biografia
James Turrell nasce a Los Angeles
il 6 Maggio 1943, nella stessa città, nel 1961, si laurea in “Psicologia della
Percezione” al Pasadena High School.
Negli anni successivi, segue corsi di matematica, astronomia, geologia, pittura, scultura e storia dell’arte, conseguendo importanti titoli nei più qualificati istituti universitari della California: nel 1965, il BA Psichology and Mathematics al Pomona College di Claremont; fra il 1965 e il 1966, l’Art Graduate Studies all’University of California ad Irvine; infine nel 1973, il MA Art al Claremont Graduate School di Claremont.
Dalle ricerche e dagli esperimenti compiuti per la Nasa insieme agli scienziati e agli ingegneri della Lockheed Aircraft, della IBM e della Garrett Aerospace Corporation deriva ulteriori elementi sulle modalità della percezione umana in ambienti controllati che tanto influenzeranno il suo operato.
Turrell trasferisce molto presto le sue poliedriche conoscenze nella ricerca artistica, focalizzando gli sforzi e lo studio di oltre 40 anni sulla luce, intesa come “materia incorporea”; egli stesso afferma, affidando ad una metafora la sintesi del suo lavoro:”cerco di rendere visibili i vestiti dell’imperatore”: l’idea di suscitare emozioni attraverso l’uso sapiente della luce non è nuova, affonda le sue radici nella cultura pittorica europea ma anche nella tradizione orientale; così se sottoponiamo ad un’analisi profonda il movimento futurista italiano, che per primo riconosce alla luce elettrica una dignità artistica, dobbiamo convenire che esso appare innovativo solo sul piano della tecnica ma non del contenuto, in quanto da sempre l’arte ha dialogato con l’unico mezzo che rende visibile ed esalta la materia fisica, appunto la luce.
L’artista californiano, a partire dall’inizio degli anni ’60, partecipa al dibattito teorico, che si tiene negli ambienti artistici dapprima a New York e poi a Los Angeles, sulle potenziali emozioni e le suggestioni che la luce può suscitare nell’osservatore.
La luce naturale e artificiale sono quindi protagoniste delle opere di Turrell, ma poiché queste non possono essere rappresentate su una comune tela, l’artista affronta molti sacrifici per realizzare le proprie ambientazioni; per lungo tempo infatti il suo sostentamento deriva esclusivamente dal restauro di vecchi aerei che rivende ai collezionisti di velivoli storici in California, nel frattempo i proventi ottenuti dalla vendita delle sue opere ai più importanti musei d’arte contemporanea del mondo confluiscono nel suo lavoro più ambizioso ma ancora incompiuto, il cui costo ammonta a decine di milioni di dollari, il Roden Crater Proget.
L’idea di trasformare il Roden Crater, un vulcano spento nel painted desert dell’Arizona, in un immensa opera d’arte, che potremmo definire a ragione un “monumento alla percezione”, risale al 1973; quando sorvolando il deserto Turrell s’imbatte nel vulcano, ne intuisce subito le straordinarie potenzialità, in primis il basso grado di umidità e il clima favorevole del luogo costituiscono uno spazio ideale per le sperimentazioni dedicate alla luce sia di notte che di giorno, in secundis la perfetta forma ellittica della bocca del cratere costituisce uno skyspace naturale, un luogo in cui un osservatore posto nel punto più basso del catino si sente sospinto verso il cielo mentre questo a sua volta plana verso il basso, quasi a volerne chiudere l’apertura.
Da allora in poi il progetto prende forma e si arricchisce di nuove installazioni, tutte ipogee e destinate all’esaltazione dei fenomeni luminosi, all’osservazione delle costellazioni e alla percezioni dei suoni dell’universo.
Del Novembre 1966 è il Mendota Hotel ad Ocean Park in California, il primo spazio espositivo interamente allestito a sue spese dall’artista, oltre ad avere funzione di studio, annovera le prime installazioni destinate a catturare la luce naturale e i suoni dall’esterno; al suo interno con la luce artificiale di colorazione differente crea il primo Cross Corner Projections.
La prima esposizione individuale dedicata a Turrell è del 1968 al Pasadena Art Museum.
A partire da quell’anno si susseguono poi altre mostre personali e collettive nei più importanti musei del mondo fra cui ricordiamo: lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Whitney Museum of American Art, il Leo Castelli Gallery, il Museum of Modern e il Guggenheim Art di New York, il Center on Contemporary Art di Seattle, l’Institute of Technology e il Museum of Fine Arts di Boston, l’ARC Musée National d’Art Modern e l’Ecole des Beaux-Arts di Parigi, il Museum of Contemporary Art e il County Museum of Art di Los Angeles, il Kunsthalle Basel di Basilea, il Carpenter Center di Cambridge, l’Art Institute e il Roger Ramsey Gallery di Chicago, Museum of Modern Art di San Francisco, il Centre International d’Art Contemporain di Montreal, Art Tower Mito di Tokyo.
Attualmente l’artista Californiano vive Arizona nella città di Flagstaff, per poter seguire più da vicino i lavori riguardanti il cratere.