Imago Rerum
I Seminari internazionali “Imago rerum” organizzati presso l’Università Iuav di Venezia/Facoltà di architettura da Agostino De Rosa, professore ordinario nell’area scientifico disciplinare ICAR 17, intendono indagare le dirette ma anche meno evidenti interrelazioni tra i temi della rappresentazione – qui intesa nelle più ampie accezioni semantiche – e quei ‘saperi’ che a vario titolo si interessano del problema dell’immagine, sia essa figurativa che letteraria, retorica, filosofica o scientifica.
L’incontro tra vari esponenti della cultura italiana e internazionale vuole favorire la creazione di un nuovo approccio ai problemi epistemologici legati al concetto di rappresentazione, maggiormente legato al contemporaneo dibattito critico che si svolge non solo entro i confini italiani, ma anche con uno sguardo rivolto al contesto internazionale.
Accompagna il seminario la pubblicazione di un
volume brossurato che raccoglie gli interventi presentati durante i lavori, e i
contributi più significativi giunti al comitato scientifico.
Ad oggi, i volumi editi sono tre, inseriti nella collana intitolata Imago rerum:
– A. De Rosa, a cura di, Lo sguardo
denigrato. Ruolo dell’osservatore nell’era della rappresentazione digitale,
Padova 2003
– G. D’Acunto, a cura di, Geometrie
Segrete: l’architettura e le sue ombre, Padova 2004 (catalogo dell’omonima
mostra tenutasi presso l’Aula P dell’Università Iuav di Venezia)
– A. De Rosa, a cura di, Tra luce e ombra,
Padova 2004.
Il prossimo appuntamento è previsto per il mese di novembre 2005.
Il tema proposto all’attenzione della comunità
scientifica è sintetizzato nel titolo:
La prospettiva rinascimentale a partire dal
Quattrocento ha stabilito, in primis
per l’arte occidentale, una sorta di canone ideale perpetuo su cui l’idea di
rappresentazione si è inesorabilmente fondata: l’assioma del realismo visivo,
così potente per la civiltà oculo- e antropo-centrica europea, ritrovava
proprio nelle regole geometriche brunelleschiane, albertiane e pierfrancescane
un sistema atto a controllare uno spazio immaginato ‘continuo, omogeneo e
isotropo’, in cui corpi e spazio condividevano la stessa natura fisica, e
dunque le stesse modalità descrittive.
La prospettiva, tuttavia, è solo uno dei molteplici sistemi rappresentativi
elaborati nel corso della storia delle civiltà, aderendo ad una precisa
contestualità antropologica (quella umanistica, appunto), e divenendo di essa
una ‘forma simbolica’ nell’accezione panofskyana: ma altre ‘antropologie’,
esterne ai confini europei, oppure silenziosamente presenti nel cuore
dell’Occidente, hanno risposto al problema di tradurre su di una superficie
bidimensionale la natura stereometrica dei corpi, le proprie cosmogonie e la propria idea su come si strutturi la
realtà, con modalità alternative a quella prospettica.
L’arte vetero-egiziana, quella ceramografica prodotta nell’antica Grecia, le
icone bizantine etc. mostrano tutte come
anche nel cuore del nostro emisfero geo-culturale possano essere attive
scelte figurative non ottiche ma aspettive e simboliche, nelle quali l’idea di
immagine subisce una complessa rielaborazione teorica sotto gli auspici delle
filosofie e del pensiero religioso autoctoni. Ma ancora di più, se si orientasse
il proprio campo di ricerca verso altre ‘geografie’ – dirigendo lo sguardo, per
esempio, al mondo Estremo-orientale classico (prima dell’arrivo delle missioni
gesuite, prima in Cina e poi in Giappone, che importarono il modello
prospettico non senza difficoltà in quei lontani paesi); o a quello aborigeno
australiano permeato, secondo le parole di Mircea Eliade, dalla ‘creatività
dello spirito; o a quello del vicino-Oriente intessuto dell’Islam; o a quello
del continente africano con le sue complesse e raffinate tecniche artistiche;
o, ancora, alle civiltà sud-americane, etc. – ci si renderebbe conto di come
le espressioni sensibili attraverso le quali si sostanzia la traduzione
dalla realtà all’artificio della rappresentazione mostrino una polisemia pressoché
sterminata, ma soprattutto esibiscano, in maniera più o meno evidente, profondi
legami con i saperi e le credenze attive in quei contesti ambientali.
Si tratta allora di estendere l’idea geografica di Oriente e Occidente,
accettando e ampliando in questa sede la feconda metafora suggerita da Grazia
Marchianò, con l’espressione ‘orienti del pensiero’, e invitare gli studiosi a
offrire i propri contributi critici su come queste modalità alternative di
rappresentazione si siano sviluppate, diffuse o vilipese, di come siano
coesistite o siano entrate in conflitto reciproco, stabilendo nuovi canoni
figurativi.
Il seminario, a tale scopo, si articolerà in quattro sezioni tematiche correlate:
Immagini del cosmo,
immagini del mondo
dedicata a come e con quali metodi siano stati rappresentati – da
particolari etnie e in specifici contesti storici – i sistemi cosmogonici , ma
anche gli aspetti fisici del territorio e dello spazio costruito
Forme simboliche nella
figurazione occidentale
ove saranno ospitati interventi tesi ad evidenziare come si sia fissato
il canone rappresentativo prospettico in Occidente, ma anche come , insieme ad
esso, siano state e siano tuttora attive modalità figurative alternative
Orienti della rappresentazione, orienti del pensiero
in cui si analizzerà come alcune civiltà sapienziali, distanti tra loro
geograficamente, ma accomunate carsicamente dai rispettivi sistemi
filosofico-religiosi, abbiano elaborato scelte figurative ‘non ottiche’,
analoghe per finalità e connesse le une con le altre da comuni approcci alla
conoscenza del mondo fenomenico e spirituale
Geografie dello sguardo e dei suoni
con interventi tesi a mostrare come vari artisti abbiano tradotto le
suggestioni provenienti dall’ambiente – culturale e fisico – in cui operano,
definendo un nuovo concetto, più ampio e comprensivo, di ‘geografia’.
Pe qualunque ulteriore informazione, è possibile consultare la pagina web all’indirizzo: www.iuav.it/dpa/derosa