La Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte
La Biblioteca di Archeologia e Storia
dell’Arte (BiASA) è una delle biblioteche pubbliche statali facente capo al
Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’unica specializzata nelle
discipline afferenti l’archeologia, l’arte, l’architettura, il restauro. Nata
nel 1876 come piccola biblioteca annessa alla Direzione degli Scavi e dei Musei
ad uso esclusivo dei suoi funzionari, già negli anni’20, con Corrado Ricci,
diviene strumento di documentazione bibliografica per un’utenza qualificata e
ristretta di tipo universitario. Inizia così l’incremento delle sue raccolte
che si accrescono con lasciti e cospicui acquisti. Ma è soprattutto a partire
dal Secondo Dopoguerra che assume il carattere di servizio di documentazione
rivolto non solo agli specialisti ma anche agli studenti universitari. Questa
connotazione viene formalizzata nel 1967 con il suo inserimento tra le
biblioteche pubbliche statali. Oggi, con i suoi 600.000 volumi, 3.500
periodici, 18.0000 unità di materiale grafico, 2000 ca. tra incunaboli, cinquecentine e seicentine, la
Biblioteca ospita ogni giorno tra i 200 e i 300 utenti, quasi esclusivamente
studenti universitari. Il finanziamento annuo per gli acquisti è di circa
650.000 milioni, ma la BiASA acquisisce materiale bibliografico anche con
un’intensa attività di scambio, e tramite la Procura della Repubblica di Roma
che destina al nostro istituto buona parte dei libri delle discipline
storico-artistiche ed archeologiche ricevute grazie alla normativa sul diritto
di stampa.
Il Progetto di digitalizzazione di periodici
Nel 1998 la Biblioteca riceve dal Ministero
per i Beni e le Attività Culturali, sui fondi del Lotto, un finanziamento di
poco meno di un miliardo per la digitalizzazione di periodici. Il progetto che
dopo varie vicissitudini ne è derivato, e che ora vi illustrerò, è ancora in
via di definizione ed in attesa dell’approvazione della Direzione Generale per
i Beni Librari: la mia quindi sarà la presentazione solo delle sue linee guida e
soprattutto il racconto di un’esperienza sul campo, di un percorso, spesso
costellato di dubbi, errori, incertezze, ma forse per questo ancora più utile
per un confronto tra noi.
Tre anni fa, noi bibliotecari della BiASA,
ma credo di poter affermare che il problema era comune a molti, non eravamo
ancora preparati per affrontare le problematiche della digitalizzazione: la
discussione al nostro interno era ancora molto povera, gli strumenti di
valutazione limitati.
Si
pensò, infatti, che la digitalizzazione avrebbe potuto risolvere i
nostri problemi di tutela del materiale periodico, richiestissimo sia per la
consultazione e soprattutto per la riproduzione, o che avrebbe potuto risolvere la nostra annosa
carenza di spazio, più volte denunciata e mai risolta, che ci fa prevedere il collasso dell’Istituto a breve.
Ma man mano che ci addentravamo nelle
problematiche della digitalizzazione, nell’analisi dei costi (sviluppo dei
software, acquisto hardware, immissione dati, acquisizione delle immagini), man
mano che ci si venivano chiarendo anche gli impegni della gestione e
manutenzione di un sistema complesso, man mano insomma che andavamo a mettere
contenuti concreti nell’analisi dei costi, dell’efficacia e dei benefici è
risultato chiaro che non si digitalizza solo per tutelare e non si digitalizza
a tappeto solo per recuperare spazi. Lo si può fare anche per questi motivi, ma
il senso principale, il riferimento imprescindibile doveva essere l’accesso
diffuso alle informazioni, il fornire ai nostri utenti e al mondo della ricerca
uno strumento informativo remoto efficace, uno strumento di gran lunga più
efficace se non isolato ma inserito in un contesto di più largo respiro o in un
programma di cooperazione.
Ecco allora che cambiando i presupposti di partenza ne conseguiva un ripensamento di
tutto il progetto in tutti i suoi aspetti, da quelli tecnico-biblioteconomici a
quelli informatici, dalla scelta delle collezioni da digitalizzare al confronto
con altri progetti simili. A questo punto ci siamo fermate (ecco il perché di un ritardo così vistoso
nell’uso dei fondi), per concentrare le nostre energie soprattutto sulla
ricerca e sull’analisi di progetti italiani e stranieri di digitalizzazione di
periodici, per confrontarci sulla scelta di standard di acquisizione delle
immagini e di trattamento dei dati, sui software di gestione e di information
retrieval adatti alla consultazione delle nostre risorse sulla rete, con la
consapevolezza quasi assoluta che:
- le nostre scelte non potevano
prescindere dalle esigenze dell’utenza e dal servizio anche remoto che
volevamo offrire;
- dovevamo
confrontarci con le altre
iniziative di digitalizzazione per evitare inevitabili duplicazioni sia
nello sviluppo di sw fatti ad hoc, che nella digitalizzazione degli stessi
periodici;
- dovevamo
fare i conti, prima di avventurarci in percorsi troppo impegnativi per la
nostra realtà, anche con i nostri
limiti; per noi pubbliche statali
(fatte salve naturalmente alcune eccezioni) è cronica la mancanza di
personale tecnico specializzato e qualificato per la gestione di sistemi
complessi; generalmente la gestione informatica interna, è affidata e
seguita da personale di estrazione bibliotecaria, né possiamo fare
riferimento a strutture centralizzate, come è invece per voi bibliotecari universitari
che potete fare affidamento sui centri di calcolo di ateneo;
- la
cooperazione sarebbe stata la chiave di volta per la costruzione di un
progetto di sicura riuscita ed efficacia.
Per ripensare l’intero progetto, abbiamo
quindi dedicato molto tempo, oltre che
sulla letteratura professionale, diventata ormai cospicua sulla materia,
anche a navigare alla ricerca di un
confronto con altri programmi di digitalizzazione di periodici. Siamo andate
virtualmente in America a curiosare nel progetto Jstore,
in Europa trovando Gallica,
Dieper
e l’attività del Goettingen Digitalisierungs-Zentrum,
ed in Inghilterra con il progetto Ilej.
In Italia abbiamo trovato tanta
frammentarietà di progetti di digitalizzazione, quasi nessuno dedicato ai
periodici, con l’impressione di una totale assenza di coordinamento. D’altra parte anche il prof. F. Sicilia alla
Conferenza Nazionale delle Biblioteche dello scorso febbraio a Padova, dedicata
alla digitalizzazione, ha sottolineato “la forte frammentarietà, scarso
coordinamento e mancanza di un disegno complessivo”, da superarsi, secondo gli intendimenti del Ministero per i Beni e
le Attività Culturali, con un impegno organico e coordinato, volto alla realizzazione del principale obiettivo
di sviluppo della politica bibliotecaria in Italia: la Biblioteca Digitale
Italiana.
Ma, tornando al nostro progetto, come spesso
accade è stato il caso e la curiosità professionale che ci ha fatto imbattere e
soffermare sul Progetto di Spoglio Retrospettivo di Periodici Italiani
realizzato dal Coordinamento Nazionale Biblioteche di Architettura. E’ un progetto ambizioso, altamente
specializzato e molto vicino alla tradizione della BiASA che dalla sua nascita
fino al 1987 ha avuto tra le sue attività più apprezzate dall’utenza proprio
quella dello spoglio, catalogazione ed indicizzazione degli articoli contenuti
in tutto il suo patrimonio periodico specializzato italiano e straniero.
Man mano che ci addentravamo nelle specifiche dell’iniziativa
del CNBA (i periodici scelti, i sw di catalogazione e gestione in linea), ci si andavano delineando le linee di un
progetto inatteso, imprevedibile e per questo ancora di più entusiasmante. Un
progetto di digitalizzazione sì, ma soprattutto, e mi piace sottolinearlo, un
progetto di cooperazione, che ben si
adatta agli indirizzi del nostro Ministero, in cui tre organismi diversi,
istituzionalmente differenti, la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte,
il Coordinamento Nazionale Biblioteche di Architettura e il prestigioso
Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV), ognuno con le proprie
specificità, il proprio ruolo e le proprie risorse, avrebbero potuto concorrere
alla costruzione di un contenitore comune, uno strumento ad alto valore
aggiunto per le nostre discipline e per i nostri utenti: una risorsa
elettronica documentaria in cui accanto ai dati catalografici di spoglio dei
periodici fosse presente l’immagine del testo relativo.
L’articolazione dei compiti si presenta semplice e lineare:
La BiASA digitalizzerà i propri periodici di architettura e
urbanistica. La scelta delle testate, sempre concordata con il CNBA, è
ricaduta, su una collezione di documenti culturalmente omogenea e altamente
rappresentativa sia della cultura artistica e architettonica italiana, sia dei
fondi della BiASA: e cioè i primi decenni del ‘900, con tutte le evidenti ed
importantissime implicazioni del periodo fascista, che tanto ha segnato la
nostra storia artistica, architettonica ed urbanistica. Molte delle testate prescelte erano già state
previste dal CNBA per lo spoglio, anzi, alcune sono già in corso di
catalogazione. Altre, possedute dalla BiASA, sono state da noi proposte ed
aggiunte per completare la documentazione su quel periodo della nostra cultura.
Vi parlo per esempio di Capitolium, Valori Plastici, Il Vetro, Dedalo, Vita artistica, ecc..
Le immagini delle pagine di questi periodici andranno ad
aggiungersi e a completare la risorsa
elettronica che le Biblioteche aderenti al CNBA stanno alimentando con la
catalogazione delle testate e di tutti gli articoli in esse contenuti. L’utente
remoto, quindi, si troverà davanti ad
uno strumento di ricerca capillare delle informazioni e potrà accedere e
visualizzare con un link il testo del documento ricercato.
Tutto questo, e cioè la banca dati di
catalogazione e l’archivio delle immagini con i relativi software, sarà
ospitato, gestito e reso disponibile on-line dai Servizi Bibliografici e
Documentali dello IUAV, andando a completare e a chiudere il mosaico di cooperazione fin qui delineato.
Qualche dato tecnico e qualche valutazione economica
Digitalizzazione:
Vista la varietà di documenti e di formati
da digitalizzare, per quanto riguarda la risoluzione e le relative
apparecchiature da utilizzare, abbiamo previsto quattro classi di acquisizione
delle immagini:
200 dpi in scala di grigi a 8 bit/pixel
250 dpi per ciascun colore a 24 bit/pixel
(RGB true color)
300 dpi per ciascun colore a 24 bit/pixel
(RGB true color)
600 dpi per ciascun colore a 24 bit/pixel
(RGB true color).
Il salvataggio sarà eseguito in formato TIFF
non compresso. L’eventuale compressione dei files-immagini sarà eseguita in
formato JPEG con un rapporto di compressione massimo non superiore a 20. Le immagini saranno memorizzate su
supporti in formato nativo TIFF non compresso e riversate sulle apparecchiature
di mass-storage dello IUAV. La strumentazione da noi richiesta prevede banchi
per l’acquisizione dei volumi con apertura a 180° e a 90° per evitare
danneggiamenti alle legature. I sistemi di illuminazione saranno a luce fredda
o a flash.
I software di catalogazione in linea e di
ricerca delle informazioni su WEB sono quelli che conoscete Easycat e Easyweb,
rispondenti ai requisiti di interoperabilità e di scambio, per questo
ampliamente usati presso molte istituzioni, e già testati dallo IUAV per la
gestione di immagini.
Abbiamo approntato, insieme al CASPUR, un modello di memorizzazione delle immagini
che serva da link tra l’articolo e il suo testo digitalizzato, per
l’indirizzamento del dato richiesto alla sua immagine. L’impaginazione di un
testo a stampa, soprattutto se un periodico, può non coincidere con
l’impaginazione della sua versione digitale. Molte pagine, infatti, nella
versione a stampa, come il frontespizio, tavole, spazi pubblicitari, sono
escluse dalla paginazione formale, Si è trattato quindi di creare un sistema di
concordanze tra i due schemi di numerazione.
Ora ci stiamo accingendo ad affrontare la problematica dei metadati ed
un altro punto di grande delicatezza che è quello normativo sul diritto
d’autore e le licenze digitali.
I vantaggi per tutti di una simile
cooperazione articolata sono evidenti. Evidente è l’alto valore aggiunto che la
digitalizzazione dei testi apporterebbe al progetto di spoglio retrospettivo
del CNBA. Evidenti i vantaggi per il
mio istituto in termini di:
- risparmio
delle spese di sviluppo di softwares di catalogazione e gestione, su
piattaforme non proprietarie, e
della loro manutenzione
- risparmio
delle spese per l’acquisto e la manutenzione dell’hardware locale necessario
per la gestione del sistema nel suo complesso
- risparmio
delle ingenti spese di
catalogazione degli articoli ed immissione dei dati relativi, che
per l’aggravio dei nostri servizi, avremmo dovuto dare all’esterno a
cooperative specializzate
- risparmio
dei tempi connessi alle attività appena descritte, a vantaggio di una
immediata messa in esercizio del servizio informativo all’utenza
- tutela
dei volumi, acquisizione di spazi e probabile riduzione della pressione
dell’utenza sui nostri servizi.
Da una stima di massima le economie che si
potranno raggiungere ammonteranno a più di un terzo del nostro budget; risorse,
queste, che potranno essere utilizzate per l’acquisizione di un maggior numero
di documenti ad evidente vantaggio per tutto il progetto nel suo complesso.
Il progetto, come vedete, è ancora in fieri,
ma speriamo che, con tutti gli assensi amministrativi necessari, primo fra
tutti quello del Comitato Guida della Biblioteca Digitale Italiana, costituito
recentemente presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, esso possa
decollare con il nuovo anno. Ma non è
nostra intenzione fermarci qui. Una volta partiti e se i risultati, come
crediamo, saranno positivi, richiederemo altri fondi al Ministero e cercheremo
di accedere anche ai finanziamenti europei. Perché noi speriamo che questo sia
solo l’inizio, la prima fase di un programma a lungo termine, un programma che
si presenta aperto e non rigido, pronto ad accogliere gli apporti e le risorse
di tutti e ad esserne da essi alimentato. Credo infatti, per esempio, che anche
la BiASA potrà dare in futuro il proprio apporto allo spoglio dei periodici,
come spero che iniziative di digitalizzazione, come quello di Roma3 che ha
acquisito in digitale “Architettura e Arti Decorative”, andranno ad alimentare
l’archivio delle immagini. Ci piace, infatti, immaginare che piano piano con la
cooperazione e la sinergia di istituzioni diverse, potremo costruire una
digital library, uno spazio organizzato all’interno della rete e della
Biblioteca Digitale Italiana, specializzata nelle nostre discipline.