Venezia, 9 luglio 2015

 

COMUNICATO STAMPA

Arsenale di Venezia.

Da luogo separato a nuova centralità urbana

Presentazione della ricerca Iuav

giovedì 9 luglio 2015

Cotonificio veneziano

 

 


L’Arsenale? Un cantiere in continua attività, uno spazio in perpetua trasformazione dal 1300. A dispetto di quanto possa trapelare al di là delle alte mura che lo circondano, l’antico manufatto non ha mai smesso di trasformarsi, con mutazioni di volumetrie, cambi d’uso e nuovi utilizzi. E’ quanto emerge dalla ricerca «Arsenale di Venezia. Da luogo separato a nuova centralità urbana» svolta dal gruppo di lavoro guidato dal prof. Stefano Rocchetto del Dipartimento di Culture del progetto di Iuav che questa mattina, nella sede del Cotonificio Veneziano in Laguna, ha presentato gli esiti di un lavoro durato un anno. Per la prima volta è stata messa a sistema la mole di dati custoditi da Comune di Venezia, Soprintendenza ai Beni Architettonici e paesaggistici, Magistrato alle Acque, Biennale, Marina Militare e Demanio per fotografare la situazione attuale, partendo dalle trasformazioni attuate negli ultimi 40 anni. Un lavoro puntuale di analisi e schedatura degli interventi (con tanto di costo e finanziatori per ogni immobile), che rende conto delle potenzialità di un insieme di spazi (il 75% del totale) tornati in possesso dell’amministrazione comunale nel febbraio del 2013.

 

Il lavoro di ricerca si è organizzato intorno a due principali obiettivi. Il primo è la restituzione dello stato di fatto attuale dell’Arsenale di Venezia, interessato, a partire dagli anni ’80, da un susseguirsi di interventi edilizi di vario tipo e dalla messa a punto di una serie di strumenti urbanistici, di pianificazione e di controllo che ne hanno indubbiamente determinato una modificazione fisica rilevante.

L’insieme di questi interventi ha determinato un nuovo assetto fisico e morfologico dell’Arsenale, che non è mai stato rappresentato in maniera unitaria, e che è scarsamente noto: l’Arsenale risulta infatti parzialmente aperto alla città esclusivamente in occasione di manifestazioni eccezionali, mentre i principali testi che si sono occupati dell’evoluzione di questa importate struttura urbana, si fermano agli inizi degli anni ’80.

Il secondo obiettivo è stato quindi quello di verificare le possibili metodologie di intervento, nell’ipotesi di una trasformazione dell’Arsenale in senso urbano, come complesso aperto alla città ed ad essa integrato, e al di là del problema strettamente legato al nuovo programma funzionale. In questo senso sono stati individuate delle “aree strategiche” (tra cui tre ‘porte’ da aprire verso la città: Campo della Celestia, Casermette e Area Fonderie), ovvero di ambiti limitati del complesso monumentale, individuati proprio per la loro potenzialità trasformativa da e verso la città ed il territorio, nonchè per la loro capacità di determinare un nuovo modo di “abitare” l’interno dell’Arsenale.

 A partire dall’ipotesi che le future ulteriori trasformazioni del complesso arsenalizio debbano essere volte a rafforzarne maggiormente il ruolo urbano, tendendo a riconfigurarlo da luogo separato, enclave semi-specializzata anche funzionalmente, a nuova centralità urbana, con la proposta di inserire delle quote di funzioni residenziali, anche di tipo speciale, al fine di presidiare uno spazio che, concluse le attività lavorative, resta abbandonato.

 

Dall’analisi - condotta da Monica Bosio, assegnista Iuav e coordinatrice della ricerca, Valentina Gambelli e Tommaso Fornasiero, redattori di schede e rilievi architettonici, e con la consulenza per gli aspetti storici dell’architetto Claudio Menichelli – emergono chiaramente i 28 interventi attuati nel corso degli ultimi decenni e i 65 mila metri quadri di copertura di spazi restaurati (ben 6 ettari e mezzo), con investiment di molti milioni di euro, in gran parte pubblici.

«Questa ricerca è il tentativo di riappropriarsi dell’Arsenale sia in forma simbolica che fisica – ha puntualizzato Carlo Magnani, direttore del Dipartimento di Culture del progetto -, mettendo a disposizione della città un materiale prezioso per cercare insieme vocazioni. Non sono stati elaborati progetti, ma vengono fornite indicazioni sulle aree che presentano criticità. Inoltre segna un passo significativo verso la collaborazione tra Iuav, Comune e Soprintendenza».

«Il lavoro fatto permette di riscoprire l’Arsenale e di ricollocarlo nella giusta prospettiva con il resto della città – ha aggiunto Rocchetto -. Distando poche centinaia di metri da Riva degli Schiavoni, non è un luogo periferico e va ricollegato agli altri spazi urbani»

«Questa ricerca colma un vuoto esistente dagli anni Settanta – ha dichiarato Menichelli -, periodo al quale risalgono gli ultimi lavori di Giorgio Bellavitis. In realtà si conosce molto poco dell’Arsenale attuale e il materiale della ricerca sfocerà in un volume»

 

 

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