Area di ricerca Arte del costruire

Partecipanti

 

Responsabili dell'unità di ricerca

Marco Pogacnik

 

Docenti:

Armando Dal Fabbro (Composizione architettonica)

Martino Doimo (Composizione architettonica e urbana)

Marco Pogacnik (Storia dell’architettura)

Pier Antonio Val (Composizione architettonica)

 

Docenti Iuav a contratto:

Mario De Miranda, (Tecnica delle costruzioni)

Luigi Pavan (Composizione architettonica e urbana)

Claudia Tessarolo (Tecnologia dell’architettura)

 

Collaboratori, dottorandi, titolari di assegno di ricerca

Patrizio M. Martinelli

Francesca Mattei

Matteo Iannello

 

Docenti e ricercatori di altri Atenei

Alessandro Brodini (Biblioteca Hetrziana, Roma)

Pierre-Alain Croset (Politecnico Torino)

Orietta Lanzarini (Università Udine)

Orsina Simona Pierini (Politecnico di Milano)

Anna Rosellini (École Polytechnique Federale de Lausanne - EPFL)

Luka Skansi (University of Rijeka)

 

Architetti, studiosi e professionisti

Pietro Valle (Valle Architetti Associati, Udine)

Lucio Blandini (Werner Sobek Stuttgart)

 

Comitato scientifico esterno

(funzione di indirizzo scientifico e di valutazione della ricerca)

prof. Roberto Masiero

prof. Massimo Majowiecki

 

 

 

 

Presentazione

L’unità di ricerca sull’arte del costruire intende promuovere il confronto tra saperi e competenze che appartengono ad aree disciplinari diverse attraverso comuni momenti di ricerca tra i raggruppamenti che corrispondono a progettazione architettonica, tecnologia dell’architettura, scienza e tecnica delle costruzioni, architettura tecnica, fisica tecnica, matematica, storia, teoria e critica dell’architettura. Lo scopo è quello di individuare delle “trame” per ricerche comuni tra scienza e arte, tra etica ed estetica, tra storia e scienza, attorno al rapporto tra progettazione e costruzione.

 

Progettazione

Rare sono al momento attuale le riflessioni teoriche che affrontano il tema del progetto dal punto di vista della composizione, tema al quale la nostra scuola ha dedicato sempre una particolare attenzione. Deve essere quindi rilevato il carattere eccezionale di un'opera come il denso volume di Jacques Lucan, Composition, Non-composition, 2009 che ricostruisce la storia di una nozione sulla cui base ha trovato fondamento per quasi due secoli il progetto di architettura. Lucan dimostra come il concetto di composizione si configuri e si renda autonomo nel corso dell'ottocento. E' l'opera di Jean Nicolas Louis Durand a rappresentare il grande momento di discontinuità rispetto alla tradizione settecentesca nella quale i confini semantici della nozione di composition non risultavano ancora perfettamente distinti da quelli della disposition e della distribution. Nel ventesimo secolo si assiste, invece, ad un processo progressivo di erosione della nozione di composizione. Questo concetto non scompare, ma viene privato di quel primato di cui godeva nel discorso ottocentesco sul progetto. Questo fenomeno avviene come conseguenza di una rivoluzione dell'organismo architettonico, di una rottura del suo involucro e la dissoluzione del muro. Il plan libre introduce una serie di questioni che pongono in discussione la nozione di composizione che non corrisponde più a quell'insieme di dispositivi e regolativi che avevano informato il progetto di architettura nel corso del secolo precedente.

La ricerca di Lucan sulla nozione di composizione impone una rinnovata riflessione su tutta una serie di categorie che le pratiche progettuali attuali avevano dichiarato superate: gerarchia, simmetria, struttura, mimesi, eclettismo linguistico, caratterizzazione funzionale. Si tratta di scoprire come questo universo teorico possa offrire un originale contributo alla formalizzazione di compiti progettuali di estrema complessità come quelli posti dalla città contemporanea, una realtà che non corrisponde più al compatto tessuto storico cui ancora faceva riferimento il progetto architettonico ottocentesco. Periferie, aree dismesse, edilizia storica da adeguare alle moderne richieste funzionali e prestazionali configurano pratiche progettuali basate su logiche additive di ibridazione, reinterpretazione e commistione linguistica a partire da procedure produttive dalle quali non risulta estraneo l'uso di tecniche di prefabbricazione e industrializzazione dei processi di assemblaggio degli elementi.

E' dentro questo quadro che si collocano le ricerche del gruppo di progettazione dell'unità Arte del Costruire.

 

Costruzione

Nella seconda metà del secolo scorso si è avuto un intreccio di grande interesse tra gli studi di structural mechanics e le ricerche storiche attorno ai rapporti tra meccanica e architettura. Il risultato fu una diversa visione del rapporto tra scienza e arte e la possibilità di rivedere dal punto di vista teorico, critico e storico i rapporti tra ingegneria e architettura. Il testo di riferimento fu Coulomb’s Memoir on Statics. An Essay in the History of Civil Engineering di Jacques Heyman del 1972 dedicato all’Essai di Coulomb (1773). Sulle sue tracce troviamo Clifford Truesdell, che nel campo della rational mechanics aveva delineato un analogo percorso di indagine nel saggio enciclopedico The Rational Mechanics of Flexible or Elastic Bodies: 1638-1788 (1960). Negli anni seguenti gli scritti di Heyman e Truesdell hanno influenzato il lavoro di alcuni studiosi italiani che si sono soffermati, in particolare, sullo studio della grande tradizione italo-francese: Edoardo Benvenuto, Salvatore Di Pasquale e Antonino Giuffrè. Opere come La Scienza delle costruzioni e il suo sviluppo storico (1981) e An Introduction to the History of Structural Mechanics (1991) di Benvenuto, La meccanica nell’architettura. La statica (1986) di Giuffré, L’arte del costruire. Tra conoscenza e scienza (1996) di Di Pasquale sono ancora oggi un punto di riferimento per ricerche future.

 

Nello stesso lasso di tempo ricerche affini si sono sviluppate in tutta Europa, focalizzandosi intorno agli importanti contributi di Bill Addis in Inghilterra, di Santiago Huerta e Enrique Rabasa Díaz in Spagna, di Patricia Radelet-de Grave in Belgio, di Antoine Picon e Joël Sakarovitch in Francia, di Karl-Eugen Kurrer in Germania.

Molti sono i luoghi di ricerca o le associazioni scientifiche che si sono mosse in questi settori negli ultimi anni, in particolare si dovrebbe fare riferimento al progetto Between Mechanics and Architecture, nato nell’ormai lontano 1992, e l’attività dell’Associazione Edoardo Benvenuto, fondata nel 1999 oltre che ad alcune fondazioni come quella dedicata a Torroja.

Rispetto all’attuale panorama degli studi l’interesse rivolto ad una lettura della forma architettonica da un punto di vista delle condizioni materiali offerte dalle conoscenze tecniche, dallo sviluppo di nuovi materiali, dalle nuove forme di organizzazione del progetto e del cantiere, rappresentano ancora una posizione minoritaria non solo nel campo degli studi storiografici, ma anche degli interressi coltivati dalle discipline della progettazione architettonica.

 

Negli ultimi anni però si è potuto assistere al formarsi di gruppi di ricerca attorno a singole personalità che sono state capaci di creare delle scuole di ricerca i cui risultati si sono fatti apprezzare anche a livello internazionale. Pensiamo al lavoro di Poretti a Roma, di Benvenuto a Genova, di Levi e Chiorino a Torino che con accenti e obiettivi diversi sono stati capaci di tenere viva l’attenzione nei confronti del tema del rapporto tra architettura e costruzione, architettura e ingegneria, tra sapere strutturale e sapienza formale.

Si è assistito anche ad un ritorno della stessa storiografia e critica dell’architettura ai temi del costruire e della tettonica. Si pensi prima agli studi di Jürgen Joedicke e poi alla fortuna che ha avuto un testo come Studies in Tectonic Culture: The Poetics of Construction in Nineteenth and Twentieth Century Architecture, di Kenneth Frampton, del 2001.

 

Temi o questioni di ricerca che si intendono affrontare

 

I temi di ricerca che la nostra unità intende affrontare si collocano nell’ambito di un progetto di più largo respiro volto a delineare una “Storia dell’arte del costruire”.

L’ipotesi è quella di un’opera collettiva di riflessione che ponga attraverso singole ricerche e approfondimenti, questioni e problemi non solo storici ma anche scientifici per una revisione delle stesse discipline scientifiche e per tracciare una storia dell’arte del costruire in occidente. A questa elaborazione dovrebbero dare il loro contributo tutti i saperi tecnico scientifici, sia attraverso le loro specifiche competenze sia attraverso un processo di autostoricizzazione. Va fatto presente che il costruire non è solo procedura tecnica, ma anche e soprattutto questione logica.

 

Tracciare i lineamenti per una storia dell’arte del costruire (dell’architettura e dell’ingegneria) significa:

 

- ricercare i momenti e i luoghi di trasformazione produttiva rispetto a tecnologie date. Ad esempio quando e dove si utilizzano tiranti metallici per rispondere alle dinamiche dell’arco? Oppure cosa cambia nell’organizzazione dello spazio e dell’uso della luce con la produzione del vetro a mezzo della laminatura? Quali sono gli elementi statici in gioco nel passaggio dall’architettura lapidea greca a quella delle costruzioni in mattoni romana? Individuare le mappe dei trasferimenti tecnologici (e quindi dei mestieri e delle maestranze, una storia, per altro, mai scritta)

- tracciare una storia e una tecnologia dei materiali edili e una storia e una tecnologia dei loro modi di lavorazione.

- schematizzare le procedure legate alla cantierizzazione (dal tracciamento alle varie fasi esecutive) nei vari momenti storici e nei vari contesti geografici.

- riconoscere le forme della sedimentazione dei saperi tecnico scientifici nella diversificazione dei modi di produzione: l’artigianale, l’industriale, il postindustriale e il digitale.

- comprendere modi e forme della previsionalità e quindi l’apertura delle pratiche costruttive al pensiero scientifico moderno, con una diversa modalità di concepire e di valutare la forma.

- comprendere i rapporti tra ideazione e forma rispetto alle tecniche a disposizione.

- analizzare i procedimenti di formazione e accumulazione dei saperi tecnologici.

 

 

 

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