Partecipanti
Responsabili dell'unità di ricerca
Docenti:
Umberto
Barbisan (Tecnologia dell’architettura)
Massimo
Majowiecki (Tecnica delle costruzioni)
Roberto
Masiero (Storia dell’architettura)
Marco
Pogacnik (Storia dell’architettura)
Anna Saetta
(Tecnica delle costruzioni)
Docenti Iuav a contratto:
Mario De
Miranda, (Tecnica delle costruzioni)
Martino Doimo
(Composizione architettonica e urbana)
Maura
Manzelle (Composizione architettonica e urbana)
Luigi Pavan
(Composizione architettonica e urbana)
Docenti e ricercatori di altri Atenei
Pierre-Alain
Croset (Politecnico Torino)
Orietta
Lanzarini (Università Udine)
Anna
Rosellini (École
Polytechnique Federale de Lausanne - EPFL)
Hermann
Schlimme (Biblioteca Hertziana, Roma)
Architetti, studiosi e professionisti
Pietro Valle (Valle Architetti
Associati, Udine)
Lucio
Blandini (Werner Sobek Stuttgart)
Collaboratori, dottorandi, titolari di
assegno di ricerca
Massimiliano Lazzari
Comitato scientifico esterno
(funzione di indirizzo scientifico e di valutazione
della ricerca)
Prof. Sergio Poretti (Università Roma 3)
Prof. Bruno Reichlin
(Accademia di architettura di Mendrisio)
Presentazione
L’area di ricerca
sull’arte del costruire intende promuovere il confronto tra saperi e
competenze che appartengono ad aree disciplinari diverse attraverso
l’indicazione di momenti comuni di ricerca tra i raggruppamenti che
corrispondono a progettazione architettonica, tecnologia
dell’architettura, scienza e tecnica delle costruzioni, architettura
tecnica, fisica tecnica, matematica, storia, teoria e critica
dell’architettura. Lo scopo è quello di individuare delle
“trame” per ricerche comuni tra scienza e arte, tra etica ed
estetica, tra logica ed esperienza, tra storia e scienza, attorno al rapporto
tra progettazione e costruzione.
Nella seconda metà del
secolo scorso si è avuto un intreccio di grande interesse tra gli studi di structural mechanics e le ricerche
storiche attorno ai rapporti tra meccanica e architettura. Il risultato fu una
diversa visione del rapporto tra scienza e arte e la possibilità di rivedere
dal punto di vista teorico, critico e storico i rapporti tra ingegneria e
architettura. Il testo di riferimento fu Coulomb’s
Memoir on Statics. An Essay in the History of Civil Engineering di Jacques
Heyman del 1972 dedicato all’Essai
di Coulomb (1773). Sulle sue tracce troviamo Clifford Truesdell, che nel campo
della rational mechanics aveva
delineato un analogo percorso di indagine nel saggio enciclopedico The Rational Mechanics of Flexible or
Elastic Bodies: 1638-1788 (1960). Negli anni seguenti gli
scritti di Heyman e Truesdell hanno influenzato il lavoro di alcuni studiosi
italiani che si sono soffermati, in particolare, sullo studio della grande tradizione
italo-francese: Edoardo Benvenuto, Salvatore Di Pasquale e Antonino Giuffrè.
Opere come La Scienza delle costruzioni e
il suo sviluppo storico (1981) e An
Introduction to the History of Structural Mechanics (1991) di Benvenuto, La meccanica nell’architettura. La
statica (1986) di Giuffré, L’arte
del costruire. Tra conoscenza e scienza (1996) di Di Pasquale sono ancora
oggi un punto di riferimento per ricerche future.
Nello stesso lasso di
tempo ricerche affini si sono sviluppate in tutta Europa, focalizzandosi
intorno agli importanti contributi di Bill Addis in Inghilterra, di Santiago
Huerta e Enrique Rabasa Díaz in Spagna, di Patricia Radelet-de Grave in Belgio,
di Antoine Picon e Joël Sakarovitch in Francia, di Karl-Eugen Kurrer in
Germania.
Molti sono i luoghi di
ricerca o le associazioni scientifiche che si sono mosse in questi settori
negli ultimi anni, in particolare si dovrebbe fare riferimento al progetto Between Mechanics and Architecture, nato
nell’ormai lontano 1992, e l’attività dell’Associazione Edoardo Benvenuto,
fondata nel 1999 oltre che ad alcune fondazioni come quella dedicata a Torroja.
Rispetto all’attuale
panorama degli studi l’interesse rivolto ad una lettura della forma
architettonica da un punto di vista delle condizioni materiali offerte dalle
conoscenze tecniche, dallo sviluppo di nuovi materiali, dalle nuove forme di
organizzazione del progetto e del cantiere, rappresentano ancora una posizione
minoritaria non solo nel campo degli studi storiografici, ma anche degli interressi
coltivati dalle discipline della progettazione architettonica.
Negli ultimi anni però si
è potuto assistere al formarsi di gruppi di ricerca attorno a singole
personalità che sono state capaci di creare delle scuole di ricerca i cui
risultati si sono fatti apprezzare anche a livello internazionale. Pensiamo al
lavoro di Poretti a Roma, di Benvenuto a Genova, di Levi e Chiorino a Torino
che con accenti e obiettivi diversi sono stati capaci di tenere viva
l’attenzione nei confronti del tema del rapporto tra architettura e
costruzione, architettura e ingegneria, tra sapere strutturale e sapienza
formale.
Si è assistito anche ad un
ritorno della stessa storiografia e critica dell’architettura ai temi del
costruire e della tettonica. Si pensi prima agli studi di Jürgen Joedicke e poi
alla fortuna che ha avuto un testo come Studies
in Tectonic Culture: The Poetics of Construction in Nineteenth and Twentieth
Century Architecture, di Kenneth Frampton, del 2001.
Temi o questioni di ricerca che si intendono affrontare
I temi di ricerca che la nostra unità intende
affrontare si collocano nell’ambito di un progetto di più largo respiro
volto a delineare una “Storia dell’arte del costruire”.
L’ipotesi è quella
di un’opera collettiva di riflessione che ponga attraverso singole
ricerche e approfondimenti, questioni e problemi non solo storici ma anche
scientifici per una revisione delle stesse discipline scientifiche e per
tracciare una storia dell’arte del costruire in occidente. A questa
elaborazione dovrebbero dare il loro contributo tutti i saperi tecnico
scientifici, sia attraverso le loro specifiche competenze sia attraverso un
processo di autostoricizzazione. Va fatto presente che il costruire non è solo
procedura tecnica, ma anche e soprattutto questione logica.
Tracciare i lineamenti per
una storia dell’arte del costruire (dell’architettura e
dell’ingegneria) significa:
- ricercare i momenti e i
luoghi di trasformazione produttiva rispetto a tecnologie date. Ad esempio
quando e dove si utilizzano tiranti metallici per rispondere alle dinamiche
dell’arco? Oppure cosa cambia nell’organizzazione dello spazio e
dell’uso della luce con la produzione del vetro a mezzo della laminatura?
Quali sono gli elementi statici in gioco nel passaggio dall’architettura
lapidea greca a quella delle costruzioni in mattoni romana? Individuare le
mappe dei trasferimenti tecnologici (e quindi dei mestieri e delle maestranze,
una storia, per altro, mai scritta)
- tracciare una storia e
una tecnologia dei materiali edili e una storia e una tecnologia dei loro modi
di lavorazione.
- schematizzare
le procedure legate alla cantierizzazione (dal tracciamento alle varie fasi
esecutive) nei vari momenti storici e nei vari contesti geografici.
- riconoscere
le forme della sedimentazione dei saperi tecnico scientifici nella
diversificazione dei modi di produzione: l’artigianale,
l’industriale, il postindustriale e il digitale.
- comprendere
modi e forme della previsionalità e quindi l’apertura delle pratiche
costruttive al pensiero scientifico moderno, con una diversa modalità di
concepire e di valutare la forma.
- comprendere
i rapporti tra ideazione e forma rispetto alle tecniche a disposizione.
- analizzare
i procedimenti di formazione e accumulazione dei saperi tecnologici.
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