Undergraduate and graduate programmes offered by the University iuav of Venice:

Arcipelago Santiago. Lo sguardo interiore

 

workshop di progetto

 

28 agosto > 15 settembre 2017

Pontificia Universidad Catolica de Chile, Escuela de Arquitectura – Santiago

 

responsabile scientifico: Renato Rizzi

 

aperto a 20 studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale in architettura

 

4 cfu, tipologia D, ai frequentanti del corso di laurea magistrale in architettura per il nuovo e l’antico

6 cfu, tipologia D, ai frequentanti degli altri corsi di laurea

 

per informazioni e iscrizioni

Susanna Pisciella

susanna.pisciella@iuav.it

Renato Rizzi

renato.rizzi@iuav.it

 

programma scientifico

 

a cura di Renato Rizzi, Susanna Pisciella

 

Oggi il progetto di architettura richiede di sviluppare una forte critica nei confronti della cultura contemporanea. Pensare alla città vuol dire tenere insieme almeno due scale: quella dell’uomo e quella del mondo. L’uomo oggi è visto come individualità –neutro, anonimo- mentre ciascuno sarebbe una singolarità - un mondo-. Dal canto suo il mondo oggi è concepito come una grande rete che collega punti individuali, più che come una grande vita che si sviluppa nel tempo. Una rete spaziale (neutra) fatta di punti (isolati) che infinitamente disloca da un punto all’altro, basata sulla simultaneità degli impulsi (smart) che omogenizzano e mortificano le diverse temporalità che appartengono invece ai luoghi e alla vita.

 

L’architettura, che è il risultato della tensione tra i due termini contenuti nel nome, archè e tèchne, oggi è vista solo dal punto di vista della tecnica. È cioè dimezzata. La tecnica si esprime attraverso tutte quelle procedure -legislative, energetiche, tecnologiche, infrastrutturali, etc- che sostituiscono la responsabilità personale con l’autorità astratta dell’apparato normativo. La norma -estensiva- ha sostituito il valore –intensivo, qualitativo- e quello che si costruisce in questa prospettiva è periferia, non città. Occorre dunque passare dal paradigma che domina il mondo a quel paradigma che si mette invece in ascolto del mondo.

 

Questo progetto per Santiago si propone di riconnettere la grande cultura con la grande natura cilena dentro la sintesi dell'architettura, risvegliandone l’archè per rimettere in gioco l’autenticità dell’architettura e la singolarità della città. Come la maggior parte delle città latinoamericane, Santiago fu fondata nell’epoca in cui lo spazio era concepito in modo geometrico-cartografico –continuo, omogeneo, isotropico-, su quadre. E oggi, nell’era della dislocazione, le sue quadre si riempiono di “Just buildings” che sono il risultato di investimenti immobiliari più che culturali (della singolarità, della comunità). E che più sono alti, come il Costanera, più ostentano non solo la vittoria sulla gravità ma anche il desiderio di lasciarsi alle spalle quel suolo, luogo, cultura.

 

Tutto questo mette in gioco un secondo grande tema, quello della ri-territorializzazione. Lo spazio della globalizzazione è neutro, effimero, di attraversamento. In una parola, de-territorializzante. Il pensiero critico sulla città oggi è chiamato a rigenerare luoghi, punti di intensificazione che siano resistenze contro il processo omogenizzante e monologico dello spazio globale. Santiago è una metropoli in veloce crescita, ma come tutte le metropoli soffre la perdita della propria interiorità e il diffondersi della monocultura occidentale. Inoltre le ripetute distruzioni le hanno sottratto il nucleo storico, in grado di trattenere la singolarità del luogo. Il processo di ri-territorializzazione parte proprio dalla riemersione delle peculiarità uniche e irripetibili del luogo.

 

Il terzo tema di progetto riguarda proprio la natura, che in Cile coincide con la nazione stessa. La potenza delle Ande unifica il paesaggio da nord a sud imprimendo un orizzonte continuo, imponente, che supera qualsiasi manufatto umano. Da qui la contraddizione tra la forza geografica del paesaggio di Santiago e l’insignificanza e indifferenza della sua crescita urbana. Il workshop si propone di contribuire a cercare una nuova connessione tra la città e il suo paesaggio, cercando nella natura l’interiorità della città e della sua cultura; del suo intimo modo di abitare. I cerros-islas che dalle Ande si staccano per cingere come un arcipelago il mare di Santiago si configurano come le sentinelle della città. Il luogo del doppio sguardo, della città verso di loro; il loro verso la città. Presenza silenziosa, buchi neri nella fitta maglia di luci notturne, queste montagne fanno riemergere dentro la città tutto ciò che è incontrollabile e che si sottrae alla pretesa di conoscenza e visione. Sono loro l’occhio interiore di Santiago, dove si deposita il rimosso della città. Il seminario riparte proprio dal loro interno, costruendo lungo la linea dell’arcipelago una invisibile (interna) fortificazione, luogo della possibilità del nuovo sguardo.

 

Il mezzo fondamentale di progetto è la rappresentazione, grazie alla quale si può mostrare l’inscindibile connessione tra la materia concreta –visibile- e lo spirito essenziale –invisibile- della città. Attraverso i modelli si può tornare a riflettere sulle grandi morfologie di questi luoghi trasferendo le immagini che sono morfologico-geografiche dentro la nostra interiorità.