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Pancho Guedes, Amancio d'Alpoim Miranda Guedes, detto Pancho, è architetto, scultore, pittore, e molte altre cose ancora. Nato in Portogallo nel 1925 ha vissuto la maggior parte della sua vita “creativa” in Mozambico (Africa).

Studia architettura a Johannesburg sotto la guida di eccezionali figure come Heather Martienssen, Donald Pilcher and John Fassler inizia a sperimentare l'integrazione tra le arti plastiche e grafiche, dalla scultura alla pittura, dal design al paesaggio all'urbanistica.

 

Era il periodo in cui in America e in Europa si andava consolidando il Movimento Moderno che enfatizzava, tra l'altro, il ruolo sociale e organizzativo dell'architetto, si redigeva la Carta d'Atene e le città erano in fermentazione.

 

Contrariamente, la situazione in Mozambico, dove abitava Pancho Guedes, era molto diversa: la guerra non aveva direttamente coinvolto il continente africano, e per la neutralità del Portogallo, il porto che serviva il sud e il centro dell'Africa conobbe un boom economico insperato. Si aggiunga che all'università di Johannesburg l'influenza di Le Corbusier era molto sentita quale risultato di contatti con il gruppo Transvaal di Martienssen, attivo nella capitale.

 

Questa sorta di dicotomia storica influenzò il giovane Pancho che se da una parta ammirava il lavoro del maestro svizzero, nessuna attrazione provava verso l'estetica della macchina e l'International Style. Per il suo temperamento latino Pancho Guedes guardava più alle forme espressive e alle potenzialità dell'arte africana, che molto influenzò le future risposte formali del giovane architetto.

 

In Africa non vi era domanda di case di massa o di edifici industriali, la storia coloniale in Sud Africa e in Mozambico aveva generato una élite bianca che poteva permettersi ville disseminate nella natura incontaminata mentre le città si andavano arricchendo di quartieri residenziali e amministrativi. Sebbene nelle colonie portoghesi non vi fu il dramma dell'apartheid, poiché vi era una politica di “assimilados”, la famiglia Guedes partì nel 1974 alla volta del Sud Africa per i disordini politici e l'instabilità economica inesorabilmente sopraggiunti.

 

In Mozambico Guedes lavorò e costruì moltissimo soprattutto da 1950 al 1974. Del 1952 è il suo primo viaggio in Europa, dove riscoprì i paesi medioevali, quanto le città metropolitane, il plastico Gaudì e la campagna rurale portoghese, Scarpa a Venezia e l'VIII Ciam londinese.

Le architetture di Pancho sono caratterizzate dalle originali risposte formali a vincoli funzionali nel pieno rispetto del programma e dei fruitori, conoscendo e preferendo materiali e tecniche tradizionali, usando gli elementi naturali non solo paesaggistici ma soprattutto climatici a favore di una progettazione integrata, sostenibile, organica. Otto anni dopo il suo primo incontro viene coinvolto da un drappello di giovani architetti ribelli: fonderanno il Team X che determinerà la fine dei Ciam e l'inizio di un'altra rivoluzione culturale. Questo è un periodo di intense relazioni, vi è anche la frequentazione con Kahn, di visibilità progettuale e formulazione teorica.

 

Progetta utilizzando un vocabolario eclettico con molte opzioni e variazioni, citazioni di maestri, sconfinando in tutte le arti e culture che ha incontrato dando luogo ad un idioma tutto particolare, inimitabile e riconoscibile.

Ricomincia la sua vita a Johannesburg dove insegna prima e presiede poi la Facoltà di Architettura dell'Università di Witwatersrand. La ricerca teorica e progettuale lo portano all'estero, lezioni, seminari, workshop lo vedono nelle maggiori scuole di architettura internazionali. Userà tutti gli anni sabbatici a disposizione per approfondire tematiche legate alla forma urbana, alle tecniche costruttive locali, alle ragioni profonde che regolano il manifestarsi delle forme.

 

Da tutto questo, sommato alla prolifica esperienza in Mozambico nasce “Eclectica”. Una città utopica, immaginaria, possibile dove vi è posto per il bello e il brutto, per il nuovo e la rovina, il naturale e l'artefatto. Un arcipelago di fronte le coste americane dove l'architetto è libero di fare ciò che vuole, al meglio delle sue possibilità reali e potenziali, dove può criticare. La raccolta di tutti i moltissimi progetti, realizzati e solo fissati su carta, prodotti.

 

Le sue pitture, sculture e architetture hanno provocato aspre polemiche e odiosi oscurantismi per i chiari riferimenti a ingiustizie politiche e sociali. Nel 2009 Lisbona riconosce l'ingente lavoro di Pancho Guedes celebrandolo al centro culturale Berardo al Belem, nella sua più importante e vasta mostra monografica dall'evocativo titolo Vitruvius Mozabicanus.