Undergraduate and graduate programmes offered by the University iuav of Venice:

Margherita Vanore

 

corso di laurea specialistica in architettura per il paesaggio

laboratorio di laurea B

 

docenti

Margherita Vanore - composizione architettonica e urbana

Imma Jansana - architettura del paesaggio

Roberto Zancan - urbanistica

 

collaboratori

Alessandro Alì

Giulia Marabini

Cristina Mattiucci

 

 

nuovi suoli della laguna

 

introduzione

 

Le trasformazioni di molti paesaggi sono spesso riconducibili ad azioni che intendono definirne una forma provvisoria.

La “cava”, come luogo da cui estrarre materia prima, e la “discarica”, come luogo che raccoglie rifiuti e macerie, sono realtà definite più da processi produttivi o di smaltimento, che da una prefigurazione vera e propria, integrata nella forma e nei caratteri del territorio.

In entrambi i casi, però, sia con la creazione del vuoto attraverso il cavare che con l’occupazione di un vuoto mediante l’accumulo di rifiuti, l’esito più evidente e immediato è una sottrazione di suolo abitabile al paesaggio.

 

Nell’ambito della laguna di Venezia, da sempre opera coordinata dell’uomo e della natura, gli stessi processi di produzione e scarto hanno un riflesso sulla forma del paesaggio urbano e lagunare che assume declinazioni specifiche di estremo interesse e problematicità.

Qui dove sono numerose le isole artificiali urbanizzate, nella seconda metà del secolo scorso, la vasta area industriale ha prodotto nuove occupazioni della laguna con la creazione di casse di colmata, e negli ultimi anni, tra Venezia e Marghera, si è configurata una nuova isola: l’isola delle Tresse, sorta come luogo di accumulo dei fanghi residuali prodotti dalle opere di manutenzione e dragaggio dei canali.

Questa cosiddetta “isola dei fanghi” è in continua trasformazione orografica e se ne prevede l’ampliamento, in dipendenza della quantità di materiale che dovrà ancora accogliere. Si tratta di un suolo che continua a modificarsi in tempi brevi, seguendo il processo di trasformazione dei fanghi, sollevandosi dall’acqua alla quota media di circa 9.50m, costruendo così un luogo intermedio tra i grandi impianti industriali di Marghera e la città insulare di Venezia.

 

La scelta del tema e del luogo è stata indirizzata dalla volontà di riportare nell’esperienza del progetto di laurea in architettura per il paesaggio, una realtà complessa e generata da necessità in gran parte esterne al mondo dell’architettura, ma tali da trasformare notevolmente i nostri territori e la possibilità di abitarli.

È evidente che siamo di fronte ad un tema che in prima istanza cerca di definire un’utilità del progetto per il paesaggio, senza dover per questo rinunciare alla sua valenza estetica.

La stretta correlazione fra l’intervento architettonico e il progetto di suolo, porta in questa situazione a confrontarsi con materiali e fattori ambientali che non costruiscono una forma stabile e che anche nella loro mancanza di tangibilità e per diverse ragioni possono impedire di abitare quei luoghi.

L’architettura per il paesaggio si trova così a fare i conti con ciò che appare come con ciò che non è visibile e che in tempi diversi, appartiene al processo di formazione e trasformazione di questi luoghi che potremmo far rientrare tra i terrains vagues del paesaggio contemporaneo.

 

Si tratta allora di mettere alla prova il progetto di architettura e di paesaggio con aree di margine e marginate, segnate da una storia recente che sembrerebbe escludere ogni loro attrattiva, ma che di fatto costituiscono in modo imprescindibile luoghi di grande potenzialità e allo stesso tempo di forte rischio per la trasformazione di paesaggi straordinari e di difficile equilibrio quale è quello della laguna.

 

 

nuovi suoli della laguna

 

Isola delle Tresse, quale elemento della condizione metropolitana

Roberto Zancan

 

La laguna di Venezia è un’immensa opera d’ingegneria. Le decisioni che si prendono su di essa non sono mai definitive, ma sono continuamente rimesse in discussione dall’interazione tra forze naturali e volontà di abitare un contesto dall’apparenza naturale. In pochi luoghi come questo è possibile cogliere quanto le decisioni di ordine territoriale - edificate su tradizioni, mitologie, tecniche, ideologie, saperi – corrispondano ad “immagini politiche”, a scelte intorno alla forma che una società vuol dare a sé stessa. Fino alla caduta della Repubblica la trasformazione di un qualsiasi aspetto dell’assetto lagunare – assetto che si estende molto al di là della superficie acquea con la quale comunemente si identifica la laguna di Venezia - corrispondeva ad un’esplicita presa di posizione intorno alla forma da assegnare allo Stato. Qualunque azione si esprimeva in istituzioni, figure giuridiche ed opere rispetto alle quali veniva subordinata anche la stessa forma urbana della capitale. La coincidenza tra la fine dello Stato veneziano e l’avvento delle tecnologie della “modernità” ha subordinato la laguna ai margini di ampie unità territoriali e politiche, per le quali essa non ha più avuto cruciale rilevanza. La superficie d’acqua e gli innumerevoli elementi ad essa collegati ne hanno ricevuto infinite trasformazioni… tra le quali il riconoscimento del valore ambientale non è che l’ultimo atto.

Immaginare l’isola delle Tresse nella condizione attuale della laguna di Venezia vuol dire allora riprendere questi temi riconoscendo la crisi attuale e la necessità di ritrovare una capacità di autorganizzazione e di autodeterminazione a questo territorio. Autorganizzazione e autodeterminazione che possono provenire solo da un progetto che sia innovativo, ecoefficiente, gestionalmente ed economicamente creativo.

 

Oggi le opere realizzate e quelle proposte sono sottoposte ad un semplice regime di sovvenzione che non lascia larghe autonomie e di fatto si gioca tutto nella distribuzione di risorse provenienti dall’esterno. Se è vero che il business del riciclo e della qualificazione ambientale è l’orizzonte futuro, immaginare la “prossima grande isola” e la gestione dei fanghi nel futuro vuol dire allora inventare un orizzonte nel quale le amministrazioni di tali questioni non siano degli oneri, ma stimoli alla creazione di nuove economie ed attività. Nel particolare scenario della laguna di Venezia, questo corrisponde a ideare una nuova natura… oltre ogni naturalismo. Affrontare la questione del futuro sostituendo la semplice sensibilizzazione alle questioni ambientali con l’introduzione di un’attitudine prettamente ambientale nella cultura del progetto: passare da un’attitudine normativa dei vincoli ambientali ad una suggestiva, superando la dimensione settoriale delle conoscenze e della gestione  delle reti.

 

Sotto questa luce l’ambito veneziano può assumere il valore di progetto esemplare: quello di un esercizio specifico intorno al modo di gestire l’ambito metropolitano. Attraverso questa prospettiva esso diventerà una proposta capace di superare la dimensione locale, trasformandosi al tempo stesso in un progetto per tutti quei margini delle regioni urbane nelle quali le ecologie e le economie del “landfilling” stanno diventando l’azione chiave di riqualificazione e di riorganizzazione.

 

In un quadro così definito un contributo urbanistico al laboratorio sull’isola delle Tresse non potrà che essere pervasivo. Esso non precederà, né si sovrapporrà al contributo compositivo e a quello paesaggistico, ma li attraverserà ed intersecherà entrambi, portandoli a verifica. Il contributo urbanistico dovrà costituire, in sostanza, uno sfondo rispetto al quale gli universi delle forme misureranno le proprie legittimità. Solo in questo modo sarà possibile superare la distinzione tra discipline e soprattutto da un lato superare l’attuale crisi dell’architettura relegata all’autoreferenza e alla spettacolarizzazione e, dall’altro, il tentativo dell’architettura per il paesaggio di sostituirsi all’architettura stessa nello sforzo di confrontarsi con situazioni progettuali sempre più estese e di recuperare il rapporto al contesto. L’urbanistica consisterà in una serie innumerevole di domande intorno alla necessità dell’architettura e dell’architettura per il paesaggio, intorno al modo in cui l’isola delle Tresse possa assumere la sua qualità di elemento della condizione metropolitana contemporanea.

 

Chiarire la necessità dell’architettura e della sistemazione del paesaggio affinché esse non siano un semplice onere (di costruzione, di gestione, di mantenimento) per la società, ma diventino uno strumento per la creazione di un’economia creativa che sia essa stessa “nuova società”.

 

Più specificatamente si chiederà agli studenti di:

- descrivere le relazioni territoriali delle diverse componenti della condizione metropolitana

- restituire le forme e le dinamiche dei manufatti e degli elementi naturali specificatamente coinvolti nei processi di scavo, raccolta, trasporto, stoccaggio, deposito, trattamento, ecc. del regime dei fanghi

- restituire la rete di soggetti, figure, pratiche e tecniche coinvolte

- comprendere il  funzionamento ambientale dell’ecosistema lagunare

analizzare e valutare l’articolazione della gestione e del riciclo degli scarti urbani nell’ambito locale

- identificare e riconoscere nuovi esempi di management di tali attività

- mappare le provenienze, le concentrazioni e la qualità dei materiali trattati

- pensare l’economia del progetto in termini di esportabilità delle soluzioni proposte e di modelli riproducibili

- valutare costi e benefici delle differenti soluzioni

- concepire l’evoluzione nel tempo dell’isola esistente e la creazione di nuovi siti di stoccaggio nell’ambito locale

- concepire le geografie degli utenti

- sintetizzare tutti questi ed altri molteplici aspetti nella costruzione di rappresentazioni efficacemente comunicabili e collettivamente fruibili.

 

 

nuovi suoli della laguna

 

Isola delle Tresse. Un’isola artificiale creata a partire dalla gestione dei fanghi

Imma Jansana

 

Il tema proposto ruota intorno all’idea di realizzare un progetto dinamico a partire dalla creazione di una nuova isola nella laguna di Venezia che ha come materia prima i fanghi accumulati a seguito del dragaggio dei canali lagunari.

Il processo di formazione del paesaggio nel tempo (tempo di essiccamento  dei fanghi, tempo di crescita della vegetazione, tempo di raccolta delle acque di pioggia) è un elemento fondamentale per il progetto del suo assetto finale.

È necessario essere consapevoli delle singole tappe di riconversione dei fanghi in terra per la creazione della nuova isola, delle sequenze, dei differenti trattamenti necessari per i fanghi e le acque.

Sarà questo processo, queste distinte tappe di trattamento e miglioramento del suolo, il principale oggetto di interesse per la creazione del paesaggio.

In seguito le terre saranno usate per la formazione del paesaggio lagunare; si cercherà di creare uno spazio vegetalizzato per il deposito dei fanghi contaminati, che mai potrà essere accessibile al pubblico, e uno spazio dove invece ricreare gli habitat delle barene caratteristiche della laguna di Venezia con i depositi di fanghi non contaminati. Questo secondo spazio potrà essere visitato e potrà accogliere alcune installazioni di carattere pedagogico sull’avifauna lagunare.

 

Durante il corso saranno approfonditi i principali temi ambientali legati alla gestione dei fanghi della laguna, quali:

- le necessità di circoscrizione e impermeabilizzazione dei fanghi contaminati e la relazione con le acque della laguna

- il processo naturale di disseccamento dei fanghi, i tempi di essiccatura

- le qualità del suolo che risulta dal disseccamento

- le caratteristiche della vegetazione lagunare

- il tipo di avifauna della laguna e i suoi habitat

- le esperienze di progetti ambientali in corso nella laguna

 

Saranno definiti i diversi contorni dell’isola:

- quello che deve contenere i fanghi contaminati e che quindi è necessario delimitare con palancolati  impermeabilizzati nella parte a contatto con la laguna, dove si dovranno trattare le acque prima di riversarle in laguna; questo definirà il limite dell’accesso al pubblico,

- quello del perimetro della barena che raccoglierà i fanghi non contaminati che può essere in contatto con l’acqua della laguna e che può essere accessibile ai visitatori.

 

I processi di disseccamento dei fanghi saranno studiati in analogia ad una catena di montaggio che per i fanghi contaminati comprende:

- l’arrivo dei fanghi

- lo spargimento dei fanghi per dilavarli con acqua salmastra

- il drenaggio dell’ acqua salmastra verso canali che conducono a un impianto di trattamento

- la pulitura dei fanghi dai sali con acqua piovana che percola verso l’ impianto di trattamento

- il riversamento delll’acqua trattata in laguna

- la trasformazione dopo 4 anni dei fanghi così ripuliti in terra adatta ad accogliere la vegetazione

 

Per i fanghi non inquinati il processo si articola seguendo le stesse fasi, ma escludendo il passaggio dall’impianto di trattamento.

 

Il progetto dovrà destinare lo spazio necessario a tutto il processo di trattamento.

Durante questo processo i fanghi sono movimentati due o tre volte fino ad ottenere il loro stato finale.

La creazione del paesaggio sarà vincolata alle necessità di disinquinamento.

Si tratta del disegno di un paesaggio in continuo movimento dove la misura è la capacità di trasporto di terra di un camion, il suo raggio di curvatura, i gradi di pendenza perchè possa risalire … E’ una fase dinamica del progetto.

A partire dal momento di disponibilità  della terra, questa viene collocata nel sito definitivo dando luogo alla morfologia disegnata dal progetto che permette la raccolta delle acque piovane mettendola a disposizione per la creazione di diversi habitat, di paesaggi distinti...

Questa è l’ultima fase di un processo che termina in alcuni spazi piantumati e inondati, condizionato tanto dalla capacità di stabilità delle scarpate di terra, risultanti dal disseccamento, come dal tipo di piante che possono vivere nelle condizioni climatiche presenti e nelle caratteristiche del suolo della nuova isola.

 

Le terre trattate e disinquinate possono inoltre essere trasferite in terraferma per vari usi, in questo caso gli spazi destinati alla disinquinamento e all'essiccazione dei fanghi possono persistere nel tempo.

Il progetto sarà teso a controllare tutta la linea di produzione dall’arrivo al disseccamento dei fanghi, fino allo stato definitivo di creazione degli habitat, delle paludi d'acqua salata, dei canali, delle piantumazioni. Questa linea progettuale riguarderà sia i fanghi contaminati che i materiali inerti.

 

 

nuovi suoli della laguna

 

Isola delle Tresse. Centro di ricerca per il controllo e il recupero dei siti contaminati della laguna ed eco-museo

Margherita Vanore

 

In un luogo intermedio tra i grandi impianti industriali di Marghera e la città insulare di Venezia, su di un suolo che continua a modificarsi in tempi brevi, sollevandosi dall’acqua alla quota media di circa 9.50m e seguendo il processo di accumulo e trasformazione dei fanghi, si propone di elaborare il progetto di un centro di ricerca.

L’intento è quello di definire un complesso architettonico con: laboratori per lo studio degli ecosistemi e la sperimentazione sulla bonifica dei siti contaminati; sale conferenza, biblioteca ed  eco-museo della laguna.

L’architettura proposta dovrà rispondere alla richiesta di modificare la condizione di esclusione di particolari luoghi dal paesaggio, cercando di innestare nella specifica situazione dell’isola delle Tresse, un luogo di inversione del processo di contaminazione. Si intende proporre cioè un intervento che utilizzi precise scelte architettoniche al fine di dar inizio ad un’azione di bonifica che parta dalla costruzione del suolo stesso.

L’intervento si localizzerà infatti nella parte di ampliamento dell’isola delle Tresse, già prevista per poter accogliere ulteriori quantità di fanghi derivati dal dragaggio dei canali. Sarà perciò necessario legare in modo consapevole ed efficace il progetto di suolo a quello delle architetture previste.

Il programma proposto prevede pertanto la formazione di parte di questo nuovo suolo lagunare con terreni e fanghi non contaminati, tali da poter realizzare nuovi suoli capaci di accogliere sia gli operatori dei settori specifici che un pubblico di visitatori e fruitori dell’isola.

Si intende proporre attraverso il progetto anche le modalità di formazione di questo suolo, in rapporto alle caratteristiche dell’isola esistente, all’attuale stato di contaminazione dei fanghi e alla possibilità di innescare un meccanismo di recupero ambientale su più livelli.

La tradizione costruttiva della laguna, come la condizione di luogo in continua trasformazione e ancora in via di definizione, unite alle necessità tecniche imposte dalla realizzazione di un centro di ricerca e sperimentazione, sono solo alcuni dei molteplici fattori che entreranno in gioco nel progetto.

Sarà infatti necessario pensare e definire le modalità di realizzazione di un impianto per la produzione di energia con pannelli solari, fotovoltaici o altro, tale da poter assicurare l’autonomia di funzionamento per i laboratori, ma allo stesso tempo andare a costruire un sistema di relazioni di scala diversa e che possa sempre fornire occasioni al progetto di architettura per qualificare i luoghi definendone la forma spaziale.

 

Nello specifico, la definizione del progetto seguirà diverse fasi per poter:

- conoscere il luogo a partire dal processo che porta alla creazione del suolo e alla sua continua modificazione,

- comprendere le sue possibilità reali di rientrare nell’ecosistema della laguna

definire il suo rapporto con Venezia e con Marghera

considerare la sua potenzialità produttiva e di autosostenibilità (idrica, energetica ed economica)

definire e qualificare possibili settori destinati al recupero di inerti

definire gli ambiti di accessibilità e di fruizione pubblica

progettare l’architettura destinata a rispondere alle richieste del programma e a costituire l’elemento di riferimento per le successive trasformazioni del luogo.

 

Il programma funzionale del centro ricerche ed eco-museo prevede:

- laboratori per la ricerca  sull’ecosistema suolo, finalizzato al controllo e recupero della qualità del suoli lagunari e alla sperimentazione di tecniche di bonifica di suoli contaminati;

- centrali tecnologiche

- area servizi generali e impianti comuni

- area ristoro per personale e utenti esterni

- biblioteca informatizzata

- centro conferenze con 4 sale da 50 a 150 posti e un auditorium da 350 posti

- eco-museo della laguna

 

Il progetto dovrà prevedere la flessibilità degli spazi, per consentire ad un edificio per la ricerca di adattarsi nel tempo alla sempre maggior informazione e interdisciplinarità che le attività richiedono. Dovrà inoltre essere prevista l'integrazione, l'articolazione complessa delle funzioni e degli spazi tale da rispondere a precise esigenze organizzative.

Le parti costruite dovranno essere generate da uno stretto rapporto con il progetto di suolo e integrate alle aree di sperimentazione e campionatura esterne.

 

 

organizzazione

 

Il laboratorio è strutturato in modo che gli studenti possano sviluppare la tesi di laurea costruendo insieme al collegio dei docenti le tessere di un mosaico, che andranno a ricomporsi in una sistematica e progressiva definizione del loro progetto.

Le lezioni e il lavoro di laboratorio saranno articolati in quattro parti:

- conoscenza del luogo e del tema con costruzione del programma (marzo)

- acquisizione di riferimenti e progetti significativi contestualmente alle fasi iniziali di elaborazione del progetto (aprile)

- individuazione e messa a punto delle tematiche affrontate, con individuazione delle soluzioni tipo per le diverse parti di progetto. (maggio)

- definizione del progetto e dei principali elaborati descrittivi (seminario intensivo)

 

Il progetto dovrà essere motivato nelle scelte principali e adeguatamente descritto da grafici, modelli e immagini in movimento, ritenuti necessari sia per controllarne la definizione che per chiarire le problematiche specifiche affrontate.

I riferimenti, le principali tematiche e le scelte di progetto saranno poi sintetizzate in una relazione che comprenderà schizzi, considerazioni sul tema, immagini e grafici dei riferimenti più significativi.