Undergraduate and graduate programmes offered by the University iuav of Venice:

 

Dustin A. Tusnovics

Building for a better world: architettura oltre l’architettura

tutor: Maria Maccarrone, Alessia Zambon, Marlene Wagner

 

Architettura sociale – sostenibile – materiali alternativi.

Residenze per le popolazioni povere e non privilegiate.

Pensare socialmente e sostenibile quale approccio progettuale (cultuale e urbano).

 

Villaggi, campi rom, baraccopoli, insediamenti abusivi, favelas o qualsiasi altro nome per i cosiddetti “insediamenti alternativi”, concorrono a identificare (spesso negativamente e come luoghi disturbatori) la maggior parte delle metropoli (mega-cities) in Africa, Sud America e Asia. Una realtà molto ben illustrata in studi recenti e registrata nella Biennale di Architettura di Venezia del 2006.

 

Oggi il 75% della popolazione mondiale vive in città. È a questa realtà che gli architetti dovranno dare risposte e trovare soluzioni. Questo è ancora più evidente se si considera la recente sfida di Roma nell’allestire un campo nomadi alle porte della città: è un indicatore della crescente domanda di abitazioni per le fasce più disagiate della popolazione, anche italiana.

 

Attualmente la maggior parte dei governi contribuiscono solo con aiuti economici alla realizzazione di case popolari (contributi che coprono non più del 50% dei costi effettivi). Questa incongruenza porta alla realizzazione di edifici che risultano inappropriati e carenti sin dalle origini, non considerandosi, tra l’altro, le naturali tendenze di trasformazione, espansione, miglioramento e cambiamento delle situazioni finanziarie.

Come può l’Architettura rispondere a queste considerazioni di carattere sociale, e come può rendere effettivo un approccio differente, sostenibile?

 

Il tema del workshop è lo sviluppo di strategie di intervento per contesti urbani, di progetti per abitazioni sociali, usando risorse sostenibili, compatibili, locali.

In questo senso il progetto del workshop dovrà individuare delle soluzioni che rispondano a tre fasi: una contestualizzazione appropriata, un oggetto architettonico, una sistemazione urbana compatibile.

 

Prima fase: il contesto

Prima di tutto bisognerà individuare l’area di intervento (con google earth e simili). Per esempio Johannesburg e la sua periferia, oppure Nairobi e la baraccopoli di Mathare Valley. Quindi si effettueranno analisi appropriate per definire strategie e tecniche di progetto (considerando che le “baracche” in cui vivono una media di 4 persone sono di appena 2X4 metri!).

Analisi e ipotesi planimetriche e spaziali, dimensioni, materiali. comparazione di situazioni presenti in questi sobborghi e prime indicazioni sul concetto di progettazione sostenibile. Il tema della sostenibilità (sociale, economica, ecologica) caratterizzerà tutta l’esperienza laboratoriale.

 

Suggerimenti: Shoot Back (film); Construct/Deconstruct a shack (DVD di Christoph Hutin); Symbolism in SA architecture; Elemental Chile (concorso di progettazione)

 

Obiettivi: definire l’area di intervento; definire una scenografia appropriata dell’area; sviluppare una serie di strumenti: materiali, piante, strutture, impianti passivi, sicurezza; definizione di “sostenibilità” per il nostro obiettivo; definizione della strategia di intervento (mastrplan); identificazione delle necessità e degli obiettivi del progetto.

 

Seconda fase: l’oggetto architettonico

Progettare architettura oltre l’architettura. Non è con la casa “più bella” che possiamo cambiare la situazione devastante delle comunità più povere presenti sul nostro pianeta, ma configurazioni appropriate e regole definiranno gli obiettivi dell’architettura.

Come può essere quell’oggetto architettonico (nel nostro caso un abitazione) che usa le risorse nel modo più appropriato, che concorre a migliorare gli standard abitativi, che attiva e consente cambiamenti individuali, che utilizza energie alternative per il riscaldamento e il raffrescamento? In altri termini, come si configura una struttura che può essere considerata sostenibile?

 

Suggerimenti: progettare con il legno; esempi di realizzazioni in legno; consapevolezza energetica; abitazioni modulari.

 

Obiettivi: sviluppare una tipologia di abitazione modulare; combinazione dei moduli di base; attivazione degli strumenti definiti nella fase precedente: materiali, piante, strutture, impianti, sicurezza, approvvigionamento energetico, risorse, contesto, paesaggio, ecc; ri-definizione del concetto di Sostenibilità alla luce dello stato di avanzamento del progetto; re-visione della strategia complessiva del masterplan (feed back)

 

Terza fase: una sistemazione urbana compatibile(Cultural urban design)

L’individuazione delle soluzioni abitative e della loro aggregabilità (prima e seconda fase) devono essere viste in una ottica (contesto) più vasta: l’attuazione/attivazione, a livello base (a livello urbano, cioè) genera un reale plus valore che condurrà, infine, a una soluzione sostenibile, a un progetto urbano culturale, considerando gli aspetti sociali, culturali e tradizionali degli abitanti dei nostri interventi/strategie.

Questa fase riconsidererà, dunque, le prime due e si utilizzeranno tutte le informazioni guadagnate e trovate per provare a delineare la “strategia per edifici per un mondo migliore”: la risposta alla domanda posta in premessa, quale architettura sociale possibile, quali edifici sostenibili per materiali, risorse energetiche alternative, combinatorietà.

 

Suggerimenti: paesaggi urbani; Cultural urban design

 

Obiettivi: sviluppo di un layout urbano; rappresentazione grafica dell’approccio strategico condotto nelle tre fasi; plastico dell’area, del modulo abitativo base; dettagli; constestualizzazioni /fotomontaggi e rendering.

 

 

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