Undergraduate and graduate programmes offered by the University iuav of Venice:

Monumenti per  difetto.

Dalle Fosse Ardeatine alle pietre d’inciampo

 

presentazione del volume

di Adachiara Zevi

Roma, Donzeli 2014

martedì 23 settembre 2014

Ateneo Veneto, aula Magna

ore 17.30

 

introduce

Franco Mancuso

discutono con l’autrice

Marco Borghi

Simon Levis Sullam

Maria Teresa Sega

 

Ateneo Veneto, Università Iuav Venezia, Iveser, Centro Veneziano di Studi Ebraici, Comunità Ebraica di Venezia, Centro Tedesco di Studi Veneziani

 

 

Il 24 marzo 1944, 335 innocenti furono trucidati dai nazi-fascisti alle Fosse Ardeatine, in una delle pagine più buie della seconda guerra mondiale.

Nel luglio di quell’anno fu bandito il primo concorso dell’Italia liberata per la costruzione di un mausoleo nel luogo dell’eccidio.

Questo libro parte da lì: in occasione del settantesimo anniversario della strage, Adachiara Zevi riflette sui rapporti tra architettura e memoria, prendendo in esame alcuni casi esemplari di monumenti, musei e memoriali che si distinguono per qualità e originalità urbanistica, architettonica e artistica.

Il Mausoleo delle Fosse Ardeatine è il primo monumento a non essere concepito come oggetto da contemplare ma come percorso «da agire», per far rivivere il tragitto seguito dalle vittime; le forme – naturali, architettoniche e artistiche – non sono intese come stazioni di arrivo, ma come tappe intermedie di un circuito continuo.

Da Roma ci spostiamo a Berlino, per raccontare il memoriale progettato da Peter Eisenman: una gigantesca griglia deformata e sbilenca che registra il passaggio dal monumento come percorso al monumento come brano di città.

Se il «contro-monumento», nella versione di Jochen Gerz, prevede già nella concezione la sua sparizione, spetta alle «pietre d’inciampo» ideate da Gunter Demnig l’intuizione del «memoriale diffuso» dedicato a tutti i deportati: discreto, centrifugo, anti-gerarchico e in progress, è un enorme mosaico della memoria europea le cui tessere sono le decine di migliaia di sampietrini collocati davanti alle abitazioni dei deportati, che restituiscono loro dignità di persone e un luogo dove ricordarli.

Senza la pretesa di essere esaustivo o imparziale, questo studio si basa sulla convinzione che, in tema di memoria, la testimonianza artistica, o il contenitore architettonico, non sono mai indifferenti, né tantomeno neutrali.

 

 

Adachiara Zevi

 

Adachiara Zevi, nata a Roma, architetto e storica dell’arte, ha insegnato Storia dell’arte nelle Accademie di belle arti di Macerata, Firenze, Bologna,Milano, Palermo e Napoli.

Oltre a cataloghi e monografie su artisti contemporanei italiani e internazionali, ha pubblicato Arte USA del Novecento (2000), Peripezie del dopoguerra nell’arte italiana (2006), L’Italia nei Wall Drawings di Sol Le Witt (2012). Dal 2002 cura la biennale internazionale Arte in memoria nei resti della Sinagoga di Ostia Antica e dal 2010 il progetto Memorie d’inciampo.

È presidente della Fondazione Bruno Zevi e dell’associazione Arte in memoria.

Ha collaborato dal 1987 al 2011 con il «Corriere della Sera».