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Mario Lupano

 

pubblicazioni

 

Ha scritto e scrive su diverse riviste e pubblicazioni periodiche specialistiche, come “Casabella” e “Domus”, tra cui la recensione a Giuseppe Terragni. Opera completa (“Casabella”, n. 638, ottobre 1996), e alla Biennale architettura di Venezia del 1996 (Effetto Biennale, in “Domus”, n. 788, 1996). Č stato consulente della redazione di “Lotus international” (su questa rivista ha pubblicato dei saggi, tra i quali: L'esercizio dello spazio complementare, n. 74, novembre 1992; Ambientamento ferroviario, n. 74, novembre 1992; Il Foster di Nīmes e il Carré d'Art, n. 79, dicembre 1993; L'inaudita congiunzione, n. 90, settembre 1996).

Si dedica all'esercizio critico sull'attualitą architettonica con speciale attenzione per l'opera di alcuni autori e per alcune strategie di rinnovamento urbano europee. Si ricordano i seguenti volumi: Salisburgo la verde, Milano, Electa, 1993; Juan Navarro Baldeweg. Il ritorno della luce, Milano, F. Motta, 1996 (anche: Basel, Wiese Verlag, 1996).

Con una relazione dedicata alle elaborazioni teoriche italiane in materia di progetto urbano dal dopoguerra fino ai giorni nostri, e titolata Paradossi italiani, ha partecipato al V Seminįrio brasiliano di “História de Cidade e do Urbanismo”, a Campinas (SP/Brasil) (14-16 ottobre 1998). Nel corso del soggiorno brasiliano, tiene conferenze presso le Scuole universitarie di architettura (a Salvador di Bahia, a San Paolo e a Campinas, su La cultura architettonica italiana del secondo dopoguerra).

Negli ultimi anni si č rivolto alla costruzione di un discorso critico intorno ad un fenomeno dell'attualitą sempre pił pervasivo e che si manifesta attraverso vistosi sconfinamenti tra i campi dell'architettura, del design, della moda e della comunicazione. E in questa sede ha trovato l'occasione per ritornare sui temi che solleva il caso di Carlo Mollino: Talvolta l'architettura si nutre di sessualitą e di celebritą. Come la moda, in Total living, a cura di M.L. Frisa, M. Lupano, S. Tonchi, Milano, Charta, 2002.

Segue le recenti manifestazione dell'architettura italiana, per indagare esperienze significative (cfr. la monografia: Italo Rota. Il teatro dell'architettura, Milano, F. Motta, 1997), oppure per discutere le ragioni di una crisi (cfr. il saggio: Senza architettura, in Espresso. Arte oggi in Italia, Milano, Electa, 2000). O cogliere i segni di una ripresa (cfr. La chiesa ai margini della cittą, in “Domus”, n. 844, gennaio 2002).

Tra il 2007 al 2009 ha condotto una ricerca dedicata al riesame critico di alcune esperienze del modernismo nell'Italia fascista alla luce di nuove posizioni teoriche e con particolare riferimento al design dell'abito, alla moda, alle relazioni tra glamour e coreografie del regime. L'esito della ricerca č pubblicato con Alessandra Vaccari nel libro Una giornata moderna. Moda e stili nell'Italia fascista [Fashion at the Time of Fascism: Italian Modernist Lifestyle, 1922-1943], Bologna, Damiani, 2009. Sullo stesso tema ha curato una mostra nella Fashion Space Gallery, al London College of Fashion (aprile-giugno 2010).

Tra il 2009 e il 2010 cura il progetto Lo-Fi Architecture : architecture as curatorial practice che si sviluppa attraverso una serie di seminari e workshop di progettazione presso la Fondazione Claudio Buziol di Venezia, e ha come esito una mostra (agosto- settembre 2010) e un libro (Marsilio, 2010). La mostra e il libro rappresentano una riflessione sulla “bassa definizione” intesa come sensibilitą culturale applicata all'architettura, ma anche e soprattutto come capacitą di risposta progettuale (a partire dal confronto con questioni critiche della cittą e dei territori italiani).

 

 

 

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