Undergraduate and graduate programmes offered by the University iuav of Venice:

 

 

 

 

presentazione

 

Da molti anni vi è, presso lo Iuav, un nutrito gruppo di docenti e ricercatori che ininterrottamente si sono occupati e continuano a occuparsi di questioni che ruotano intorno al colore e alla luce in architettura. Le ricerche condotte da costoro hanno fatto in modo di individuare nello Iuav una sede privilegiata, riconosciuta per l’alto livello scientifico delle sue produzioni e tra le pochissime a livello nazionale in cui l’argomento colore e luce in architettura è tenuto in seria considerazione.

A questo stato di cose hanno contribuito, oltre alla seria, continua e prolifica produzione scientifica, alcuni convegni organizzati dal referente dell’Unità e da altri suoi membri. Queste attività scientifiche hanno richiamato in Venezia un nutrito numero di studiosi provenienti dal mondo accademico, della professione e della produzione industriale.

Inoltre non vanno dimenticate le ricadute sulla didattica conseguenti a questo interesse che i docenti dell’Unità hanno apportato, contributi didattici che hanno visto l’attiva presenza nella docenza presso i master sulla luce organizzati appunto dall’Università Iuav di Venezia.

 

In ambito nazionale vi sono poche Università che si occupano specificamente dell’argomento. La più nota e attiva risulta essere, allo stato attuale, l’Università di Genova, dove, per lunga tradizione storica, il colore ha notevolmente condizionato l’espressività delle facciate esterne degli edifici. Qui un nutrito gruppo di studiosi di varie discipline compie ricerche che sono puntualmente rese manifeste attraverso pubblicazioni e convegni. Vi è poi all’interno della Facoltà di architettura del Politecnico di Torino uno sparuto gruppo che si rapporta con il colore nei luoghi storici. Non va dimenticato che il primo Piano del colore italiano è stato qui messo a punto dal prof. Giovanni Brino. Terza, ma non ultima, in ordine di tempo nella presenza nazionale che ruota intorno all’argomento è senza dubbio alcuno la nostra Università. Al di là di tali atenei vi sono, poi, singoli ricercatori che distribuiti a macchia di leopardo sul territorio nazionale compiono ricerche sulle tematiche inerenti la qualità cromatica e luminosa dell’ambiente antropizzato.

 

A livello internazionale l’argomento è assai più studiato che presso di noi. Oltre a esistere più di qualche associazione (AIC-Association Internationale de la Couleur, International Colour Association; CIE – Comission Internationale de l’Eclairage ecc.), vi sono persino Facoltà intere che si occupano di colore. Tra le moltissime Università internazionali il tema del colore e della luce in architettura coagula l’interesse di una nutrita schiera di specialisti.

 

La questione più rilevante che l’Unità si propone di studiare riguarda la presenza cromatica e luminosa nell’ambiente antropizzato, soprattutto di quello costruito, analizzandone la storia, l’evoluzione e la contemporaneità.

In una società come quella attuale, dove la comunicazione sembra essere fondamentale, si sta assistendo a un cambiamento nell’uso dei colori e della luce. Toni e saturazioni si fanno sempre più marcati, rendendo l’architettura del nostro tempo notevolmente più visibile e chiassosa rispetto a quella del passato, dai toni più composti e tenui. Riuscire a dimostrare che stiamo assistendo ad una sorta di nuovo medioevo, perlomeno dal punto di vista del colore e della luce, potrebbe essere di grande utilità per la comprensione dei fenomeni che governano il nuovo paesaggio, in particolare all’interno di un territorio come quello veneto in cui le manifestazioni urbane un tempo erano connotate dalla picta civitas, quindi avvezze a un uso cromatico di notevole impatto.

 

Le linee di ricerca che l’Unità affronta riguardano in prima istanza la qualità ambientale (environmental quality), qualità intesa non nel senso delle questioni energetiche, che comunque sono presenti di riflesso (ogni colore assorbe più o meno energia), bensì su tutti quegli aspetti che riguardano la sostenibilità dei luoghi antropizzati e la loro adeguata fruizione dal punto di vista antropologico, storico, culturale, sociale, paesaggistico.

È noto che il colore e la luce interagiscono con l’uomo in maniera pesante, condizionandone i comportamenti. L’adeguata conoscenza, per coloro che si occupano di architettura, è divenuta necessaria per controllare il progetto architettonico e paesaggistico in epoca contemporanea laddove la mediaticità sta conquistando molte pelli architettoniche, determinando persino la tipologia del media building. In secondo luogo ogni colore dipende dal tipo e qualità dei materiali impiegati, dalle loro lavorazioni e dal tipo di luce a cui sono sottoposti, oltre alle condizioni ambientali in cui gli spazi aperti o racchiusi sono rilevati.

 

I temi che riguardano la conoscenza del colore e della luce, dal punto di vista della qualità dei luoghi antropizzati, costituiscono uno dei motivi prioritari dell’attivazione e della attenzione di questa Unità.

Non è solo la conoscenza, necessariamente alla base di ogni scelta materiale, che costituisce il nucleo di attenzione, cioè la ricerca teorica di base, ma anche la ricerca applicata costituisce uno degli obiettivi necessari che essa si è posta, essendo l’architettura frutto della materializzazione di un pensiero. I materiali, quindi, e le loro lavorazioni, le tecniche e le tecnologie funzionali alla generazione e controllo del colore e della luce sono sempre presenti sia nella fase storico analitica, sia in quella progettuale, sia in quella della realizzazione materiale dell’architettura e del paesaggio nel quale va a collocarsi. Un altro aspetto che non può essere messo in disparte e che sarà oggetto di ricerca riguarda la pianificazione cromatica dei luoghi antropizzati, compresi i Piani del colore e del paesaggio.

 

 

torna all’inizio >>

 

 

<< torna alla pagina dell’area di ricerca