I Paesaggi della lentezza
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convegno a cura di Emanuel
Lancerini giovedì 17 dicembre 2009 Palazzo Badoer, aula
Tafuri Laurea specialistica in Architettura per la città Architettura per il paesaggio Architettura per la sostenibilità Unità di ricerca Il progetto di paesaggio |
cliccando il link sottostante sarà possibile seguire il convegno in streaming:
> 9.30
Amerigo Restucci rettore Università Iuav di Venezia
Renzo Marangon assessore alle Politiche del Territorio Regione Veneto
Alberto Ferlenga direttore Scuola di Dottorato Iuav
Enrico Fontanari laurea specialistica in Architettura per il paesaggio
Benno Albrecht laurea specialistica in Architettura per la sostenibilità
> 10.00 temi e questioni
Emanuel Lancerini Università Iuav di Venezia
Paolo Rumiz editorialista de la Repubblica
Bernardo Secchi Università Iuav di Venezia
Fabio Renzi Symbola Fondazione per le qualità italiane
Arturo Lanzani Politecnico di Milano
> 13.30 lunch
> 14.30 territori, ricerche e progetti
Il Parco urbano di Ferrara João Nunes, Università Iuav di Venezia
Osservatorio Delta del Po Maria Chiara Tosi, Università Iuav di Venezia
Il Barranco de Santos, Tenerife Juanma Palerm, Università Iuav di Venezia
Paesaggi terrazzati dell’arco alpino Domenico Patassini, Università Iuav di Venezia
Urban Node nel Parco Regionale del Matese Monica Carmen, La Carmen Architetti & Partners
Il Parco dei Campi Flegrei Francesco Escalona, Parco regionale dei Campi Flegrei
> 17.30 coffee break
> 18.00 la laguna di Venezia è un paesaggio della lentezza
Alessandra Taverna Istituzione Parco della Laguna
Michel Thoulouze imprenditore a Sant’Erasmo
Marco Brogiotti Slow Food Veneto
moderatore Juanma Palerm Biennale delle Arti e dell’Architettura delle Isole Canarie
iniziative
correlate al convegno
lunedì 14 – 15 - 16
dicembre 2009
seminari con gli studenti delle Lauree specialistiche
venerdì 18 dicembre 2009
seminario con i dottorandi
Alcuni anni fa quando abbiamo iniziato ad utilizzare l’espressione territori lenti ci sembrava e ci sembra a maggior ragione oggi, che ambiti consistenti del territorio italiano non potessero più essere descritti, pensati, governati con il binomio territorio in crescita/in ritardo e neppure con altre tradizionali immagini geografiche che nel migliore dei casi riescono ad illuminare solo qualche aspetto di questi contesti territoriali: le immagini della “provincia” italiana, della città media o della città d’arte, contrapposte allo spazio metropolitano, dell’area di sviluppo rurale, dei distretti del turismo culturale contrapposte alle aree di sviluppo industriale e ai distretti forti del turismo.
La lentezza evoca per questi contesti non un ritardo, il sottosviluppo, ma un diverso movimento, come quello periodico del livello del lago e delle sue onde quasi silenziose ed arrotondate. La lentezza richiama una attenzione alle pratiche dell’abitare e del lavoro, alla vita quotidiana rispetto ai grandi aggregati delle analisi socio-economiche ed urbanistiche. La lentezza evoca anche una attitudine del nostro sguardo, una volontà di rimanere certamente non indifferenti, ma comunque a qualche distanza dal veloce diluvio di immagini geografiche, urbanistiche sociologiche, economiche della globalizzazione, della flessibilizzazione, della dematerializzazione, della despazializzazione, dell’inevitabile imporsi dello spazio di flussi e pure, sia detto con chiarezza, dai tentativi di reinvenzione di un “locale” e di un solo “spazio di contatto” che ad essi
si oppongono, radicalmente e volontaristicamente.
I paesaggi della lentezza mettono in luce ambienti a bassa densità dell’edificato e della popolazione, ma comunque investiti da dinamiche residenziali, da un particolare sviluppo commerciale, da una presenza turistica e/o industriale congiunta. Territori fortemente caratterizzati da un paesaggio agrario sempre meno univocamente definito, dove una serie di attività settorialmente differenti si intrecciano dando luogo a miscele paesistico-insediative che non comportano, almeno per ora, fatti urbani particolarmente evidenti, ma piuttosto processi di lenta metamorfosi interna. Lontani dall’essere immobili ma connotati da un movimento a basso numero di giri, questi territori mutano attraverso piccoli eventi spaziali, attraverso metamorfosi di significato, di forme relativamente stabili, invisibili nelle consolidate immagini interpretative che qui sembrano perdere ogni valenza euristica. Frequentare territori lenti porta a incontrare strane storie di soggetti che rimangono radicati in un ambiente costitutivamente vario e plurale, urbano e rurale, turistico e industriale, agricolo e residenziale. E da esso riescono a prendere nuovo impulso e nuova vitalità. Le risposte sociali, istituzionali e progettuali sono spesso incerte e non sempre pienamente rispondenti, ad esempio, alle sfida della multifunzionalità dell’agricoltura o a quella del contenimento del consumo dei suoli agricoli. Eppure in questo scenario vi sono virtù e sperimentazioni che stanno emergendo e che possono correggere la rotta.
con la
partecipazione di
Scuola di dottorato dell’università di camerino
Università di Camerino
Dottorato in Composizione e progettazione urbana
Università di Chieti-Pescara
Scuola di dottorato in Architettura e design
Università di Genova
Dottorato di Progettazione urbana
Dottorato di ricerca in Urbanistica e pianificazione territoriale
Università degli Studi di Napoli Federico II
Scuola di dottorato in Scienze storiche – indirizzo Geografia umana e geografia fisica
Università di Padova
Dottorato in Architettura dei parchi e dei giardini e assetto del territorio
Università mediterranea di Reggio Calabria
con il
patrocinio di
Regione veneto
Slow food veneto
Istituzione Parco della laguna
per informazioni
http://www.iuav.it/scuoladidottorato

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