eventi della didattica

Undergraduate and graduate programmes offered by the University iuav of Venice:

La parabola di Bernard-Marie Koltès

 

 

11 > 13 marzo 2013

Terese, aula D

ore 15

 

conferenza

François Koltès

13 marzo 2013

 

I registi Walter Le Moli e Caterina Vianello e i professori Filippo Bruschi e Luca Fontana tenteranno di riassumere con François Koltès  la parabola del teatro koltesiano e di definirne il posto nella scena contemporanea.

 

corso di laurea magistrale in

Teatro e arti visive

Le giornate di studio dell'11 e 12 marzo, la conferenza e il successivo dibattito del 13 marzo hanno come obiettivo di far conoscere la figura di Bernard-Marie Koltès, di studiarne l’opera e di ragionare sull’influenza che questa ha esercitato sul teatro contemporaneo. 

 

Bernard-Marie Koltès è uno dei più grandi drammaturghi degli ultimi cinquant’anni, autore di Combattimento di negro e di cani,  Nella solitudine dei campi di cotone o Roberto Zucco. Il suo teatro parla dello scontro tra culture (nord e sud del mondo) e classi sociali, in una lingua in cui si mescolano grande violenza e grande raffinatezza.  

François Koltès è la persona più indicata per fare da guida in questo complicato universo letterario. Questo non solo per il legame affettivo che li univa, ma per aver collaborato con Bernard-Marie Koltès alla messa in scena di alcuni suoi testi e perché oggi ne è l’erede universale. In questa triplice veste François Koltès è depositario di una grande quantità di documenti personali e artistici (lettere, interviste, filmati di regie, testi autografi ecc.) sulla vita e l’opera di Bernard-Marie Koltès. Un materiale del più grande interesse per un ateneo che vuole fornire ai propri studenti un approccio « dal vivo » alle arti della scena.

In virtù di tale approccio, e del lavoro svolto da François Koltès come scenografo e architetto, il seminario si rivolge non solo agli studiosi e agli studenti di IUAV e Ca’ Foscari interessati alla drammaturgia, ma anche a tutti coloro che vogliano approfondire  il teatro in quanto arte totale e pluridisciplinare. Esso interessa quindi gli studenti del corso di laurea in Design e in Architettura orientati a studiare, approfondire e verificare, attraverso un confronto con chi ha agito in prima persona in questo ambito, i passaggi tra le arti visivo-costruttive e la loro applicazione in scena

 

programma delle giornate di studio  11 e 12 marzo e della conferenza del  13 marzo 2013

 

François Koltès

«La Parabola di Bernard-Marie Koltès»

François Koltès ripercorrerà la carriera del fratello, concentrandosi da prima sugli esordi strasburghesi con La Compagnie du Quai. Tra i vari documenti mostrerà La nuit perdue (La notte perduta, 1973), unico film realizzato da B-M Koltès e documento quasi introvabile. 

In seguito F. Koltès analizzerà assieme agli studenti La Notte appena prima della foresta (1977), il primo testo che Koltès considerò come pienamente riuscito, quello che inaugura la seconda fase della sua carriera. L’analisi della Notte appena prima… servirà a F. Koltès per sottolineare personaggi e figure retoriche dell’ opera di B.-M.Koltès. In seguito mostrerà come esse ritornino, più o meno variate, nel corso delle opere successive, da Quai Ouest a Roberto Zucco.

In conclusione François Koltès, i registi Walter Le Moli e Caterina Vianello, e i prof. Filippo Bruschi (Paris III) e Luca Fontana (IUAV) tenteranno di riassumere, assieme ai partecipanti al seminario, la parabola del teatro koltesiano, stabilendone il posto nella scena contemporanea, sottolineandone i punti oscuri e gli aspetti che possono ancora essere valorizzati.

 

Bernard-Marie Koltès (Metz, 1948 – Parigi, 1989)

È figlio di un generale e di una donna appartenente alla borghesia industriale lorena. La sua educazione è quella di un figlio della provincia francese, in una città, Metz, caratterizzata dalla forte presenza di militari e dall’immigrazione magrebina nell’industria siderurgica. Durante la Guerra d’Algeria le tensioni sono fortissime. Ritroveremo questo contrasto tra due mondi inconciliabili, eppure legati a doppio filo, in molti testi teatrali di Koltès, specie, paradossalmente, in quelli più tardivi. Finita la scuola, Koltès si trasferisce a Strasburgo per studiare giornalismo, ma si dedica quasi esclusivamente al teatro. Entra al TNS (Théâtre national de Strasbourg) e fonda un gruppo, il Théâtre du Quai, con il quale mette in scena i suoi stessi testi (L’Eredità, Voci sorde, Racconti morti) e adatta altri scrittori (Gorky, Dostoevsky, Shakespeare). Malgrado L’Eredità e Voci sorde siano letti a Radio France, l’esperienza del Théâtre du Quai finisce nel nulla. Segue un periodo di vuoto, in cui Koltès vive una vita precaria, al limite della povertà. Trova comunque il modo di viaggiare : URSS, New York, Nigeria, Guatemala. È anche grazie a questi viaggi che abbandona l’astrazione dei suoi primi drammi, per diventare, come Shakespeare, un drammaturgo del mondo.

Il primo lavoro di questa nuova stagione è La Notte prima delle foreste (1977), lungo monologo di un marginale lacerato tra la Francia e il paese di origine, col quale Koltès comincia a farsi conoscere negli ambienti teatrali parigini, ma anche sulle scene off di New York, Amsterdam, Francoforte e Milano. Patrice Chereau, il regista che ha da poco rivoluzionato la regia wagneriana, legge alcuni testi che Koltès gli ha mandato. Ne è entusiasta. Nel 1983, il Théâtre des Amandiers, di cui Chereau ha appena preso la direzione, apre la stagione con Combattimento di negro e di cani, un testo scritto da Koltès al ritorno da un viaggio in Nigeria. Tra gli attori ci sono Michel Piccoli e Maria Casarès.  Enorme successo. Seguono Quai Ouest, racconto poliprospettico in un hangar newyorchese in fase di smantellamento, e la fuga a due voci di La Solitudine nei campi di cotone.  Siamo nel 1986. In pochi anni Koltès è diventato l’autore francese vivente più rappresentato al mondo.

Il Ritorno al deserto, commedia-vaudeville sulla guerra di Algeria è un’altra storia dello scontro tra due mondi, ma anche il segnale che Koltès vuole sperimentare altre poetiche. Il dramma successivo, Roberto Zucco, è la parabola di un serial-killer mestrino in fuga tra la Francia e l’Italia, un Ercole che avanza nella vita a colpi di pugni, cosciente di essere comunque condannato a morire. Per una storia dal taglio così espressionista Koltès contatta il regista tedesco Peter Stein. Nel 1990 Roberto Zucco debutta alla Schaubhne di Berlino con la regia di Stein. Koltès non potrà vederlo : muore il  15 aprile 1989.    

 

Anche a causa del prestigio dei registi che l’avevano messa in scena, l’opera di Koltès nei primi anni novanta è stata presto relegata al  ruolo di classico contemporaneo. Con l’avvicinarsi del nuovo millennio sono invece emersi i tratti premonitori: il mescolarsi dei territori e delle lingue, il gioco atroce e sublime delle relazioni umane, la violenza che esplode alla periferia dell’impero per rifluire verso il centro che l’ha fomentata. Temi del presente che ritroviamo in autori come Sarah Kane, Rodrigo Garcia, Biljana Srbljanovic.

Nel 2007 la Comédie Française ha consacrato Koltès, con la messa in scena del Ritorno al deserto. Nel 2009, a Metz, si è  tenuta la prima Biennale Koltès. Anche in Italia, le migliori regie  sono degli anni duemila. Tra queste segnaliamo quelle di Claudio Longhi, che negli ultimi anni, con Voci sorde, Sallinger (2009), Nella Solitudine dei campi di cotone (2009) e La Notte prima delle foreste (2011), ha portato un nuovo sguardo sull’universo koltesiano.