse da un insieme di condizioni che Benjamin riassume nel termine latino medium (un insieme dove lo studioso tedesco inseriva: le forme espressive della lingua e della pittura, la linea, la macchia, il colore; le forme di rappresentazione elaborate nel corso del tempo dagli stili storico-artistici; dispositivi tecnici come fotografia, cinema, radio, telefono; media ottici come camera obscura, lanterna magica, panorama, diorama, telescopio, microscopio, stereoscopio; strutture architettoniche, domestiche o urbane, capaci di configurare in modo storicamente variabile la distinzione tra il vicino e il lontano, l’interno e l’esterno, come gli interni delle case borghesi ottocentesche, gli spazi dei passages parigini, i sistemi di illuminazione urbana, l’architettura di vetro).