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Renato Nicolini La poetica dell'effimero tutor: Angelo Cannizzaro, Mattia Darò, Gennaro Lopez, Nino Minniti, Carlo Prati |
La poetica dell'effimero
Capita a volte di sentir parlare della narrazione delle città. Parafrasando il titolo di un libro di Alberto Savinio, “Narrate uomini la vostra storia”, si potrebbe dire che le città vive oggi sono quelle che ancora narrano la propria storia. Con le proprie pietre, ma anche con i propri cittadini e con l’uso che delle loro pietre questi fanno.
La narrazione può apparire un atto debole, lontano dal carattere forte che legittimamente si vorrebbe attribuire al progetto. Ma, date l’incertezza del modo in cui oggi si può fare progettazione architettonica ed urbana in Italia (crisi dello spazio pubblico e più ancora dell’idea stessa di pubblico, delegittimazione attraverso la desuetudine degli strumenti urbanistici – quale Comune ha oggi le risorse per una politica di espropri e demanio delle aree fabbricabili - della legge del ’42 peraltro ancora in vigore, primato della comunicazione e dell’immagine), si può dire che la narrazione di una città sia forse la forma più alta di progetto consentita. Una buona narrazione della città è già una forma embrionale di progetto. E narrazione, uso effimero, desiderio, immaginazione sono termini in stretta relazione l’uno con l’altro. Il Laboratorio di quest’anno si ricollega al Laboratorio dell’anno passato sul “Lido analogo”, e si propone di lavorare ancora sui concetti di “analogia”, “relazione”,“transito”, “spettacolo”,“uso effimero e spettacolare dei luoghi” estende noli all’intera Venezia.
Alcuni primi esempi. Quanto al concetto di “analogia”, accostiamo al “Teatro del Mondo” di Aldo Rossi il “castello del Re pesce” che appare in mare alla nascita dell’infelice Mesurina, che darà il proprio nome al celebre Lago dolomitico, nella novella di Carlo Felice Wolf . Quanto al concetto di “transito”, i tre luoghi –porta di Venezia attraverso i quali, secondo Hugo Pratt, il veneziano può lasciare la città e passare in luoghi sconosciuti e meravigliosi, senza tempo: il “ponte delle maravegie”, il “calle dell’amor dei amici”, etc. Quanto all’uso effimero e spettacolare dei luoghi, partiremo dalle tracce dell’uso teatrale di alcune parti di Venezia della celebre Biennale Teatro di Luca Ronconi negli anni Settanta, dalle tracce delle feste e degli eventi della città….