Undergraduate and graduate programmes offered by the University iuav of Venice:

Ricerche svolte e attività in corso

 

Convenzione tra Università IUAV di Venezia e Soprintendenza dei Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Venezia e Laguna(2007-2009)

“Ricerche, prove e valutazioni relative alla stabilità strutturale dei campanili di Venezia”

 

RELUIS –Rete dei laboratori Universitari di ingegneria sismica Progetto esecutivo 2005-2008, Progetto di Ricerca n.1, Valutazione e riduzione della vulnerabilità degli edifici in muratura.

“UR18 – Task 3a.1 Il ruolo dei solai delle coperture e dei cordoli; Task 3b.1 Classificazione Regionale delle murature; Task 3b.4 Tecniche di intervento per il consolidamento della muratura”

 

Ricerca PRIN-COFIN (2004-2006) Sicurezza e conservazione degli edifici storici in funzione delle tipologie edilizie, della concezione costruttiva e dei materiali.

“Verifiche diagnostiche e interventi per la messa in sicurezza dell’edilizia storica veneziana”

 

CO.RI.LA. – Research Programme 2004-2006 Research Line 2.3

“Metodologie e tecnologie per il restauro e la conservazione degli edifici veneziani - Organizzazione della conoscenza e della diagnostica per la conservazione dell’edilizia storica veneziana”

 

PRIN-COFIN (2003-2005)

“Atlante dei fenomeni di degrado dei materiali per il restauro dell'architettura – Atlante del degrado dei laterizi e delle murature dell’edilizia storica veneziana.”

 

PRIN-COFIN (2002-2004) area 08

“Dalla conoscenza e dalla caratterizzazione dei materiali e degli elementi dell’edilizia storica in muratura ai provvedimenti compatibili di consolidamento – Tecniche puntuali e tecniche diffuse per il consolidamento e/o miglioramento sismico delle murature in pietra.”

 

Convenzione tra Università IUAV di Venezia -DSA & Istituto Centrale per il Restauro, Programma ENEA-MIUR “Catastrofi naturali e loro conseguenze sul patrimonio culturale e ambientale italiano. Mitigazione e previsione di alcune tipologie di eventi”.

“Metodiche di stima e di verifica sperimentale speditiva dei parametri di vulnerabilità sismica delle murature storiche.”

 

Contratto di ricerca tra Università IUAV di Venezia-DSA e Commissario delegato per la Regione Marche D.G.R. n.78 PR/CBC 18.01.1999

“Codice di pratica (Linee Guida) per la progettazione degli interventi di riparazione, miglioramento sismico e restauro dei beni architettonici danneggiati dal terremoto Umbro-Marchigiano del 1997.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricerche, prove e valutazioni relative alla stabilità strutturale dei campanili di Venezia

Responsabile scientifico per lo IUAV Francesco Doglioni

Responsabile scientifico per la Soprintendenza B.A.P. di Venezia Alberto Lionello

 

 

Lo scopo principale dello studio ha avuto lo scopo principale di formare un’argomentata graduatoria di pericolosità dei campanili di Venezia, attribuendo a ciascuno di essi un indice crescente di pericolosità basato su dati qualitativi e quantitativi, ricondotti a più fattori valutabili separatamente, ciascuno dei quali verificabile e aggiornabile.

 

Il disporre dei risultati della schedatura condotta in precedenza dalla Soprintendenza avente per oggetto il “Rilievo e controllo dei campanili e delle torri di Venezia” ha consentito di informare subito un primo livello di conoscenza. Oltre a numerose informazioni storico-descrittive, nella scheda sono presenti anche dati di elevata precisione metrica, quali l’altezza e le dimensioni, l’entità e direzione dell’eventuale fuori piombo. Con tali dati, e con altri di seconda elaborazione, è stato formato un data base georeferenziato GIS (vedi sezione prodotti del presente sito). Questo fatto ha consentito una efficace base di dati anche quantitativi, comune sia alle schede di I che di II livello.

 

Sono stati prodotti una serie di rilievi speditivi di campanili, effettuati con finalità conoscitive che vanno dal degrado materico, ai quadri fessurativi e alle rotture, alla lettura stratigrafica.

In particolare una visita di approfondimento è stata effettuata per i campanili di S. Geremia, Madonna dell’Orto, Misericordia, Gesuiti, S. Zaccaria, S. Francesco della Vigna, S, Pietro di Castello, S. Nicolò dei Mendicoli, S. Sebastiano, S. Maria dei Carmini, S. Cassian, S. Giacomo dell’Orio, S. Stae, S. Salvador, S. Aponal, S. Silvestro, S. Caterina di Mazzorbo, S. Donato a Murano, S. Maria Assunta a Torcello.

Nel camapnile di San Giacomo dell’Orio è stato effettuato uno studio più accurato al fine di motivare la possibile origine sismica di quadri di danno.

 

La definizione dei singoli fattori e del loro concorrere alla formazione dell’indice di pericolosità ha costituito l’impegno principale dello studio, perseguendo i seguenti obiettivi:

 

- rendere applicabile la valutazione di pericolosità ai campanili oggetto di schedatura di I livello, utilizzando, con eventuali limitate integrazioni, i soli dati in essa contenuti, ma di poter utilizzare una versione ampliata della stessa scheda per i campanili oggetto di ulteriori approfondimenti (scheda di II livello); ha tale scopo è stato sostituito, nelle schede di II livello, il solo fattore 10, relativo al danneggiamento presente, con la serie di fattori da 11 a 21, che analizzano con maggiore dettaglio il danno stesso;

 

- rendere aggiornabile con relativa facilità ciascuna scheda, per accogliere valutazioni più approfondite, attraverso la struttura a foglio di calcolo;

 

- ancorare i fattori di pericolosità e graduare i livelli interni a ciascuno di essi facendo stretto riferimento alla casistica raccolta osservando in modo più dettagliato 19 campanili. Le esemplificazioni di ciascun fattore e di ciascun livello di pericolosità costituiscono perciò un elemento di paragone, sia pur convenzionale, interno alla ricerca e oggettivato; perseguono lo scopo di illustrare un fenomeno o una data situazione, riconducendolo motivatamente a un dato fattore e grado di pericolosità, e di ridurre l’aleatorietà, mai del tutto eliminabile, propria delle valutazioni qualitative.

 

Sotto questo aspetto, il metodo proposto ha una perfettibilità interna, in quanto può essere modificato il peso dei fattori o la loro gradazione interna, e possono essere introdotti altri fattori.

Lo studio di maggior dettaglio di alcuni campanili e la casistica che ne è stata tratta divengono un elemento fondante della scheda e un modo per comunicare agli operatori e utenti il complesso dei fattori di costruzione e trasfomazione, i fattori significativi di pericolosità, i meccanismi attualmente riconosciuti, ecc.

 

Potenzialmente, il metodo è estensibile alla valutazione di pericolosità di torri o campanili in altri contesti, a condizione che sia sostituita o aggiornata la casistica di riferimento, e probabilmente sostituiti alcuni parametri, per porre la scheda in grado di recepire maggiormente i caratteri e le patologie proprie dell’area cui si intende applicarla.

 

Non vi è dubbio che lo sviluppo e la comparazione di dati tratti da prove soniche, combinate a prove meccaniche sulle murature, potrà consentire una più efficace valutazione della qualità muraria, elemento cardine di ogni valutazione di pericolosità.

Come già detto, gli indici di pericolosità costruiscono la propria attendibilità attraverso la rete di comparazioni che è stata istituita, ma mantengono i limiti di valutazioni prevalentemente qualitative.

Tuttavia il disporre, con diverse formulazioni e abbinamenti, di tutti i fattori che hanno contribuito all’indice generale, e del valore attribuito a ciascuno di essi, permette numerose letture tematiche, e può portare a valutare, ad esempio, il peso dei diversi fattori che concorrono a formare l’indice sintetico tenso-deformativo (procedimento di valutazione preliminare delle caratteristiche murarie e parametri meccanici assunti a riferimento per i campanili di Venezia come la sollecitazione massima, la qualità attribuita alla muratura, ecc.), e di tutti gli altri fattori diversi da 0, la loro combinazione, ecc.

 

Se dunque è possibile, sempre in via convenzionale, considerare come “più pericolosi”, e quindi bisognosi di interventi in via prioritaria, i campanili con gli indici più elevati, tuttavia la lettura più attenta dei singoli fattori può portare a valutare l’opportunità e l’urgenza di intervenire su manufatti a indice generale minore, ma in cui alcuni fattori giungono a valori preoccupanti; oppure in manufatti il cui quadro fessurativo appare in evoluzione.

Va dunque predisposto un piano di monitoraggi e ulteriori osservazioni mirate, legato ai particolari problemi manifestati da alcuni campanili.

 

Attraverso ulteriori elaborazioni sarà possibile ricercare le eventuali correlazioni tra configurazione e meccanismi, tra modi costruttivi della muratura e forme di lesionamento, ecc., costruendo un percorso diagnostico capace di utilizzare l’impostazione epidemiologica propria della ricerca, ampliandola e fornendo ad essa nuove chiavi interpretative.

 

 

 

Programma RELUIS 2005-2008

Responsabile scientifico Francesco Doglioni

 

 

Obiettivi generali

L’attività di ricerca ha sviluppato due nuclei principali di interesse inerenti il sistema di valutazione speditiva della vulnerabilità delle murature e la sperimentazione di sistemi di consolidamento di strutture murarie decorse per mezzo di tecniche di impregnazione ed ha affrontato alcuni aspetti specifici delle connessioni tra muratura esterna e solai tipiche dell’edilizia civile di Venezia.

La domanda a cui si è voluto dare risposta è se il comportamento sismico di un manufatto possa essere significativamente migliorato con la sola applicazione di interventi a contrasto di meccanismi principali su macroelementi o, viceversa, debba, contestualmente a tale azione, essere sottoposto ad un diffuso intervento di innalzamento delle caratteristiche coesive della muratura, fino a portarla al di sopra della soglia ritenuta critica. In questo caso, si affronta il problema di quale sia l’intervento idoneo e sufficiente a raggiungere tale soglia, in base alle caratteristiche riconosciute di ciascuna muratura opportunamente.

 

Descrizione dell’attività

Per il primo nucleo di interesse l’UR ha rivolto la propria attenzione alla ricerca di un processo speditivo per la stima della qualità muraria e della sua relativa vulnerabilità alle azioni sismiche in relazione al grado di efficienza e qualità costruttiva propria della muratura. Attraverso lo studio di edifici campione e modelli preparati dall ‘UR di Pavia si è potuto constatare come le strutture murarie presentino caratteristiche e condizioni estremamente eterogenee il cui variare influenza in modo molto marcato la risposta sismica dell’intero manufatto, murature con efficaci legami di adesione e coesione e più elevate caratteristiche meccaniche, in particolare della malta, tendano a discretizzarsi in grandi blocchi, subendo l’azione dei principali meccanismi di dissesto legati alla configurazione geometrica della costruzione, mentre al decrescere di tali caratteristiche si attivano sub-meccanismi di più limitata ampiezza fino a giungere, nel caso di inadeguate caratteristiche meccaniche ed adesivo-coesive, a disgregazioni diffuse che portano al collasso anche senza che si attivino quei meccanismi di danno tipici per configurazione geometrico-costruttiva del manufatto.

Partendo dal concetto di efficienza muraria legata al mantenimento od alla perdita delle qualità costruttive iniziali, sono stati individuati diversi livelli di riferimento per la vulnerabilità alle azioni sismiche, non soltanto attraverso la diversa propensione al danneggiamento, ma anche attraverso il variare delle modalità di danno (per grandi meccanismi/per disgregazione diffusa) cui dovrebbero, tra l'altro, corrispondere approcci di intervento marcatamente differenziati.

L'indice della qualità muraria viene quindi espresso come valore o grado di vulnerabilità sismica funzione di Misure Dirette, come la determinazione della LMT, di Gruppi di Osservazione, come l'analisi dei modi di fessurazione, e da Prove non Distruttive come le indagini soniche, suddiviso in cinque classi di appartenenza, muratura inferiore, muratura medio-inferiore, muratura media, muratura media-superiore, muratura superiore, l'indice vuole quindi definire la predisposizione di una costruzione o delle sue singole parti, nello stato in cui si trovano, a subire un danneggiamento strutturale a fronte di date sollecitazioni, siano esse verticali od orizzontali. La vulnerabilità è infatti prima di tutto un moltiplicatore del danno, ma anche un fattore che lo spinge ad assumere date forme e non altre, condizionandone perciò sia l'entità che la qualità, ossia il modo. La vulnerabilità di una muratura viene quindi qualificata e quantificata, e attraverso di essa viene descritto lo stato della fabbrica e l'insieme dei suoi fabbisogni strutturali indispensabili per una corretta ed attenta scelta degli interventi di miglioramento sismico.

Il secondo nucleo di interesse ha portato l’UR alla sperimentazione, dapprima su cilindri campione e successivamente su un caso studio specifico, della tecnica di consolidamento per impregnazione. Sono state preparate e testate numerose miscele composte da diversi materiali specifici e una volta individuata quella più idonea all’utilizzo si è proceduto con la sperimentazione su alcuni pannelli murari del caso studio di Villa Tomitano a Feltre. Attraverso l’impiego delle indagini soniche si è poi potuto verificare il grado di efficacia ed il raggiungimento di un buon livello di adesione all’interfaccia pietra-malta dei pannelli consolidati con la tecnica di impreganzione impiegata.

 

Risultati raggiunti

Sono state studiate e sperimentate più forme e livelli di conoscenza e caratterizzazione visiva dei pannelli murari, e sono stati definiti i parametri da adottare a riferimento per la valutazione della qualità muraria, e le relative soglie critiche di comportamento relative a specifiche tipologie di paramenti murari; sono state sperimentate su un caso di studio reale, costituito dal cantiere di restauro della Villa Tomitano a Feltre (BL),  tecniche e prove in situ non distruttive per la caratterizzazione del pannello murario; sono stati studiati e realizzati interventi di consolidamento con tecniche di impregnazione e sono stati sperimentati materiali specifici per la corretta realizzazione delle miscele consolidanti da impiegare al vero.

Risultati raggiunti:

-          Protocollo di valutazione delle caratteristiche della muratura attraverso indagini geometrico-visive e prove non distruttive;

-          sviluppo ed integrazione dei livelli di riferimento e significatività delle prove rispetto alla valutazione della soglia di efficienza muraria;

-          sviluppo ed ulteriori indagini al fine di valutare il comportamento coesivo-disgregativo e le conseguenti capacità/incapacità di attivazione di meccanismi unitari;

-          Sperimentazione di tecniche di indagine sonica per superficie ed elaborazione nel dominio delle frequenze dei dati acquisiti;

-          selezione di interventi differenziabili (per prodotti, miscele e tecniche) in rapporto alle diverse caratteristiche e forme di vulnerabilità individuate;

-          Specifiche di intervento con tecnica di impregnazione.

 

 

 

Verifiche diagnostiche e interventi per la messa in sicurezza dell’edilizia storica veneziana

Responsabile scientifico Francesco Doglioni

 

 

 

La ricerca "Verifiche diagnostiche e interventi per la conservazione e messa in sicurezza dell'edilizia storica veneziana" ha mirato ad individuare le relazioni esistenti tra modi costruttivi propri e spesso esclusivi dell’edilizia civile di Venezia, le forme di dissesto intervenute nel tempo –anch’esse peculiari dell’ambiente lagunare-, le condizioni attuali di efficienza/vulnerabilità strutturale, valutate alla luce di questo processo storico.

Alla catalogazione descrittiva degli elementi costruttivi –dalla muratura, osservata attraverso il variare dei formati e dei modi di apparecchiatura- alle singole componenti costruttivo-strutturali –le angolate, i barbacani, i pilastri su calle, i sistemi di incatenamento, ecc.- è seguito il rilevamento analitico dei dissesti che si associano con maggiore frequenza a tali parti, formando una casistica di danneggiamenti e interpretandone i meccanismi evolutivi; si sono poi esaminate le forme di efficienza residua rispetto all’evoluzione presumibile del meccanismo. La ricerca ha attraversato perciò il campo della conoscenza costruttiva e dell’analisi dei dissesti per giungere a strutturare e guidare i percorsi diagnostici, come il riconoscimento e l'interpretazione dei segnali di allarme e dei fenomeni indicatori di maggior rischio, e delineare le modalità di contrasto coerenti con la logica costruttiva, entro una impostazione conservativa. E’ stata avviata la formazione un data base GIS in cui riversare i dati raccolti relativi ai casi analizzati sia a livello speditivo che approfondito; sono stati inoltre realizzati abachi di riferimento sia delle tipologie costruttive delle parti che dei meccanismi di dissesto correlati.

 

La specificità dell'edilizia storica veneziana si basa anche sulle particolari forme di costruzione e di dissesto che le sono proprie, spesso poco conosciute. Il principale nucleo d’interesse della ricerca riguarda quindi la comprensione del "congegno" della fabbrica veneziana e del suo comportamento nel tempo, attraverso l’individuazione e la descrizione delle particolari caratteristiche costruttive, della concezione strutturale che vi può essere riconosciuta e delle relative forme di degrado e di dissesto. E’ stato attivato un processo di ricognizione sistematica, fondato su una prima fase di censimento generale speditivo ed una seconda fase basata sullo studio di dettaglio di edifici o loro parti riconosciute come esemplificative di peculiarità costruttive e/o meccanismi di dissesto rappresentative del comportamento strutturale individuato.

In particolare:

Mattoni e muro. contributi per una storia del mattone a Venezia

Oltre a realizzare uno stato dell'arte sulle conoscenze della costruzione muraria a Venezia, lo studio ha analizzato in particolare i mattoni e le murature di piccolo formato (cm.16x8x5 circa, detti "altinelle") che compaiono nelle fasi costruttive più antiche. Ha esaminato inoltre le conseguenze sul loro utilizzo nell'apparecchiatura muraria -tali mattoni hanno un volume di circa 7 volte inferiore rispetto ai grandi mattoni gotici dell'epoca immediatamente successiva- e sul comportamento complessivo della muratura con essi costruita, in cui sono frequenti i fenomeni di dissesto per separazione del paramento dal nucleo. Sono state inoltre effettuate campionature di pannelli murari di epoche diverse al fine di mettere in evidenza dimensioni degli elementi, le loro caratteristiche materiali, la malta di allettamento e la lavorazione/finitura dei giunti, la tessitura sul paramento e, ove possibile, l'apparecchiatura della compagine muraria. E' stato quindi formato un abaco dei tipi murari in laterizio riconosciuti, descritti attraverso una scheda appositamente messa a punto e datati, per contribuire alla formazione della curva mensiocronologica del laterizio a Venezia.

Le strutture angolari

Sono state documentate e analizzate le diverse strutture angolari presenti nel tempo a Venezia, constatandone la grande varietà e l'articolazione ai fini architettonici e strutturali. In particolari sono stati analizzati e classificati con un abaco di riferimento i sistemi angolari in pietra d'Istria, che sovente presentano specifiche forme di dissesto.

I sistemi fondali

Pur nella difficoltà di documentare esaustivamente i sistemi fondali dell'edilizia civile, sono stati reperiti e analizzati in dettaglio alcuni casi significativi correlati ad importanti dissesti, come i due crolli di facciate avvenuti nella zona di S. Barnaba e alcuni importanti dissesti nella zona di S. Fosca.

Il reticolo di copertura.

Si esamina e documenta la tipologia dei tetti veneziani a padiglione, e l'attenzione a distribuire diffusamente il carico delle orditure, riducendone il passo ed aumentandone il numero, oltre ad altri accorgimenti per evitare l'insorgere di comportamenti spingenti.

Gli appoggi su ritti basamentali.

E’ stata esaminata in modo specifico la costruzione degli edifici, diffusi soprattutto nelle zone ad alta densità commerciale, in cui le facciate su strada poggiano sin dall'origine su pilastri in pietra per consentire la presenza delle botteghe. Ne sono stati osservati i dettagli costruttivi di raccordo con la muratura soprastante (trave longitudinale in legno, sistemi di protezione dall'acqua, solluzioni angolari, ecc.).

I barbacani

Sono state documentate le diverse tipologie di costruzioni su barbacani presenti a Venezia, con l'articolato impiego di pietra e legno.

Geometrie intenzionali e geometrie accidentali: la questione della natura dell'entro piombo nelle facciate veneziane.

Il problema investigativo della natura degli assetti costruttivi delle facciate veneziane (entropiombo intenzionale costitutivo o deformazione prodotta da dissesto) è stato affrontato in due fasi. In primo luogo è stata effettuata una verifica speditiva sulla diffusione dell'assetto ad entro-piombo nell'edilizia civile di Venezia; successivamente è stato compiuto un approfondimento mirato su alcuni edifici che presentavano adeguate condizioni di leggibilità stratigrafica e costruttiva. A questo fine sono stati realizzati rilievi di precisione con stazione totale (Laboratorio CIRCE-IUAV) rilievi stratigrafico-costruttivi, rilievi del quadro fessurativo-deformativo. In particolare in Palazzo Soranzo-Pisani a S. Stin, è stato possibile dimostrare che l'entro piombo anche consistente (fino a 40 cm.) dei tre fronti (due ortogonali con un breve elemento mediano in diagonale, su cui è posto il portale trecentesco) non può essere dovuto a deformazioni da dissesto, la cui entità è misurabile attraverso la frattura degli elementi litici antichi in circa 3,5 cm, ma va attribuito alla intenzione costruttiva iniziale, confermata anche dalla muratura in altinelle non modificata. In Palazzo Bottacin, il cui fronte gotico sul canale presenta un entro-piombo di circa 30 cm. ad andamento inclinato costante, si è riscontrata la presenza di elementi di raccordo tra i davanzali in pietra antichi, posti in piano, e le spalle delle finestre in pietra, che seguono l'entro-piombo del fronte posandosi ortogonalmente su un risalto inclinato, alto fino a 3 cm., ricavato nel blocco del davanzale in pietra. Si tratta di un accorgimento, poi ritrovato sistematicamente in altri edifici, che costruttivamente può essere stato realizzato solo nel cantiere iniziale. Riteniamo che la ricerca abbia dimostrato che gli entro-piombo esaminati non sono di natura patologica, ossia dovuti a dissesto non contenuto, ma di natura fisiologica, ossia intenzionalmente realizzati nella fase costruttiva iniziale della fabbrica.

Legami, connessioni e sconnessioni

Quella che può apparire, secondo la mentalità diffusa, come una violazione della regola del buon costruire, ossia il mancato ammorsamento tra muri ortogonali di facciata e di spina, ha una tale diffusione a Venezia da non poter essere riferita solo a imprecisioni o successioni costruttive, che pure sono presenti. Per meglio esaminarne la natura è stata eseguita una campagna di studio relativa ai sistemi di connessione tra fronti esterni, muri interni e solai. La presenza o mancanza di ammorsamenti tra muri di facciata e muri di spina costituisce un tema per certi aspetti complementare a quello degli entro-piombo dei fronti. E' stata effettuata una campionatura di nodi costruttivi osservati, prevalentemente in fase di cantiere di restauro. Sono state analizzate le connessioni e sconnessioni intenzionali tra fronti esterni, muri interni e solai, insieme al ruolo delle “fiube” in pietra e metallo che costituiscono il collegamento peculiare ed esclusivo tra fronti esterni e solai a Venezia. Ne sono stati descritti caratteri costruttivi, funzionamento, posizione rispetto ai muri di spina e distribuzione nel prospetto. Sono state inoltre analizzate alcune forme di degrado degli elementi metallici di contenimento in relazione alla loro perdita di efficacia (si veda la parte relativa alle prove non distruttive effettuate in sito, al fine di valutare l’efficacia dei sistemi di contenimento). Un’ulteriore apertura di ricerca ha riguardato l’individuazione delle forme storiche e tradizionali di riparazione degli elementi di contenimento iniziali. Ne è stato formulato un modello costruttivo che ipotizza una consapevolezza da parte dei costruttori del successivo comportamento deformativo della fabbrica, e cerca di assecondarlo predisponendone le linee di discretizzazione e confinandone gli effetti.

Assetti costruttivi e deformativi delle facciate veneziane. proposta di classificazione delle forme di dissesto

Le osservazioni sui fenomeni di dissesto riconducibili alle diverse caratteristiche costruttive hanno consentito di mettere a punto un iniziale abaco di forme di dissesto, in cui vengono evidenziati i legami fra quadro fessurativo-deformativo e carattere/peculiarità costruttiva. Sulla base di un numero significativo di misurazioni strumentate di facciate (sezioni verticali esterne a mezzo di stazione totale) e di rilievi di quadri fessurativo-deformativi, è stato realizzato un abaco delle forme di dissesto constatate nell'edilizia civile veneziana, con interpretazione dei cinematismi in atto.

La traslazione differenziale dei muri di spina.

Il cedimento verticale dei muri interni di spina, usualmente più accentuato rispetto a quella dei muri di facciata pur se sottoposti all'azione erosiva delle acque dei canali, genere una traslazione differenziale rispetto ai muri di facciata, con distacco nella zona di contatto tra muro di spina e facciata. Questo fatto si motiva con una minor portanza delle fondazioni interne rispetto a quelle perimetrali, e giustifica sia la voluta discontinuità nel punto di contatto tra muro di spina e muro di facciata, sia l'entro piombo dei fronti. Sono stati effettuati alcuni rilevamenti accurati di manufatti con tale tipo di dissesto; in particolare, di Palazzo Mocenigo a S. Stae è stato effettuato il fotopiano della sezione interna, che documenta il procedere nel tempo del dissesto e le modificazioni architettoniche per mascherarlo. STORIE DI CROLLISono stati documentati raccogliendo la relativa documentazione fotografica due crolli avvenuti in tempi recenti nella zona di S. Barnaba. In entrambe i casi le facciate sul canale sono crollate verso l'esterno nella zona basamentale, pur senza causare il crollo complessivo dell'edificio. Sono stati analizzati i segnali premonitori, le modalità del crollo, le ragioni del mancato crollo globale, alcuni dettagli del degrado delle fondazioni lignee di appoggio osservabili dalla documentazione e da testimonianze.

Forme di degrado degli elementi metallici di contenimento e ripercussioni sull'affidabilita’ strutturale.

Sono documentate con opportuna casistica le forme di degrado diretto o indotto proprie degli organi metallici di contenimento, siano essi le "fiube" iniziali o i tiranti a bulzone esterno di inserimento successivo.

Il congegno strutturale veneziano: concezione strutturale come cognizione del comportamento atteso?

Si sostiene la tesi che il "congegno" costruttivo veneziano formi un sistema resistente che include la propria modificazione nel tempo; ossia che presupponga e preveda una componente di dissesto come funzionamento strutturale, come entrata in esercizio. Questo significa che molte manifestazioni usualmente considerate come evoluzioni patologiche hanno in realtà origine nella stessa costruzione iniziale, e vanno considerate come una sua evoluzione fisiologica. Questa cognizione generale è necessaria per riconoscere le manifestazioni di dissesto che oltrepassano tale previsione o che ne divergono, spesso a causa di modificazioni architettonico-strutturali intervenute nel tempo o di forme di degrado proprio delle componenti strutturali.

Riparazione o mutamento del congegno?

Le proposte interpretative del congegno strutturale veneziano (concezione strutturale come cognizione del comportamento atteso) inducono alcune ulteriori riflessioni sul legame fra conoscenze del comportamento, degrado e restauro. In particolare si pone la questione dell’intervento inteso come riparazione ovvero come mutamento del congegno.

Uno studio più approfondito delle diverse possibili soluzioni alternative, che vengono esemplificate, può favorire l’individuazione di alcune linee guida per l’interpretazione diagnostica e quindi l’intervento di consolidamento con finalità conservative.

 

 

 

Metodologie e tecnologie per il restauro e la conservazione degli edifici veneziani. Organizzazione della conoscenza e della diagnostica per la conservazione dell’edilizia storica veneziana

Responsabile scientifico Giulio Mirabella Roberti

 

 

 

La specificità dell’edilizia storica veneziana è strettamente legata a forme della costruzione peculiari, che derivano dall’adattamento alle particolari condizioni dell’ambiente lagunare, a cui conseguono altrettanto particolari forme di dissesto ad esso correlate. Il principale nucleo d’interesse della ricerca ha perciò riguardato la comprensione del congegno della fabbrica veneziana e del suo comportamento nel tempo, attraverso l’individuazione e la descrizione delle particolari caratteristiche costruttive, e più in generale delle concezioni strutturali, nonché delle relative forme di degrado e di dissesto.

E’ stato attivato un processo di ricognizione sistematica dell’edilizia storica, fondato su una prima fase di censimento generale di elementi di interesse e su di un momento successivo di selezione e di analisi di edifici esemplificativi di peculiarità costruttive e/o meccanismi di dissesto particolarmente significativi, attraverso le tappe di seguito indicate.

Sono state rilevate le principali tessiture murarie presenti nei manufatti dell’edilizia storica veneziana, realizzando campionature di pannelli murari di epoche diverse al fine di costruire un atlante cronologico in grado di evidenziare non solo le dimensioni dei mattoni ma anche i caratteri costruttivi dello strato murario.

E’ stata eseguita una campagna di studio relativa ai sistemi di connessioni tra fronti esterni, muri interni e solai, evidenziando il ruolo dei sistemi tradizionali di connessione con “fiube” in pietra e metallo; sono state inoltre studiate le principali differenze costruttive fra le murature di spina o di bordo in relazione all’ammorsamento alle murature di facciata, evidenziando le possibili conseguenze sul piano del dissesto statico. Sono state individuate alcune peculiari caratteristiche costruttive che mostrano di ingenerare specifici processi di danno: tipologie costruttive a muratura su barbacani, sistemi basamentali su pilastri, angolate.

Sono state individuate le principali tipologie costruttive dei sistemi fondali degli edifici veneziani. Alla descrizione dei sistemi fondazionali, generalmente costituiti da palificate e madieri lignei sormontati da mattoni e pietra, si aggiunge il contributo alla conoscenza dei fenomeni di interazione terreno-struttura fornito dall’inquadramento generale del sottosuolo sulla base dei risultati di indagini geotecniche condotte nei vari sestieri della città di Venezia.

E’ stato svolto uno studio sui sistemi di copertura dell’edilizia veneziana, in particolare sono stati esaminati alcuni casi desunti dalla documentazione sugli interventi dell’Archivio Legge Speciale del Comune di Venezia, mentre in tre casi significativi è stato possibile effettuare un rilievo descrittivo: il reticolo di copertura concorre infatti, assieme ad altri elementi costitutivi della fabbrica, a definire l’organismo scatolare che caratterizza la tecnica costruttiva veneziana.

E’ stato avviato un processo investigativo sugli assetti costruttivi delle facciate veneziane (deviazione intenzionale dalla verticalità delle facciate verso l’interno –entropiombo– e mancato ammorsamento di alcuni muri di spina rispetto alle facciate stesse). Una questione ampiamente dibattuta nel passato, da cui si è preso spunto per una verifica effettuata con la collaborazione del CIRCE-IUAV su una serie di edifici appartenenti ad epoche diverse, sui quali è stato possibile constatare la presenza di un entropiombo iniziale del fronte non riconducibile ad uno stato di dissesto, ma confermata dalla scoperta di accorgimenti costruttivi specifici. Sono stati studiati i principali meccanismi e fattori di crisi del sistema strutturale in modo da differenziare gli assetti costruttivi delle facciate veneziane da quelli deformativi, intesi come effetto di un’evoluzione patologica dell’assetto iniziale.

Le osservazioni sui fenomeni di dissesto riconducibili alle diverse caratteristiche costruttive hanno consentito di mettere a punto una proposta di abaco di forme di dissesto, in cui vengono evidenziati i legami fra quadro fessurativo/deformativo e carattere/peculiarità costruttiva. Tale atlante costituisce un primo elemento di riferimento per la lettura e l’interpretazione delle diverse forme del dissesto. Sono stati indagati in particolare gli effetti del cedimento differenziale delle fondazioni, che si dimostra essere una delle cause principali di alcuni fenomeni di dissesto che riguardano i muri di spina e di bordo dell’edilizia veneziana.

Al fine di indicare una possibile procedura diagnostica efficace per l’individuazione dei fenomeni di dissesto veneziani, sono state svolte  una serie di prove non distruttive e poco distruttive a Palazzo Pisani nei pressi di Campo  Santa Marina (sestiere di Cannaregio).

L’esito di queste prove consente di valutare l’efficacia degli strumenti diagnostici utilizzati al fine di integrare il quadro conoscitivo relativo al comportamento strutturale, con particolare riguardo allo stato di conservazione delle strutture murarie, al carico da esse sopportato, ai solai lignei, all’efficacia dei sistemi metallici di contenimento.

 

L’attività di ricerca sui materiali dell’edilizia contemporanea ha consentito di evidenziare un corretto percorso di analisi dello stato di conservazione dei manufatti realizzati in pietra artificiale cementizia, che partendo dall’analisi delle forme di degrado, aiuti a definire metodologie e tecniche di intervento che rispettino la natura del materiale.  A partire da alcuni casi studio (il giardino Scarpiano alla Querini-Stampalia, casa Torres a Santa Croce, la palazzina Ligabue nei pressi del ponte della Libertà, l’hotel Atlanta-Augustus al Lido) è stato messo a punto un percorso metodologico di sperimentazione per la diagnostica delle patologie di degrado e dei processi di deterioramento che avvengono nei calcestruzzi armati e non armati. In collaborazione col Centro di Formazione Maestranze Edili di Mestre (CFMEA) sono stati realizzati 4 prototipi di calcestruzzo faccia a vista, desunti dalle tipologie presenti nell'intervento scarpiano della Fondazione Querini Stampalia, e 7 prototipi di pietra artificiale cementizia.

I campioni sono stati sottoposti ad un ciclo di invecchiamento accelerato nel laboratorio dell’ICIS CNR di Padova e controllati ad intervalli regolari, attraverso indagini non invasive, misure chimico-fisiche per lo studio delle modifiche a livello molecolare indotte dagli invecchiamenti, misure ultrasoniche e sclerometriche, per monitorare le variazioni di durezza superficiale e l’insorgere di micro-fessurazioni che modificano le prestazioni meccaniche.

 

Le risultanze della ricerca sulla letteratura disponibile, l’osservazione diretta di alcuni casi e una prima verifica analitica e numerica sugli schemi interpretativi, hanno consentito l’articolazione di una sperimentazione in laboratorio su modelli. Sono stati costruiti dei modelli in scala leggermente ridotta di nodi strutturali parete/solaio dell’edilizia storica veneziana per valutare l’incidenza di alcune soluzioni costruttive sul comportamento meccanico. Risultati significativi sono stati ottenuti in particolare riguardo alla rilevanza –nel caso di danni localizzati agli appoggi dell’orditura principale dei solai– di elementi di ripartizione dei carichi, sempre presenti in caso di pavimentazioni tradizionali come terrazzi e pastelloni.

 

 

 

 

Atlante dei fenomeni di degrado dei materiali per il restauro dell'architettura Atlante del degrado dei laterizi e delle murature dell’edilizia storica veneziana

Responsabile scientifico Giulio Mirabella Roberti

 

 

La ricerca ha avuto come finalità la catalogazione e la descrizione dei più diffusi fenomeni di degrado osservabili sui materiali dell’edilizia storica in aree diverse del territorio nazionale (Venezia, Genova, Milano, Siena).La catalogazione, basata sulla formazione di un protocollo codificato di lettura di nuova formazione, si è posta in termini di confronto rispetto ai documenti Normal  1/88 e al più recente Uninormal, al fine di evidenziare eventuali proposte in grado di migliorali.

In particolare l’Unità operativa di Venezia ha avuto come fine principale quello di individuare i più diffusi fenomeni di degrado delle muratura e del laterizio impiegati nella città lagunare, agganciandoli alle principali cause che li hanno determinati. La ricerca ha seguito protocolli operativi che hanno previsto modalità comuni di censimento (uso di colorimetro, uso di determinati standard fotografici, impiego di schedature di rilievo). In particolare, nell’unità di ricerca di Venezia, i casi sono stati scelti in modo differenziato tenendo presente l’interesse di alcuni parametri come il grado di stratificazione, l’eterogeneità materica della muratura, la presenza di interventi recenti di manutenzione o sostituzione.

Al fine della costruzione di un Atlante fenomenologico dei fenomeni di degrado si è resa necessaria  di conseguenza una spartizione - meramente strumentale - fra fenomeni di più facile lettura e altri, legati, in varia misura, alla peculiarità delle differenti situazioni individuate.

E’ stata messa in evidenza la relazione esistente fra i caratteri dei mattoni e il tipo di fenomeno di degrado che risulta dalle osservazioni prodotte. Il percorso di osservazione ha tenuto conto della possibilità di verificare il tipo di fenomeno a partire dal tipo di mattone ma anche, viceversa, a partire dal tipo di degrado.

 

Sono stati differenziati i fenomeni in base al proprio modo di manifestazione e al grado di omogeneità del fenomeno osservato.

I fenomeni complessi, caratterizzati cioè dalla presenza anche simultanea  delle situazioni  di eterogeneità e di mattoni e malta recenti, non consentono di osservare l’effetto di un fenomeno chiaramente e, per questo sono stati studiati a parte.

Le situazioni di maggior omogeneità del paramento osservato ( mattoni della stessa classe continui nello strato, malta senza integrazioni) hanno permesso di descrivere alcuni fenomeni semplici separando gli effetti del fenomeno della muratura fra malta e mattone.

I principali fenomeni ritrovati dall’osservazione di oltre 100 murature risultano essere: colonizzazione biologica, crosta, deposito, disgregazione, efflorescenza, erosione. A questi si aggiunge il fenomeno della esfoliazione-delaminazione, tipico dei mattoni più recenti e l’insieme dei fenomeni correlati al cosiddetto fronte di risalita, con cui si intende descrivere una situazione di degrado legati alla risalita capillare di umidità. L’apprezzamento complessivo del fenomeno si ha ad una lettura prevalentemente a distanza, che riguarda tutto o parte del  basamento o del muro di sponda sul canale su cui si affaccia il manufatto. Ad una vista ravvicinata la risalita verrà declinata in  più fenomeni peculiari, come l’alterazione cromatica, efflorescenze saline, fino a fenomeni di tipo erosivo-disgregativo, anche in relazione alla quota di lettura dell’area soggetta a risalita capillare.

Sono stati messi in evidenza differenziali dello stesso fenomeno sulla malta e sul mattone, in modo che la descrizione fenomenologia dell’effetto tenga conto dei singoli elementi componenti lo strato. Infatti se alcuni fenomeni come colonizzazione biologica, crosta e deposito per natura tendono ad occupare la superficie muraria in modo indifferenziato, per altri fenomeni come disgregazione, efflorescenza, erosione e esfoliazione-delaminazione sono stati proposti casi che evidenziano i diversi effetti su giunto di malta e mattone.

Nella parte conclusiva ella ricerca sono stati descritti i modi del degrado dei mattoni di Venezia suddivisi per tipo di fenomeno, mettendo in evidenza la natura e il tipo dei processi e i principali fattori che li innescano. Attenzione specifica è stata data al riconoscimento di fenomeni di degrado prodotti in relazione alla presunta incompatibilità materica, che si verifica specialmente negli edifici in cui sono stati sostituiti parti o interri brani di muratura o sono stati rifugati i giunti di malta. Sono state infine effettuate prove chimico-fisico di caratterizzazione della malta e dei laterizi.

 

 

 

Dalla conoscenza e dalla caratterizzazione dei materiali e degli elementi dell’edilizia storica in muratura ai provvedimenti compatibili di consolidamento – Tecniche puntuali e tecniche diffuse per il consolidamento e/o miglioramento sismico delle murature in pietra.

Responsabile scientifico Francesco Doglioni

 

 

 

Il primo argomento di ricerca, rappresentato dalla individuazione e descrizione dei fattori di vulnerabilità propri della muratura, è stato sviluppato nell’ambito di una collaborazione con l’Istituto Centrale per il Restauro. E’ stata messa a punto e sperimentata su un campione di edifici di Nocera Umbra una procedura di stima delle vulnerabilità murarie: un primo gruppo di parametri è  basato su osservazioni visive o misure geometriche ricondotte a definite scale, una seconda parte ai risultati di prove fisiche o fisico-chimiche a nullo o basso impatto distruttivo.

Tra i primi parametri, la misura dell’ingranamento dei supporti sul piano esterno del paramento, definita come numero e lunghezza dei tracciati non contigui o intersecati riconoscibili tra il bordo superiore e il bordo inferiore di un campione di paramento murario da 100x100cm. E’ stata proposta una scala da 1 a 5 per la valutazione dei risultati in termini di vulnerabilità.

Altri parametri sono costituiti dalla misura dell’ingranamento trasversale tra paramenti opposti, dalla qualità, costituzione e consistenza della malta di allettamento, dalle modalità di fessurazione, da altri fattori di riduzione dell’efficienza.

Tra i parametri del secondo gruppo, sono compresi i risultati di prove penetrometriche sui giunti di malta, l’esecuzione di prove soniche per trasparenza, l’esecuzione di analisi di laboratorio su campioni di malte prelevate (porosità, granulometria, ecc.). Sono stati analizzati 21 campioni murari, e riscontrate alcune correlazioni significative.

La seconda parte della ricerca riguarda lo studio e la sperimentazione di materiali e tecniche di consolidamento murario, da sviluppare soprattutto nella seconda annualità.

Un primo aspetto riguarda il consolidamento murario diffuso tramite iniezioni. E’ stato stipulato un accordo con una Scuola Provinciale per Maestranze Edili per realizzare i provini necessari, che in un primo momento riguarderanno materiale proveniente dal sacco o nucleo murario di antichi edifici, collocato entro campionatori smontabili in plexiglass di idonea dimensione  e consolidato a mezzo di coli delle varie miscele leganti. Sono in fase di acquisizione prodotti di varia natura, sulla base sia di una ricerca di mercato, sia di uno studio di leganti tradizionali di consolidamento, desunte dallo studio della trattatistica.

Un secondo aspetto riguarda le tecniche di consolidamento applicate a vulnerabilità locali, quali discontinuità, indebolimenti e fessurazioni: E’ stata formata una campionatura descrittiva delle diverse situazioni e di provvedimenti adottati in cantieri di restauro con miglioramento sismico.

 

Metodiche di stima e di verifica sperimentale speditiva dei parametri di vulnerabilità sismica delle murature storiche.

Responsabile scientifico Francesco Doglioni, Giulio Mirabella Roberti

 

 

In seguito al sisma Umbra – Marche del 1997 è stata fininziata dal Ministero per i beni e le attività culturali una serie di studi sul tema  della vulnerabilità-pericolosità sismica.  A partire dall’assunto che un procedimento di stima della vulnerabilità sismica dovrebbe fondarsi su una valutazione dell’efficienza e della qualità costruttiva propria della muratura e che l’efficienza è legata al mantenimento o alla perdita di qualità costruttive iniziali, si sono valutate, con indicatori separati, da un lato l’allontanamento dalla condizione iniziale dovuto al degrado, al dissesto e le trasformazioni subite, dall’altro le caratteristiche di costruzione, legate in particolare all’ingranamento murario sul piano dei paramenti e trasversale. Con lo studio effettuato si cerca di mostrare la rilevanza delle caratteristiche attuali della malta che forma la muratura, nella valutazione complessiva di vulnerabilità.

La vulnerabilità muraria è stata valutata secondo un indicatore articolato in cinque livelli e inserire questo valore nel procedimento di stima della vulnerabilità complessiva del manufatto. La valutazione potrà essere opportunamente articolata per macroelementi della costruzione (es. sagrestia laterale, torretta sopralzata, ecc.) nel caso le murature siano differenziate nelle parti costruite in tempi diversi.

Le strutture murarie presentano caratteristiche e condizioni che influenzano in modo molto marcato la risposta sismica. Si può cercare di valutare la vulnerabilità muraria secondo un indicatore articolato in cinque livelli e inserire questo valore nel procedimento di stima della vulnerabilità complessiva del manufatto.

I livelli previsti sono:

5- muratura efficiente e di elevata qualità costruttiva (vulnerabilità limitata);

4- muratura efficiente e ben costruita (vulnerabilità ridotta);

3- muratura di media efficienza e qualità costruttiva (vulnerabilità media);

2- muratura scarsamente efficiente e/o di mediocre qualità costruttiva (vulnerabilità accentuate);

1- muratura non efficiente e/o di cattiva qualità costruttiva (vulnerabilità elevata).

 

L’attribuzione del livello è basata sui risultati di due gruppi di osservazioni e prove:

Primo gruppo - osservazioni riconducibili a parametri misurabili o a classi differenziabili in base ad osservazioni visive, che non comportano prove strumentate in situ o su campioni:

Misura dell’ingranamento dei supporti sul piano esterno del paramento murario; esso è costituito dal numero e dalla lunghezza dei tracciati non contigui o intersecati riconoscibili tra il bordo superiore e il bordo inferiore di un campione di paramento murario di m. 1x1. Maggiore è la lunghezza del percorso e minore il numero dei tracciati, maggiore è l’ingranamento.

Misura dell’ingranamento trasversale tra i paramenti opposti; operabile solo nel caso sia osservabile la sezione muraria, misura su un tratto di 1 m. la lunghezza della linea centrale più breve che attraversa il nucleo murario aderendo lato interno dei conci dell’uno o dell’altro paramento. Maggiore è la lunghezza del tracciato, maggiore è l’ingranamento.

Osservazione dei modi di fessurazione, ove presente: classificazione da lesioni del tutto concentrate e a grande distanza una dall’altra (indicatore di minima vulnerabilità) a lesioni molto ravvicinate e ramificate, fino ad enucleare i singoli conci (indicatore di massima vulnerabilità).

Osservazione di fattori che hanno ridotto l’efficienza rispetto alla condizione iniziale: si tratta di una valutazione composita costituita dalla combinazione di più elementi, quali la presenza-assenza di discontinuità ed eterogeneità dovute a fasi e riprese costruttive, la presenza-assenza di fenomeni di degrado delle malte di allettamento (es. perdita dei giunti) o dei supporti, la presenza assenza di fenomeni fessurativi da dissesto pregresso.

Secondo gruppo- misure in situ o su campioni prelevati con strumentazioni non distruttive o a limitatissimo impatto.

Esecuzione di prove penetrometriche dinamiche (metodo Liberatore) sulla malta dei giunti orizzontali di allettamento, e misurazione del numero di colpi necessari a raggiungere la profondità di mm. 40.

Esecuzione di prove soniche per trasparenza, con misura della velocità media di propagazione su 36 punti entro un campione di un mq..

Esecuzione di analisi su campioni di malta prelevata: distribuzione granulometrica, percentuale in calce, porosità totale e distribuzione percentuale della dimensione dei pori.

Per ciascun fattore o prova sono state stabilite soglie di valori o situazioni di riferimento opportunamente esemplificate, per suddividere il range in cinque livelli. Il valore attribuito alla muratura costituisce la composizione media dei fattori di prova.

 

 

Codice di pratica (Linee Guida) per la progettazione degli interventi di riparazione, miglioramento sismico e restauro dei beni architettonici danneggiati dal terremoto Umbro-Marchigiano del 1997.

Responsabile scientifico Francesco Doglioni

Bollettino Ufficiale Regione Marche, Edizione Straordinaria n.15 del 29/09/2000

 

Il naturale ed inevitabile ripetersi di eventi sismici in Italia pone un problema strategico che coinvolge tanto la cultura della conservazione del patrimonio storico architettonico, quanto la sfera della protezione civile e dell'ingegneria sismica.

I terremoti che hanno di recente colpito l'Umbria e le Marche ripropongono in modo ancora più evidente che in passato il tema della vulnerabilità sismica del patrimonio architettonico. Nelle due regioni almeno 4.000 edifici vincolati hanno subito danni, e ad essi vanno aggiunti numerosi edifici privati nei centri storici e nel territorio. Nella maggior parte dei casi il danneggiamento non ha raggiunto livelli prossimi al crollo, e questo fatto induce a ritenere che l'opera di riparazione post-sisma potrà assumere come propria finalità anche la prevenzione di danni futuri.

Siamo consapevoli che la maggior parte del patrimonio architettonico del paese è vulnerabile al sisma, intendendo per vulnerabilità l'intrinseca predisposizione dell'edificio a subire danni e crolli in caso di terremoto.

Il patrimonio si trova perciò in una condizione di elevato degrado potenziale, ed una azione che miri a conservare e trasmettere al futuro i monumenti, quale si propone il restauro, deve includere come obiettivo della normale operatività la dotazione di predisposizioni antisismiche. D'altro canto, una azione di protezione civile rivolta a ridurre il rischio per gli uomini e le cose, deve porsi lo stesso obiettivo, data la grande diffusione nel territorio italiano di edifici di antica origine.

Questo studio si propone di approfondire la particolare articolazione che il progetto di restauro deve assumere quando si pone anche la finalità del miglioramento sismico, in funzione preventiva o per riparare un manufatto già danneggiato.

Riteniamo infatti che debba essere precisata e rafforzata l'appartenenza tecnica e concettuale degli interventi di miglioramento sismico alle opere di conservazione.

 

 

 

[Nuova edizione] “CODICE DI PRATICA PER GLI INTERVENTI DI MIGLIORAMENTO SISMICO NEL RESTAURO DEL PATRIMONIO ARCHITETTONICO – Integrazioni alla luce delle esperienze nella Regione Marche”

 

a cura di Francesco Doglioni e Paola Mazzotti

edizione Regione Marche, 2007

 

 

L’opportunità di una ristampa del “Codice di Pratica”, esaurito nella sua asciutta veste di Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Marche, è stata colta come una possibilità di riflettere oggi sui suoi contenuti anche alla luce degli esiti dei progetti e degli interventi che, in misura diversa, lo hanno adottato a riferimento nella vasta opera di riparazione e miglioramento sismico del patrimonio architettonico marchigiano seguita ai terremoti del 1997.

La scelta editoriale ha da un lato i caratteri della riedizione in veste tipografica mutata, in quanto i testi di impostazione generale e buona parte delle immagini dell’edizione del 2000 sono stati riprodotti con limitati mutamenti; dall’altro assume il ruolo di edizione riveduta e integrata, in quanto i casi esemplificativi inizialmente adottati sono sostituiti da altri scelti tra i progetti e i cantieri realizzati da allora ad oggi nelle Marche.

Inoltre alcuni aspetti tematici, in particolare relativi agli interventi sulle singole componenti della fabbrica, ma anche riguardanti le relazioni tra opere strutturali e restauro architettonico, sono stati approfonditi con schede inserite nel testo o con contributi di riflessione, ad opera soprattutto di quei tecnici regionali che nei febbrili anni della ricostruzione li hanno direttamente affrontati e possono ora portare una testimonianza supportata dalla loro preziosa esperienza.

Il risultato è un intreccio in cui, alla struttura iniziale del Codice, si affiancano nuovi riconoscibili apporti; e questo non per ossequio alla componente filologica del restauro, che vuole distinguibili le integrazioni compiute, ma, in un campo in cui le idee e le mentalità mutano a volte impercettibilmente, a volte rapidamente sulla spinta di eventi, rivolgimenti normativi o nuove tecniche, ci è sembrato opportuno segnalare nell’indice la data dei nuovi scritti, anche per consentire di apprezzare questo differenziale; per evitare, soprattutto, di inserire affermazioni “ora per allora” in un documento che ha avuto un dato ruolo e si è assunto date responsabilità alla luce delle conoscenze e delle condizioni di quel momento storico. Abbiamo anche tenuto conto del fatto che in questi anni la stessa Regione Marche ha già pubblicato altri studi e resoconti in tema di interventi compiuti o in corso sul patrimonio architettonico, con avanzamenti di ricerca relativi alla valutazione di vulnerabilità e documentazioni di opere realizzate.

A questi studi inevitabilmente si rimanda per misurare gli avanzamenti in alcuni degli aspetti trattati.

 

 

 

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