Undergraduate and graduate programmes offered by the University iuav of Venice:

Vesper. Rivista di architettura, arti e teoria

 


 

Guido Guidi, Pinarella di Cervia, 1980

 

 

Vesper No. 8 Vesper

Call for abstract e call for paper

 

 

L’atmosfera era crepuscolare e pericolosa, la topografia era complicata da un gran numero di specchi; i principali avvenimenti si compivano dall’altra parte dell’amalgama, dentro un palazzo abbandonato. […] Non si può pensare a un esito diverso, sullo sfondo di questa Penelope di una città, che tesse le sue trame di giorno e le disfa di notte, senza che ci sia un Ulisse all’orizzonte. Soltanto il mare.

Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili

 

 

L’ottavo numero di “Vesper” è dedicato al tema Vesper, insiste quindi su una doppia specchiatura: quella insita nella figura del numero otto e quella tra contenuto e nome del contenitore. I vespri e il progetto del tempo, il crepuscolo, il binomio Occidente e Oriente, il doppio come condizione e come strategia, Venere e Venezia, il tramonto come direzione propizia, il disegno delle ombre, il camouflage, Vesper Lynd e il cocktail Vesper (entrambi invenzioni della penna di Ian Fleming) sono la costellazione di punti che si propagano dal termine Vesper e che “Vesper” 8 vuole illuminare.

Il tempo e le sue misure sono materiale di progetto come ribadito da Cedric Price nella mostra Mean Time, allestita nel 1999 presso il CCA a Montreal, dove a quattordici categorie temporali – Self-Destruction, Refabrication, Prediction, Anticipating the Impossible, Chronicle, Synchronization, Interval, Simultaneousness, Uncertainty, The Pleasure of Frustration, Suspending Time, Distorting Time, Gravity, Pacing – sono associate altrettante situazioni architettoniche. Ma il progetto del tempo può tornare anche a manifestarsi come costruzione: l’artista svizzero Not Vital immagina e realizza oggi torri sparse per il mondo pensate solo per estraniarsi e concentrarsi sull’apparire e lo spegnersi delle luci del tramonto.

Il crepuscolo è associato sia al chiarore del cielo a Oriente prima del sorgere del Sole, sia alla luce sfocata che riverbera a Occidente dopo il tramonto. Occidente e Oriente sono posizioni chiare e confondibili come già testimonia Venezia o ancora come tenta di affermare Wright inseguendo il pensiero di Georges Ivanovič Gurdjieff unendo due gemelli che non sarebbero mai andati d’accordo (sempre Occidente e Oriente). La città lagunare è sovente associata a Venere per il comune nascer dalle acque (acque nelle quali Venezia si specchia e raddoppia). Pitagora identificò nel pianeta Venere sia la stella della sera (Hesperos) che quella del mattino (Phosphoros), i due nomi si riferiscono allo stesso astro ma posto in stati temporali differenti. Il doppio è quindi sia una condizione che una strategia come ricordano le chiese gemelle (1665-1678) in Piazza del Popolo a Roma, ma anche le uguali ma diverse chiese di Santa Maria in Montesanto (1662-1679), di Gian Lorenzo Bernini, e di Santa Maria dei Miracoli (1675-1679), di Carlo Rainaldi, sempre a Roma. Sono speculari il Naturhistorisches Museum e il Kunsthistorisches Museum di Gottfried Semper e Karl von Hasenauer realizzati a Vienna tra il 1872 e il 1891. La Double House di Mvrdv, costruita a Utrecht nel 1997, propone un incastro tra due unità abitative rese siamesi.

Il tramonto è una direzione propizia come testimoniano le molteplici stagioni che segnano l’opera di alcuni longevi pensatori e progettisti, è un vero e proprio spazio nel quale l’architettura può decidere di insediarsi, anche per difendersi. Bernard Khoury realizza nel 1998 il Club B 018 a Beirut nel distretto di Quarantaine, zona teatro di sanguinosi scontri durante la guerra civile libanese. Il club, affondato nel terreno come un rifugio antiaereo, approfitta della propria superficie oscura per vivere nel buio: aprendo la propria copertura mobile si trasforma in una discoteca en plein air. Jean Nouvel concepisce Onix (1988), a Saint-Herblain in Francia, per rispondere alla dicotomia presente nell’area tra la direzione urbana dettata da un grande parcheggio e l’eco di un primigenio Eden prodotto da un grande lago. L’architetto opta per una posizione terza tra le due trovate, sospende l’edificio dentro la brillantezza e lo spessore del buio: “It is black, but bright and sharp. The thickness of the building is conveyed through the thickness of its darkness, and appears as a monochrome block”.

Nel suo libro Le soglie dell’ombra. Riflessioni sul mistero Franco Rella attraversa contesti culturali antichi e moderni alla ricerca del confine tra la luce e il suo opposto e dei significati che custodisce e costruisce, ma l’ombra è anche sostanza considerata e manipolata da architetti e artisti attraverso la presenza di elementi concreti e il controllo di masse nere a scolpire volti e corpi. Nell’assonometria della proposta per Ca’ Venier dei Leoni (1985), Costantino Dardi con una selva di pilastri colma il vuoto trovato e confermato, vuoto nel quale albergano solo gli steli eretti e le loro ombre. Già la facciata dello stesso autore che partecipa nel 1980 alla Strada Novissima veneziana si plasma a definire profondità inclinate nel ridotto spessore utilizzabile e propone sottili telai in aggetto: si tratta di due movimenti tesi a ottenere ombre portate e soglie nere. Molte città poi sono segnate da orologi solari che trasformano la luce in segni scuri, progettando ancora forme del tempo.

Il cocktail (che solitamente segna la fine del giorno) “Vesper” è una invenzione di Ian Fleming, narrata in Casino Royale (1953). Il nome del drink ricalca quello di uno dei protagonisti del racconto: la spia Vesper Lynd (personaggio ispirato alla vita dell’agente segreta polacca Christine Granville/Krystyna Skarbek a servizio dell’MI6 britannico). Oggi non è possibile riprodurre la ricetta originale in quanto il Kina Lillet, ingrediente fondamentale insieme al gin, alla vodka e a una scorza di limone, non è più in produzione. Il rapporto alcool, città e architettura forse è stato poco considerato negli studi urbani, certamente osservato in letteratura e nelle arti visive nel suo disegnare spazi comuni della sera, nel suo esaltare l’attraversamento del trapasso tra il giorno e la notte. Eppure sarebbe utile scoprire il “mistero”, citando Rella, di locali quali il veneziano Harry’s Bar: vissuto come un porto estremamente denso e raccolto, concepito come luogo introverso ma non per questo estraniante.

Vesper Lynd, il suo doppio gioco, il suo essere un personaggio di finzione e una vera spia, porta in campo il camouflage, condizione vissuta naturalmente da alcuni animali e piante, declinazione della strategia del doppio sempre impostata sull’ambiguità e sul confine abitato. Nel testo Architecture in Uniform: Designing and Building for the Second World War (2011) Jean-Louis Cohen sottolinea: “During the Second World War, architects almost completely supplanted painters in the field of camouflage. Studies into the technique had continued uninterrupted since 1918, and camouflage departments now occupied an important place in all the armed forces. […] Physicists were added to strengthen the scientific component of the projects; advanced experiments were conducted in an ingenious ‘vision chamber’, making it possible to study the various proposals under different lighting conditions, as well as in a ‘moonlight vision chamber’ for nocturnal views”. L’arte del mascheramento è ridondante nella città di Venezia, si pensi ad esempio alla gestione della Serenissima dello sfarzo architettonico attuata obbligando a relegare il lusso solo dentro i manufatti, all’oscuro della scena urbana. Ancora, il camouflage trova un primo fondamento nei cangianti mondi d’acqua, nelle specchiature, nelle dissociazioni alla Wilde che coincidono poi con la sostanza molteplice e multiversa della realtà.

“Vesper” esalta la caduta nel tempo perché, scrive Cioran, “non siamo realmente noi se non quando, mettendoci di fronte a noi stessi, non coincidiamo con niente, nemmeno con la nostra singolarità”. Guardare dentro il crepuscolo equivale a sciogliere evidenti differenze e distanze, corrisponde a confondere i confini degli oggetti e a mettere alla prova le certezze dello sguardo, immergendo quest’ultimo dentro l’imbrunire del “contemporaneo”. La cecità è un atteggiamento necessario per leggere la realtà, come già proponeva Saramago; Agamben precisa che per stare dentro il proprio tempo è necessario costruirne una sfasatura, un anacronismo: non vedere le luci ma saperne rilevare le oscurità; Eco ricorda che considerando il buio è possibile conciliare un senso affettuoso del concreto e una danza di sublimi astrazioni.

 

 

Vesper è strutturata in rubriche, qui di seguito la call for abstract e la call for paper a seconda delle tipologie. Tutti i contributi nella loro forma definitiva saranno sottoposti ad un procedimento di valutazione tra pari secondo i criteri della Double-Blind Peer Review.

 

 

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Rubriche: Progetto, Saggio, Viaggio, Archivio, Tutorial, Traduzione

Invio abstract entro il 25 agosto 2022

Notifica di accettazione abstract entro il 10 settembre 2022

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Notifica di accettazione paper il 20 novembre 2022

 

Rubriche: Racconto, Dizionario

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Notifica di accettazione paper entro 10 settembre 2022

 

Pubblicazione di Vesper No. 8, maggio 2023

 

 

 

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