1. Ricerche
Collettive
1. PRIN 2008
a cura di Marco Pogacnik
L’area di ricerca
“Arte del costruire” ha ottenuto i fondi Prin 2008 per la ricerca “La concezione strutturale.
Ingegneria e architettura in Italia negli anni cinquanta e sessanta: una
ricerca multidisciplinare”, in collaborazione con i Politecnici di Milano
e Torino, l’Università degli studi di Udine e l’Università degli
Studi Roma Tre
Il sito Prin 2008: La concezione strutturale
Il progetto di ricerca dell’unità di
ricerca “Arte del costruire”

Attività svolte
nell’ambito del tema di ricerca:
Convegno
> OMAGGIO A EDOARDO BENVENUTO.
Quali metodi, quali strumenti e quale storia per i saperi
dell’Arte del costruire
a cura di Roberto Masiero e Marco Pogacnik
Giornata di studio
> Cupole e volte nelle tecniche costruttive del
novecento
Il contributo dell'ingegneria ad una figura
dell’architettura monumentale
a cura
di Marco Pogacnik
Giornata di studio
> Architettura e innovazione strutturale in Italia tra
gli anni ’50 e ’60
a cura di Marko Pogacnik e
Luka Skansi
Politecnico
di Torino, 9 settembre 2010.
Primo
seminario di orientamento e indirizzo della ricerca.
Il
lavoro sull’Atlante delle figure strutturali svolto dall’area di
ricerca è stato presentato da Luka Skansi e discusso con i proff. Sergio Pace,
Carlo Olmo, Pierre-Alain Croset,
Alessandro De Magistris, Orietta Lanzarini e gli assegnisti di ricerca del
Politecnico di Torino.
Politecnico di Milano, 11 febbraio 2011
Seminario
di verifica intermedia, con presentazione dei primi risultati della mappatura
di fonti ed opere.
Marco
Pogacnik e Luka Skansi Hanno presentato il progetto Atlante e discusso con i
proff. Sergio Pace, Carlo Olmo, Pierre-Alain Croset,
Stefano Sorace, Giulio Barazzetta, Cino Zucchi, Alessandro De Magistris,
Orietta Lanzarini e gli assegnisti di ricerca del Politecnico di Torino e
Milano.
Milano, 13 giugno 2011
Seminario:
"La costruzione in acciaio nell'Italia del primo dopoguerra. Imprese,
studi di progettazione, industrie"
con la partecipazione di Mario De Miranda, Fabrizio De Miranda, Luka Skansi,
Alessandro De Magistris, Federico Deambrosis, Marco Pogacnik
Politecnico di Torino, 12 luglio 2011
Seminario sullo stato di avanzamenteo delle ricerche
Relazioni di
Alessandro Brodini: L'archivio Sergio Musmeci al MAXXI di Roma. Prospettive di
ricerca
Orietta Lanzarini: la Tower of Stock Exchange a Montreal (Moretti e PL Nervi)
2. La rivista “Spazio” di Luigi
Moretti
a cura di Marco Pogacnik,
Orietta Lanzarini, Luka Skansi

La rivista
“Spazio” rappresenta, nel contesto italiano degli anni ‘50 e
‘60, uno dei momenti più alti della riflessione teorica sul tema
dell’Arte del costruire. >>
3. Architettura in Jugoslavija
(1918-1990)
a
cura di Luka Skansi e Ines Tolić

Il
gruppo sviluppa ricerche focalizzate su tematiche riguardanti
l’architettura e la città nelle diverse fasi storiche che hanno
caratterizzato l’ex-Jugoslavija: il regno della Jugoslavija nel periodo
tra i due conflitti mondiali (1918-1940), gli anni della Jugoslavija socialista
(1945-1989), il recente sviluppo in seguito alla disgregazione (1991-).
Inoltre,
in collaborazione con una rete di studiosi provenienti dalle Università del
territorio della ex-Jugoslavija e internazionali, promuove una ricerca dal
titolo Unfinished
Modernizations: Architecture and Urban Planning in Former
Yugoslavia—Between Utopia and Pragmatism. Una ricerca multidisciplinare che analizza i
molteplici aspetti riguardanti l’ambiente costruito delle città.
- Il 1-2 ottobre 2010 si è svolta a Zagabria (Croazia)
la prima conferenza Unfinished Modernizations: Outlining of
Tendencies.
L’unità di ricerca partecipa con il proprio
contributo, nel delineare le linee generali di ricerca.
- La seconda conferenza Learning from Mondernisations si è svolta a Skoplje,
Macedonia, (1-2 aprile 2011). Ines Tolic ha curato per l’evento la mostra
Borba Federal Architecture Award: A Pan
-Yugoslav Discourse Between Regional Identities (02-08.04.2011)
Luka Skansi e Ines Tolic
sono entrati a far parte del “Network 45+: Post-War Architecture in Europe”, una rete internazionale di giovani studiosi
che si occupano del tema dello sviluppo dell’architettura e della città
nel dopoguerra.
Il “kick-off” della costruzione della rete di studi è
rappresentato dal convegno Architektur und Staedtebau
der Nachkriegsmoderne, che si svolgerà tra il 22 e il 24 luglio a Berlino, presso Institut für Stadt- und Regionalplanung,
Fachgebiet Denkmalpflege, TU Berlin.
2. Ricerche
Individuali
2.1 Marco Pogacnik
Il Tempio di Teseo di Pietro Nobile a Vienna
Un moderno “white cube”

Tra
fine 2010 e inizio 2011 si attende la riapertura del tempio di Teseo a Vienna
dopo una lunga chiusura al pubblico per restauro. Obiettivo del progetto è
quello di organizzare in occasione di tale evento una mostra accompagnata da un
convegno che illustri l’importanza architettonica e artistica di questo
monumento
1. La mostra
Il
tempio di Teseo, opera dell’architetto ticinese Pietro Nobile, è un
tempio periptero dorico che è situato all’interno del Volksgarten nel
centro di Vienna a pochi passi dallo Hofbrug. Il tempio è stato costruito nel
1823 per alloggiarvi il celebre gruppo scultoreo del Teseo opera di Antonio
Canova oggi esposto nel Kunsthistorisches Museum. Il tempio consta di una cella
superiore e di vasti ambienti ipogei accessibili attraverso una galleria che si
raggiungeva attraverso un piccolo padiglione oggi distrutto.
Il
progetto prevede di ricostruire nella cella ipetra l'allestimento come era
stato pensato in origine da Canova. Il gruppo scultoreo sarebbe dovuto essere
collocato su un piedestallo munito di cerniere in acciaio che poteva ruotare
attorno ad un perno centrale in modo da orientare la statua rispetto alle
migliori condizioni di luce. Lo zoccolo –che non venne mai realizzato-
potrebbe essere ricostruito in occasione della mostra sulla base dei disegni
orignali di Nobile conservati a Trieste consentendo allo spettatore di compiere
l'esperienza immaginata da Canova di poter spostare la statua nello spazio a
seconda delle mutevoli condizioni della luce che si creano nell'arco di una
giornata e delle diverse stagioni dell'anno. Tale effetto dovrebbe essere
garantito dalla installazione nel lucernario di un dispositivo illuminotecnico
realizzato dalla Lichtakademie Bartenbach.
Il progetto viene condotto
in collaborazione con:
Lichtakademie Bartenbach
Aldrans (Innsbruck)
Institut
für Architekturtheorie und Baugeschichte. Universität Innsbruck
2.2 Marco Pogacnik
Adolf Loos e Vienna
Nuove ricerche

Al fondamentale studio di
Rukschcio e Schachel del 1982 sull’opera di Adolf Loos sono seguite nei
decenni successivi diverse pubblicazioni che hanno avuto il compito di
approfondire di volta in volta aspetti diversi dell'opera del grande architetto
moravo. Tra queste pubblicazioni vanno annoverate la grande mostra di Vienna
del 1989, quella di Roma del 2007 e poi gli studi più mirati di Max Risselada
(1988) sul tema della pianta libera, di Werner Oechslin sul problema del
rivestimento (1994), quello di Eva Ottilinger sul progetto degli interni e
degli oggetti di arredo (1994) e di Beatriz Colomina (1996) sul significato
sociale e pubblico dell’immagine architettonica di Loos. Tali studi sono
stati accompagnati dalla controversa publicazione degli scritti di Adolf Loos compiuta
da Adolf Opel.
In tale panorama di studi
risultava finora poco studiato il problema del rapporto di Loos con la sua
città di elezione, Vienna. Un rapporto che la presente ricerca vuole affrontare
dal punto di vista della tradizione architettonica dei grandi maestri viennesi
da Otto Wagner fino a Max Fabiani.
La ricerca è un'opera
collettiva alla quale partecipano tra i maggiori studiosi dell'architettura
viennese (H.Czech, P. Haiko, B. Rukschcio). Scopo della ricerca svolta
dall'unità di Venezia è quello di indagare la genesi del progetto per la
Michaelerplatz mostrandone il rapporto complesso con la tradizione
architettonica viennese.
2.3 Luka Skansi
L’architettura di Gino Valle
2010
Pierre-Alain Croset, Luka
Skansi, Gino Valle, Electa, Milano 2010.

Fin
dalle prime opere realizzate negli anni cinquanta a Udine e nel Friuli, Gino Valle (1923-2003) fu riconosciuto
dalla critica internazionale come una delle figure più originali e creative
dell'architettura europea del dopoguerra. Il suo talento artistico, associato a
una grande curiosità intellettuale e a un'autentica passione per la
sperimentazione di nuove tecniche costruttive, portò Valle a elaborare un'opera
architettonica decisamente aperta e multiforme.
Nei centri minori del Friuli e del Veneto oppure nei contesti metropolitani di New York, Parigi e Berlino, case
popolari e banche, stabilimenti industriali e uffici, municipi e palazzi di
giustizia rimangono oggi non solo solidi esempi di grande attualità, ma sono
vere e proprie opere di riferimento per la discussione di temi progettuali
significativi che riguardano la relazione tra nuova architettura e preesistenze
storiche, tra insediamenti industriali e paesaggio aperto, tra disegno urbano e
progetto di architettura. Una parte molto consistente della sua opera fu
dedicata al programma tipicamente "moderno" degli spazi del lavoro
-la fabbrica e l'ufficio- in risposta ad una committenza prima regionale e
nazionale (le industrie Zanussi, Fantoni, Olivetti), e successivamente multinazionale
(l'IBM, la Banca Commerciale Italiana, la Deutsche Bank).
A venti anni di distanza dall'uscita dell'unica monografia completa a lui
dedicata, da tempo esaurita, il libro ricostruisce in 15 capitoli tematici,
corredati da 60 schede descrittive delle principali opere, la complessa e
intensa attività progettuale del maestro friulano, tracciando diversi percorsi
di lettura attraverso i contesti geografici, i caratteri formali, i linguaggi
costruttivi, i riferimenti intellettuali di un'opera che sfugge ad ogni semplicistica
classificazione.
2009
Gino Valle. Deutsche Bank Milano, Electa, Milano 2009.

Il volume è interamente
dedicato all'edificio per uffici dell'istituto bancario tedesco Deutsche Bank a
Milano la cui progettazione è stata affidata, a partire dal 1997,
all'architetto friulano Gino Valle (1923-2003).
L'edificio sorge nel contesto suburbano del quartiere Bicocca, il cui piano di
riconversione dell'aera è opera di Vittorio Gregotti, su un lotto la cui
posizione individua una porta verso la città che Gino Valle interpreta con un
oggetto spezzato che gioca sulle variazioni luminose e percettive dei suoi
segmenti che si susseguono nell'attraversamento del quartire.
Schizzi, disegni tecnici, fotografie di cantiere e dell'edificio finito
costituiscono l'iconografia del volume che documenta l'austerità e l'eloquenza
dell'architettura caratterizzata da un basamento rivestito in marmo lucido
nero, da volumi massivi rivestiti da marmo grigio Repen, da finestre angolari
che sgravano il peso delle facciate, da sbalzi verso il cortile interno, da
finestre continue sulle facciate verso la piazza opposte alle aperture puntuali
rivolte verso la città.
L'architettura di Valle per la Deutsche Bank, oltre ad attingere dalle
esperienze precedenti maturate nella ricerca sulla tipologia del corpo lineare
per uffici, dalla sede dell'IBM alla Défense (1984-88) all'Olivetti a Ivrea
(1988-89), conferma l'interesse per la potenza formale delle architetture
urbane del primo ventennio del XX secolo. Il volume, oltre a dedicare spazio
agli interni dell'edificio, studiati e allestiti su progetto di Italo Rota,
termina portando l'attenzione sulla collezione di arte contemporanea
dell'istituto di credito e sulle relazioni visive e spaziali che le opere
d'arte stabiliscono nell'architettura e in chi ne fa uso.