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Stefano Gris Aeroporto Nicelli a Lido di
Venezia. Un'architettura tra cielo e mare tutor: Valentina Babolin, Cristian Guizzo in collaborazione con SuperJet International spa La decisione del 1954 di scegliere Tessera come luogo dove costruire il nuovo aeroporto segna l'inizio della crisi del Nicelli, storico scalo veneziano. Nel 1967 anche le officine aeronavali si trasferiscono in terraferma e da quel momento il traffico commerciale e il complesso aeroportuale, costituito dall'Aerostazione, dagli hangar delle OAN, e da altri manufatti minori, entra in una lunga fase di decadenza. Nell'ottica di una generale rivalutazione del lido di Venezia ed in particolare dell'area aeroportuale, si propone agli studenti di intervenire con un progetto all'interno di un area in cui il masterplan ne prevede la riqualificazione attraverso il riuso e il ripristino di edifici abbandonati o dismessi (Il forte austriaco, la caserma Pepe, gli hangar progettati da Nervi, l'aerostazione degli anni 30). L'edificio o gli edifici da progettare saranno posizionati sulla linea di confine tra la spiaggia di S. Niccolò e l'area aeroportuale. La loro funzione dovrà essere duplice: da un lato strutture attrezzate per quella parte di spiaggia e lungomare che dovranno comunque rimanere “selvaggi”, liberi e privi di strutture di balneazione, dall'altro a servizio di manifestazioni fieristiche, convegni, congressi e altre attività da ospitare nell'area aeroportuale. Questa seconda funzione dovrà essere costituita da architetture temporanee aggregabili alla struttura permanente. Immaginiamo quindi un asse centrale, il cui sviluppo in lunghezza sarà di circa 500 metri, pedonale e/o ciclabile che distribuisca lungo il suo percorso una serie di architetture con funzioni precise a servizio della spiaggia e delle altre attività (ristoranti, bar, terrazze attrezzate, sale multifunzionali ecc.) e dall'altra una serie di architetture temporanee che dialoghino con le prime e ne diventino il loro completamento. Il percorso centrale collegherà l'abitato del Lido alla bocca di porto (futuro mose) e potrà essere sviluppato da ogni singolo gruppo in completa autonomia. Strutture e materiali dovranno garantire comunque una forte permeabilità visiva tra il mare, la terra e il cielo e dovranno dialogare con il contesto. Si ipotizzano 15 gruppi di 4/5 studenti che lavoreranno su 15 progetti diversi. Disegni a scala archiettonica, modelli, foto e/o filmati dei progetti che saranno poi impaginati nell'esposizione finale con criteri condivisi. |
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