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Agostino De Rosa

 

through a glass darkly: vita e opere del padre minimo Jean-François Nicéron

 

 

Michel Lasne, Ritratto di J.F. Nicèron, Roma (1640-1642)

 

Jean-François Nicéron, tra prospettiva e magia

 

La ricerca (suddivisa in tre fasi) intende affrontare lo studio critico-filologico dell’opera prospettica del padre minimo Jean-François Nicéron (1613-1646), e segnatamente del suo celebre trattato intitolato Thaumaturgus opticus (Parigi 1646). L’unità di ricerca, composta da alcuni studiosi di Storia dei Metodi di Rappresentazione (Agostino De Rosa, Giuseppe D’Acunto, Cristian Boscaro), si avvale del prezioso contributo della filologa classica dott.ssa Ilaria Rizzini, che ha curato la traduzione dal latino del testo in esame. Scopo della ricerca è quello di mostrare la complessa struttura retorico-scientifica del trattato, sia rispetto alla coeva produzione di settore, sia anche alla sua precedente edizione francese (La perpsective curieuse, Parigi1638), anche questa, appositamente tradotta (a cura della dott.ssa Gava).

Oltre all’edizione critica del trattato, il team di ricerca ha affrontato anche lo studio della  restante produzione artistica del minimo francese, segnatamente occupandosi delle anamorfosi gemelle di Emmanuel Maignan e di Jean-François Nicéron stesso presso il Convento di Trinità dei Monti, Roma.

Di questa fase della ricerca, parzialmente conclusa, diamo di seguito alcuni sintetici cenni.

 

fase 1

l’apocalisse dell’Ottica: le anamorfosi gemelle di Emmanuel Maignan e di Jean François Nicéron a Trinità dei Monti, Roma

 

Oltre al refettorio realizzato da padre Andrea Pozzo s.j. (1694) e alla ‘camera picta’ di Ch.L. Clèrisseau (1767), il Convento di Trinità dei Monti a Roma conserva due importanti testimonianze della tradizione prospettica Seicentesca, elaborate all’interno del silenzio claustrale: la celeberrima anamorfosi palindroma di San Francesco di Paola in preghiera (1642), ideata da da padre Emmanuel Maignan e un altro importante affresco accelerato prospetticamente, ritraente San Giovanni evangelista nell’isola di Patmo, dipinto a colori sulla parete del simmetrico corridoio orientale, la cui struttura geometrico-configurativa è riconducibile al padre minimo Jean-François Nicéron. Collegato al primo dalla galleria trasversale sulle cui pareti interne è proiettato un astrolabio progettato dallo stesso Maignan – forse in collaborazione con Nicéron –, questo corridoio è stato oggetto, nel corso dei secoli, di numerosi e massicci interventi di trasformazione, soprattutto durante l’occupazione settecentesca del convento da parte delle truppe francesi, al punto che il prezioso affresco anamorfico si credeva oramai perduto sotto pesanti strati d’intonaco e pittura, finché recenti sondaggi non ne hanno riportato alla luce alcuni frammenti. La disposizione di questi tre apparati decorativi – le due anamorfosi ‘gemelle’ e l’astrolabio – ad uno stesso piano dell’edificio lascia intendere, in virtù del tema che sviluppano (l’ottica e le proiezioni prospettiche nelle sue più ampie applicazioni, compresa la gnomonica) e dei rapporti tra i relativi autori, una strategia distributiva e fruitiva che doveva presumibilmente assecondare una sequenza  logico-dimostrativa, o rituale-meditativa: oscillante tra i due poli devozionali dell’Ordine dei Minimi, il pio fruitore attraversava uno spazio temporalizzato dalle proiezioni gnomoniche,  capaci di indicare l’ora e fornire altre informazioni astronomiche per ciascun punto del globo terrestre toccato dall’apostolato dei Minimi. Il verso di percorrenza di questi spazi posti in rapida successione doveva certo rivestire un significato preciso nello svolgimento peripatetico del messaggio criptato negli apparati decorativi, e che si sta tentando di decifrare, insieme alla consistenza dell’affresco ‘assente’ del Nicéron, conducendo, grazie alla costruzione di un modello digitale dell’intero complesso, alcune analisi ‘proiettive’ proprio sul San Francesco di Paola in preghiera del Maignan.

Queste opere sono profondamente radicate nella storia del complesso conventuale, la cui storia è brevemente ripercorsa nel presente saggio, e costituiscono un suggestivo e inquietante riflesso figurativo della temperie culturale-scientifica che caratterizzò la Roma del XVII secolo, e segnatamente i circoli speculativi gravitanti intorno agli ordini religiosi dei Minimi e dei  Gesuiti. Vengono qui ripercorsi criticamente i curricula vitae et studiorum dei padri Maignan e Niceron, figure chiave anche per l’evoluzione della teoria prospettica coeva, grazie soprattutto alla pubblicazione di alcuni loro trattati, eredi delle tradizioni rappresentative del passato, ma anche influenti nell’inaugurare un nuovo approccio alla questione del vedere e del raffigurare. Il tema di ricerca che accomunò i due scienziati fu quello delle anamorfosi – dirette e catottriche ­–, e gli affreschi adornanti i corridoi del I piano del complesso pinciano furono eseguiti in un disteso ma, comunque, presumibile clima competitivo, tenendo conto  anche del fatto che il Nicéron (allora ventinovenne) era stato, in precedenza, collega del Maignan (allora quarantunenne) presso il collegio di Trinità dei Monti durante il suo primo soggiorno romano del 1639.

Attraverso il ricorso a procedure di fotomodellazione, solitamente impiegate in tradizionali contesti di rilievo indiretto, è stato possibile controllare se la posizione di vantaggio acquisita spontaneamente dall’odierno – come dall’antico – fruitore dell’anamorfosi superstite (quella ritraente San Francesco di Paola in preghiera) coincidesse con quella prevista scrupolosamente nel trattato da padre Maignan. Quello dell’image-based modelling è un campo di ricerca molto frequentato negli ultimi anni e che permette un ampio spettro di applicazioni nell’ambito della rappresentazione digitale, vista la sua intrinseca disponibilità ad essere impiegato in indagini anche in modo non convenzionale. Nel caso specifico, infatti, accanto alle tradizionali foto dell’affresco scattate oggi nella galleria reale, e  necessarie per avviare le procedure di ‘calibrazione’ richieste dai software, viene interpretata, quale ulteriore ‘immagine’ da calibrare con le altre, un incisione seicentesca di Charles Audran: in tal modo, intersecando dati iconici di diversa provenienza, è stato possibile individuare da quale posizione ideale, nello spazio fisico, si dovesse (e ancor’oggi si debba) collocare il fruitore per percepire le linee anamorfiche delineate dal Maignan come perfettamente sovrapponibili al ritratto rettificato dell’Audran. Le coordinate di questo ‘osservatore’ sono sorprendentemente coincidenti con quelle ricavate dalla restituzione delle tavole provenienti dalla Perspectiva horaria, il che confermerebbe il rigore delle costruzioni eseguite dal Maignan prima in vitro, sulle pagine del trattato, e poi in corpore vivi nello spazio fisico della galleria pinciana.

Si può allora avanzare l’ipotesi che la posizione del fruitore ideale del San Giovanni Evangelista, nella galleria orientale, sia simmetrica rispetto a quella assunta dall’osservatore del San Francesco di Paola ritratto in quella occidentale, potendosi individuare, per analogia, il luogo nel quale sarebbe stata collocata la ‘macchina proiettiva’ di Nicéron, al fine di ottenere una prima traccia, sulla superficie muraria, a cui ancorare i frammenti di affresco riportati in superficie durante i recenti restauri. Il comportamento divergente di alcune ‘linee’, riemerse in questi frantumi, lascerebbero intuire l’orditura sintattica dell’affresco, leggibile percorrendo il corridoio da sud verso nord: proprio al rinvenimento della struttura geometrico-proiettiva del San Giovanni Evangelista è dedicata la ricerca in corso presso l’Università IUAV di Venezia in collaborazioni con le istituzioni – civili e religiose – italo-francesi che curano la conservazione dei tesori pinciani, e i cui esiti, ancora in fieri, sono qui esposti.

 

 

 

E. Maignan, San Francesco di Paola in preghiera, Roma 1642. Convento della SS.Trinità dei Monti, Roma (foto C. Boscaro).

 

N.B. La fase 1 si concluderà nel 2007, con l’analisi simbolico-prospettica dell’affresco niceroniano sepolto sotto numerosi strati di intonaco, e attualmente interessato da complesse operazioni di restauro.

 

 

 

Saggi esplorativi sull’intonaco del corridoio ospitante  l’affresco di J.F. Nicèron ritraente il San Giovanni scrive l’Apocalisse nell’isola di Pathmos (Roma 1642). Convento della SS.Trinità dei Monti, Roma (foto A. De Rosa).

 

fase 2 (2007)

pubblicazione dell’edizione critica (con testo a fronte) del Thaumaturgus opticus, con saggi di A. De Rosa, G. D’Acunto, I. Rizzini.

 

 

 

J.F. Nicéron, Thaumaturgus opticus, Parigi 1646. Frontespizio.

 

fase 3 (2008)

organizzazione della mostra su Jean-François Nicéron presso la chiesa di San Francesco di Paola

Napoli

 

coordinatore della ricerca

prof. Agostino De Rosa (Università IUAV di Venezia)

 

collaboratori alla ricerca

prof. Giuseppe D’Acunto (Università IUAV di Venezia; Politecnico di Milano)

archh. Cristian Boscaro, Isabella Friso, Gabriella Liva, Cosimo Monteleone (Università IUAV di Venezia)

dott.ssa Ilaria Rizzini

 

anno di inizio della ricerca

2004

 

periodo previsto di conclusione della ricerca

2008

 

Gli esiti della ricerca saranno pubblicati nel volume:

A. De Rosa, a cura di, Jean-François Nicéron, tra prospettiva e magia, Firenze 2007-2008 (in preparazione).

 

Alcuni estratti della ricerca in corso sono apparsi nei seguenti saggi e articoli:

- A. De Rosa, Through a glass darkly: vita e opere del padre minimo Jean-François Nicéron, in “Bollettino Ufficiale dell’Ordine dei Minimi”, n° 5, anno LI, gennaio-marzo 2005.

- A. De Rosa, L’apocalisse dell’ottica. Le anamorfosi gemelle di Emmanuel Maignan e di Jean-François Nicéron, in “Ikhnos”, Siracusa 2006.

- G. D’Acunto, Il Thaumaturgus opticus di Jean-François Nicéron: tra rigore geometricoe magia naturale, in “Bollettino Ufficiale dell’Ordine dei Minimi”, n° 2, anno LII, aprile-giugno 2006.

- I. Rizzini, Il Thaumaturgus opticus di Jean-François Nicéron: appunti in margine alla traduzione dal Latino, in “Bollettino Ufficiale dell’Ordine dei Minimi”, n° 4, anno LI, ottobre-dicembre 2004.

- I. Rizzini, Il Thaumaturgus opticus di Jean-François Nicéron: appunti in margine alla traduzione dal Latino, in “Ikhnos”, Siracusa 2006.

 

 

 

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