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Titolo 1

Il peso della ricerca.

Valutare una materia umanistica: architettura per esempio.

 

Bologna 22 maggio

Urban Center della Biblioteca di Sala Borsa

Piazza Nettuno

 

 

 

Abstract degli interventi

 

Matteo Turri, Università di Milano:

15 anni di valutazione nelle università italiane: conseguenze e prospettive

L’esperienza italiana in tema di valutazione dell’università ha la propria origine nel 1993. A fronte dello sviluppo, a livello nazionale e negli atenei, di organi e esperienze di valutazione, ad oltre 15 anni dal suo avvio, i risultati appaiono modesti. Non stupisce pertanto che da più parti si sostenga (Capano, 2008) che a fronte di un percorso ormai pluriennale non è possibile affermare che le attività valutative abbiano contribuito a migliorare l’attività accademica, né abbiano stimolato una migliore capacità degli stakeholders (studenti, istituzioni, imprese…) nello scegliere i servizi universitari. L’intervento, ripercorrendo il percorso di sviluppo della valutazione nelle università italiane, mette in luce le difficoltà incontrate e offre spunti di riflessione per la fase di rinnovamento dei sistemi di valutazione che ci attende nei prossimi mesi.

Antonella De Robbio, Università di Padova:

Nuove frontiere della scientometria:

l’Open Access come strumento per la valutazione della ricerca:

La valutazione della ricerca in Italia, è ormai considerata una strategia che fa parte del sistema di governo delle università ed enti di ricerca, un processo sociale ove modelli organizzativi, culturali ed economici possono influenzarne modalità e approcci. Ai fini di una misurazione dell’impatto del lavoro di un autore entro la comunità scientifica, è fondamentale iniziare a sperimentare entro gli archivi aperti tecniche bibliometriche nuove assieme ad uno sviluppo di nuove modalità “open” atte a soddisfare le sofisticate esigenze di una corretta valutazione delle produzioni intellettuali di ricerca. Per tale ragione nel 2007 il gruppo nazionale Open Access della Commissione Biblioteche della CRUI si è occupato di stilare delle raccomandazioni (in via di distribuzione ai Rettori) sull’open access e la valutazione dei prodotti della ricerca scientifica.

Una variabile da considerare è l’ambito disciplinare, ogni comunità ha proprie abitudini e criteri consolidati nella tradizione. Le differenze tra scienze dure e scienze umane nell’analisi scientometrica sono evidenti, nell’arte e nell’architettura le tecniche bibliometriche trovano scarsa applicazione.

Maria Cassella, Università di Torino:

Alcune considerazioni sulla valutazione della ricerca nelle scienze umane

Nelle scienze umane motivazioni storiche, epistemologiche, scientifiche, economiche  hanno condotto gli umanisti ad adottare solo parzialmente le pratiche di valutazione qualitativa (peer review) e quantitativa (bibliometria) che sono ormai, nel bene e nel male, consolidatissime nel settore STM.

Tuttavia il nuovo sistema di governance universitaria in corso di adozione anche in Italia e già in fase avanzata in molti paesi europei, l’internazionalizzazione della ricerca e il lento ma inevitabile passaggio dal cartaceo al digitale impongono agli umanisti di affrontare in modo nuovo il problema della valutazione della ricerca, facendo tesoro dei problemi che inficiano la trasparenza e la correttezza dei metodi bibliometrici più consolidati nel settore STM (ad esempio l’Impact Factor) e impongono alle scienze umane di adottare sistemi di referaggio per le riviste del settore umanistico. Il Web 2.0 e i nuovi strumenti tecnologici potranno offrire delle alternative al no peer review nelle scienze umane?

 

Maria Laura Vignocchi – CIB Università di Bologna, Elena Giglia - Università di Torino:

Più citazioni in Open Access? Tendenze, opinioni e dati

Scopo di questa comunicazione è esaminare l’impatto che la produzione scientifica ad accesso aperto può avere sulla ricerca, inquadrando il tema nel solco del dibattito internazionale sul vantaggio citazionale degli articoli pubblicati in Open Access. In questa prospettiva verranno anche presentati e discussi i dati complessivi sull’Impact Factor delle riviste ad accesso aperto, frutto di uno studio originale condotto su JCR.

 

Daniela Ferrero, Politecnico di Torino:

La ricerca di un metodo: l'esperienza della classificazione delle riviste di architettura.

L’intervento illustra l’esperienza sviluppata dal gruppo di lavoro sulla valutazione e ranking delle riviste dell’area di architettura, che ha operato nell’ambito dell’attività della Commissione Ricerca della Conferenza dei Presidi di Architettura.

In assenza di una tradizione consolidata e condivisa, in Italia e a livello internazionale, di sistemi di valutazione per l’area di architettura, il gruppo ha elaborato, in via sperimentale, una proposta di griglia di valutazione. Il primo obiettivo è stato l’individuazione di criteri nei quali scomporre un giudizio di valore e che fossero nello steso tempo misurabili. Per definire queste voci si è guardato a modelli di riferimento tradizionali, come il modello ISI . Non si è però trattato di una trasposizione meccanica di questi indicatori, ma invece di un loro adattamento allo specifico dell’indagine: i periodici in campo architettonico. Nella descrizione del percorso metodologico sviluppato, a cui hanno contribuito sedi diverse in momenti diversi, e che è centrale per chiarire il modo di procedere, vengono evidenziate sia le criticità del processo, sia i primi risultati raggiunti.

 

Carlo Giammarco, Politecnico di Torino:

La valutazione della ricerca all'interno delle Facoltà di Architettura: un processo in corso.

Le diverse iniziative di valutazione della produzione scientifica pongono con urgenza la necessità di prendere in considerazione la specificità della ricerca nell’area dell’Architettura. Delle numerose iniziative di valutazione che si stanno sviluppando sia a livello dei diversi atenei, come del CUN, ma soprattutto in previsione della costituzione dell’ANVUR, l’iniziativa più specifica – per definire criteri per l’accreditamento di prodotti scientifici propri delle scienze dell’architettura-  può essere considerata quella promossa dalla Conferenza dei Presidi di Architettura. Una specificità legata ad un ambito di ricerca che non può trovare sufficiente la collocazione nelle due tradizionali e distinte categorie di “scientifico” e “umanistico”, ma che anzi considera la contaminazione multidisciplinare tra i valori importanti della propria identità. L’intervento si pone come una testimonianza e un momento di sintesi parziale di un processo in progress, che vede numerosi soggetti coinvolti in una molteplicità di discipline e varietà di tipologie di prodotti.

 

Roberto Busi, Università di Brescia:

La rivista come fonte scientifica per l'urbanistica e la pianificazione territoriale

La disciplina dell’urbanistica e della pianificazione territoriale ha consolidato da tempo le proprie fonti scientifiche, essenzialmente ripartendo le pubblicazioni tra i seguenti prodotti editoriali: rivista, atti di convegno, libro e bollettino di dipartimento. Le varie sedi universitarie, infatti, risultano ripartire – sia pure con differenze quantitative l’una dall’altra – tra tali tipologie editoriali le proprie pubblicazioni.

In ogni caso, però, sembra essere sempre stata privilegiata (particolarmente in sede di valutazione concorsuale) decisamente più l’attenzione alla qualità intrinseca della pubblicazione rispetto il livello di accreditamento della fonte oltreché alla fattibilità economica del singolo progetto editoriale, in un settore per sua natura tipicamente di nicchia. In particolare non si è spontaneamente manifestato in genere, in passato, interesse diretto per la classificazione ISI delle riviste praticate.

Le attuali sollecitazioni ministeriali hanno provocato l’avvio di un processo di attenzione all’accreditamento delle riviste vissuto con diversi livelli di attenzione e di partecipazione da professori e ricercatori.

 

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