Undergraduate and graduate programmes offered by the University iuav of Venice:

 

Ind (Arman Akdogan e Felix Madrazo)

Venezia inaugura la sua prima Moschea

tutor: Stephan Damsin

 

Si digiti la parola “moschea” nel magico mondo di google.com e si vedrà come le prime pagine siano legate a bombe, targets, attacchi e terrorismo.

Si digiti poi la parola “Instabul” e “Venezia” (divise da una virgola) e si avranno i risultati di entrambe le città: si potrà osservare che dal 2003 la capitale turca ha duplicato la sua “popolarità” mentre Venezia sembra leggermente in declino (per lo meno tra le richieste di google). Rimanendo su questo motore di ricerca, si provi a combinare le parole “moschea + Venezia”, si scopriranno alcune interessanti notazioni: secondo FreeRepublic.com la seguente notizia appare in novembre “una chiesa cattolica (a Venezia, Italia) si trasforma in moschea (ogni venerdì)”. La storia continua, sembra incredibile: “una parrocchia diviene moschea ogni venerdì per i fratelli mussulmani, offrendo loro un luogo per la preghiera. Questo non è una sceneggiatura tratta da un film di Bollywood, ma una realtà praticata dalla Chiesa di Santa Maria Assunta a Paderno di Ponzano (Tv), vicino Venezia la città più romantica d’Italia e d’Europa!”. I commenti lasciati sul sito sono, però, generalmente intrisi di rabbia, spesso espressione di ignoranza, o di entrambe le cose.

L’Europa ha seguito con doveroso interesse lo sviluppo dell’immigrazione islamica in quei luoghi che alcuni chiamano “Eurabia” (la futura Europa). Questo è supportato dalla teoria che predice che la popolazione europea diminuirà e verrà presumibilmente rinfoltita dall’intensa immigrazione proveniente dai paesi islamici.

Da ora fino al 2050, secondo statistiche Onu, ci saranno circa 377,000 immigrati annui provenienti dall’Africa e circa 1 milione e duecento provenienti dall’Asia. In numeri questo significa 16,211,000 (Africa) + 44,400,000 (Asia) = 60,611,000 immigrati! Queste cifre potrebbero significare un gran numero di “potenziali” mussulmani che entrano in Europa che, però, stando a quanto afferma il noto giornale «The Economist», sono poco più del 5% della popolazione…senza pensare che molti di questi potrebbero anche cambiare religione una volta stabilitisi in Europa. Ciononostante una politica del panico risulta essere utile per indirizzare voti, e la sola menzione di costruire moschea(o adibire a), in una qualsiasi città europea, causa accesi dibattiti. Londra e Granata hanno recentemente aperto nuove moschee, hanno, cioè, innescato nuove polemiche.

Tornando a Venezia: l’anno passato c’è stata una interessante mostra sul rapporto tra oriente e Occidente al Metropolitan Museum of Art in New York. La proposta culturale è stata intensiva e ricca di dettagli soprattutto sulle relazioni intercorse tra la Serenissima e il mondo islamico (dalla fondazione stessa di Venezia) e su come Venezia sia percepita da parte di scrittori e intellettuali occidentali come la “più orientale” delle città d’Europa. Una città, Venezia, che ricorda per molti aspetti la cultura urbana islamica e il continuato inter-scambio con Istambul ,come dimostra il palazzo ducale o come testimoniano dettagli dei fondaci che rendono ora sottili ora espliciti i riferimenti a una architettura arabeggiante (i mori di Venezia). Sebbene ci siano molti aspetti afferibili alla cultura architettonica islamica (secondo molti storci se non vi fossero stati i fiorenti commerci con l’oriente, Venezia sarebbe rimasta un villaggio di pescatori) i mercanti che viaggiavano da oriente verso occidente rimasero invisibili in termini di religione (riti, cultura).

Mutatis mutandis, anche oggi, frotte di turisti e investitori economici provenienti da paesi islamici (Arabia Saudita, Dubai, ecc.) invadono Venezia, in numero sempre crescente rispetto agli anni passati. Probabilmente la provenienza geografica di queste ondate migratorie, sebbene passeggere e forse temporanee, cambierà alcuni aspetti, forse i più utilitaristici, della Città. Molta gente, probabilmente, preferirà mantenere Venezia com’è oggi, quasi in formalina, a dispetto dei cambiamenti politici, economici e culturali, che L’Europa sta vivendo; ma questo potrebbe nuocere alla Città stessa e atrofizzare il naturale e vitale ricambio generazionale.

 

Il fedele mussulmano frequenta la moschea circa 5 volte al giorno, mentre, invece, durante il periodo del Ramadan le pratiche religiose si intensificano fino a decuplicarsi, giornalmente! Questa sorta di “liturgia” deve essere tenuta da conto nella progettazione di una moschea, così come il luogo per le scarpe (si entra scalzi nel luogo di culto), per la purificazione, ecc. (orientamento verso la mecca, tappeti per la genuflessione, ecc.).

I mussulmani usano la moschea non solo come luogo di culto ma anche (e per la maggior parte del tempo) come aggregatore sociale, come luogo dell’istruzione (vi si trovano librerie, scuole di lingua, scuole di religione, corsi professionalizzanti), come luogo di scambi commerciali (occasionali e programmati), ecc. La moschea è per i mussulmani come il tempio al foro per i romani. È difficile pensare un mondo senza religione, ma si può provare a immaginare Venezia che inaugura una moschea senza che questa occasione abbia alcuna implicazione politica, ma solo come un mezzo di civile convivenza e apertura verso una cultura oggi apparentemente distante.

 

La moschea rimane un edificio, un oggetto di architettura entro e fuori cui si coniugano funzioni anche molto diverse tra loro e che, come tutte le architetture, ha bisogno di un Progetto. A prescindere dai valori morali, etici, culturali, religiosi, politici, di cui si possa (e/o voglia) far portatrice.

 

Tre fasi di progettazione della nuova moschea a Venezia:

si lavorerà in gruppo; ciascun gruppo deciderà liberamente il luogo per la nuova moschea di Venezia. Non ci sono confini, limiti o vincoli di sorta, ma il gruppo dovrà argomentare la scelta del luogo durante la prima presentazione e declinare il programma funzionale che caratterizzerà la nuova moschea.

 

I primi approcci progettuali non usufruiranno dell’aiuto digitale di softwares (niente cad, photoshop, ecc), ma solo disegni e schizzi. Alla fine della prima fase di lavoro in aula si arriverà alla definizione solida di un plastico in scala adeguata per verificare il programma funzionale proposto, le scelte tecnologico-formale, l’adattamento al luogo pre-scelto.

 

Una seconda fase prevede una sorta di indagine sul campo: bisognerà andare sul luogo della future moschea e consultare la popolazione (attiva, temporanea, che vi abita, che vi lavora, ecc.) sul processo che avete messo in scena. Interviste, riprese video, in movimento o attraverso postazioni preferenziate saranno lo strumento per verificare la “plausibilità” e “accettazione” di ciascuna moschea. In aula si sintetizzeranno in diagrammi esplicativi le reazioni di una significativa campionatura di popolazione intervistata.

 

La terza settimana sarà dedicate alla rappresentazione finale della moschea alla luce delle osservazioni registrate dal vero. Il/i modello/i, tavole, diagrammi, video e un taccuino del processo progettuale avviato, saranno oggetto della mostra, secondo un allestimento da decidersi in base ai risultati raggiunti dai gruppi.

 

 

 

 

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